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Pd non vince se si fa ‘parte’ (come gli altri). Ma se è vero partito-guida

marzo 14, 2013 di Redazione 

Le difficoltà di Pigi a varare un governo stanno tutte nell’attuale autoreferenzialità di questo Pd. Un Pd fattosi fortino nel quale un pezzo della casta si rinserra autodifensivamente per non essere spazzato via da una ‘antipolitica’ con la quale ora si dice disposto – giustamente – ad organizzare un percorso comune, e da un rinnovamento senza il quale la sinistra andrà incontro ad una serie di (ulteriori) cocenti debacle.

Ogni mossa compiuta da Pigi in queste settimane è stata ispirata dall’opportunismo di proseguire la propria esperienza (politicante) riuscendo a formare un governo e salvare così un’intera generazione altrimenti prossima ad essere mandata ‘tutta a casa’.

Ma è proprio qui il punto di caduta dell’intera proposta Democratica: in questa fase pre-parlamentare così come in campagna elettorale.

Il Pd ha senso (e può sperare di vincere) solo facendosi (concretamente) quella forza più onesta e responsabile in grado di rappresentare gli interessi di TUTTI gli italiani; e a questo scopo non si può permettere di fare primarie aperte ma solo un po’, e di crogiolarsi nel (presunto) vantaggio indicato dai sondaggi, perché così facendo tradisce il proprio rapporto fiduciario con i cittadini che dal (solo) Pd si attendono un punto di riferimento e la leadership per portare l’Italia fuori dalla crisi.

E’ come se un padre tradisse i propri figli: un tradimento molto più grave perché molto più grande è il patrimonio in gioco nel rapporto fiduciario tra partito e Paese.

Un discorso che non vale – ad esempio – per il Pdl, che infatti può permettersi di continuare ad essere partito personale e fine al perseguimento degli interessi del Cavaliere senza (per questo) subire contraccolpi a livello elettoralistico o di consenso (che cala per il minor rendimento da questo punto di vista, e non per l’impostazione in sé).

Il Pd vince quando è se stesso ed è se stesso quando depone ogni tentazione (autoreferenziale), personalistica o parziale, e tende ad essere la forza-guida, onesta e responsabile, generosa e disinteressata (e per tutto questo forte e dal profilo ben marcato – rivolto al futuro), del nostro Paese.

Un atteggiamento che anche in queste ore avrebbe richiesto – oltre al riconoscimento delle presidenze di Camera e Senato a Pdl e 5s – la proposizione di un progetto che non fosse stato ritagliato sulle (supposte) ‘voglie’ anticasta dei grillini, in una sorta di ricerca di voto di scambio nel tentativo di far nascere il proprio esecutivo.

Ma in un progetto (tout court! E non in una sorta di puzzle di buone intenzioni calibrate sui desideri 5S) alto e di ampio respiro nell’interesse esclusivo di TUTTI gli italiani.

E’ gettando il cuore oltre l’ostacolo (dei propri particolarismi; dei propri interessi. Personalistici e parziali) che il Pd esprime fino in fondo il proprio potenziale e può sperare – oltre che di riuscire a formare un proprio governo – di vincere largamente attingendo a quel 40% di elettori che negli ultimi vent’anni hanno scelto più o meno sempre di non votare, e che questa volta hanno protestato (scegliendo i 5S) contro un Pd che li tradiva facendosi casta ‘esattamente’ (o quasi) come tutti gli altri

Nella fotina, Massimo D’Alema: qualcuno che, al netto della (perdurante) tentazione politicista, ha nelle proprie corde la ‘vocazione maggioritaria’ di un grande partito del Paese

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