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Problema non son soldi.Ma apatia autoreferenziale Politica e giornal.

febbraio 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Con metà dei contributi pubblici a partiti e giornali – cioè all’autoreferenzialità della politica politicante e del giornalismo collaterale – si potrebbero ri-finanziare investimenti per milioni di euro. Cosa stiamo aspettando?

La questione sarebbe poi premurarsi che a) – quei finanziamenti venissero assicurati nella giusta, più proficua direzione (Politica); e b) – qualora fossero impiegati per interventi pubblici (non necessariamente piccole o grandi opere infrastrutturali) che la loro esecutività fosse garantita in tutto il suo (rapido) iter.

Ma questo si assicura proprio spogliando la politica politicante e il giornalismo collaterale della loro (comoda) coperta di Linus; se è vero che il problema della politica e del giornalismo (e dei super-manager dotati di super-prebenda) è oggi questa sorta di a-patia che li tiene un passo indietro rispetto alla realtà della vita delle Persone (nel loro mondo paradisiaco televisivo) e dall’urgenza di agire con un minimo di efficienza e di efficacia.

Un’apatia dovuta alla corruzione (in senso mazzettaro e non) e, appunto, alle spalle (troppo) coperte che le due entità fondamentali per la funzionalità della nostra democrazia, hanno.

Come si vede il problema non sono i soldi (che – non – mancherebbero), ma la Politica ( – che non è – vera).

Prospettiva salvare/rifare grande I. Economia di innovazione. Basata su istruzione, ricerca, formazione

febbraio 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La parola d’ordine sia lavoro. Ma che cosa vuol dire? Agli italiani interessa sapere come, il Pd vuole creare lavoro (vedi anche incalzare di Mentana a Pigi che sfugge). Bersani: “Non basta regolare cambiare il contratto qui lì ma bisogna dare un po’ di lavoro”. Ma come! “Innanzitutto facendo partire un po’ di piccole opere (piccole, mi raccomando) per dare un po’ di lavoro a tutti”. Con il piccolo respiro di piccolo cabotaggio delle piccole proposte di piccolo rattoppamento un grande Paese come l’Italia non va da nessuna parte. L’Italia ha bisogno di una prospettiva – un sogno, se vogliamo; un’idea di futuro – che non significa vendere fumo! Significa vendere un po’ di voglia (di fare Politica), che a chi vuole dare (solo) un po’ di lavoro sembra un po’ mancare.

E la prospettiva non può che essere quella figlia di tutta la nostra Storia: innovare; innovare nel senso di (ri)generare il futuro (del mondo). Innovare nella gestione di impresa a livello artigianale; innovare a livello universitario nella produzione di nuove idee; innovare nel ricercare in campo scientifico e tecnologico; del design. Innovare nelle idee e nella produzione. Legando le prime (la scuola, l’università, la formazione, la ricerca) ai facitori della seconda (le imprese). Ricostruendo (a costo zero! Cioè: la riforma che può far ripartire la nostra economia, E’ – sostanzialmente. Si tratta anche di riorientare i principali titoli di spesa, a cominciare dagli incentivi. Come Confindustria chiede da mesi! – A COSTO ZERO! Sotto il coordinamento della Politica) un sistema integrato che metta in relazione e in funzione l’uno con l’altro tutti gli ingranaggi del meccanismo.

PER ESEMPIO, IN CONCRETO: possibile che nelle nostre università non ci sia una buona idea – o un gruppo di giovani che hanno un progetto – che possa essere messo a frutto da un’azienda già oggi in difficoltà? Impiegando le proprie strutture per produrre (senza i costi dell’apertura di una nuova impresa) quella nuova idea che potrebbe magari far superare immediatamente la fase di stanca a quella azienda? Perché questo sia possibile e non sia affidato ad un terno del lotto, è però necessario che le università e le imprese si parlino; che le seconde diano uno sbocco reale agli sforzi delle prime: e dei nostri giovani. Che in un Paese a trazione di piccole imprese come l’Italia, potrebbero dare vita ad un nuovo modello di (re)start-up, in cui giovani (idee) e esperienza (dei vecchi imprenditori) si uniscono per dare una chance (magari, anche) a chi soldi per mettere su una impresa (specie in questo momento di stanca) non ha; e ridare linfa all’azione della (‘vecchia’) azienda stessa. Naturalmente nella chiave di una ripartenza e di una (possibile) riesplosione del sistema; e dunque in vista poi di poter rifare circolare liquidità e investimenti per finanziare anche la nascita di nuove imprese (da favorire comunque intanto con l’abbattimento del muro della burocrazia e con forme di credito d’imposta e detassazione).

E, in seconda battuta, quella prospettiva si persegue facendo sistema (anche, nel modo appena indicato) a livello d’impresa: ricostruendo filiere (di aziende che compensano le une le lacune delle altre; che integrano la ricerca pubblica con quella privata); favorendo l’unione (la sinergia e financo la fusione) dei piccoli. Per ritrovare spessore, iniziativa, ambizione.

Questa è la prospettiva che salva e rifà grande l’Italia (naturalmente declinata da chi la sappia declinare e non da chi è pronto a rovinarla come tutto quello che è stato rovinato in questi vent’anni)! Questa e soltanto questa. E soltanto così si crea un po’ (auspicabilmente, tanto) lavoro.

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