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Innovazione punto di congiunzione tra sviluppo e progresso, destra e sinistra. Chiave azione governo Pd che si faccia partito della Nazione

febbraio 14, 2013 di Redazione 

Qual è la differenza tra progresso e sviluppo? Lo sviluppo è la progressione di un Paese o di una società in chiave eminentemente economica: il suo arricchimento, la sua evoluzione con questo obiettivo (diretto). Anche a discapito della qualità della vita delle Persone; il profitto prima di tutto. Il progresso mette invece le Persone davanti al profitto: il fine ultimo è il loro arricchimento, sì, ma spirituale prima che economico.

Così la destra – scriveva Pasolini - è per lo sviluppo: perché essendo composta da portatori di interessi, essi desiderano perseguire questi ultimi per generare profitto (in primo luogo per sé): e dunque non conoscono altra priorità e non si pongono altro limite che non sia declinare nel modo più proficuo questa strategia. La sinistra invece ha a cuore il bene (in primo luogo) spirituale delle persone: ma quando declina questa sua (nobile) inclinazione in maniera ideologica, o buonista, finisce per confliggere con gli interessi economici della destra (direttamente) e delle persone stesse (sul medio periodo) e dunque a lungo andare finisce per non rappresentare il bene del Paese (ed è per questo che, in Europa, oggi la sinistra è perdente. Minoritaria. Anche quando vince – magari per limiti tra gli avversari – una tornata elettorale).

Sviluppo e progresso dunque rischiano di essere due parallele che non si incontrano mai, confliggendo, nel confronto politicante, come bandiere della destra e della sinistra.

Tutto questo è stato vero fino ad oggi. Oggi la società della conoscenza ci offre (alla sinistra. Che sta per tornare al governo – ?) la straordinaria opportunità di coniugare – di far coincidere! – progresso e sviluppo sotto l’egida dell’innovazione; un’innovazione capace di ‘spingere’ gli interessi economici, rinnovandoli e facendoli tendere verso sempre più avanzati orizzonti, rigenerandoli in un costante anelito all’invenzione di futuro; e al tempo stesso, declinandosi attraverso la cultura, la ricerca e la formazione, ecco che l’innovazione diviene la chiave anche per una crescita delle Persone, con l’effetto di assicurare la – loro – eguaglianza, e di favorire così – oltre allo sviluppo – anche il progresso.

Si può dunque ben dire che l’innovazione sia la chiave della costruzione del futuro perché consente di rigenerare qui un nuovo modello di crescita; una crescita economica che potenzialmente non ha limiti (ponendosi l’obiettivo di avanzare costantemente sulla strada dell”invenzione’ di nuovo futuro) e al tempo stesso può rappresentare la principale leva (di competitività e) di uguaglianza.

A condizione che si faccia lo sforzo di imbastirla e sostenerla nella sua complessità: senza cedere alla tentazione di ridurla a mera leva di profitto, o dall’altro lato senza pretendere di usarla contro i (legittimi) interessi economici.

Una ‘chiave’, quella dell’innovazione, che sembra (?) essere fatta apposta, dunque, per rappresentare la via maestra delle possibili politiche dell’auspicabile governo del Partito Democratico, che si faccia così, rappresentando gli interessi di tutti, unendo, in sé, destra e sinistra, progresso e sviluppo, il partito-baricentro della Nazione.

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