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Sinistra per istruzione/educazione Questa (vera) rivoluzione (libertà)

febbraio 10, 2013 di Redazione 

Il proposito di rappresentare la parte delle persone più deboli (in sé) non porta alla vittoria. La partigianeria (ideologica) di essere la parte ‘del lavoro’ fa pensare soltanto ad un ferrovecchio novecentesco. Per questo la sinistra non vince. O, quando vince, poi non riesce ad imprimere un cambio di passo (e – di direzione) alle politiche dei paesi nei quali ciò sia avvenuto: come in Francia; dove Hollande ha messo a segno qualche punto ideologico; ma non ha risolto un solo problema dei francesi (e – dell’Europa – intera).

La sinistra, proprio per il suo essere la parte più onesta e responsabile tra quelle in lizza, è chiamata semplicemente a farsi il partito del Paese. Dove per ‘Paese’ s’intende popolo; s’intendono TUTTE le persone. Ma rivolgendosi ad esse non più, nella rappresentanza di (loro; di alcune, comunque, di loro) interessi (particolari); ma del bene dell’intera Nazione. Attraverso quello di ciascuno di loro.

E il modo per perseguire il bene della Nazione attraverso quello di ciascuno di noi è nella Cultura (cioè nell’istruzione e nell’Educazione): è, in fatti, la cultura la principale leva di eguaglianza che sia mai stata a disposizione della politica mondiale; solo che nessuno l’ha mai veramente concepita, e declinata, come tale. La cultura come mezzo per la liberazione dei singoli; e, attraverso di essi (attraverso ciascuno di loro, attivamente, in prima persona) la liberazione ‘delle masse’.

Una liberazione, però, all’insegna non già di una rivoluzione (contro qualcuno), ma della libertà. La libertà dei singoli di pensare autonomamente e di essere ‘esattamente’ (da questo punto di vista) come coloro che ce l’hanno (già) fatta; e che stanno bene perché – (e)semplificando – hanno studiato e, oltre ad avere (ma grazie a ciò) le ‘giuste’ ambizioni (che non significa poi voler puntare a fare necessariamente un lavoro tecnicamente ‘intellettuale’: Adriano Sofri sostiene che più si è Alti e preparati, più si dovrebbe poter ambire – in una società equilibrata – a svolgere lavori ‘umili’ – ma in realtà ricchissimi. Di umanità – secondo i nostri canoni attuali), hanno saputo farsi valere. Da soli.

Una rivoluzione che va a immediato beneficio dell’intero paese: perché un paese che invece di avere il 75% di analfabeti di ritorno, ha delle persone colte, preparate, capaci di tenere alto lo sguardo e di vedere lontano, è un paese che, in tutte le sue declinazioni (vedi appunto discorso sullo spessore di tutti i lavori), riesce ad esprimere (se stesso) molto di più; e ad essere più competitivo.

E’ facendosi la parte della cultura – della cultura come leva per l’uguaglianza attraverso la liberazione dei singoli – e delle loro risorse intrinseche. E quindi per la competitività – nella libertà, poi, di ciascuno di intraprendere liberamente (ma, grazie alla cultura, responsabilmente) la propria ‘iniziativa’ – che la sinistra non tradisce il proprio mandato storico facendosi ad un tempo la migliore opzione (Politica. E non più post-ideologica e politicista) per tutti gli italiani.

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