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Berlusconi circuisce (ancora una volta) Pigi. Ora capo Stato prono(?

marzo 19, 2013 di Redazione 

Caro Pigi, Berlusconi non ha ra- gione, per il semplice motivo che Berlusconi persegue i propri in- teressi (particolari), mentre la Politica è lì per fare il bene dell’Italia.

Sul Quirinale il problema esiste perché l’ha creato – dilapidando ciecamente ancora una volta una situazione favorevole – il Pd: era sulle (molto meno importanti!) presidenze di Camera e Senato che i Democratici non avrebbero dovuto procedere ‘da soli’ e fare incetta; e qualora non si fosse trovata una soluzione condivisa, votare – o consentire l’elezione – di nomi indicati da Pdl e 5S.

La presidenza della Repubblica, lo abbiamo già scritto, non può essere messa sullo stesso piano di quelle due cariche: perché Grasso e Boldrini verranno presto avvicendati dai loro successori (e semmai il Pd può pensare di rimediare a questo pasticcio – ripetiamo, generato miopemente con le proprie mani - ‘spostando’ uno dei due al – possibile – governo, e consentendo la ri-elezione – ad esempio di Schifani – alla presidenza del Senato), mentre il capo dello Stato resta in carica sette (7) anni; scegliere il successore di Napolitano in maniera ‘condivisa’ (cioè recependo la decisione del Cavaliere) significa preparare una situazione, dopo giugno, in cui alle prime tre cariche dello Stato non ci sarà neppure un rappresentante non dei ‘moderati’, ma del centrosinistra.

Come si può ancora credere a Berlusconi? Si pensa forse che pronunci quelle parole perché ha davvero a cuore la rappresentanza di otto milioni di cittadini moderati? Berlusconi vuole solo assicurarsi al Quirinale una figura debole e malleabile che possa manipolare con facilità. E si dà il caso invece che il presidente della Repubblica non sia uno scherzo, ma il garante della tenuta della nostra democrazia; e a quella carica deve assurgere una figura forte, indipendente, libera, che non può essere scelta – con queste caratteristiche – insieme a Berlusconi.

Vent’anni di circonvenzioni non hanno insegnato nulla? Il dialogo doveva avvenire sulle presidenze di Camera e Senato. Sul Quirinale l’unico dialogo che conta è con gli italiani: è a loro e soltanto a loro che si deve rispondere. Eleggendo una figura (che naturalmente un minuto dopo diverrà superpartes e di tutti i nostri connazionali: forse che il centrodestra ha di che lamentarsi di Napolitano? Eppure Giorgio è il primo presidente post-comunista della nostra Storia, lui sì, un comunista ‘vero’. Avremmo potuto dire lo stesso – sette anni dopo – di un Gianni Letta, intercettato sulla vicenda della P4 e del terremoto de L’Aquila? L’Italia sarebbe ancora in piedi, se al posto di Napolitano ci fosse stato un presidente prono al Cavaliere, che non avesse avuto la forza di sostituirlo – e attenzione perché tra breve potremmo riaverlo – nel momento di maggior acutezza della crisi sui mercati?) che garantisca loro, non Berlusconi.

O la segreteria Bersani inanellerà – dopo aver rischiato di consentire l’abolizione dell’art. 18, dopo avere portato la sinistra alla sconfitta nell’anno della sua più prossima, larga affermazione – un ultimo ‘capolavoro’: consegnare il Paese – per la prima volta nella sua storia; di qui al prossimo giugno – in toto in mano alla destra. Senza più argini – al Quirinale – ai colpi di mano di Berlusconi.

Con i voti a disposizione, che consentono un’elezione facile facile della persona giusta – attenzione – per l’Italia (! Perché il partito-baricentro della Nazione si deve assumere la responsabilità di fare una scelta unilaterale ma per il bene di tutti i nostri connazionali. Naturalmente, ‘quindi’, non eleggendo un ‘estremista’. Ma chi può mettere in discussione, se non Berlusconi, che ex presidenti del Consiglio possano mai rispondere a questa definizione?), per favore, non ci si lasci circuire ancora una volta. Per il bene – non del Pd ma – del Paese.

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