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Pd ‘scelga’ Prodi capo dello Stato Riconoscere Camera/Sen 5S/Pdl

marzo 7, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

No ad un governo con la destra? Ma bisogna pur tenere conto di un risultato elettorale in cui il Pdl, sia pure perdendo milioni di elettori, è sostanzialmente arrivato…primo insieme a Pd e M5S.

Anche perché va bene il rigetto da parte della base nei confronti di qualsiasi accordo di governo con la destra, ma avocare a sé ogni ‘premio’ post-elettorale dopo un esito del voto che assomiglia al pareggio del 2006 significa ripetere l’errore di allora: un errore che rischia di essere pagato sonoramente alle prossime elezioni.

La destra non va forse coinvolta nella composizione del governo, ed è necessario riuscire a prescindere dai suoi voti per dare vita ad un governo di (vero) cambiamento; ma va riconosciuta come avversario che merita l’onore delle armi e il riconoscimento di un risultato che, pur non vincente, non si discosta di molto da quello del Pd.

Il Pd si ‘accontenti’ (si fa veramente per dire) allora in questa luce della presidenza della Repubblica, alla quale non può che immaginare di promuovere l’elezione di Romano Prodi, e – oltre a riconoscere, se gli altri lo riterranno, la presidenza del Senato al M5S – non escluda di consentire l’elezione sullo scranno più alto di Montecitorio di un candidato (meglio ancora una candidata) pidiellina. Naturalmente scelta per le sue doti istituzionali e la propria capacità di rappresentare tutti. Giorgia Meloni? Nunzia De Girolamo? il Politico.it lo scrive peraltro da settimane.

In questo modo i Democratici assolveranno fino in fondo il proprio ruolo di partito-baricentro della Nazione, dimostrando una leadership che consente loro di concedere spazi anche ai propri avversari (non dovendo ‘temere’ di esserne sopraffatti); e avvieranno comunque una condivisione di responsabilità che permetta appunto di non ripetere lo svarione di otto anni fa e di arrivare al voto – quando che sarà – in condizioni paritarie tali da consentire una competizione democratica aperta in cui vinca – al di là di ogni ‘cadenza’ legata all’alternanza – semplicemente la parte che avrà da dire le cose migliori per il futuro dell’Italia.

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