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***Il futuro della Nazione***
ORA SPOIL SYSTEM (IN NOME DELL’ITALIA) DELLA NOSTRA BUROCRAZIA, FRENO ALLO SVILUPPO
di MATTEO PATRONE

febbraio 6, 2013 di Redazione 

La Repubblica italiana, erede della più grande tradizione del mondo, fondata sulla più avanzata e raffinata Costituzione, è il punto più alto della Politica mondiale.

Si tratta adesso di riadeguare le proprie istituzioni, i propri sistemi, i propri modelli economici.

Istituzioni: la forma di governo della Repubblica presidenziale, può essere un orizzonte ma da perseguire solo dopo aver liberato il nostro Paese dal cancro della corruzione (come sistema; la corruzione indivuduale, ahinoi, potrà finire ma ciò rappresenta un obiettivo che sfugge alla portata di una sola generazione. Il sistema, invece, può – deve – essere ‘abbattuto’. Ora): perché il potere nelle mani di una ‘sola’ persona richiede il bilanciamento di uno Stato efficiente e affidabile come non è, più, il nostro oggi.

Si tratta dunque di liberare il nostro sistema statuale dai propri attuali lacci e deviazioni: sostituzione immediata di tutti i burocrati collocati nelle posizioni di controllo dei vari apparati del nostro sistema (compresi i nostri servizi segreti, oggi autoreferenziali – anche in… vizio di un lungo tempo di assunzioni, e dunque di composizione di organici, compiute per cooptazione in nome di una discrezionalità ambigua fuori da ogni concorso - quando non deviati almeno quanto la politica degli ultimi vent’anni): indipendentemente, questa volta, dai (presunti) meriti acquisiti e (financo) dalla loro affidabilità. Bisogna liberare (ri)cambiando. Come già denunciato anche sul Corriere della sera da Francesco Giavazzi.

Coloro che si saranno distinti maggiormente nel corso della propria esperienza, potranno rimanere come consulenti dei nuovi responsabili per consentire una continuità ma nella sola, buona amministrazione, rompendo attraverso questa sorta di spoil system nell’esclusivo interesse della Nazione, la ragnatela di relazioni, rapporti segreti, corruzione che abbranchia, oggi, la nostra burocrazia e con essa lo Stato e rende la macchina lenta, inefficace, deviata, fuori controllo (da parte dei cittadini).

Grazie a questo sarà possibile avere uno Stato all’altezza delle proprie straordinarie imprese e dell’intrapresa individuale, e nulla più frenerà il processo di sburocratizzazione e alleggerimento della macchina a tutto vantaggio della libera iniziativa del nostro incomparabile tessuto di piccole e medie imprese. Si parte di qui. ‘Poi’ la Politica.

***

Che cosa si può – deve – fare (subito)? il Politico.it indica la strada ormai da mesi: si tratta di costruire un nuovo sistema-Paese orientato all’innovazione integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e tessuto imprenditoriale. Tecnicamente, il primo passaggio sarebbe una vera riforma del lavoro (intanto, quella voluta dal ministro Fornero è già stata di fatto bocciata dalle prime controversie portate davanti ai giudici, ‘tutte’ risolte con il reintegro dei lavoratori. Perché il problema non è il licenziamento!, ma se si assume, invece, il punto di vista – liberista: per noi sbagliato e controproducente – che ‘pretende’ tutto ciò, è chiaro che una riforma che non consente di licenziare – più di prima – non avrà financo pregiudizialmente – come non lo avrebbe avuto a nostro modo di vedere il ‘licenziamento selvaggio’ nemmeno empiricamente – nessun effetto sulla nostra economia) che introducesse la formazione e che costituisse la leva capace di spingere – rafforzando la coesione – le nostre aziende sulla via (appunto) dell’innovazione (di sé) facendo delle nostre risorse umane (il nostro vero patrimonio, invidiato in tutto il mondo. Dove si fregano le mani per la possibilità, ad un tempo, di ‘sottrarci’ i nostri cervelli, capaci di far scrivere loro pezzi di Storia e di rigenerare le proprie economie, mentre noi stiamo a guardare) il motore di questa ripartenza.

Non servono nuove risorse (Keynes non c’entra nulla: perché siamo nel 2012, ed è ora che cominciamo a pensare nuovi modelli di crescita, smettendo di accomodarci, pigramente, sulle ‘poltrone’ – ideologiche – che ci sono state tramandate dal secolo scorso): basta avere idee chiare su ciò che si vuole fare, e concentrare ciò che si è speso (vanamente, disperdendolo per lo più in mille rivoli) finora per perseguire unicamente questo obiettivo.

Il problema in fatti non è finanziario, ma Politico: si tratta di avere la volontà (e la capacità) di mettersi al lavoro. Ora. (M. Patr.)

(27 gennaio 2013)

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