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Urgenza formazione per crescita Rif. sistema dopo la Politica (vera)

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’urgenza è avviare la formazione per rilanciare l’occupazione e far ripartire la nostra economia (di innovazione). Non la legge elettorale, ridurre stipendi e numero dei parlamentari! La Politica è fatta per perseguire il bene delle Persone, non gli interessi (demagogici) dei politicanti. Mentre noi cincischiamo, ci sono nostri connazionali che non mangiano, altri che non possono continuare a far studiare i loro figli. Questa è l’(unica) priorità! O non ci si chieda da dove nasce il successo del M5S

Mezzo profilo di Pigi: ‘Ora un po’ di toppe per ritirare a vivacchiare’. E fare vincere destra quanto prima. Se questo ‘respiro’, ora di lasciare

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani propone di uscire dall’impasse parlamentare con le stesse armi con cui ci ha fatti infilare nello stesso vicolo cieco: proponendo vacue chiacchiere (in fine) politiciste, soluzioni anti-casta che in questo momento di crisi (in cui le priorità sono ben altre!) rappresentano (un’ulteriore, insopportabile prova di autoreferenzialità, e) la prosecuzione con altri mezzi dell’autodifesa dei politicanti, dimenticando completamente le persone che soffrono – messe per ultime nella scaletta delle priorità – e soprattutto (unica chance di offrire – anche – a loro un contributo vero a rialzarsi) qualsivoglia approccio organico e complessivo (Politico!) che offra una soluzione strutturale alla crisi della nostra economia. Di questo ha bisogno – subito! – l’Italia! Se il Pigi non è in grado di assicurarlo, e pensa di tirare a vivacchiare (“un po’”), per consentire l’ultimo miglio della rimonta del centrodestra – non essendo riuscito a farlo vincere del tutto a questa tornata – è meglio che si faccia da parte. Adesso. Prima che altri danni siano arrecati

***Ecco (unico) progetto per la crescita***
COSI’ SI SALVA (E RIFA’ GRANDE) L’ITALIA
di MATTEO PATRONE

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia ha bisogno di estirpare dal (proprio) corpo (dello Stato) la pianta della corruzione: come premessa per poter aspirare alla propria modernizzazione. ‘Una volta’ fatto questo (o, meglio, mentre il nuovo governo si dà l’obiettivo di fare ciò – con l’appoggio, auspicabilmente, dello stesso Monti e della borghesia illuminata che ruota attorno alla figura del premier, con i quali su questo ci sembra ci sia totale identità di vedute), le chiavi, come diciamo sempre, della costruzione del futuro sono due: 1) – costruire un sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e imprese, nella chiave dell’innovazione e puntando a rifare della Cultura il nostro ossigeno; 2) – Voltare le spalle (alla – propria – autoreferenzialità – oggi, anche, ‘europea’) e, lasciando da parte atteggiamenti snobistici (e controproducenti), accorgersi che (la nostra è una economia doppia, o dimezzata, che gira al Nord e non esiste, praticamente al Sud; e senza rilanciare quest’ultima non sarà possibile far ripartire la crescita – della – intera – Europa! -; e, per questo,) è necessario tendere le mano alle popolazioni giovanissime – quelle dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo – che – al netto di possibili ‘incidenti su – questo, loro – percorso’; ma che noi possiamo scongiurare proprio e solo in questo modo! E non, appunto, snobisticamente ‘dimenticandoli’ – hanno voglia di fare proprio il nostro modello di democrazia e di sviluppo (certo, quest’ultimo, un po’ da rivedere. Come specificheremo meglio qualche riga più avanti) immaginando un possibile progetto di crescita comune con loro (puntando a rimettere al centro – degli scambi, economici, culturali – la Sicilia, la Calabria, la Campania e il resto del nostro Mezzogiorno).

Senza avere più la pretesa (vana!) di agganciare lo sviluppo del Sud ad una mittel-Europa lontana (concettualmente e geograficamente) – come diciamo sempre – ‘migliaia di chilometri’. E accorgendoci che ciò che vale per la Sicilia, può valere anche per la Grecia e per la Spagna: ovvero, le (altre) aree del meridione d’Europa ‘in sofferenza’, vero buco nero – oggi – delle finanze pubbliche europee e ‘punto di caduta’ della tenuta della costruzione europea e dello stesso euro.

Il Mediterraneo è già stato (nel corso della – nostra – Storia) tutto ciò: chi vuole provare ad individuare soluzioni REALI – e non applicare semplici tecnicismi o insufficienti ‘toppe’ per qualche falla inevitabilmente pronta a riaprirsi magari dopo l’ennesimo sperpero di soldi pubblici a fondo perduto (ad esempio sottoforma di aiuti alla Grecia) – chi vuole, insomma, restituire ‘una’ Politica all’Italia (e – all’Europa) – deve forse tenere conto di questa prospettiva.

Se poi questa non sia (esattamente: ma ci sembra che molti di questi spunti siano stati ormai abbastanza diffusamente fatti propri) la ‘linea’ di Bersani (e di Renzi), di certo è quello che – secondo noi – può (e ‘deve’) fare il (solo) Pd.

La competitività per noi cresce dunque solo utilizzando la ‘leva’ del nostro principale patrimonio: le nostre risorse umane: quelle che, quando scelgono (ad esempio) di fare ricerca, sono le più gettonate nel (resto del) mondo (mentre noi le dimentichiamo e, anzi, possibilmente ‘allontaniamo’: perché non facciano ombra ai nostri figli/ figliastri); quelle che, negli anni Sessanta, in dieci anni sono state capaci – adeguatamente guidate e coordinate da una Politica alla loro altezza – di risorgere dalle macerie della guerra e di farci diventare la quinta potenza economica del pianeta.

Come si fa? Le chiavi sono ‘sempre’ quelle: educazione; istruzione; formazione. Quest’ultima per l’oggi, l’altra per il (prossimo!) futuro. Il tutto reso maggiormente ‘appetibile’ e motivante (anche per chi ha punti di vista – e ‘sensibilità’ – Politiche – diversi, ad esempio da destra) nella chiave di una innovazione alla quale le nostre imprese possono essere ‘riorientate’ proprio approfittando della formazione per aumentare (ad un tempo) la produttività, specializzare (meglio o ‘nuovamente’) i propri dipendenti – nel senso della rinnovata produzione – ed avere da loro anche un maggior (, potenziale,) contributo in termini di creatività e di ‘indirizzo’ (nelle stesse scelte delle aziende. Anche se il presidente di Confindustria, che sappiamo essere molto sensibile sul tema dell’innovazione – e quindi, inevitabilmente, anche su quello della formazione – di cogestione non vuole sentire parlare. Ma, per capirci, il ‘modello tedesco’ è questo).

E, grazie a tutto questo – ecco il secondo fattore di competitività e di crescita, ‘figlio’ direttamente del precedente – poter uscire sul mercato con i migliori e più appetibili nuovi prodotti (anche – nella prospettiva di dare un contributo ad un arricchimento della qualità della vita delle Persone e non soltanto al fine della ’vendita’ della sola merce – incuranti delle ‘ricadute’ sociali e culturali).

Tutto ciò – che significa un modello di sviluppo a ‘misura d’uomo’ e dunque può rappresentare un fattore di innovazione anche sul piano di un nostro modo di crescere che non assomigli lontanamente, d’altra parte, a quello un po’ fine a se stesso – per quanto ammirabile – del dopoguerra, che ha rovinato le nostre città, le coste e una buona parte del nostro incomparabile territorio – può essere tanto più fruttuosamente applicato al Sud.

Per quale motivo?

Primo perché al Sud conserviamo le nostre maggiori bellezze ambientali e culturali, e applicare la formula-ministro Passera di una ripresa del modello di crescita hard-style/ pesante – fondato ‘tutto’ sull’estrazione petrolifera e sulle infrastrutture nella versione del secolo scorso (che pure non vanno ovviamente abbandonate. Anzi… in un contesto come quello che stiamo descrivendo) – è davvero antistorico e controproducente; secondo perché i popoli di cui parlavamo – quelli dell’Africa del Nord – sono molto più giovani del nostro: e ogni sforzo nella chiave dell’innovazione – cioè della (ri)generazione di futuro (a 360°) – non può che ricever una spinta ancora maggiore da ‘risorse umane’ di un’età media che si aggira intorno ai 25 anni (!) e che saranno – più ancora che, ad oggi, purtroppo – ma possiamo ricevere un’ottima iniezione di fiducia da tutto questo ad invertire anche questa tendenza all’invecchiamento degli italiani – la maggioranza di tutti noi! – protagoniste di quel futuro (oltre ad essere ‘figlie di questo tempo’). La loro partnership rappresenterebbe per noi – e non il contrario – un incredibile ed insperato traino. (29 novembre 2012) Read more

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