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***Il futuro della Chiesa***
SE IL PAPA LASCIASSE IL VATICANO!
di FRANCO LARATTA*

marzo 12, 2013 di Redazione 

Ho fatto un sogno. Ho visto il papa abitare in un monastero, lontano dagli intrighi e dagli scandali vaticani! Un papa finalmente ‘libero’ da ogni condi- zionamento. Era solo un sogno, lo so, ma per un attimo ho pensato che se si realizzasse, sarebbe u- na vera e propria rivoluzione per la Chiesa cattolica. CONTINUA ALL’INTERNO di FRANCO LARATTA*

Nella foto, il trono vacante del Papa

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di FRANCO LARATTA*

Ho fatto un sogno. Ho visto il papa abitare in un monastero, lontano dagli intrighi e dagli scandali vaticani! Un papa finalmente ‘libero’ da ogni condizionamento.

Era solo un sogno, lo so, ma per un attimo ho pensato che se si realizzasse, sarebbe una vera e propria rivoluzione per la Chiesa cattolica.

“Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!”. “Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa… Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi”! Era il venerdì santo del 2005, quando il card. Ratzinger recitava queste pesantissime parole, durante la Via Crucis al Colosseo. In quella occasione aveva sostituito Giovanni Paolo II, che ormai vecchio e malato, seguiva dalla sua stanza i riti della Passione di Cristo, aggrappato alla croce. Dopo qualche settimana sarebbe stato eletto Papa.

Benedetto XVI, davanti agli scandali che fanno tremare la Santa Sede e dividono i cardinali, non usa mezze parole. Nessun papa è stato così esplicito e duro nel condannare quanto accade alla Chiesa di Roma.

Il cardinale Raztinger appena eletto papa, si è trovato a fronteggiare uno scandalo gravissimo, quello della pedofilia nel clero, dimostrando forza e determinazione nell’arginare quello scandalo e a rimuovere ‘la sporcizia che c’è nella chiesa’.

Il Papa, davanti a scandali e lacerazioni, ha sempre usato toni pacati, ma le sue parole sono state sempre molto dure e chiare. Nessuno prima di lui era stato altrettanto netto e chiaro.

Ma l’impressione è che papa Benedetto, come altri suoi predecessori, viva come assediato in Vaticano, vittima dei ‘corvi’ e delle guerre intestine. Qualche cardinale, in realtà, pensa al dopo Benedetto! E sta preparando il terreno.

Anche con Giovanni Paolo II, nella curia romana accadevano cose assai spiacevoli. Ma la figura di Karol Wojtyla sovrastava i contrasti e superava le lacerazioni. Il papa viveva soprattutto in una dimensione internazionale ( ‘papa politico e condottiero’), era considerato un vero e proprio leader mondiale, capace di sfidare l’impero sovietico e di alzare la voce contro gli americani che scatenavano guerre dappertutto. Era un papa che sapeva parlare ai giovani (“Non abbiate paura”) e difendere con forza i popoli oppressi.

Il coltissimo e raffinato Paolo VI, uno dei più grandi papi riformatori, ha pagato con l’isolamento e la contestazione sempre più evidente, il suo coraggio nello smantellare gli eccessi e i privilegi di una chiesa troppo vecchia e troppo ‘italiana’. Erano gli anni ’60 e ’70, un ventennio terribile per l’intera società occidentale. Montini ereditò e concluse il Concilio Vaticano II, rinnovò la Curia romana, rese internazionale il Sacro collegio, rinnovò il clero e le gerarchie (storico fu il suo decreto ‘ingravescentem aetatem’ con il quale si mandavano in pensione gli alti prelati al 75° anno di vita e i cardinali a 80 anni!). Il latino venne archiviato e i preti si aprirono al mondo parlando il linguaggio della gente comune. Paolo VI non era particolarmente amato dalla Curia Romana, mentre i fedeli lo avvertivano come freddo e distaccato.

Ma dalla Curia non era amato nemmeno il coraggioso ed innovatore Giovanni XXIII che, pur eletto già anziano e destinato ad una debole e veloce transizione, convocò un Concilio che cambiò il volto della Chiesa e aprì le porte ai laici.

Quella che oggi viviamo, con un forte senso di angoscia e smarrimento, non è tanto la crisi di questo papato. E’ una crisi del papato in quanto tale. Per Aldo Maria Valle: “La concentrazione di potere, senza eguali, nelle mani di uno solo, l’influenza inevitabile che il ruolo di Capo di stato ha su quello di capo spirituale e la mancanza di veri luoghi di dibattito all’interno della curia, stanno determinando una situazione che, specialmente nel confronto con la società della comunicazione, si è fatta insostenibile. Un modello che ha retto per secoli sta mostrando ora crepe sempre più evidenti”.

Oggi il papa di Roma viene vissuto come un potente della terra, un uomo al centro di misteri e intrighi, un ‘monarca assoluto’. Questo almeno sulla carta, perché nella realtà contano molto anche coloro, e sono pochissimi, che hanno accesso diretto al papa. E spesso appaiono del tutto impreparati a svolgere i loro delicatissimi compiti.

Ma non sempre il papa è stato l’unico e il solo a decidere per l’intera chiesa cattolica, non sempre, ad esempio, ha nominato i vescovi. E’ negli ultimi 500 anni, in realtà, che il suo potere è andato sempre più a rafforzarsi. E la chiesa ha finito per dipendere in tutto e per tutto da Roma. In una struttura, ‘romano-dipendente’, in cui tutto ha finito per concentrarsi sulla Santa Sede, nelle mani di un uomo solo, che ad un certo punto è divenuto anche ‘infallibile’ in materia di fede, la sua parola è legge, e tutti, dal clero ai fedeli, sono obbligati a rispettarla.

Ma proprio mentre viene decretata la sua infallibilità, il papa appare sempre più debole e solo, le sue parole sono sempre meno ascoltate dalla base, i fedeli non seguono più le indicazioni della Chiesa, le messe sono sempre meno affollate, le vocazioni sacerdotali crollano, i preti molto spesso vivono lontani dai fedeli.

E nel contempo, il papa ha finito per diventare ‘prigioniero’ di quella Babele che è il Vaticano, vittima dei contrasti e delle faide. Tutto il potere nelle mani del papa, a scapito di una pur minima esigenza di collegialità con i vescovi, ha finito per rendere il pontefice debolissimo, schiacciato da quel macigno gigantesco che sono le enormi responsabilità che in lui si concentrano. Roma, per il Papa, rischia di trasformarsi in una prigione dorata, in un lontanissimo Palazzo del potere.

Paolo VI aveva capito, e temuto, questa trasformazione della figura del ‘Vicario di Cristo’, arrivando anche a prevedere la figura del Segretario di Stato Vaticano, una sorte di ‘Primo Ministro’, quasi a voler liberare il Papa dal troppo potere concentrato nelle sole sue mani. Riforma, quest’ ultima, riuscita solo il parte.

Forse bisognerebbe cominciare a chiedersi se l’attuale modello di papato, nato dal Concilio di Trento di cinquecento anni fa, sia ancora in grado di funzionare in una società che in questi secoli è profondamente cambiata. Come la Chiesa, del resto.

Secondo Marco Politi «su tutti i grandi temi che richiederebbero una riforma (dalla carenza del clero al ruolo della donna nella Chiesa, dalla collegialità alle questioni della sessualità, della scienza e della bioetica) si è prodotta una stagnazione» e, nel frattempo, «si approfondisce all’interno della comunità cattolica la frattura fra due grandi tendenze: coloro che si arroccano nella riaffermazione dell’identità cattolica e coloro che si aspettano una Chiesa capace di misurarsi con le tematiche nuove, secondo l’antico detto Ecclesia semper reformanda».

Forse è giunto il momento, e Benedetto XVI deve averlo capito da anni, di ‘liberare’ il papa! Allontanandolo dalla gestione del potere, per avvicinarlo ai deboli e agli emarginati, per farlo sentire sempre più vicino agli ultimi delle terra. Tornando, quindi, ad alcune forme di collegialità nella gestione della Chiesa. Senza per questo ridimensionare il ruolo e la figura del Papa, che anzi ne guadagnerebbe enormemente, perché tornerebbe ad essere il ‘Vicario di Cristo’. Un papa, quindi, distante dal potere materiale, dalle preoccupazioni temporali, dal dovere essere inevitabilmente uno dei ‘potenti del mondo’.

Liberare il papa dalla Babele che lo sovrasta e lo condiziona, significa restituirlo all’autenticità della Chiesa delle origini. E le sue parole tornerebbero così ad essere ascoltate in tutto il mondo.

Un rivoluzione questa, che cambierebbe radicalmente il volto della Chiesa del Terzo millennio, come piacerebbe a Francesco d’Assisi, a Madre Teresa di Calcutta, a Gioacchino da Fiore, e tutti i missionari sparsi per il mondo che predicano l’amore e la pace, vestiti del nulla che li circonda.

Lasciamo il Vaticano ai suoi splendori e la Curia romana alle sue preoccupazioni. Distinguiamo nettamente la figura del papa, alla guida della chiesa del Terzo Millennio, distante da ogni pressione del mondo, dedita alla preghiera e all’azione a favore dell’unità dei cristiani e alla pace nel mondo, nello spirito del grande abbraccio tra le religioni voluto da Wojtyla ad Assisi.

Sono semplici riflessioni, un sogno dicevo all’inizio. Sono preoccupazioni a voce alta di un cattolico che vive con ansia le sorti della Chiesa nel mondo odierno. Null’altro.

Nel frattempo è accaduta qualcosa di impensabile: il papa si è dimesso! Un fatto di portata storica. Un gesto destinato a condizionare per sempre la vita della Chiesa.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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