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Rifare dell’Italia culla innovazione. Così convince Grillo, esce da crisi

marzo 8, 2013 di Redazione 

I politicanti sono in campo per per- seguire i loro interessi (particolari). Ma così non saranno mai in grado di fare il bene dell’Italia. E il punto nel quale ci troviamo non lascia sperare che ciò possa conciliarsi con una soluzione della crisi e dunque con una ripresa di fiducia dei cittadini nella Politica. E le due cose insieme – mancate risposte e sfiducia permanente. Nella classe dirigente e nelle proprie possibilità (di farcela) – rappresentano una miscela esplosiva che – al di là delle preconizzazioni di Grillo – può portare ad una ribellione che potrà a quel punto essere preda dei (veri) populisti, quelli che punteranno non a mandare a casa i politicanti autoreferenziali, ma a sostituirsi ad una classe dirigente civile e moderata per farsi burattinai di un futuro avventuroso.

Perché questo non avvenga, è necessario che i politicanti capiscano che il nemico non è Grillo, ma la loro apatia; la loro distrazione rispetto ai contenuti, per cui anche quando – raccogliendo le nostre sollecitazioni – arrivano a metterne in campo qualcuno, si tratta di scelte di piccolo cabotaggio che non bastano a convincere Grillo, ma soprattutto/ perché non basterebbero a far uscire il nostro Paese dal pantano.

L’Italia si salva solo cambiando prospettiva; facendo dell’innovazione la stella polare di un nuovo sistema Paese del quale l’istruzione sia la base e la ricerca e la formazione i canali di approvigionamento del nostro tessuto produttivo: la ricerca per potare alle imprese nuove idee per prodotti innovativi e vincenti da immettere sul mercato e – favorendo anche la fusione e l’integrazione tra i nostri campioncini, fino a renderli nuovamente giganti in grado di tenere il ‘mare’ della competizione del mercato globale – tornare a fare la differenza nel confronto con la produzione degli altri paesi industrializzati e in via di esplosione; la formazione per esprimere fino in fondo l’ineguagliato potenziale delle nostre risorse umane, che di quel rinnovamento delle nostre aziende nella chiave dell’innovazione possono essere il motore.

Di tutto questo non c’è traccia, nel dibattito politicante, benché si tratti della soluzione main stream per far uscire il nostro Paese dal pantano, perché i politicanti mirano alla sola, propria sopravvivenza (im-politica); e a quel fine (non sia mai che si debba riconoscere la paternità di un’idea ad altre persone che possono diventare concorrenti – il che pone qualche dubbio anche sulla sincerità dell’adesione alle tesi della concorrenza e del libero mercato; in ultima analisi: della meritocrazia – e) cambiare tutto non è un buon viatico. Perché richiede di cambiare tutto anche sul piano delle risorse umane. Della nostra classe dirigente. Ma così l’Italia non si salva. E quando saremo gambe all’aria, non ci sarà più chiusura autoreferenziale nel fortino, che tenga.

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