Top

Ambasciata unica export europeo per integrazione nostre economie

febbraio 10, 2013 di Redazione 

L’integrazione europea non verrà da una semplice cessione di so- vranità a sovrastrutture autore- ferenziali che aggraverebbero – essendo ancora più lontane dai cittadini – la crisi di rappresentatività delle istituzioni del Vecchio continente (e – degli stati nazionali), ma dalla Politica. Ovvero le scelte capaci – al contrario – di dare soluzione a quei problemi, se immaginate e coordinate a livello comunitario, possono dare corpo a quella integrazione e dunque radicarla nella dimensione reale della vita delle Persone e renderla naturalmente stabile e duratura, fino al coronamento – che sia tale, e non un fare il passo più lungo della gamba – della costruzione dell’unità istituzionale dell’Europa (quella ‘politica’ – che in quest’altro livello, consiste – sarà già stata raggiunta attraverso quelle scelte). Oltre all’integrazione delle imprese in chiave transnazionale ed europea – della quale scrivemmo ormai mesi fa – un ulteriore passaggio potrebbe essere la creazione di un’unica ‘ambasciata’ per il coordinamento e l’esportazione dei nostri prodotti (auspicabilmente rilanciati attraverso l’innovazione) sul mercato asiatico e non solo. Per ottimizzarne la diffusione, unificare il gigante (narcotizzato) europeo anche plasticamente sul piano dell’immagine (l’Europa avrà a quel punto un’unica voce anche a livello economico), e cominciare ad immaginare (in concreto! E non nell’astrazione dei vertici europei) – e praticare! – soluzioni comuni alle difficoltà di crescita del Vecchio continente.

Un altro, inevitabile passaggio potrebbe essere (non già una ‘conferenza euromediterranea’, ingessata e fine a se stessa come tutti gli incontri istituzionali orchestrati dall’attuale politica politicante autoreferenziale, ma) favorire un incontro tra le leadership dei paesi dell’Europa mediterranea e meridionale – a cominciare dal nostro, oltre alla Francia, alla Spagna e alla Grecia – e i rappresentanti dei paesi arabi che hanno acceduto (con tanta fatica, e ora stanno tentando di salvare quelle conquiste minacciate dall’isolamento a cui l’occidente continua a costringere i propri fratelli della costa settentrionale dell’Africa) alla democrazia per sviluppare possibili strategie di un progetto di sviluppo comune (all’insegna dell’innovazione) che possa contribuire a riportare il centro degli scambi, commerciali e culturali, nel Mediterraneo.

E in particolare nel nostro Sud, se solo il prossimo governo sarà così lungimirante da capire che tutto questo potrà e dovrà partire – più proficuamente per noi – in primo luogo dall’Italia.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom