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Sorpasso della tecnica sull’uomo Lo studio per non farci sopraffare

marzo 14, 2013 di Redazione 

C’è stata una svolta nella Storia. Fino alla comparsa dei primi ominidi, l’evoluzione della vita sulla Terra è ‘corsa’ su binari meramente ‘biologici’, ovvero gli esseri viventi cambiavano (loro stessi) per rispondere alle (rinnovate) esigenze legate alla propria (‘necessitata’) sopravvivenza.

I primi ominidi introdussero, come sappiamo, grazie alle mani e alla capacità di usarle – a differenza delle forme di vita che li avevano preceduti – per modellare la materia, i primi strumenti.

Ebbene, oggi assistiamo ad un ulteriore ‘scarto’ forse di portata non inferiore a quello che consentì a quegli uomini di cominciare a rispondere alle proprie esigenze ‘vitali’ ‘inventando’ (o, meglio, intuendo) le prime strumentazioni.

Pare giunto (ormai da un pezzo; ma con particolare acutezza, forse, soltanto dalla fine degli anni ottanta-inizio anni ’90: ed è per questo che non ne abbiamo ancora preso – sufficiente – coscienza) infatti il tempo nel quale l’uomo ricorre alla sostituzione (di se stesso. E delle proprie, possibili, abilità – morali) con gli strumenti (tecnologici) in misura (almeno) maggioritaria (ma ormai prossima alla totalizzazione) rispetto a quanto non faccia ricercando una propria, migliore evoluzione (psicologica perché culturale).

Ovvero l’uomo si è – per così dire – ‘fermato’, sostituendo da – sostanzialmente – un secolo a questa parte – e in misura progressiva – i propri sforzi (culturali) per ‘crescere’ e saper così rispondere alle proprie esigenze (legate a necessità di sopravvivenza o, più probabilmente, in questo tempo – anche grazie alla tecnologia! Che ha sicuramente migliorato le nostre condizioni minimali di vita, e che non va minimamente ‘demonizzata’. Ma, solo, ben orientata e lasciare che sia guidata dalla leadership, necessaria, del pensiero e della filosofia – alla possibilità di darsi e perseguire sempre maggiori e più ambiziosi traguardi – di crescita), con il ricorso (pressoché esclusivo) a nuovi strumenti; ovvero, appunto, alla tecnologia.

Da cui anche quella creazione della cosiddetta ‘intelligenza artificiale’ – rispetto alla quale ‘stiamo’ compiendo passi da gigante – che – in presenza di questo ‘congelamento’ del processo evolutivo umano – può acquisire nel tempo una primazia e una preponderanza che l’uomo, ‘rimasto’ allo ‘stadio evolutivo’ raggiunto nel secolo scorso, rischia di non saper ‘contrastare’.

E’, insomma, il pre-dominio della tecnica sulla cultura (come coltivazione delle nostre peculiarità – inscindibili da una dimensione anche morale o spirituale – di esseri umani).

Questa divaricazione tra progresso (umano) e sviluppo (tecnologico) rischia, da un certo momento in poi, di non essere più sostenibile, ovvero di consentire all’uomo di compiere operazioni che il suo pensiero (filosofico, morale) non è più sufficientemente evoluto per guidare e irregimentare in modo utile alla sopravvivenza e al miglioramento delle condizioni di vita delle Persone (come già percepiamo per ciò che riguarda il tema, ad esempio, della clonazione; ma altre insidie si possono nascondere nel nostro futuro), e non – al contrario – a (s)vantaggio (proprio, ovvero) di una sempre maggiore anarchia (degli uomini e/ perché dei mezzi).

Ed è un problema ‘morale’ ma anche, più prosaicamente, utilitaristico e culturale: di fronte a certi avanzamenti della tecnica, possiamo ritrovarci del tutto sprovvisti di anticorpi (culturali, cioè in termini di preparazione e conoscenza) per sapere, anche, ‘annusare’ il pericolo e indirizzare le nuove scoperte verso una direzione utile al bene di tutti noi.

La ‘soluzione’ (preventiva. E dunque da ricominciare a praticare ora, con decisione, senza più aspettare) a questo rischio (che si manifesterà in tutta la sua dirompenza solo quando il gap a cui abbiamo fatto riferimento potrebbe essere davvero insostenibile per la vita di ciascuno di noi), naturalmente, porta sempre lo stesso nome: scuola; educazione; formazione; cultura.

E’, questa, ineluttabilmente, la chiave di quella che dovrà essere la piattaforma ideologica e Politica della Sinistra (e di tutte le forze oneste e responsabili che ci staranno! A cominciare da quelle che fanno riferimento al presidente Monti. Il rapporto tra loro e la sinistra potrebbe consentire la più perfetta sintesi – ed equilibrio – per uno sviluppo che sia anche – prima – progresso) del futuro.

Rimettere al centro le Persone. Rimettendo al centro la (loro) crescita (umana, ovvero culturale e, quindi, a cascata tecnica e professionale; da cui, e non contro la quale, quella della – nostra, non più ‘prevaricante’ – attraverso la tecnica – economia).

Secondo un concetto di innovazione (ripetiamo: a 360°!) che non converrà continuare a confinare nel recinto della (sola, e meramente ‘tecnica’) “innovazione tecnologica”, come viene detto da alcuni protagonisti meno accorti.

Ma attiene, in primo luogo, a quel “recupero di una dimensione etica e filosofica” – ovvero a quella riscoperta della filosofia, dell’arte, della cultura come mezzi per interpretare e ‘preparare’ – o ‘quanto meno’ indirizzare. A nostro vantaggio – la realtà del futuro – senza la quale rischiamo di procedere – a passi spediti – verso la ‘nostra’ (auto)distruzione. (M. Patr.)

(25 dicembre 2012)

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