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***Ecco (unico) progetto per la crescita***
COSI’ SI SALVA (E RIFA’ GRANDE) L’ITALIA
di MATTEO PATRONE

febbraio 26, 2013 di Redazione 

L’Italia ha bisogno di estirpare dal (proprio) corpo (dello Stato) la pianta della corruzione: come premessa per poter aspirare alla propria modernizzazione. ‘Una volta’ fatto questo (o, meglio, mentre il nuovo governo si dà l’obiettivo di fare ciò – con l’appoggio, auspicabilmente, dello stesso Monti e della borghesia illuminata che ruota attorno alla figura del premier, con i quali su questo ci sembra ci sia totale identità di vedute), le chiavi, come diciamo sempre, della costruzione del futuro sono due: 1) – costruire un sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e imprese, nella chiave dell’innovazione e puntando a rifare della Cultura il nostro ossigeno; 2) – Voltare le spalle (alla – propria – autoreferenzialità – oggi, anche, ‘europea’) e, lasciando da parte atteggiamenti snobistici (e controproducenti), accorgersi che (la nostra è una economia doppia, o dimezzata, che gira al Nord e non esiste, praticamente al Sud; e senza rilanciare quest’ultima non sarà possibile far ripartire la crescita – della – intera – Europa! -; e, per questo,) è necessario tendere le mano alle popolazioni giovanissime – quelle dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo – che – al netto di possibili ‘incidenti su – questo, loro – percorso’; ma che noi possiamo scongiurare proprio e solo in questo modo! E non, appunto, snobisticamente ‘dimenticandoli’ – hanno voglia di fare proprio il nostro modello di democrazia e di sviluppo (certo, quest’ultimo, un po’ da rivedere. Come specificheremo meglio qualche riga più avanti) immaginando un possibile progetto di crescita comune con loro (puntando a rimettere al centro – degli scambi, economici, culturali – la Sicilia, la Calabria, la Campania e il resto del nostro Mezzogiorno).

Senza avere più la pretesa (vana!) di agganciare lo sviluppo del Sud ad una mittel-Europa lontana (concettualmente e geograficamente) – come diciamo sempre – ‘migliaia di chilometri’. E accorgendoci che ciò che vale per la Sicilia, può valere anche per la Grecia e per la Spagna: ovvero, le (altre) aree del meridione d’Europa ‘in sofferenza’, vero buco nero – oggi – delle finanze pubbliche europee e ‘punto di caduta’ della tenuta della costruzione europea e dello stesso euro.

Il Mediterraneo è già stato (nel corso della – nostra – Storia) tutto ciò: chi vuole provare ad individuare soluzioni REALI – e non applicare semplici tecnicismi o insufficienti ‘toppe’ per qualche falla inevitabilmente pronta a riaprirsi magari dopo l’ennesimo sperpero di soldi pubblici a fondo perduto (ad esempio sottoforma di aiuti alla Grecia) – chi vuole, insomma, restituire ‘una’ Politica all’Italia (e – all’Europa) – deve forse tenere conto di questa prospettiva.

Se poi questa non sia (esattamente: ma ci sembra che molti di questi spunti siano stati ormai abbastanza diffusamente fatti propri) la ‘linea’ di Bersani (e di Renzi), di certo è quello che – secondo noi – può (e ‘deve’) fare il (solo) Pd.

La competitività per noi cresce dunque solo utilizzando la ‘leva’ del nostro principale patrimonio: le nostre risorse umane: quelle che, quando scelgono (ad esempio) di fare ricerca, sono le più gettonate nel (resto del) mondo (mentre noi le dimentichiamo e, anzi, possibilmente ‘allontaniamo’: perché non facciano ombra ai nostri figli/ figliastri); quelle che, negli anni Sessanta, in dieci anni sono state capaci – adeguatamente guidate e coordinate da una Politica alla loro altezza – di risorgere dalle macerie della guerra e di farci diventare la quinta potenza economica del pianeta.

Come si fa? Le chiavi sono ‘sempre’ quelle: educazione; istruzione; formazione. Quest’ultima per l’oggi, l’altra per il (prossimo!) futuro. Il tutto reso maggiormente ‘appetibile’ e motivante (anche per chi ha punti di vista – e ‘sensibilità’ – Politiche – diversi, ad esempio da destra) nella chiave di una innovazione alla quale le nostre imprese possono essere ‘riorientate’ proprio approfittando della formazione per aumentare (ad un tempo) la produttività, specializzare (meglio o ‘nuovamente’) i propri dipendenti – nel senso della rinnovata produzione – ed avere da loro anche un maggior (, potenziale,) contributo in termini di creatività e di ‘indirizzo’ (nelle stesse scelte delle aziende. Anche se il presidente di Confindustria, che sappiamo essere molto sensibile sul tema dell’innovazione – e quindi, inevitabilmente, anche su quello della formazione – di cogestione non vuole sentire parlare. Ma, per capirci, il ‘modello tedesco’ è questo).

E, grazie a tutto questo – ecco il secondo fattore di competitività e di crescita, ‘figlio’ direttamente del precedente – poter uscire sul mercato con i migliori e più appetibili nuovi prodotti (anche – nella prospettiva di dare un contributo ad un arricchimento della qualità della vita delle Persone e non soltanto al fine della ’vendita’ della sola merce – incuranti delle ‘ricadute’ sociali e culturali).

Tutto ciò – che significa un modello di sviluppo a ‘misura d’uomo’ e dunque può rappresentare un fattore di innovazione anche sul piano di un nostro modo di crescere che non assomigli lontanamente, d’altra parte, a quello un po’ fine a se stesso – per quanto ammirabile – del dopoguerra, che ha rovinato le nostre città, le coste e una buona parte del nostro incomparabile territorio – può essere tanto più fruttuosamente applicato al Sud.

Per quale motivo?

Primo perché al Sud conserviamo le nostre maggiori bellezze ambientali e culturali, e applicare la formula-ministro Passera di una ripresa del modello di crescita hard-style/ pesante – fondato ‘tutto’ sull’estrazione petrolifera e sulle infrastrutture nella versione del secolo scorso (che pure non vanno ovviamente abbandonate. Anzi… in un contesto come quello che stiamo descrivendo) – è davvero antistorico e controproducente; secondo perché i popoli di cui parlavamo – quelli dell’Africa del Nord – sono molto più giovani del nostro: e ogni sforzo nella chiave dell’innovazione – cioè della (ri)generazione di futuro (a 360°) – non può che ricever una spinta ancora maggiore da ‘risorse umane’ di un’età media che si aggira intorno ai 25 anni (!) e che saranno – più ancora che, ad oggi, purtroppo – ma possiamo ricevere un’ottima iniezione di fiducia da tutto questo ad invertire anche questa tendenza all’invecchiamento degli italiani – la maggioranza di tutti noi! – protagoniste di quel futuro (oltre ad essere ‘figlie di questo tempo’). La loro partnership rappresenterebbe per noi – e non il contrario – un incredibile ed insperato traino. (29 novembre 2012)

Pigi, adesso è a tua (totale) disposizione Giochi prestigio Silvio, chiacchiere Monti Il Pd risponda (ora!) con la Politica (vera) 2 direttrici chiare, ripeterle ‘ossessivam.’ Attraverso media e (non solo) nei comizi E’ (solo!) così che si vincono le elezioni

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