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Monti vuole applicare ricetta che ha già perso nel resto del mondo

febbraio 22, 2013 di Redazione 

Monti confonde il liberismo con la modernità. Modernità è restituire conoscenza ai lavoratori subor- dinati (in tutti i sensi). E, così, rielevarli e riallacciare la coesione, e favorire – in questo modo – la crescita dell’(intero) Paese.

Modernità non è superare tutti gli ostacoli al perseguimento degli interessi (particolari) di pochi (tra cui la concertazione), allargando la divaricazione in termini di riconoscimento di diritti e dunque riducendo ulteriormente il numero di italiani che producono (esprimendo per intero il proprio potenziale – creativo e dunque di crescita) e consumano, relegando nella povertà (attraverso l’aumento delle tasse – senza progressività – e il ‘licenziamento facile’) – tanto più in un momento di crisi – un numero sempre maggiore di cittadini.

La soluzione di Monti è la stessa praticata in Cina: l’intero ‘costo’ (umano?) della crisi (e della sfida allo sviluppo) sulle spalle delle Persone. Praticata dalla Cina, fin quando non si sono accorti che così, anche per loro, cominciava un’imprevista frenata e che il traguardo del superamento del Pil americano (e della doppia cifra) si allontanava irrimediabilmente.

Il liberista Monti vuole applicare all’Italia un modello vecchio di decenni che è alla base della crisi attuale (cominciata, lo ricordiamo, non in Italia ma là dove il liberismo viene praticato senza freni) e non provare a (ri)lanciarla nella (vera) modernità: della crescita fondata sulla coesione e sulla conoscenza, ovvero sul riconoscimento (sostenibile, perché produttivo) dei diritti – e non soltanto sulla loro riduzione.

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