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Italia non deleghi Europa soluzione propri problemi. Così aiuterà unità

febbraio 20, 2013 di Redazione 

Tutti noi ci riconosciamo nella pro- spettiva dell’unità Politica europea. Ma questa non può essere un alibi per non trovare (da noi) le soluzioni ai nostri problemi. Perché oggi è come se l’Italia fosse una palla al piede: dell’Europa e di quello stesso processo di integrazione! Gli altri Paesi sono inevitabilmente più renitenti, se non possono fidarsi completamente dei loro partner. L’Italia deve quindi dimenticare di avere un punto di riferimento nell’Europa, e trovare da sé le soluzioni come se quel punto di appoggio non esistesse. O meglio concependole anche nella chiave europea (ad esempio raccogliendo il nostro spunto della proposta di una ambasciata unica per l’export su Cindia – e non solo); ma senza delegare all’Europa (e alla sua buros-crazia; da aggirare e sostituire con la Politica reale) il compito di definire la via e di praticarla. (Non) aspettando, in qualche modo, che cada dal cielo. E’ così che aiuteremo con tanta più forza il processo di integrazione e di unità Politica del Vecchio continente.

Rispetto alle politiche industriali, per esempio, l’Italia non aspetti che l’eventuale proposta di una maggiore integrazione tra imprese (italiane ed) europee (e financo asiatiche e non solo, prevenendo con l’integrazione e il coordinamento il rischio, segnalato anche dai servizi, di un’invasione cinese nel nostro tessuto economico), per il rafforzamento della loro ‘offerta’ sul mercato globale, venga da un vertice europeo (ancora più ingessato dei nostri, nei quali tutto sommato la volontà di trovare soluzioni esiste): la Politica (italiana) passi a realizzarla, coordinando (lei!) l’incontro e la fusione tra le singole imprese (facendosi carico lei – ovviamente intessendo le necessarie relazioni con gli altri partner coinvolti – dell’interesse – nazionale e – europeo!).

Sarà così, assumendosi nel fare Politica la leadership (reale! E non più sovra-strutturale e ‘verticistica’) del processo di integrazione, che l’Italia (si rialzerà in piedi, e) darà il maggior contributo possibile al coronamento del sogno dell’Europa unità dei suoi (stessi) padri.

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