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***Il futuro dell’Italia***
LAVORO E SVILUPPO SI (RI)GENERANO CON L’ISTRUZIONE E L’INNOVAZIONE
di PIER LUIGI BERSANI*

febbraio 19, 2013 di Redazione 

Lettera al Corriere della sera del candidato premier del Centrosinistra, che – ispirato dal giornale della politica italiana – indica ad una Politica per troppo tempo persa a discutere degli stessi argomenti (autoreferenziali e del tutto fuorvianti rispetto alle reali esigenze del Paese), di se stessa e dei propri personalismi, il tema-chiave per (il rilancio della nostra economia e) per la costruzione del futuro dell’Italia: nella Nazione dal più alto tasso di analfabetismo di ritorno del mondo occidentale e sviluppato, nella quale il 75% delle Persone hanno difficoltà a comprendere il significato di un testo scritto (e il cui potenziale – anche, ‘produttivo’ – è dunque fortemente trattenuto), in cui solo il 20% dei giovani è laureato (e dunque capace di – intraprendere e – generare sviluppo e innovazione: contro il 35% della media Ue!), in cui solo il 7% dei figli di genitori non diplomati arriva a laurearsi (contro il 30% di Francia e Germania: così che l’ascensore sociale – la possibilità per i figli di famiglie meno agiate – la stragrande maggioranza – di conquistare condizioni di vita migliori dei propri genitori – è bloccato e negata), la principale leva di sviluppo e progresso (e di conseguente creazione di posti di lavoro) non può che essere nell’istruzione, nell’Educazione, nella formazione. Rielevare le Persone, consentire la loro crescita e ‘liberazione’ (delle – nostre, ineguagliate – risorse – umane) per determinare (attraverso il loro ‘traino’) la ripartenza delle nostre aziende e la crescita della nostra economia. Per rilanciare la nostra produzione nella chiave dell’innovazione, della tensione a generare le migliori nuove idee e i migliori nuovi prodotti. Per (tornare ad) essere (i) più competitivi sul mercato. Come negli anni del nostro boom. Per fare dell’Italia, nel tempo, il luogo nel quale si torna a concepire il futuro del mondo. di PIGI BERSANI

Nella foto, il simbolo della Nazione

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di PIER LUIGI BERSANI*

Caro direttore,

ho letto con attenzione l`appello della Crui. Le proposte sono condivisibili e trovano ampio spazio nel programma del Pd (www.partitodemocratico.it), che parte proprio dai dati drammatici messi in evidenza dal «Corriere della Sera». Se toccasse a noi governare, la nostra azione prenderà le mosse da un`attenta rilettura del Rapporto Giarda, secondo il quale istruzione e ricerca sono le uniche voci del bilancio pubblico calate drasticamente (-5,4 per cento) negli ultimi vent`anni. Investire in conoscenza non è una scelta come un`altra: è la base della crescita culturale, economica e sociale di un Paese. Le «infrastrutture del futuro» hanno bisogno delle risorse per una netta inversione di tendenza.

Ferma restando la lotta agli sprechi, vi sono altre le voci di spesa che possono dare un contributo da utilizzare per questo fine. Il cuore del cambiamento dell`università sono le persone. Anzitutto, gli studenti. Un giovane che vuole studiare e deve rinunciare perché non può permetterselo subisce una ferita profonda e irrecuperabile nei suoi diritti e nella sua dignità. Il suo dramma riguarda tutti, ci segnala che l`ascensore sociale si è rotto. O lo ripariamo, oppure accettiamo un destino di «de-sviluppo», di ignoranza diffusa e di iniquità sociale.

La Strategia Europa 2020 prevede il 40 per cento di laureati tra i 30 e 34 anni. La media Ue è vicina al 35 per cento. In Italia siamo intorno al 20 per cento – in molte regioni ben al di sotto – e nell`ultimo anno i diplomati che si iscrivono all`università sono calati del io per cento. Oggi solo il io per cento dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi, contro il 40 per cento in Gran Bretagna e il 35 per cento in Francia.

Noi non ci rassegniamo a una società dove le possibilità non sono conquistate con il lavoro e la competenza, ma ereditate soltanto dai genitori come un bene di famiglia. Per questo proponiamo un Programma nazionale per il merito e il diritto allo studio, che ci porti in Europa anche da questo punto di vista: ora soltanto il 7 per cento dei nostri studenti riceve una borsa di studio, contro il 25-30 per cento di Francia e Germania.

Le tasse universitarie devono essere più progressive e riportate nella media Ue, il che significa ridurle nettamente (siamo al terzo posto in Europa nella classifica europea). Veniamo ai docenti: l`università è il luogo di una gigantesca questione generazionale, da affrontare con decisione. Superati i trent`anni non si è più «ragazzini» e si merita rispetto e concretezza, non un limbo di precarietà senza prospettive. Perciò bisogna superare la paralisi del sistema. rimuovendo subito gli attuali vincoli al turnover e stabilendo modalità di accesso alla docenza trasparenti e rapidi.

Diciamo forte e chiaro che garantiremo la massima rigidità sulle attività gratuite nell`università, perché il lavoro deve essere sempre retribuito e dignitoso per tutti. Infine, la «macchina»: il cammino dell`autonomia è stato abbandonato per un ipercentralismo burocratico e verticista, invece di essere corretto nella direzione di un`autonomia responsabile. Per questo modificheremo profondamente la legge 240, per portare semplicità e diritti: oltre a modificare le norme su diritto allo studio, reclutamento e governane, smantelleremo le norme antiautonomistiche per liberare gli atenei da una gabbia burocratica che ostacola anche il rapporto con imprese e territorio. Per il rilancio dell`università, il Partito democratico non ha da offrire illusioni e favole, ma proposte concrete.

Le politiche degli altri Paesi europei mostrano che per uscire dalla crisi servono risorse e riforme. Nell`Italia giusta, ridare dignità e speranza alle istituzioni della conoscenza non è una politica settoriale, ma la consapevolezza che il lavoro e lo sviluppo si costruiscono con i mattoni dell`istruzione, della ricerca e dell`innovazione.

PIER LUIGI BERSANI*

*Candidato premier del Centrosinistra

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