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Caro Pg,servizi segreti arma della corruzione. Lotta passa anche qui

febbraio 6, 2013 di Redazione 

Dei servizi segreti nessuno parla. Tutti hanno paura. Anche se, in realtà, in un Paese nel quale il loro funzionamento rispondesse a criteri di onestà e responsabilità, se ne dovrebbero sentire protetti. Evidentemente non è così. Ma quanto ci costano, in tempi di crisi? Si sa che i migliori (?) agenti prendono 14mila euro al mese: più o meno lo stipendio di un parlamentare. Tanti. Nel paese culla della corruzione, che a sua volta fiorisce nel segreto, tutto finisce inevitabilmente per legarsi.

Il dato di cui prendere coscienza è che (‘esattamente’ alla stregua di quanto avviene per il resto del nostro apparato statale) l’intero sistema funziona male, è bacato e, forse, ‘deviato’. Basti ricordare l’archivio con schedature di uomini politici (di sinistra) e non dell’allora capo – non un passante! – dei servizi stessi Nicolò Pollari; la vicenda di Telekom Serbia; l’archivio di Pio Pompa nell’attico di via Nazionale in cui, pure, erano schedate centinaia di persone del tutto prive di alcun profilo di pericolosità o che non avevano mai magari commesso neppure un reato.

Il tutto con connessa richiesta di Pompa a Renato Farina, nella fotina, di scrivere (almeno) una cronaca contro Romano Prodi. Qualcosa a cui ci hanno fatto pensare i ‘retroscena’ apparsi su importanti quotidiani ‘moderati’ sulle manovre per il Quirinale che abbiamo letto in questi giorni, che – insistendo moltissimo, in chiave negativa, su una candidatura in particolare – sembrano fatti apposta per ‘bruciarne’ alcune. Il caso di Farina, ‘servitore’ dei servizi nonostante la deontologia – e anche le regole dell’Ordine – lo impediscano, non è certamente rimasto un unicum.

Tutti sanno che i servizi svolgono oggi volentieri commissioni per il potere politico corrotto. E viceversa (e questo già la dice lunga su quale livello di – inaccettabile – ‘autonomia’ dalla Politica – si tratta, in ‘origine’, di un organismo dello Stato! Non solo abbiamo il potere ma anche il dovere di fargli seguire pedissequamente la linea più adatta a perseguire il bene dei cittadini e non il contrario – i servizi abbiano raggiunto, nostro malgrado, in questi decenni).

Ammesso che la nostra democrazia sia ancora sufficientemente forte per non lasciarsi piegare, sin dal momento del voto (e poi della scelta del nuovo inquilino al Quirinale) dalle manovre di palazzo che passano per Forte dei Braschi, serve intanto un rapido, immediato spoil system (non pescando però nel mondo dei militari da cui provengono gli stessi, attuali dirigenti dell’Aise) non soltanto di vertice; esattamente alla stregua di quanto dovrà avvenire per la nostra burocrazia.

E – soprattutto – regole più stringenti rispetto all’operatività e al controllo delle azioni dei singoli agenti (ad esempio immaginando possibili livelli di tracciatura – le nuove tecnologie offrono questa possibilità – che facciano sì che le azioni degli agenti restino ‘segrete’ per tutti tranne che per il potere politico. O finiscono – proprio in ragione di quella loro ‘segretezza’. Che può valere, ma solo nei confronti dell’esterno! Non certo del potere che la sovra-sta – per diventare un potere – anarchico e indipendente – a loro volta pervasivo e sopra quello della Politica).

Il possibile governo Bersani, nella sua (annunciata) lotta alla corruzione, tenga in conto che il principale strumento di pervasività di quelle zone d’ombra del nostro Paese è nella disponibilità del potere esecutivo. E dunque la lotta alla corruzione passa anche per una immediata, forte, radicale ripulita di questo sistema. Senza guardare in faccia… nessuno. (Nella foto in home: Renato Farina, simbolo – comprovato! – del ‘cattivo funzionamento’ – per usare un eufemismo – dei nostri servizi segreti di oggi).

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