Top

Per Costituzione 15/3 è data limite Giorgio consenta di anticipare la prima convocazione delle Camere Paese attende risposte (urgenti)

febbraio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Berlusconi: “Troppo lunghi i tempi delle istituzioni. Bisogna riformarle”. Il riferimento è alla necessità di attendere il 15 marzo per l’insediamento delle Camere e la prosecuzione, de facto, dei ‘lavori’ per dare un governo al Paese. Ma la Costituzione indica che la prima convocazione delle assemblee debba avvenire ENTRO venti giorni dalle elezioni, tre settimane che sono dunque un tempo limite e non un tempo obbligato da lasciar decantare prima di potere riprendere le attività parlamentari.

Il capo dello Stato ponga fine a questa inutile ‘sospensione forzata’ che non farebbe altro che esacerbare (ulteriormente) il clima, consegnandoci ad altre due settimane di chiacchiericcio politicante, e consenta una convocazione ‘anticipata’ – in realtà, in tempi utili al Paese – di Camera e Senato per trasferire immediatamente in sede parlamentare – la sede naturale – il confronto per la risoluzione della ‘crisi’ e la formazione del possibile, nuovo governo.

E’ anche questo un modo per cominciare a dare risposta alla sofferenza dei nostri connazionali che non capirebbero per quale motivo per altri quindici giorni – senza che sia necessario espletare alcunché, tranne obblighi burocratici che possono essere adempiuti in tempi molto più brevi – la Politica nel nostro Paese debba restare ferma – a guardare. O al massimo a parlare – mentre l’Italia cade a pezzi.

Emiliano: sia Grillo indicare nome Innovazione chiave Rinascimento

febbraio 27, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi (o chi per lui: Bersani stesso, e il Pd in generale, continuino a mettere le esigenze del Paese davanti alle proprie ambizioni – ‘personali’ – e non escludano ad esempio la proposta fatta da Michele Emiliano, ovvero che sia Grillo ad indicare un – altro – nome – che possa andare bene ad entrambi) non si limiti a proporre ‘merce di scambio’ (come la presidenza di una Camera) a Grillo. Faccia (al M5S) una proposta dal profilo alto, raccontando loro il Paese che vuole (ri)costruire fondandolo sulla innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione. E’ con la Politica che si convince una forza che ha come propria ragione d’essere riportare la classe dirigente italiana a svolgere la propria funzione; non con tatticismi politicistici che rappresentano la precipua contraddizione di questo anelito.

il Politico.it suggerisce da mesi le direttrici fondamentali: basta (ri)leggere i pezzi contenuti nella sezione del Progetto. Grillo potrebbe rendersi conto così di avere parlato, oggi, (nuovamente) con la voce del blogger e del comico – dell’istrione – e non ancora con quella del capo del primo partito italiano che si recherà al Quirinale per le consultazioni di Napolitano; un leader che deve a questo punto rivolgersi a tutto il Paese e non solo ai lettori del suo blog – e assumersi, senza perdere una sola stizza della propria (indispensabile. All’Italia) diversità e della propria spinta al cambiamento, la responsabilità di partecipare alla costruzione del nostro futuro.

Urgenza formazione per crescita Rif. sistema dopo la Politica (vera)

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’urgenza è avviare la formazione per rilanciare l’occupazione e far ripartire la nostra economia (di innovazione). Non la legge elettorale, ridurre stipendi e numero dei parlamentari! La Politica è fatta per perseguire il bene delle Persone, non gli interessi (demagogici) dei politicanti. Mentre noi cincischiamo, ci sono nostri connazionali che non mangiano, altri che non possono continuare a far studiare i loro figli. Questa è l’(unica) priorità! O non ci si chieda da dove nasce il successo del M5S

Mezzo profilo di Pigi: ‘Ora un po’ di toppe per ritirare a vivacchiare’. E fare vincere destra quanto prima. Se questo ‘respiro’, ora di lasciare

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani propone di uscire dall’impasse parlamentare con le stesse armi con cui ci ha fatti infilare nello stesso vicolo cieco: proponendo vacue chiacchiere (in fine) politiciste, soluzioni anti-casta che in questo momento di crisi (in cui le priorità sono ben altre!) rappresentano (un’ulteriore, insopportabile prova di autoreferenzialità, e) la prosecuzione con altri mezzi dell’autodifesa dei politicanti, dimenticando completamente le persone che soffrono – messe per ultime nella scaletta delle priorità – e soprattutto (unica chance di offrire – anche – a loro un contributo vero a rialzarsi) qualsivoglia approccio organico e complessivo (Politico!) che offra una soluzione strutturale alla crisi della nostra economia. Di questo ha bisogno – subito! – l’Italia! Se il Pigi non è in grado di assicurarlo, e pensa di tirare a vivacchiare (“un po’”), per consentire l’ultimo miglio della rimonta del centrodestra – non essendo riuscito a farlo vincere del tutto a questa tornata – è meglio che si faccia da parte. Adesso. Prima che altri danni siano arrecati

***Ecco (unico) progetto per la crescita***
COSI’ SI SALVA (E RIFA’ GRANDE) L’ITALIA
di MATTEO PATRONE

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia ha bisogno di estirpare dal (proprio) corpo (dello Stato) la pianta della corruzione: come premessa per poter aspirare alla propria modernizzazione. ‘Una volta’ fatto questo (o, meglio, mentre il nuovo governo si dà l’obiettivo di fare ciò – con l’appoggio, auspicabilmente, dello stesso Monti e della borghesia illuminata che ruota attorno alla figura del premier, con i quali su questo ci sembra ci sia totale identità di vedute), le chiavi, come diciamo sempre, della costruzione del futuro sono due: 1) – costruire un sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e imprese, nella chiave dell’innovazione e puntando a rifare della Cultura il nostro ossigeno; 2) – Voltare le spalle (alla – propria – autoreferenzialità – oggi, anche, ‘europea’) e, lasciando da parte atteggiamenti snobistici (e controproducenti), accorgersi che (la nostra è una economia doppia, o dimezzata, che gira al Nord e non esiste, praticamente al Sud; e senza rilanciare quest’ultima non sarà possibile far ripartire la crescita – della – intera – Europa! -; e, per questo,) è necessario tendere le mano alle popolazioni giovanissime – quelle dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo – che – al netto di possibili ‘incidenti su – questo, loro – percorso’; ma che noi possiamo scongiurare proprio e solo in questo modo! E non, appunto, snobisticamente ‘dimenticandoli’ – hanno voglia di fare proprio il nostro modello di democrazia e di sviluppo (certo, quest’ultimo, un po’ da rivedere. Come specificheremo meglio qualche riga più avanti) immaginando un possibile progetto di crescita comune con loro (puntando a rimettere al centro – degli scambi, economici, culturali – la Sicilia, la Calabria, la Campania e il resto del nostro Mezzogiorno).

Senza avere più la pretesa (vana!) di agganciare lo sviluppo del Sud ad una mittel-Europa lontana (concettualmente e geograficamente) – come diciamo sempre – ‘migliaia di chilometri’. E accorgendoci che ciò che vale per la Sicilia, può valere anche per la Grecia e per la Spagna: ovvero, le (altre) aree del meridione d’Europa ‘in sofferenza’, vero buco nero – oggi – delle finanze pubbliche europee e ‘punto di caduta’ della tenuta della costruzione europea e dello stesso euro.

Il Mediterraneo è già stato (nel corso della – nostra – Storia) tutto ciò: chi vuole provare ad individuare soluzioni REALI – e non applicare semplici tecnicismi o insufficienti ‘toppe’ per qualche falla inevitabilmente pronta a riaprirsi magari dopo l’ennesimo sperpero di soldi pubblici a fondo perduto (ad esempio sottoforma di aiuti alla Grecia) – chi vuole, insomma, restituire ‘una’ Politica all’Italia (e – all’Europa) – deve forse tenere conto di questa prospettiva.

Se poi questa non sia (esattamente: ma ci sembra che molti di questi spunti siano stati ormai abbastanza diffusamente fatti propri) la ‘linea’ di Bersani (e di Renzi), di certo è quello che – secondo noi – può (e ‘deve’) fare il (solo) Pd.

La competitività per noi cresce dunque solo utilizzando la ‘leva’ del nostro principale patrimonio: le nostre risorse umane: quelle che, quando scelgono (ad esempio) di fare ricerca, sono le più gettonate nel (resto del) mondo (mentre noi le dimentichiamo e, anzi, possibilmente ‘allontaniamo’: perché non facciano ombra ai nostri figli/ figliastri); quelle che, negli anni Sessanta, in dieci anni sono state capaci – adeguatamente guidate e coordinate da una Politica alla loro altezza – di risorgere dalle macerie della guerra e di farci diventare la quinta potenza economica del pianeta.

Come si fa? Le chiavi sono ‘sempre’ quelle: educazione; istruzione; formazione. Quest’ultima per l’oggi, l’altra per il (prossimo!) futuro. Il tutto reso maggiormente ‘appetibile’ e motivante (anche per chi ha punti di vista – e ‘sensibilità’ – Politiche – diversi, ad esempio da destra) nella chiave di una innovazione alla quale le nostre imprese possono essere ‘riorientate’ proprio approfittando della formazione per aumentare (ad un tempo) la produttività, specializzare (meglio o ‘nuovamente’) i propri dipendenti – nel senso della rinnovata produzione – ed avere da loro anche un maggior (, potenziale,) contributo in termini di creatività e di ‘indirizzo’ (nelle stesse scelte delle aziende. Anche se il presidente di Confindustria, che sappiamo essere molto sensibile sul tema dell’innovazione – e quindi, inevitabilmente, anche su quello della formazione – di cogestione non vuole sentire parlare. Ma, per capirci, il ‘modello tedesco’ è questo).

E, grazie a tutto questo – ecco il secondo fattore di competitività e di crescita, ‘figlio’ direttamente del precedente – poter uscire sul mercato con i migliori e più appetibili nuovi prodotti (anche – nella prospettiva di dare un contributo ad un arricchimento della qualità della vita delle Persone e non soltanto al fine della ’vendita’ della sola merce – incuranti delle ‘ricadute’ sociali e culturali).

Tutto ciò – che significa un modello di sviluppo a ‘misura d’uomo’ e dunque può rappresentare un fattore di innovazione anche sul piano di un nostro modo di crescere che non assomigli lontanamente, d’altra parte, a quello un po’ fine a se stesso – per quanto ammirabile – del dopoguerra, che ha rovinato le nostre città, le coste e una buona parte del nostro incomparabile territorio – può essere tanto più fruttuosamente applicato al Sud.

Per quale motivo?

Primo perché al Sud conserviamo le nostre maggiori bellezze ambientali e culturali, e applicare la formula-ministro Passera di una ripresa del modello di crescita hard-style/ pesante – fondato ‘tutto’ sull’estrazione petrolifera e sulle infrastrutture nella versione del secolo scorso (che pure non vanno ovviamente abbandonate. Anzi… in un contesto come quello che stiamo descrivendo) – è davvero antistorico e controproducente; secondo perché i popoli di cui parlavamo – quelli dell’Africa del Nord – sono molto più giovani del nostro: e ogni sforzo nella chiave dell’innovazione – cioè della (ri)generazione di futuro (a 360°) – non può che ricever una spinta ancora maggiore da ‘risorse umane’ di un’età media che si aggira intorno ai 25 anni (!) e che saranno – più ancora che, ad oggi, purtroppo – ma possiamo ricevere un’ottima iniezione di fiducia da tutto questo ad invertire anche questa tendenza all’invecchiamento degli italiani – la maggioranza di tutti noi! – protagoniste di quel futuro (oltre ad essere ‘figlie di questo tempo’). La loro partnership rappresenterebbe per noi – e non il contrario – un incredibile ed insperato traino. (29 novembre 2012) Read more

Pd cerchi accordo M5S.Le istanze (civiche, democrat.) sono stesse

febbraio 25, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

In caso di maggioranza alla Ca- mera e ‘pareggio’ (con minoranza dei seggi) al Senato, si tenti la strada di un accordo Politico (cioè sulle scelte reali. A cominciare da quella di agire nell’esclusivo interesse di TUTTI i nostri connazionali) tra Pd e Movimento 5 Stelle: un quarto dell’elettorato ‘merita’ di essere coinvolto (direttamente! Con posti – ai giovani eletti in Parlamento -) nel governo del Paese. Le piattaforme, la prospettiva (civica e democratica), le istanze e – da oggi – financo gli elettorati, sono gli stessi.

Come il Politico.it ha scritto per primo – e in tempi non sospetti – si tratterebbe di un accordo del tutto naturale. Che solo a causa dell’autoreferenzialità dell’attuale classe dirigente Democratica non è potuto avvenire in passato. Anche perché i voti di Grillo sono – potenziali – voti del Pd, a cui – il nostro Claudio Giammarino docet – i 5S hanno sottratto più consensi che a ogni altra forza.

Un Pd che li può (ri)conquistare: aprendosi (anche nella prospettiva di dare vita ad un contenitore democratico, civico, unitario: ovvero lo stesso Pd che compiesse finalmente la propria vocazione di partito – non porta questo nome per caso! – Demos-cratico. A cominciare da primarie finalmente aperte e ‘libere’) al Movimento, e facendosi partito-baricentro della Nazione impegnato a perseguire il bene esclusivo di TUTTI gli italiani, lasciandosi aiutare dai 5S a riallacciare un confronto e a tornare ad ascoltare le esigenze (peculiari!) dei cittadini. Puntando ad unire – in ultima istanza – le esigenze della democrazia rappresentativa con quelle della (futuribile) democrazia diretta. In un esperimento che – se approcciato con convinzione. Da chi avesse, e lo deve chiarire – in primo luogo a se stesso – quel dinamismo necessario a dare vita a tutto ciò – non potrebbe che fare il bene dell’Italia.

Su provvedimenti che fossero nell’esclusivo interesse di ogni nostro connazionale, ne siamo certi, Pd e M5S non potrebbero che (ri)trovare una piena unità d’intenti. L’importante è lasciarsi alle spalle le ingessature del politically correct, vera causa del (de-crescente) fallimento elettoralistico del centrosinistra nell’ultimo ventennio, e prendere finalmente a fare (solo) ciò che serve veramente – nella prospettiva dell’innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione – al nostro Paese.

Il nostro progetto, del tutto affine (anche) a quello dei 5S, è a disposizione, ancora una volta, del Pd – che lo ha del resto già fatto proprio in molte parti nel suo programma – per arrivare ad una (preliminare, piena) base d’intesa (appunto Politica) con gli attivisti del Movimento.

Se, verificata la disponibilità di Grillo, le condizioni (non) lo consentissero, si torni a votare solo per il Senato. Chiedendo agli italiani un’assunzione di responsabilità per la (loro) governabilità. Un ritorno tout court alle urne, che non passasse per un (profondo) rinnovamento Democratico (a cominciare dalla leadership), rischierebbe – ne tengano attentamente conto i dirigenti del Pd, a cominciare dal vicesegretario Letta – di regalare l’Italia per altri cinque anni alla destra.

Ma subito dopo voto si tratta agire Politica elevi italiani con istruzione

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi: “Ancora quattro giorni e ci riposiamo”. Ma le elezioni non sono la conclusione, ma il passaggio allo step superiore nel percorso cominciato con la campagna elettorale. Una volta chiarita la composizione del Parlamento, la Politica non avrà più alibi: dovrà gettarsi anima e corpo nel dare risposte alle esigenze reali dei nostri connazionali. Tra loro, lo ricordiamo a chi fosse distratto da più fatue occupazioni (tra i politicanti), ci sono persone che – tout court; stiamo parlando di nostri connazionali! – non mangiano, e altre che non possono far studiare i propri figli; sancendo la fine della nostra civiltà (insieme alla vergogna disumana delle carceri, che il presidente Monti si è guardato bene dal mettervi mano pure dopo avere annunciato – ancora una volta – che lo avrebbe fatto) e compromettendo un futuro del nostro Paese che – a iniziare dalla possibile ripartenza della nostra economia – è legato a doppio filo alla coesione, che è quella formula magica che fa sì che più persone stiano bene come gli italiani che si trovano nella parte alta delle graduatorie per benessere e reddito della nostra nazione, e dunque abbiano più possibilità materiali e, come dire, morali per essere consumatori e produttori efficienti e tali da assicurare una costante spinta alla nostra stessa economia. Senza coesione l’Italia non va da nessuna parte ed è per questo che rispondere al grido di dolore delle persone che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese è una priorità di sinistra ma anche di destra; e dunque vale quale che sarà il governo che si troverà ad ereditare questa situazione. La cui principale chiave risolutiva sta, ancora una volta, nell’istruzione, nell’educazione, nella formazione (da rilanciare dandoci l’obiettivo dell’innovazione). Perché un Paese di persone istruite, preparate, coscienti del proprio potenziale, capaci di creare e di produrre in modo elevato e originale, è un Paese che ‘gira’ di più e la cui economia – se si tratta dell’Italia – può esplodere fino ad una possibile, doppia cifra. Sarà dunque di qui che quale che sarà il prossimo governo della Repubblica italiana sarà chiamato a partire; proprio per risolvere – strutturalmente e più efficacemente – ogni altro singolo, specifico nodo e questione.

Un anno di successi de il Politico.it Se siamo qui merito anche nostro

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se queste elezioni si stanno infine tenendo, scongiurando, prevedi- bilmente, il consolidamento di un sentimento di frustrazione e riluttanza da parte del popolo italiano, grazie ad un auspicabile governo del Pd che dovrà agire nell’esclusivo interesse di TUTTI i nostri connazionali, il merito è anche – soprattutto – de il Politico.it, che alcuni mesi fa ‘convinse’ le cosiddette élite che le critiche a Monti non fossero irresponsabili, e che la democrazia può funzionare solo se se ne rispettano tutte le regole (comprese quelle non scritte).

Un (ulteriore) successo del giornale della politica italiana che mesi prima – è ormai trascorso un anno – si appuntò il gallone di avere contribuito in modo decisivo a far cambiare idea al ‘partito dei lavoratori’ e a fermare la non-riforma del licenziamento selvaggio del governo Monti, salvando così milioni di nostri connazionali dal rischio di cadere (come molti altri di noi che, pure, si sono trovati in quella condizione a prescindere dalla possibile perdita del posto di lavoro) in povertà. Così come fu il Politico.it a spingere in modo risolutivo il Partito Democratico a fare le sue primarie, quelle per la premiership (volute per primo da Pippo Civati) così come quelle per la scelta dei parlamentari, contribuendo al consolidamento della nostra democrazia, segnando la prima battuta d’arresto nella curva del consenso del Movimento 5 Stelle e restituendo una linea ascendente a quella del Pd.

Ma il nostro principale merito e punto di orgoglio resta avere contribuito a riportare la discussione sui contenuti, e in particolare avere sfondato con l’idea (originale) che l’Italia si salva solo puntando sull’innovazione da declinare attraverso l’istruzione, la ricerca e la formazione. Propositi che, a questo punto, potranno essere seguiti dall’assunzione di responsabilità della Politica di agire e assumere scelte concrete per la realizzazione del progetto. Il giornale della politica italiana continuerà a svolgere la propria funzione, per il momento qui, di punto di riferimento saldo, autorevole e credibile sulla strada per fare della nostra Nazione finalmente un grande Paese (libero dai gangli della corruzione e, dunque,) moderno.

Errore Pd?Non votare mom. giusto Seduti su allori caduta Berlusconi

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it ha ripetutamente invitato il Pd a togliere il proprio sostegno ad un governo Monti che – dopo la caduta sul tentativo di abolire l’art. 18 – non era più nell’interesse dell’Italia, essendo crollato nell’apatia e nell’immobilismo, così da tornare a votare (subito) e fare il bene del nostro Paese che coincideva con quello di un centrosinistra che avrebbe potuto conquistare una (larga) maggioranza e mettersi immediatamente a fare ciò di cui il nostro Paese aveva bisogno.

Ma il ‘polso debole’ di Pigi (ricordate? “Andare al governo è una sfida mica da niente, è ‘na roba da far tremare i polsi”) ha indotto tutti a più (miti, e perdenti) consigli. Ecco come, il 25 maggio dello scorso anno, ancora una volta il giornale della politica italiana redarguiva il centrosinistra circa i rischi di regalare a Berlusconi tutto il tempo necessario a decantare il fallimento del proprio esecutivo e a preparare il terreno per la propria rimonta:

“Con la sua proposta-boutade in senso presidenzialista, Berlusconi compie un passo (deciso) verso la “conferma” (“finale”) della (nostra) previsione per cui “il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra quello che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95″: una straordinaria occasione per riorganizzarsi e, approfittando delle indecisioni di un avversario vincente nei numeri (e – non – per de-merito ‘suo’) ma perdente nella mentalità, accrescere le (proprie) chance di poter tornare a vincere (se si voterà) nel 2013. Quello che potrebbe “restare” negli annali della politica italiana (di questo ventennio) – insieme alla destra al governo dal 2008 al 2018, con in mezzo una occasione clamorosa buttata dal Pd insieme alla possibilità (e alla – sua – responsabilità) di cambiare questo paese – il (principale) “capolavoro” di Pigi”

(25 maggio 2012)

***Il futuro dell’Italia***
IL PAESE NON PUO’ ASPETTARE (A LUNGO)
di MATTEO PATRONE

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi: “Ancora quattro giorni e ci riposiamo”. Ma le elezioni non sono la conclusione, ma il passaggio allo step superiore nel percorso cominciato con la campagna elettorale. Una volta chiarita la composizione del Parlamento (e, a questo punto, la capacità o meno delle nostre Camere fresche di elezione di esprimere un nuovo governo), la Politica non avrà più alibi: dovrà gettarsi anima e corpo nel dare risposte alle esigenze reali dei nostri connazionali. Tra loro, lo ricordiamo a chi fosse distratto da più fatue occupazioni (tra i politicanti), ci sono persone che – tout court; stiamo parlando di nostri connazionali! – non mangiano, e altre che non possono far studiare i propri figli; sancendo la fine della nostra civiltà (insieme alla vergogna disumana delle carceri, che il presidente Monti si è guardato bene dal mettervi mano pure dopo avere annunciato – ancora una volta – che lo avrebbe fatto) e compromettendo un futuro del nostro Paese che – a iniziare dalla possibile ripartenza della nostra economia – è legato a doppio filo alla coesione, che è quella formula magica per la quale più persone stanno bene come gli italiani che si trovano nella parte alta delle graduatorie per benessere e reddito della nostra nazione, e dunque hanno più possibilità materiali e, come dire, morali per essere consumatori e produttori efficienti e tali da assicurare una costante spinta alla nostra stessa economia. Senza coesione l’Italia non va da nessuna parte ed è per questo che rispondere al grido di dolore delle persone che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese è una priorità di sinistra ma anche di destra; e dunque vale quale che sarà il governo che si troverà ad ereditare questa situazione. La cui principale chiave risolutiva sta, ancora una volta, nell’istruzione, nell’educazione, nella formazione (da rilanciare dandoci l’obiettivo dell’innovazione). Perché un Paese di persone istruite, preparate, coscienti del proprio potenziale, capaci di creare e di produrre in modo elevato e originale, è un Paese che ‘gira’ di più e la cui economia – se si tratta dell’Italia – può esplodere fino ad una possibile, doppia cifra. Sarà dunque di qui che quale che sarà il prossimo governo della Repubblica italiana sarà chiamato a partire; proprio per risolvere – strutturalmente e più efficacemente – ogni altro singolo, specifico nodo e questione.

No a gov. un anno per poi rivotare Vincerebbe destra. Berlusconi sa

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Chi vince (di poco) e poi governa (male. Magari con l’aiutino della partecipazione – in grande coalizione – della destra) se si rivota a distanza di dodici mesi perde. E’ matematico. Il Pd sappia che votare fra un anno – magari dopo un esecutivo, appunto, di grande coalizione – significherebbe consegnare il Paese per altri cinque anni al Cavaliere. Meglio – se questa è l’intenzione – allora (ri)votare (subito). Con Matteo (Renzi) in grado di far vincere largamente il centrosinistra e di garantire (la modernizzazione del Paese e) un governo di legislatura

Pd più Monti più Grillo 192 senatori Un gov. può nascere in interesse I.

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

I (veri) numeri al Senato cambiano molto. Il centrosinistra, sia pure tracollando, ha vinto le elezioni. Punto. E ha il dovere di trovare una soluzione al problema della governabilità.

Pd più Monti più Grillo al Senato fa 192: una maggioranza amplissima. Non sarà facile, ma il Pd ha il dovere di tentare di imbastire una proposta di governo che possa coinvolgere anche i due possibili alleati. Offrendo un posto nell’esecutivo al presidente del Consiglio uscente – come il Politico.it suggerisce da mesi – e a (giovani) esponenti del Movimento 5 Stelle eletti in Parlamento.

Ma la chiave della praticabilità della prospettiva sta tutta nella sua sostanza: può (nascere e) ‘reggere’ solo se viene imbastita (con dinamismo) per dare risposte reali alle esigenze dell’Italia; muovendo dai provvedimenti da assumere, con sobrietà, passione, avendo nella mente e nel cuore solo il desiderio di salvare e rifare grande il nostro Paese. In questa luce il miracolo di un governo che duri, con quei numeri, non è fuori portata.

Ma è la Casta a ‘gonfiare’ Grillo ‘Smacchia’ ritorno a Politica (vera)

febbraio 23, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli italiani non seguono affatto Gril- lo ‘come pecore’. La situazione non è più quella del ‘popolo bue’ dell’immediato preguerra. Gli italiani – e in particolare gli eletti e molti degli elettori 5S – sono persone dotate di spirito critico, che non accettano che alla guida del Paese permangano persone che essendosi corrotte nell’autoreferenzialità del potere, non rispondono più alle esigenze dei cittadini, accendendo in loro il bisogno – insopprimibile. Per il -proprio- bene! – del cambiamento.

E, al tempo stesso, una vittoria dei 5S – che ce le hanno, delle proposte, a differenza di quanto vuole la vulgata castale, ma non una piattaforma organica e complessiva; e soprattutto una leadership capace di assumere la guida del Paese – rappresenterebbe un fattore di instabilità che rischierebbe di spalancare le porte ad appetiti deprecabili (che non sono necessariamente ‘in’ Grillo! Che non ne ha la ‘forza’. Aprite gli occhi. Ma in ciò che il disfacimento – provocato da lui o – come vedremo ora – dalla politica politicante – potrebbe portare).

Ma lo stesso accadrebbe qualora a riassurgere al potere fossero l’immobilismo e l’inconcludenza di questo ventennio (con particolare ‘acutezza’ negli ultimi dodici anni), vera causa del malcontento dei cittadini e dunque dell’esplosione del fenomeno Grillo.

Che i politicanti possono ‘sgonfiare’ solo rimettendosi a fare Politica! E non, autoreferenzialmente, rammaricandosi delle preferenze dei cittadini (che se si esprimono per la cosiddetta ‘antipolitica’, avranno – come abbiamo visto – le loro buone ragioni, data la sterilità – pluridecennale – di chi li ha governati fin’oggi). (Mentr)e fare Politica significa elaborare contenuti e assumere scelte concrete nell’azione per far ripartire (per ‘intanto’) la nostra economia.

Altrimenti sarà (stata) la casta a spalancare le porte a derive anti-democratiche, e non la (sua) cartina di tornasole.

Monti vuole applicare ricetta che ha già perso nel resto del mondo

febbraio 22, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti confonde il liberismo con la modernità. Modernità è restituire conoscenza ai lavoratori subor- dinati (in tutti i sensi). E, così, rielevarli e riallacciare la coesione, e favorire – in questo modo – la crescita dell’(intero) Paese.

Modernità non è superare tutti gli ostacoli al perseguimento degli interessi (particolari) di pochi (tra cui la concertazione), allargando la divaricazione in termini di riconoscimento di diritti e dunque riducendo ulteriormente il numero di italiani che producono (esprimendo per intero il proprio potenziale – creativo e dunque di crescita) e consumano, relegando nella povertà (attraverso l’aumento delle tasse – senza progressività – e il ‘licenziamento facile’) – tanto più in un momento di crisi – un numero sempre maggiore di cittadini.

La soluzione di Monti è la stessa praticata in Cina: l’intero ‘costo’ (umano?) della crisi (e della sfida allo sviluppo) sulle spalle delle Persone. Praticata dalla Cina, fin quando non si sono accorti che così, anche per loro, cominciava un’imprevista frenata e che il traguardo del superamento del Pil americano (e della doppia cifra) si allontanava irrimediabilmente.

Il liberista Monti vuole applicare all’Italia un modello vecchio di decenni che è alla base della crisi attuale (cominciata, lo ricordiamo, non in Italia ma là dove il liberismo viene praticato senza freni) e non provare a (ri)lanciarla nella (vera) modernità: della crescita fondata sulla coesione e sulla conoscenza, ovvero sul riconoscimento (sostenibile, perché produttivo) dei diritti – e non soltanto sulla loro riduzione.

***Su lavoro si ‘gioca’ il futuro dell’Italia***
UNA (VERA) RIVOLUZIONE (DI LIBERTA’)
di MATTEO PATRONE

febbraio 22, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se i nostri lavoratori, invece di essere minacciati di vedersi gettati nella povertà – alimentando una spirale di scelte estreme – loro e degli (stessi) imprenditori – che continua a stupire, e a inorridirci, nessuno degli attuali politicanti abbia la forza, e l’onestà, per contribuire almeno con una parola a fermare – vengono forniti degli strumenti per poter godere (al contrario) di una libertà più profonda di quella di sottrarsi il posto l’un l’altro nel “mercato” (“consolidato” – ? – in senso liberista) del lavoro (mossi solo da un disperato, e lacerante – la coesione e il senso di unità – istinto di sopravvivenza), formandoli (a 360°) a svolgere nuove mansioni in aziende (ri)lanciate nel senso dell’innovazione, e valorizzando poi appieno quel (“ritrovato” – ?) spessore (umano) facendoli partecipare – come accade in Germania! – alle scelte delle imprese, si otterrà il triplice effetto di non lasciare più soli (in tutti i sensi) i nostri imprenditori, di consentire agli “operai” di emanciparsi (loro, e le – proprie – famiglie – sempre di più: se è vero che i figli di genitori “istruiti” hanno – ancora – più possibilità di costruirsi un futuro all’altezza delle – nostre – aspettative) dalla loro (insostenibile) condizione (“puramente” materiale), e di determinare (attraverso la – loro – crescita. Culturale e, quindi, umana, e a “cascata” tecnica e professionale) la crescita (della – nostra – economia). E’ questa la (vera) rivoluzione (di libertà)! Ed è in questa chiave che la Sinistra (del – nuovo – ? – millennio) può (e deve) trovare la propria ragione d’esistere.

MATTEO PATRONE

 

***Il futuro della Nazione***
UN VOTO AL PD PER RIFARE GRANDE L’ITALIA
di FRANCO LARATTA*

febbraio 21, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il M5S è la novità di queste elezioni. Ed per questo che riempie le piazze. Perché si distingue da ciò che è stato finora. E del quale il popolo italiano è stanco. I rappresentanti del Movimento 5 Stelle sono persone oneste e responsabili. Ed è per questo che il Politico.it, ancora una volta per primo, ha suggerito – come sempre venendo ascoltato – al Pd di ‘aprire’ con il Movimento di Grillo un dialogo in Parlamento. Ma il M5S da solo, privo di leadership, privo di una – reale – piattaforma Politica, tale da assicurare un governo saldo all’Italia, rischierebbe di spalancare le porte a derive peggiorative della stessa, attuale situazione di stallo. E dunque di rappresentare il (non desiderabile) ‘coronamento’ (una svolta, ma non quella sognata) di vent’anni di deriva autoreferenziale. L’unico voto utile, anche per chi ‘simpatizza’ per i 5S, non può che essere quello per il Partito Democratico: non perché – elettoralisticamente – sia la sola forza che può vincere queste elezioni (mentre le altre possono solo, nella migliore delle ipotesi, non perderle); ma perché – come il giornale della politica italiana ripete da mesi – è la componente che più di tutte si avvicina al ‘voto di protesta’ per il Movimento 5 Stelle, perché esprime il cambiamento rispetto agli ultimi cinque anni di governo delle destre di Monti e Berlusconi, e degli ultimi venti ‘riprende’ solo ciò che di buono è stato fatto (il – vero – risanamento; l’entrata nell’euro con i governi di Romano Prodi); in una tensione all’innovazione e alla costruzione del futuro ispirata (‘anche’) dalle proposte del giornale della politica italiana. Per offrire, così, quella guida sicura, quella saldezza del possibile partito-baricentro della Nazione, erede della migliore tradizione della nostra Politica – da Alcide de Gasperi a Enrico Berlinguer – che rappresenta ciò che di più desiderabile queste elezioni propongano agli elettori. Che ci sferza a votare in questo breve appunto (privo di riferimenti elettorali) per il ‘suo’ giornale alla vigilia del voto, il deputato del Pd. di FRANCO LARATTA* Read more

Futuro del diritto del lavoro nella formazione. Punto di unità opposti

febbraio 20, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La riforma del lavoro è lo snodo-chiave per la ripartenza della nostra economia, il punto di frattura delle ideologie del novecento (proprio per questa ragione non si è ancora riusciti a mettervi mano con efficacia e qui sta l’elemento di maggiore arretratezza dei nostri sistemi economici) e il banco di prova della modernità (e della maturità) di una Politica che (lasciandosi alle spalle i retaggi post-ideologici del secolo scorso) deve far vedere di avere capito che il punto di congiunzione tra le opposte (?) istanze del libero mercato e dei diritti dei lavoratori, dello sviluppo e del progresso (equità), in definitiva del capitalismo e del(l’altra faccia della – stessa – medaglia del) socialismo, sta nella formazione (continua. Nella chiave dell’innovazione) dei lavoratori come leva per la (loro) ‘liberazione’ (delle – nostre – risorse – umane), per la crescita (attraverso il – loro – ‘traino’) delle nostre aziende e dunque per (il superamento della crisi – della Politica. In questo – stesso – senso – e) la crescita (della – nostra – economia)

Servizi segreti strumento nelle mani della corruzione

febbraio 20, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al vertice di tutto c’è la corruzione. Per corruzione non s’intende soltanto il colletto bianco che intasca una mazzetta, ma interi gangli del corpo dello Stato ‘deviati’ che agiscono contro gli interessi di singoli cittadini o intere parti (politiche) della nostra Nazione. Fino ad assumere toni e sfumature che potremmo financo arrivare a definire eversive. I casi Telekom Serbia, l’archivio di Pio Pompa nell’attico di via Nazionale, ne sono la concretissima dimostrazione.

Ebbene, lo strumento più pervicace della suddetta corruzione sono i servizi segreti, che potendo penetrare capillarmente in ogni anfratto della nostra società, sono in grado di offrire al sistema della corruzione un patrimonio di informazioni – del tutto illegali e incostituzionali – tali da consentire di esercitare poi un potere quasi assoluto ai danni delle ‘vittime’. Servizi che – non limitandosi a raccogliere informazioni – agiscono come clava da far roteare sul capo di ‘nemici’ e avversari politici stringendoli in ‘ragnatele’ di relazioni (corrotte) nelle quali il perseguitato, suo malgrado, è ‘stretto’ senza poter ‘gridare’ di esserlo, salvo essere tacciato di millanteria.

Il potere discrezionale assoluto dei servizi è tale da configurare come detto profili quasi eversivi. E stupisce che la Politica – nonostante, naturalmente sempre a sinistra – perché della storica avversione dei ceti ‘moderati’ nei confronti dei progressisti post-comunisti stiamo naturalmente sempre parlando – ne sia stata più volte vittima: vedi i casi sopracitati; vedi il tentativo di dossieraggio nei confronti di alcuni leader del centrosinistra – non ne abbia mai preso coscienza (?) o abbia voluto trarne le debite conseguenze. Forse per quella stessa mancanza di autonomia (di pensiero) e di coraggio che l’ha portata a non avere ancora risolto il conflitto di interessi per non ‘dispiacere’ Berlusconi.

Capiamoci: non può ragionevolmente, democraticamente esistere, nel Paese culla della corruzione (finché non avremo cambiato la nostra in-cultura), un organismo dello Stato libero di agire potenzialmente, perché ‘segretamente’, a discapito di qualsiasi cittadino onesto, sia per regole d’ingaggio particolarmente premianti, sia per il ‘vizio’ d’origine della copertura dietro la quale nascondere qualsiasi tipo di azione illegale o anche solo estemporanea: perché inevitabilmente lo farà – nella patria della corruzione – in modo (corrotto e) deviato. Non abbiamo (ancora) raggiunto gli Stati Uniti quanto a maturità della nostra democrazia. E il collateralismo ‘storico’ dei servizi cosiddetti ‘deviati’ (la notizia è che probabilmente non esiste più una vera distinzione tra quelle parti che lo sono e quelle che non – ? – lo sono) con la destra neo-fascista completa il quadro.

Così mentre sulla scena si svolge l’ininfluente teatrino politicante, nel retro-scena avvengono le vere ‘operazioni’ capaci di decidere i destini del nostro Paese (finché la Politica, che ha il – vero – e potere e la conseguente golden share, sarà – autoreferenziale e – così-debole). S’intende, senza che nessuno di noi – a cominciare dai politicanti – ne sia minimamente informato. Fin quando un caso come quello di Mps esplode a poche settimane dalla fine di una campagna elettorale data da tutti i sondaggi per ‘vincente’ – sulla carta. Prima di quell’evento – per il centrosinistra e qualcuno – peraltro presidente del Copasir: è necessario toglierci di dosso la cappa inciucista e bicameralista vero freno al compimento del centrosinistra e della nostra democrazia, presidente D’Alema – si domanda come quella tempistica si sia potuta ‘verificare’ (mentre un protagonista di spicco di quella vicenda viene candidato nelle fila di una lista concorrente e ‘moderata’ – ?).

Mentre rimetterà al suo posto la finanza, la Politica – il governo dell’Italia – deve fare lo stesso anche con i servizi segreti: riducendone notevolmente la discrezionalità; e, visto che in questi anni si è potuto fare il bello e il cattivo tempo a nostra insaputa, cambiandone pervicacemente vertici e gangli fondamentali (senza pescare, nella scelta dei sostituti, nello stesso, contiguo ‘mondo’ militare dai quali provengono i rimuovendi: o si cambierà tutto senza cambiare nulla). Perché con le sole regole non si redime un corpo, se gli autori delle (possibili) malefatte restano – segretamente – gli stessi

Italia non deleghi Europa soluzione propri problemi. Così aiuterà unità

febbraio 20, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tutti noi ci riconosciamo nella pro- spettiva dell’unità Politica europea. Ma questa non può essere un alibi per non trovare (da noi) le soluzioni ai nostri problemi. Perché oggi è come se l’Italia fosse una palla al piede: dell’Europa e di quello stesso processo di integrazione! Gli altri Paesi sono inevitabilmente più renitenti, se non possono fidarsi completamente dei loro partner. L’Italia deve quindi dimenticare di avere un punto di riferimento nell’Europa, e trovare da sé le soluzioni come se quel punto di appoggio non esistesse. O meglio concependole anche nella chiave europea (ad esempio raccogliendo il nostro spunto della proposta di una ambasciata unica per l’export su Cindia – e non solo); ma senza delegare all’Europa (e alla sua buros-crazia; da aggirare e sostituire con la Politica reale) il compito di definire la via e di praticarla. (Non) aspettando, in qualche modo, che cada dal cielo. E’ così che aiuteremo con tanta più forza il processo di integrazione e di unità Politica del Vecchio continente.

Rispetto alle politiche industriali, per esempio, l’Italia non aspetti che l’eventuale proposta di una maggiore integrazione tra imprese (italiane ed) europee (e financo asiatiche e non solo, prevenendo con l’integrazione e il coordinamento il rischio, segnalato anche dai servizi, di un’invasione cinese nel nostro tessuto economico), per il rafforzamento della loro ‘offerta’ sul mercato globale, venga da un vertice europeo (ancora più ingessato dei nostri, nei quali tutto sommato la volontà di trovare soluzioni esiste): la Politica (italiana) passi a realizzarla, coordinando (lei!) l’incontro e la fusione tra le singole imprese (facendosi carico lei – ovviamente intessendo le necessarie relazioni con gli altri partner coinvolti – dell’interesse – nazionale e – europeo!).

Sarà così, assumendosi nel fare Politica la leadership (reale! E non più sovra-strutturale e ‘verticistica’) del processo di integrazione, che l’Italia (si rialzerà in piedi, e) darà il maggior contributo possibile al coronamento del sogno dell’Europa unità dei suoi (stessi) padri.

Grazie a noi, a Monti e al Pd si torna/i a parlare di (soli) contenuti

febbraio 20, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it riconosce che durante l’ultimo anno si è avuto un effettivo salto di qualità proprio per ciò a cui facevamo riferimento ieri: si è tornato a parlare di contenuti; in qualche misura potremmo affermare che ‘non ci sarebbe(ro state le proposte)’ de il Politico.it se non ci fosse stato il governo del professore, che anche in questa campagna elettorale è stato il primo – seguendo anche il nostro suggerimento – a dedicarsi alle (‘sole’; fingiamo pure di dimenticare la deriva, sempre di stampo personalistico e autoreferenziale, che ha il suo ‘culmine’ nell’epopea del cane Empy) proposte.

Badate che non si tratta di un cambio da poco: anche se ancora i giornali stentano a recepire questa ‘svolta’ (che c’è stata) e nel campo delle proposte continuano a dar spazio soltanto a quelle clientelari e un po’ demagogiche del tipo (sparata) ‘meno tasse per tutti’, l’inizio dello sforzo per tornare a concentrarci sui contenuti prelude senz’altro al ritorno all’azione e a praticare le soluzioni. E il merito di questo cambiamento di orizzonte tenderemmo, un’(altra) volta tanto, ad intestarcelo. Insieme al presidente Monti e, ora, al Pd, che nelle ultime settimane ha messo in campo ciò che noi avevamo sempre indicato: il Pd era come un gigante addormentato; quando avesse ripreso coscienza della propria indispensabilità per salvare e rifare grande l’Italia, nessuna forza avrebbe avuto lo spessore, la tradizione (sì, la tradizione: una grande e gloriosa tradizione Politica: Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Enrico Berlinguer, sono ciò che di più alto il nostro Paese abbia espresso alla guida della nostra Nazione), la preparazione per mettere in campo un grande progetto organico e complessivo per la costruzione del nostro futuro che ha costitutivamente il Partito Democratico. Che questo, deve fare! Proprio perché è/ sia il partito-baricentro del Paese, quello chiamato a caricarsi sulle spalle la responsabilità di fare il suo bene. Esclusivo.

E siamo certi che Pier Luigi Bersani sarebbe un grande presidente del Consiglio: il premier che restituirà la Politica al fare, e la porterà via da quella dependance dello show business nella quale era declinata e si era sterilizzata.

Monti:’Coordinare offerta turistica’ Per (ri)fare dell’Italia più grande (e unico) ‘parco integrato’ del mondo

febbraio 19, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente Monti, lo abbiamo già scritto, ha il merito di avere contribuito – con noi e con il Pd – a riportare – per quanto possibile, vista l’autoreferenzialità collaterale a quella politicante del nostro giornalismo di oggi – l’attenzione sui contenuti, con proposte anche interessanti.

Tra cui quella (ultima) di una riorganizzazione del settore turistico nel senso di un maggiore coordinamento ‘centrale’ per rilanciare unitariamente un florilegio di iniziative (di promozione) sfilacciate e spesso prive del senso d’insieme dell’incredibile patrimonio rappresentato dal nostro Paese in quanto tale.

Ecco il punto: la Politica organizzi – magari con l’ausilio di un portale internet. Ma pensato allo scopo di supportare l’iniziativa! E non come – ennesima – fonte di sperpero – fine a se stessa – delle nostre risorse pubbliche. “But please visit Italy”: ricordate? – un piano organico e complessivo dell’intera offerta turistica italiana, con percorsi intelligenti che portino dal ‘centro’ (il patrimonio storico, Roma, Venezia, Firenze) alla ‘periferia’ (le bellezze incontaminate del territorio più bello del mondo) invogliando a prolungare e differenziare – ad ‘articolare’ – la permanenza sul territorio nazionale.

Con facilitazioni, sconti, incentivi nei trasporti (per raggiungere l’obiettivo di quella ‘capillarizzazione’ contestuale della domanda turistica); sinergie tra ‘catene’ alberghiere e ‘pacchetti’ di soggiorni a macchia di leopardo (da, per una volta, non smacchiare) su tutta la Penisola; financo (ri)organizzazione di percorsi ‘guidati’ – in gruppo – per chi proviene da fuori.

Facendo del nostro Paese un unico, grande parco turistico integrato costituito sul sistema (efficiente) di tutte le sue straordinarie ‘ramificazioni’. La (più grande) ‘Svizzera’ (nel senso di modello ed esempio di valorizzazione del proprio territorio; e – della cultura) mondiale.

Rilanciando contestualmente – con incentivi e, appunto, con una organizzazione maggiormente coordinata. Dal ministero del Turismo. Che questo deve fare! A che serve se non a dare risposte insieme alte e CONCRETE, operative, ESECUTIVE, il governo di un Paese, la Politica? Che non è a se stante ma costituisce la rappresentanza, come dire, ‘sintetica’ ed elitaria del popolo sovrano, del quale fa parte – l’offerta alberghiera, i campeggi (! Siamo il paese dal miglior clima d’Europa e quello con la peggiore cultura ‘caravanistica’), e quant’altro favorisca un ammodernamento e un rilancio di una serie di strutture vecchie, fatiscenti e del tutto inadeguate alla unicità e al primato assoluto della nostra offerta – per il resto – turistica.

Insieme a questo è necessario che – mentre ci rialziamo come Nazione – si riattribuiscano (comprendendo l’importanza di tutto ciò per la nostra economia; puntando – in ciò – sui giovani, facendo percepire loro che tutto questo appartiene loro, e può diventare una delle principali fonti di ricchezza e quasi di – facile! – rendita del loro futuro) le motivazioni, la determinazione necessarie per dare maggior valore alla gestione di ‘prima linea’ del nostro patrimonio.

Per esempio: Roma ha il più importante centro archeologico del mondo, dell’umanità intera: non c’è alcun dubbio a riguardo. Qualcosa che da solo (e non lo è) fa dell’Italia la vetta dell’archeologia e del turismo mondiale.

Eppure arrivando nella Capitale quasi non ne esiste segnalazione; tutti sanno cos’è Roma, d’accordo, ma lasciarlo ‘sottinteso’ non – come dire – invoglia i turisti. Ai Fori, poi, la (dis)organizzazione è del tutto inesistente: ci sono i resti (appunto…) della grandezza di Roma, (poco) accompagnati (i turisti) da una biglietteria (ben nascosta) e poi la desolazione più assoluta: non un’iniziativa, non una cura speciale (oltre a quella strettamente archeologica); al massimo può capitare di incrociare un gladiatore (ma Alemanno sta pensando di far sparire anche quelli). Piattume (e, appunto, desolazione) totale. Ai Fori imperiali!

Avete una vaga idea di come i nostri amici di altri Paesi trasformino un decimo (e spesso molto meno) delle nostre risorse (storiche, archeologiche e non)? Ci si rende conto di quanta ricchezza ‘aggiuntiva’ potrebbe venire da un adeguato – usiamo per una volta questa parola – (rispettoso) ‘sfruttamento’ – Comune! – più motivato, più ‘determinato’ – di tutto ciò?

Insomma, serve un nuovo coordinamento – quello suggerito da Monti – per riorganizzare e reimplementare – ecco la nostra proposta – il nostro sistema – che deve diventare tale – del turismo. Per fare diventare l’Italia – accanto alla cultura – il più grande parco turistico (‘integrato’) del mondo, una perla inestimabile che aspetta solamente che i suoi – attuali – abitanti – ed eredi – si rendano conto del suo pregio, e ricomincino a rispettarla e a valorizzarla – per i loro stessi, interessi. Economici – come si deve.

Lettera futuro premier (?) a f.de b. Corriere tifa Monti e relega in 10°

febbraio 19, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Inaccettabile che il Corriere della sera non esponga in prima pagina (se non in taglio bassissimo, di- remmo infimo, lontana dalla ‘zona’ della Politica, al punto che noi stessi non avevamo notato il richiamo. Fingendo di relegarla come risposta ad un precedente intervento di settore) la lettera del candidato premier del primo partito italiano – possibile, futuro presidente del Consiglio – in cui finalmente il (solo) Pigi parla di contenuti in maniera organica e dettagliata indicando con precisione gli intendimenti di quello che potrebbe essere il prossimo governo della Nazione.

I giornali, seppure finanziati da editori privati, hanno un dovere istituzionale – tanto più il Corriere – di concorrere al miglior funzionamento della nostra democrazia. I contenuti, le proposte concrete – a maggior ragione queste lungimiranti di Bersani che per primo pone finalmente il tema dell’istruzione (e dell’innovazione) come leva imprescindibile di crescita nel Paese dal più alto tasso di analfabetismo di ritorno del mondo occidentale – non possono finire in taglio basso in una pagina interna solo perché il giornale tifa per un altro candidato alla presidenza del Consiglio.

E in tutto questo si attende che Repubblica si scuota dal proprio aplomb e batta finalmente un colpo. Nell’interesse del Paese

***Il futuro dell’Italia***
LAVORO E SVILUPPO SI (RI)GENERANO CON L’ISTRUZIONE E L’INNOVAZIONE
di PIER LUIGI BERSANI*

febbraio 19, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lettera al Corriere della sera del candidato premier del Centrosinistra, che – ispirato dal giornale della politica italiana – indica ad una Politica per troppo tempo persa a discutere degli stessi argomenti (autoreferenziali e del tutto fuorvianti rispetto alle reali esigenze del Paese), di se stessa e dei propri personalismi, il tema-chiave per (il rilancio della nostra economia e) per la costruzione del futuro dell’Italia: nella Nazione dal più alto tasso di analfabetismo di ritorno del mondo occidentale e sviluppato, nella quale il 75% delle Persone hanno difficoltà a comprendere il significato di un testo scritto (e il cui potenziale – anche, ‘produttivo’ – è dunque fortemente trattenuto), in cui solo il 20% dei giovani è laureato (e dunque capace di – intraprendere e – generare sviluppo e innovazione: contro il 35% della media Ue!), in cui solo il 7% dei figli di genitori non diplomati arriva a laurearsi (contro il 30% di Francia e Germania: così che l’ascensore sociale – la possibilità per i figli di famiglie meno agiate – la stragrande maggioranza – di conquistare condizioni di vita migliori dei propri genitori – è bloccato e negata), la principale leva di sviluppo e progresso (e di conseguente creazione di posti di lavoro) non può che essere nell’istruzione, nell’Educazione, nella formazione. Rielevare le Persone, consentire la loro crescita e ‘liberazione’ (delle – nostre, ineguagliate – risorse – umane) per determinare (attraverso il loro ‘traino’) la ripartenza delle nostre aziende e la crescita della nostra economia. Per rilanciare la nostra produzione nella chiave dell’innovazione, della tensione a generare le migliori nuove idee e i migliori nuovi prodotti. Per (tornare ad) essere (i) più competitivi sul mercato. Come negli anni del nostro boom. Per fare dell’Italia, nel tempo, il luogo nel quale si torna a concepire il futuro del mondo. di PIGI BERSANI
Read more

Sì a Monti ministro del Bilancio se serve. Agire esclusivo interesse I.

febbraio 19, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti non si deve offendere per le nostre critiche, perché – pensiamo esattamente come lui – a noi importa solo il bene della nostra Nazione, e ogni nostro intervento – al netto dei limiti che il Politico.it ha come tutti – è sempre pensato e finalizzato al solo scopo di cercare di perseguirlo nel miglior modo possibile. Abbiamo contribuito a fermare la non-riforma del lavoro, un anno fa, perché essa era pensata nel solo (dis)interesse delle aziende (più grandi), e avrebbe fatto il male dei lavoratori. Quando il Politico.it è stato decisivo nel riportare tutti a più savi consigli rispetto alla necessità di tornare al voto (prima o dopo), lo è stato perché il bene dell’Italia non può prescindere dalla regolare decantazione della sua dialettica democratica. Le nostre proposte – che come Monti sa sono da sempre a sua totale disposizione. Come lo sono per chiunque vi si riconosca e voglia farle proprie e metterle in atto – sono tutte proiettate al futuro e non tengono conto delle vecchie contrapposizioni ideologiche, puntando invece a superarle nel nome dell’innovazione e del potenziale senza paragoni del nostro Paese che – unendoci e smettendo di tirarci la zappa addosso – sui piedi – può tornare ad esplodere in maniera brillante e vincente. Se in qualche momento abbiamo (giovanilmente) ecceduto nei toni, scadendo a nostra volta nello stesso personalismo (per il resto, oggettivamente) alimentato (anche) da Monti, ce ne dispiace perché ciò può avere incrinato una parte degli sforzi fatti (da parte nostra) per far tendere il nostro Paese verso la migliore prospettiva. In questo quadro se il presidente Monti si confermerà un leale servitore delle nostre istituzioni, deponendo in valigia ogni tentazione di parte, il Politico.it pensa il premier uscente potrebbe continuare ad essere un ottimo ministro del Bilancio nel futuro, auspicabile governo Pigi. A condizione che l’unico interesse da perseguire sia il bene esclusivo della nostra Nazione. Senza faziosità (post-ideologiche). E’ anche l’unico modo per lasciare un ricordo di sé degno di ciò che avremo saputo fare. Trasferisca i detenuti, presidente Monti. E (ri)partiamo. Insieme. Per il bene dell’Italia.

Pd faccia sognare italiani con suo ‘disegno’. Sarà volta vinceremo

febbraio 17, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

In quest’ultima settimana di campagna elettorale il Pd abbia un sussulto di orgoglio e di dignità e prenda a raccontare le linee-forza (non le – mere – soluzioni-tampone ragionieristiche! Bensì le direttrici per la costruzione del futuro) del proprio (vero!) programma gettando il cuore oltre l’ostacolo (dei personalismi degli altri) e mostrando così agli italiani di essere la (sola) forza che abbia nella mente e nel cuore il desiderio di salvare e rifare grande l’Italia facendo il bene di ciascuno di loro.

Perché nel momento in cui avvertono la ‘partecipazione’ alle loro vite di chi li accompagna nel sogno di ciò che vuole mettere in atto (con un po’ di coraggio!) per salvare e rifare grande l’Italia, i nostri connazionali sono probabilmente disposti a fare una scelta che rompa la (comoda) ingessatura politicante di due/tre schieramenti contrapposti (e dai bacini elettorali non comunicanti tra loro) che, alla fine della fiera, mirano soltanto a conservare le proprie (rendite di) posizione.

Sbaglia il Pd a ‘isolare’ Grillo. Loro (vere!) istanze sono (pure) nostre

febbraio 17, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

No, caro Pigi, Grillo non vuol vince- re sulle macerie (anche se il por- tavoce del M5S avrebbe potuto evitare il – nuovo – riferimento a Montepaschi: alla fine rischia di ritorcersi contro lo stesso Movimento), le macerie sono la politica autoreferenziale che da cinque mesi più uno di campagna elettorale non approva più alcun provvedimento – non prende più alcuna iniziativa – utile al risollevamento dei nostri connazionali, quando sarebbe stato possibile intervenire anche ora.

Il modo per evitare che il Movimento 5 Stelle – forza composta di persone oneste e responsabili e dedite al (suo – del Pd – stesso!) bene comune e al servizio nei confronti di tutti noi. Al netto di un portavoce Grillo rispetto al quale semplificare è facile ma spesso porta a trarre conclusioni – a loro volta ‘facilone’ e – sbagliate – prenda derive improprie (come già ‘minaccia’ di fare avendo aperto a CasaPound: i segnali vanno colti per trovare soluzioni! Non per impermalosirsi e lasciare che abbiano il sopravvento) è tendere la mano da parte di quello stesso partito a cui Grillo stesso (pure solo portavoce della terza forza, secondi i sondaggi, della Nazione: è importante – anche per – rispettare il voto di quei cittadini – ed evitare di consegnarli alla – vera – antipolitica) si rivolse per primo volendo portare al suo interno le istanze civiche, democratiche, ambientaliste che dietro la facciata populistica sono le stesse del Pd!

E oggi, se quella classe dirigente fosse stata più forte, e quindi aperta e lungimirante, il Pd sarebbe la casa di quei milioni di italiani – oltre il 10%! – che invece a questo giro preferiranno rivolgersi ai “populisti” (come la Casta continua – autodifensivamente, ma, a lungo andare, deleteriamente. Per sè e per l’Italia – definirli).

Tendere la mano (in generale!) è il modo per (ri)portare la dialettica nello (stesso) alveo (di regole comuni), ricordando che la Politica la fanno i cittadini, gli elettori – dai quali soli, dipendono le sorti del prossimo governo e della prossima legislatura – scegliendo loro ciò che è giusto porre all’attenzione delle nostre istituzioni; e se in queste ore stanno portando alla (nostra!) attenzione “le macerie” (che non sono però quelle indicate dai politicanti, ma loro stessi), il motivo è il medesimo per cui l’arco costituzionale è al suo minimo storico nei sondaggi (e non farà il bene dell’Italia fingere che non ci sia).

Il Pd (si) apra al M5S. Non solo in vista del gov. Loro istanze nostre

febbraio 16, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Partito Democratico (si) apra al M5S. Verso (anche) un possibile, futuro incontro (sotto lo stesso tetto – Politico). Le loro istanze (civiche, democratiche) sono le nostre. Come suo primo atto Politico (lo stesso) Beppe Grillo (semplice ‘portavoce’ – dal linguaggio populista – del Movimento) tentò di candidarsi alle primarie del ’07.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Dopo essersi proposto per le primarie Democratiche Grillo si è rivolto a Casa Pound”. Forse (per semplici ragioni elettoralistiche, e) proprio perché allora nessuno lo volle. E poiché oggi la chiusura autodifensiva della politica autoreferenziale la porta a definire gli attivisti del Movimento – persone oneste e responsabili, tutti noi conosciamo bene – a differenza della maggior parte dei dis-interessati politicanti – il loro profilo, di cittadini seri, informati, dediti al – vero – impegno Politico come servizio nei confronti di tutti noi – come dei populisti (!).

La reazione non può che essere di (superficiale) rigetto. Ecco anche da cosa nasce – tecnicamente – la cosiddetta ‘antipolitica’. Ma è soltanto la reazione di chi si era fatto avanti ed è stato respinto o ignorato. Più in generale quella del M5S è una piattaforma (piena di proposte e soluzioni, contrariamente a quanto i – veri – populisti impegnati a fare campagna autoreferenziale in televisione senza avanzare una sola proposta ponderata e credibile, sostengono) civica, democratica, ambientalista, del tutto in linea – se non ne costituisce addirittura l’evoluzione naturale – con la ‘nostra’.

Al Pd (e allo stesso M5S, che si ritroverebbe dall’attuale condizione di emarginazione a pesare immediatamente – in chiave positiva e costruttiva – nel prossimo governo della Nazione. Perché Pigi non pensa financo – dopo un’attenta valutazione dei loro profili – a coinvolgere uno dei giovani, preparati, seri, eletti in Parlamento con i 5 Stelle, nel – proprio, auspicabile – prossimo esecutivo, per testimoniare la propria attenzione alle istanze – civiche – di quella fascia di italiani che si riconosce in loro – e non più nella vecchia classe dirigente?) potrebbe tornare utile in questa legislatura.

Ma – molto oltre – il (re)incontro finalmente tra le istanze (di una parte considerevole) delle Persone – degli italiani detentori, per altro, della sovranità – e la struttura del loro partito-espressione più naturale – perché dovrebbe essere il Pd, a proporre forme di ‘democrazia diretta’. E d’altra parte: che cosa sono, se non questo, le – stesse – primarie? – potrebbe fare (a lungo andare) il bene dell’Italia.

E mentre politicanti cazzeggian gli italiani scivolano povertà. Politica?

febbraio 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

E mentre la politica politicante con- tinua la sua messe di annunci, pro- messe, roboanti critiche incro- ciate gli italiani scivolano sempre più verso la soglia della povertà. La deriva non si è infatti interrotta per la campagna elettorale. Ma l’attuale offerta politicante, tutta concentrata sul fisco (per ammissione dello stesso Berlusconi, non riguarda – direttamente – coloro che versano – già – in condizioni di indigenza e non basta – per nostra indicazione – a far ripartire alcunché, in termini di crescita, se non si coordinerà un – più corposo. E radicato – sforzo di rinnovamento delle aziende nel senso dell’innovazione rispetto a quello che un minimo aumento dei consumi – interni – potrebbe – illusoriamente; vacuamente – propiziare), sembra dimenticare che la propria unica missione è dare risposte (sia pure – strutturali) alle esigenze dei cittadini, a cui di Vendola e Monti – come fa notare Veltroni – importa ben poco, e che invece avrebbero voluto ascoltare il racconto di cosa potrà capitare – di come potranno essere cambiate. Insieme – le proprie vite sulla base delle scelte dei prossimi mesi.

Perché questa, è la Politica (che oggi è invece tutta ridotta al sotto-rango di – sterile. E stanca; svogliata – tecnica): ad esempio consentire a lavoratori abbandonati a loro stessi (e – se fosse per Monti e Berlusconi – ad una promessa di licenziamento e ri-caduta in povertà), di tornare a studiare, formandosi, e preparare così un futuro migliore per sé, per le proprie famiglie e le proprie aziende.

Ma ai politicanti interessa soltanto la sovrastruttura paraistituzionale: e così cianciano di grandi numeri, operazioni ragionieristiche di spostamento di una quota di carico fiscale da qui a lì; nulla che abbia a che vedere con la passione (Politica. Ovvero umana. Infatti Monti: “La Politica non si fa col cuore”) per la vita delle Persone, unico fondamento, unica fonte di ispirazione – al contrario – dell’(unica Politica in grado di cambiare tutto, ovvero della) Politica vera.

Populismo B. consiste ‘pensiero facile’. La Cultura unico antidoto

febbraio 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il populismo (di Berlusconi) consiste nel ‘pensiero facile’: ovvero nel (pensare e) proporre ciò che si percepisce agli italiani venga più semplice, meno ‘faticoso’, pensare. Il rigore nell’evitare di contrastare la deriva delle tangenti richiede comunque uno sforzo? “Le tangenti sono solo una commissione, bisogna pagarle per forza per vendere”. Niente di più spontaneo. L’Imu fa soffrire le famiglie? “Restituirò l’Imu: riavrete la rata in tasca”. Abbiamo avuto problemi a pagare le tasse? Siamo evasori ma (non tutti) per necessità? “Condono tombale”. Il populismo in generale è inseguire la ‘pancia’ del popolo: ovvero le sue istanze più immediate, più facili, più istintuali; per ‘carezzarlo’ e consentirne l’identificazione nel proprio profilo e nella propria proposta. Berlusconi, da grande comunicatore quale è, sa declinare questa opzione nel modo più efficace e tale da centrare sempre l’esigenza (di pelle) degli italiani (culturalmente meno attrezzati. E meno capaci di un ‘pensiero forte’ e indipendente. Ed è per questo che la cultura è la principale arma contro i populismi, e dunque anche contro ogni rischio di deriva anti-democratica)

Lettera ap. pres. Liguria Burlando Stop intento rovinar Parco Beigua

febbraio 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Presidente Claudio Burlando, un territorio rovinato è rovinato per sempre*. Vale

Read more

Chiesa&Politica non fini, ma mezzi Rete restituirà società contenuti(?

febbraio 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’attenzione, e gli accenti usati, nei confronti delle dimissioni del Papa, dimostrano che nella nostra società si è perso di vista (non ‘solo’ il senso della ‘missione’ della Chiesa, ma) il ruolo e la funzione delle istituzioni pubbliche e delle nostre stesse vite. La Chiesa non è una ‘fazione’ (e il Papa non è un ‘re’: Benedetto XVI è il più convinto assertore di questa tutt’altro che sottile dicotomia), fine alla propria affermazione e a se stessa; la Chiesa è un collettivo (di coloro che sono – o dovrebbero essere – ‘vicini’ a Dio) chiamato a ‘portare’ il messaggio di Cristo, ovvero ad evangelizzare (in senso – come indicato dallo stesso Ratzinger – non di conquista, ma di ‘puntellamento’) l’intera umanità.

Lo stesso vale per la Politica: la Politica non è il ‘fine’, ma il mezzo; e tanto più il discorso vale per la classe dirigente, che non è ‘la protagonista’, ma solo l”addetto ai lavori’ per il raggiungimento del – vero – scopo: che è il (miglior) governo possibile della società – a sua volta – attenzione – funzionale a perseguire il bene delle Persone, e non a qualche altro (astratto) scopo che nasconde magari gli interessi (materialissimi) di pochi.

La nostra dis-trazione rispetto ai veri obiettivi è veicolata dalla società dell’immagine, che porta alla personalizzazione e alla sterilizzazione delle Scelte (che vengono sostituite, appunto, dal ‘teatrino’ e dalla competizione delle personalità); attraverso il nostro cedimento ad un (superficiale) estetismo per cui ciò che conta è ciò che appare (e ci suggestiona), e non più ciò che (non) pensiamo e sentiamo (più) e – dunque – facciamo (realmente).

Il tutto indotto dal predominio del mezzo televisivo (e non della televisione in sé, che può essere fonte di contenuti e arricchimento), che proprio internet (e, paradossalmente, le nuove tecnologie!), forse, ha cominciato ad ‘invertire’ e a sostituire avviandoci al ritorno ad una società più riflessiva che torni a mettere al centro (di se stessa) i (propri) contenuti (e non più solo le proprie immagini. O, peggio ancora, la – im-propria – immagine – di sé)

Pigi: “Monti un po’ permaloso”. Ma da premier riguarda democrazia

febbraio 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi ha ragione: Monti è troppo ‘permaloso’. Ma il Politico.it ‘teme’ che sia permaloso perché ha una (in)sensibilità e una cultura democratica non del tutto mature. E’ lo stesso presidente Monti che disse che i ‘parlamenti sono inutili’; e che voleva ‘silenziare’ Stefano Fassina. Oltre a dare del ‘conservatore’ (con disprezzo) a Vendola. Lo stesso Monti ha chiesto scusa per i toni un po’ eccessivi della sua campagna elettorale, ma quei toni segnalano forse, appunto, una (in)sensibilità, una disattenzione, che se vogliamo è la stessa che porta a Monti a non curarsi delle ricadute delle proprie politiche sulla vita delle Persone, i cosiddetti ‘costi umani’ della crisi. Una (in)sensibilità (Politica. Ovvero umana) che Monti certifica con una frase-simbolo: “La Politica non si deve fare col cuore”. Ovvero se decidere senza ascoltare gli altri appare “moderno”, lo si può fare senza troppo dolersene. Il problema è che quando non si parla più di  concertazione (con le parti sociali) ma di democrazia (tout court, ai più alti livelli), questa ‘indisponibilità all’ascolto’ e alla dialettica, rappresenta un vulnus più grave, di un cattivo carattere. L’anticamera del populismo, che Monti ha già ‘sfondato’ quando, da premier tassatore, si è tramutato in candidato “Meno tasse per tutti”, e che ci fa pensare che la scelta del presidente Napolitano di rivolgersi a lui, dodici mesi fa, non sia stata la più felice per il nostro Paese. Nonostante le apparenze, che continua a stupirci irretiscano (tutt’oggi?) anche personalità di grande spessore ed esperienza come quella di Walter Veltroni. Prima Monti torna ad occuparsi di qualcosa di più lontano da noi, meglio sarà per tutti.

‘Tangenti? Normali’. Assuefatti da giornalismo collaterale politicanti

febbraio 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Berlusconi può dire senza che ci indigniamo (o quasi) che le tangenti sono ‘normali’, perché ne siamo assuefatti, vivendo in un mondo (mediatico) che non offre alternativa a questo; che dedica le proprie aperture ai personalismi (siano essi politicanti o addirittura degli stessi corrotti e corruttori) in una sorta di totalizzante gossip (nero) che ci allontana dalle (vere) scelte (e – soluzioni).

Dedicare le aperture ai contenuti, ai programmi (ad esempio sulla scuola) del Pd o di Monti – oggi relegati in quattordicesima posizione – è il modo per vaccinarci da quell’assuefazione e tornare ad indignarci quando qualcuno – come l’ex premier – parla delle tangenti come di qualcosa di ‘normale’.

Modello polacco:contratti flessibili ma con svalutazione moneta. Sì a mobilità ma dopo aver introdotto formazione nella chiave (crescita e) innovazione

febbraio 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La libertà di licenziare non è la chiave per dare lavoro e far ripartire la nostra economia. In Polonia, dove l’economia regge meglio che negli altri paesi europei all’ondata della crisi, hanno liberalizzato il mercato del lavoro; e questo non ha affatto prodotto un’ondata di licenziamenti, ma, al contrario, l’assunzione di giovani i cui contratti a tempo determinato tendono ad essere rinnovati e resi stabili.

C’è un piccolo dettaglio: che la Polonia è fuori dall’euro; e ha la possibilità di determinare una svalutazione della moneta. Così l’export – favorito dalla ‘debolezza’ dello Zloty – viaggia a livelli impensabili nel resto del Vecchio continente ed è questo, che tiene in alto le aziende e dunque consente loro di riassumere e non di licenziare.

Esattamente quello che noi sostieniamo da tempo: la libertà di licenziare (o, meglio, di riassumere personale maggiormente preparato e specializzato) è uno strumento possibile, e financo utile, ma da introdurre ed utilizzare solo successivamente al rilancio della nostra economia, e non come – illusoria – leva per farla ripartire; perché in una situazione di recessione consentire alle aziende di licenziare significa favorire una vera e propria carneficina sociale.

Dopo avere spinto le nostre imprese a rinnovarsi e a ripartire nella chiave dell’innovazione anche grazie a quella formazione che consentirà ai lavoratori di crescere e di diventare (loro!) il traino per il rinnovamento delle aziende, a quel punto – in un sistema, e non più mercato, del lavoro strutturato in modo da spingere la crescita – la libertà di licenziare sarà una condizione naturale non già per produrre quel vasto numero di licenziamenti – per liberarsi della zavorra dei lavoratori e salvarsi. Le sole aziende (più grandi) – ma per consentire la mobilità – sul cui valore siamo d’accordo con Monti – da un posto all’altro (più specializzato) così da ottimizzare la valorizzazione delle (nuove) risorse umane ‘liberate’ – riabilitate, rese più forti – grazie alla formazione.

E’ così che si fa la crescita: e non (solo) applicando la (stanca) ideologia (liberista).

Innovazione punto di congiunzione tra sviluppo e progresso, destra e sinistra. Chiave azione governo Pd che si faccia partito della Nazione

febbraio 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Qual è la differenza tra progresso e sviluppo? Lo sviluppo è la progressione di un Paese o di una società in chiave eminentemente economica: il suo arricchimento, la sua evoluzione con questo obiettivo (diretto). Anche a discapito della qualità della vita delle Persone; il profitto prima di tutto. Il progresso mette invece le Persone davanti al profitto: il fine ultimo è il loro arricchimento, sì, ma spirituale prima che economico.

Così la destra – scriveva Pasolini - è per lo sviluppo: perché essendo composta da portatori di interessi, essi desiderano perseguire questi ultimi per generare profitto (in primo luogo per sé): e dunque non conoscono altra priorità e non si pongono altro limite che non sia declinare nel modo più proficuo questa strategia. La sinistra invece ha a cuore il bene (in primo luogo) spirituale delle persone: ma quando declina questa sua (nobile) inclinazione in maniera ideologica, o buonista, finisce per confliggere con gli interessi economici della destra (direttamente) e delle persone stesse (sul medio periodo) e dunque a lungo andare finisce per non rappresentare il bene del Paese (ed è per questo che, in Europa, oggi la sinistra è perdente. Minoritaria. Anche quando vince – magari per limiti tra gli avversari – una tornata elettorale).

Sviluppo e progresso dunque rischiano di essere due parallele che non si incontrano mai, confliggendo, nel confronto politicante, come bandiere della destra e della sinistra.

Tutto questo è stato vero fino ad oggi. Oggi la società della conoscenza ci offre (alla sinistra. Che sta per tornare al governo – ?) la straordinaria opportunità di coniugare – di far coincidere! – progresso e sviluppo sotto l’egida dell’innovazione; un’innovazione capace di ‘spingere’ gli interessi economici, rinnovandoli e facendoli tendere verso sempre più avanzati orizzonti, rigenerandoli in un costante anelito all’invenzione di futuro; e al tempo stesso, declinandosi attraverso la cultura, la ricerca e la formazione, ecco che l’innovazione diviene la chiave anche per una crescita delle Persone, con l’effetto di assicurare la – loro – eguaglianza, e di favorire così – oltre allo sviluppo – anche il progresso.

Si può dunque ben dire che l’innovazione sia la chiave della costruzione del futuro perché consente di rigenerare qui un nuovo modello di crescita; una crescita economica che potenzialmente non ha limiti (ponendosi l’obiettivo di avanzare costantemente sulla strada dell”invenzione’ di nuovo futuro) e al tempo stesso può rappresentare la principale leva (di competitività e) di uguaglianza.

A condizione che si faccia lo sforzo di imbastirla e sostenerla nella sua complessità: senza cedere alla tentazione di ridurla a mera leva di profitto, o dall’altro lato senza pretendere di usarla contro i (legittimi) interessi economici.

Una ‘chiave’, quella dell’innovazione, che sembra (?) essere fatta apposta, dunque, per rappresentare la via maestra delle possibili politiche dell’auspicabile governo del Partito Democratico, che si faccia così, rappresentando gli interessi di tutti, unendo, in sé, destra e sinistra, progresso e sviluppo, il partito-baricentro della Nazione.

Monti: ‘Politica non si fa col cuore’ Invece è moto dell’anima. O non è

febbraio 13, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

No, Senatore Monti, la Politica deve, essere fatta col cuore. Con la Passione. La Politica è un moto dell’anima. Del cuore. O non è (#tecnica).

Se poi lei intende che non deve coincidere col ‘fare la carità’ (assistenzialismo), siamo d’accordo. Fare la carità è una proiezione personale. Ma la Politica (trovando – solo così – le – vere – soluzioni – strutturali) deve essere ‘caritatevole’ nel suo senso più Alto. Deve farsi carico degli altri. E per farlo deve provenire dal cuore. O non (ce la fa e non) è Politica. E’ affari. E’ economia. E’ tecnica. E spesso (, così dis-facendo. L’unità dei cittadini. La coesione -,) non ci prende. All’Italia, proprio per questo, ora serve un uomo (Politico). Che abbia passione (cristiana). Non solo di sé.

La Politica non è un affare manageriale, presidente Monti. Un Paese non è un’azienda. E nemmeno un mercato (i cittadini non sono certo, a loro volta, alla stregua di aziende europee concorrenti tra loro; o di ‘dipendenti’). E’ una comunità. Di Persone. Che decidono (loro), della propria comunità. A cominciare dai propri rappresentanti. Che devono rispondere a loro. E non a loro stessi (o ad altri ancora).

Non si può governare un Paese senza partire dalle Persone (e non dai meri conti finanziaristici). Perché il successo di un Paese è nella qualità della vita dei suoi cittadini. Se non si fa così si fallisce. Il suo governo – e i – correlativi – deficitari numeri della nostra economia dopo un anno di esecutivo Monti – ne sono la più limpida (?) dimostrazione.

Successore ideale?Per noi Angelo Bagnasco. Vicino Persone comuni

febbraio 12, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ora la Chiesa avrebbe bisogno di una leadership ‘cristiana’, incarnata da una persona vicina alle esigenze dei più deboli, e lontana dal gusto – edonistico – della gestione del potere. Una figura come quella di Angelo Bagnasco, che ha già dimostrato nel suo mandato di presidente della Cei, di essere vicino alle persone che soffrono e, perciò, di sapersi rendere conto di come la (stessa) Politica (italiana di oggi) si sia attorcigliata su se stessa, prendendo a guardarsi l’ombelico senza più sapere ascoltare e rappresentare le istanze di chi ha bisogno. La stessa cosa accaduta alla Chiesa, almeno – ma vale anche con la Politica – ai suoi livelli di vertice, e comunque per ciò che riguarda l’esempio e la guida di una leadership che ha bisogno di ritrovare l’ispirazione del messaggio di Cristo. Una scelta ‘volgare’, ma nell’accezione più luminosa del termine, di una personalità vicina agli ultimi, fratello delle persone comuni, che ad esse consacrerebbe il proprio mandato (che in questo e solo in questo, dovrebbe consistere) di vescovo di Roma

***Il futuro dell’Italia***
SE OGGI IL NOSTRO E’ UN PAESE NARCISO
di MATTEO PATRONE

febbraio 12, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La radice di tutti i mali dell’Italia è lo Specchio. “Questo Paese sembra essere sotto narcosi”, dice Toni Servillo. Noi diciamo meglio: ipnosi. Il nostro modo di (non) pensare è rifletterci. E adagiarci sulle comode fluttuazioni delle immagini. Dimenticando(ci). Di (poter) essere specchiati.

Lo Specchio è, innanzitutto, quello nel quale ci guardiamo la mattina. Il nostro è un Paese narciso. E, per questo, sterile. Siamo narcisi perché così ci ha insegnato la televisione. Secondo Specchio (del nostro declino).

La televisione oggi è il grande fratello. La televisione, ma anche (molti) giornali. I contenuti hanno lasciato il posto al gossip: vero (?) e proprio (???); ma anche sportivo, sociale, “politico”. La (nostra) politica oggi (non) è. Gossip.

Se leggete i nostri giornali fino a qualche mese fa – quando il nostro impegno a riportare l’attenzione sui contenuti e l’esplosione della fase finale della crisi hanno costretto tutti quanti a piu’ savi consigli – troverete “chi ha incontrato Schifani”, come esemplificava – raccogliendo il nostro spunto – il (da noi) stimato Guido Crosetto. A quale dei due forni pensa di rivolgersi Casini. Ma non un contenuto sul futuro dell’Italia (oggi, invece, i Settegiorni di Verderami sono – per fortuna – un po’ più – ma non ancora del tutto – isolati).

Un grande (?) Ballando con le stelle collettivo e consolatorio, al quale (gli italiani sono purtroppo “affezionati” e dal quale sono – appunto – narcotizzati e che può finire solo assumendocene in prima persona la responsabilità, e al quale) – di fronte alla televisione o sfogliando una rivista di gossip, pardon: quotidiano – abbandonarsi per non pensare.

Ma se nessuno pensa – e si assume la responsabilità di portare a conseguenze CONCRETE il proprio pensiero, diventando “attore” (ma in senso Alto), diceva Madre Teresa, dell’impegno per gli altri (perché questo, è la Politica) – il Paese va (appunto) allo scatafascio. Ma eravamo troppo impegnati ad ammirarci. E a fare le pulci – i parassiti – alla vita degli altri.

Le vite degli altri – Paesi sono state per molto tempo l’unico riflesso sano. Poi è arrivato il Politico.it e con essa è tornata – sta tornando – la Politica. Il Paese delle meraviglie – l’Italia – è, infatti, dentro lo Specchio, e non nella nostra immagine (riflessa). La cultura è ciò che – come l’immaginazione per Alice – può farci (ri)entrare (in noi). Tornare ad Ascoltarci. La nostra (vera) Musica, fidatevi (di Noi), è (ancora) la migliore al mondo.

MATTEO PATRONE

Ogni qual volta pare sinistra può vincere si riaffaccia massoneria

febbraio 11, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ molto probabile che nel nostro Paese – avvertendo l’odore di una possibile vittoria del centrosinistra – l’organizzazione passata al (dis)onore delle cronache come P2 sia risorta o, meglio, abbia continuato ad operare e – nei momenti di necessità – ‘risvegli’ (ricordate la formulazione dell’affiliato ‘in sonno’?) i propri iscritti perché – nei diversi campi in cui ciascuno di essi, nella propria vita, è impegnato – dia il suo contributo alla causa della reiterata azione contro gli interessi dell’Italia.

Giovanni Falcone poco prima di essere ucciso rivelò di temere per la propria vita non già, da parte di ambienti mafiosi; ma da pezzi deviati all’interno dello Stato; e in particolare nel mondo dei servizi segreti (che però non potevano che rappresentare il braccio operativo dei veri mandanti, mentre questi ultimi dovevano stare altrove, forse in quegli stessi ambienti neo-massonici o ai margini della politica corrotta).

Pier Paolo Pasolini (il cui caso ha caratteristiche forse in parte diverse) fu ucciso dopo che in un famoso articolo sul Corriere della sera, denunciò di conoscere gli orchestratori/ mandanti della strategia della tensione, delle stragi e degli omicidi che il nostro Paese aveva vissuto – sulla propria pelle – in quegli anni; pur senza poter portare le prove: così come Falcone sussurrò quei suoi (che erano molto più che) sospetti senza potervi imbastire su alcun procedimento: perché non fece in tempo; ma soprattutto perché quelle frange agivano nascondendosi dietro le proprie normali funzioni e senza, ovviamente, lasciare traccia.

Non sappiamo se quel fenomeno – che costituisce un continuum nella storia italiana. Con la costante, almeno, della ‘partecipazione’ dei servizi segreti, che andranno dunque inevitabilmente e profondamente riformati – abbia le stesse caratteristiche di allora; sappiamo che negli ultimi decenni, parimenti al degrado della classe dirigente, le sue modalità di ‘manifestazione’ e pervasione hanno riguardato la produzione di dossier contro personalità pubbliche (tutte di sinistra), la montatura di casi (come Telekom Serbia), attività di spionaggio ai danni di cittadini con la fedina penale pulita (ovviamente perpetrata dai nostri servizi segreti, ad usum di quelle attività oscure), e infine nella probabile predisposizione di ‘trappole’ elettorali contro lo stesso centrosinistra. Come la tempistica sospetta dell’emersione della vicenda di Mps (sette anni dopo le intercettazioni di Fassino e Consorte: guarda caso ogni qual volta la sinistra sembra essere avviata a vincere le elezioni). Mentre uno dei protagonisti della vicenda viene candidato nelle liste di Monti…

Attenzione però perché se tutto questo stesse nei termini in cui abbiamo tentato di descriverlo, si tratterebbe, de facto, di un vero e proprio fenomeno neo-eversivo, nelle forme tipiche del degrado, appunto, di tutta la nostra vita pubblica negli ultimi vent’anni: e quindi debole, corrotto, attraversato da faide interne, spesso incapace di raggiungere i propri obiettivi; ma comunque un fenomeno tecnicamente eversivo da non sottovalutare.

E sul quale, per non attendere oltre in semplici disquisizioni e congetture, sarebbe ora che – se già non sta avvenendo – tastasse il terreno la magistratura.

Pd potrà contare su singoli grillini ingroiani e montiani? Possibile vo- to disgiunto in Lombardia dice sì

febbraio 10, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non vorremmo dire gatto prima di averlo nel sacco, ma – stante l’attuale conformazione, secondo i sondaggi, del prossimo possibile Parlamento – le cose non si mettono male per il Pd. I democratici avranno infatti – si auspica – la loro maggioranza alla Camera. E al Senato (ma anche a Montecitorio: nella fotina, la democraticissima – eleggenda con Scelta Civica – Irene Tinagli) potranno contare, oltre che sui propri voti (che saranno comunque prossimi alla soglia dell’autosufficienza) il possibile contributo di senatori ingroiani, grillini e montiani: come la vicenda Lombardia dimostra – come noi avevamo preconizzato – sia ampiamente possibile. Una situazione molta diversa dal 2006, quando il bipolarismo sfrenato di allora divideva l’aula solo tra favorevoli e contrari all’esecutivo Prodi: creando un clima propizio ai tradimenti, alla compravendita di voti e a quanto poi sappiamo essere effettivamente avvenuto (cioè la caduta del governo e la fine anticipata della legislatura). Ma ciò dovrebbe motivare il Pd a dare (ora!) il meglio di sé; e non il contrario. Ad avvertire l’aria di un possibile governo di legislatura; e, finalmente, liberarsi di ogni timidezza e prudenza e – in queste ultime due settimane di campagna elettorale – impegnarsi con uno stile nuovo, raffigurando – indicando poche direttrici, chiare ed efficaci – il progetto con il quale vogliono salvare e rifare grande l’Italia. Che può essere sostanzialmente – perché il Pd si è ampiamente ispirato al nostro – sintetizzato così: puntare a rifare dell’Italia la culla dell’innovazione, ricostruendo un sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale, e consacrando ogni nostro sforzo nella chiave di un recupero di competitività puntando a tornare ad essere il luogo nel quale si concepiscono le migliori nuove idee e i migliori nuovi prodotti sul mercato globale (per tornare a fare la differenza qualitativamente parlando). E, dall’altro lato, concentrare tutto questo al Sud – perché la nostra è una economia doppia, o dimezzata; e senza fare ripartire quella del Mezzogiorno la nostra stessa intera economia resterà ferma – immaginando di poter contare anche sul possibile apporto di popoli delle coste settentrionali dell’Africa che, essendo appena acceduti alla democrazia (che l’Occidente può consolidare proprio tendendo loro la mano) e giovanissimi (e desiderosi di accedere alla nostra modernità), possono darci la spinta (in termini di novità, dinamismo e motivazioni) che ancora manca per riuscire a rialzarci in piedi (a cominciare appunto dal nostro meridione). E’ così che si vincono (largamente) le elezioni; facendo respirare gli italiani offrendo loro una prospettiva (invece che – solo – ‘un po’ di lavoro’, senza saper spiegare come). Non si tratta di vendere sogni: ma di ricominciare a fare, finalmente, tutto ciò che è possibile fare. Che è molto. Molto diverso da quello che (non) è stato fatto in questi vent’anni. (M. Patr.)

Pigi: ‘B. non amerà nostre riforme’ Pd pensi solo essere baricentro I.

febbraio 10, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani: “Berlusconi avrà di che lamentarsi per le nostre riforme”. Ora: può darsi che Pigi intendesse in quanto avversario; oppure in quanto persona che ha a cuore solo interessi particolari e non il bene della Nazione. Ma che senso ha immaginare di fare qualcosa (Politicamente) perché qualcun altro debba lamentarsi? E’ questa idea della contrapposizione, novecentesca e ideologica, personalistica e figlia della subordinazione imposta da Berlusconi alla sinistra in tutti questi anni, che fa stentare il Pd/ Pigi a farsi partito-baricentro della Nazione (e non più semplice ‘-sinistra’ del centro-sinistra. Che infatti si insiste a tentare di ricostruire – non capendo che già il Pd lo rappresenta. Tutto – Spostando ogni volta il primo partito italiano – che perciò subisce – continue – emorragie (di voti) – un po’ più nella riserva indiana battezzata come ‘ghetto’ da Giuliano Amato) e, in questo modo, a ‘sfondare’ elettoralmente andando ad attrarre quel 40% di indecisi che rappresenta il vero elettorato potenziale (oltre a quello storico) dei Democratici

Sinistra per istruzione/educazione Questa (vera) rivoluzione (libertà)

febbraio 10, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il proposito di rappresentare la parte delle persone più deboli (in sé) non porta alla vittoria. La partigianeria (ideologica) di essere la parte ‘del lavoro’ fa pensare soltanto ad un ferrovecchio novecentesco. Per questo la sinistra non vince. O, quando vince, poi non riesce ad imprimere un cambio di passo (e – di direzione) alle politiche dei paesi nei quali ciò sia avvenuto: come in Francia; dove Hollande ha messo a segno qualche punto ideologico; ma non ha risolto un solo problema dei francesi (e – dell’Europa – intera).

La sinistra, proprio per il suo essere la parte più onesta e responsabile tra quelle in lizza, è chiamata semplicemente a farsi il partito del Paese. Dove per ‘Paese’ s’intende popolo; s’intendono TUTTE le persone. Ma rivolgendosi ad esse non più, nella rappresentanza di (loro; di alcune, comunque, di loro) interessi (particolari); ma del bene dell’intera Nazione. Attraverso quello di ciascuno di loro.

E il modo per perseguire il bene della Nazione attraverso quello di ciascuno di noi è nella Cultura (cioè nell’istruzione e nell’Educazione): è, in fatti, la cultura la principale leva di eguaglianza che sia mai stata a disposizione della politica mondiale; solo che nessuno l’ha mai veramente concepita, e declinata, come tale. La cultura come mezzo per la liberazione dei singoli; e, attraverso di essi (attraverso ciascuno di loro, attivamente, in prima persona) la liberazione ‘delle masse’.

Una liberazione, però, all’insegna non già di una rivoluzione (contro qualcuno), ma della libertà. La libertà dei singoli di pensare autonomamente e di essere ‘esattamente’ (da questo punto di vista) come coloro che ce l’hanno (già) fatta; e che stanno bene perché – (e)semplificando – hanno studiato e, oltre ad avere (ma grazie a ciò) le ‘giuste’ ambizioni (che non significa poi voler puntare a fare necessariamente un lavoro tecnicamente ‘intellettuale’: Adriano Sofri sostiene che più si è Alti e preparati, più si dovrebbe poter ambire – in una società equilibrata – a svolgere lavori ‘umili’ – ma in realtà ricchissimi. Di umanità – secondo i nostri canoni attuali), hanno saputo farsi valere. Da soli.

Una rivoluzione che va a immediato beneficio dell’intero paese: perché un paese che invece di avere il 75% di analfabeti di ritorno, ha delle persone colte, preparate, capaci di tenere alto lo sguardo e di vedere lontano, è un paese che, in tutte le sue declinazioni (vedi appunto discorso sullo spessore di tutti i lavori), riesce ad esprimere (se stesso) molto di più; e ad essere più competitivo.

E’ facendosi la parte della cultura – della cultura come leva per l’uguaglianza attraverso la liberazione dei singoli – e delle loro risorse intrinseche. E quindi per la competitività – nella libertà, poi, di ciascuno di intraprendere liberamente (ma, grazie alla cultura, responsabilmente) la propria ‘iniziativa’ – che la sinistra non tradisce il proprio mandato storico facendosi ad un tempo la migliore opzione (Politica. E non più post-ideologica e politicista) per tutti gli italiani.

Ambasciata unica export europeo per integrazione nostre economie

febbraio 10, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’integrazione europea non verrà da una semplice cessione di so- vranità a sovrastrutture autore- ferenziali che aggraverebbero – essendo ancora più lontane dai cittadini – la crisi di rappresentatività delle istituzioni del Vecchio continente (e – degli stati nazionali), ma dalla Politica. Ovvero le scelte capaci – al contrario – di dare soluzione a quei problemi, se immaginate e coordinate a livello comunitario, possono dare corpo a quella integrazione e dunque radicarla nella dimensione reale della vita delle Persone e renderla naturalmente stabile e duratura, fino al coronamento – che sia tale, e non un fare il passo più lungo della gamba – della costruzione dell’unità istituzionale dell’Europa (quella ‘politica’ – che in quest’altro livello, consiste – sarà già stata raggiunta attraverso quelle scelte). Oltre all’integrazione delle imprese in chiave transnazionale ed europea – della quale scrivemmo ormai mesi fa – un ulteriore passaggio potrebbe essere la creazione di un’unica ‘ambasciata’ per il coordinamento e l’esportazione dei nostri prodotti (auspicabilmente rilanciati attraverso l’innovazione) sul mercato asiatico e non solo. Per ottimizzarne la diffusione, unificare il gigante (narcotizzato) europeo anche plasticamente sul piano dell’immagine (l’Europa avrà a quel punto un’unica voce anche a livello economico), e cominciare ad immaginare (in concreto! E non nell’astrazione dei vertici europei) – e praticare! – soluzioni comuni alle difficoltà di crescita del Vecchio continente.

Un altro, inevitabile passaggio potrebbe essere (non già una ‘conferenza euromediterranea’, ingessata e fine a se stessa come tutti gli incontri istituzionali orchestrati dall’attuale politica politicante autoreferenziale, ma) favorire un incontro tra le leadership dei paesi dell’Europa mediterranea e meridionale – a cominciare dal nostro, oltre alla Francia, alla Spagna e alla Grecia – e i rappresentanti dei paesi arabi che hanno acceduto (con tanta fatica, e ora stanno tentando di salvare quelle conquiste minacciate dall’isolamento a cui l’occidente continua a costringere i propri fratelli della costa settentrionale dell’Africa) alla democrazia per sviluppare possibili strategie di un progetto di sviluppo comune (all’insegna dell’innovazione) che possa contribuire a riportare il centro degli scambi, commerciali e culturali, nel Mediterraneo.

E in particolare nel nostro Sud, se solo il prossimo governo sarà così lungimirante da capire che tutto questo potrà e dovrà partire – più proficuamente per noi – in primo luogo dall’Italia.

Formazione non sia pretesto per assumere a tempo determinato. E non prolunghi ciclo studi giovani. Sia un mezzo per (accompagnare sforzo d’innovazione delle aziende e) migliorare vita delle Persone (e – di tutti noi)

febbraio 10, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La formazione è malintesa da chi, pure – come Monti – ha ormai fatto propria la nostra indicazione in questo senso. La formazione non è né un pretesto per assumere a tempo determinato né un modo per prolungare inutilmente il ciclo di studi che uno studente abbia appena terminato. I giovani non hanno bisogno di ulteriore apprendimento quando escono dalle nostre scuole; l’apprendimento del lavoro, per ciò che riguarda loro, si fa sul campo, molto più utilmente. Ed è l’intero ciclo di studi che deve essere orientato nella direzione dei lavori che abbiamo bisogno che vengano fatti e che più rispondano alle attitudini di ciascuno dei nostri studenti.

La formazione, invece, è il modo per parificare – detto brutalmente – la preparazione delle generazioni precedenti che già si trovano al lavoro, a quella dei nostri giovani (che stanno sicuramente ‘avanti’ a loro in termini di istruzione ed educazione). E’ un fatto culturale e umano tout court prima ancora che tecnico e professionale; formazione come ritorno alla scuola prima ancora che come consolidamento del florilegio di corsi e stage professionali che stancamente vengono seguiti dai lavoratori in attesa di potersi finalmente rimettere a lavorare. E, certo, ‘anche’ come strumento per ripreparare i nostri lavoratori a svolgere un’altra mansione nel passaggio da un lavoro all’altro: nuova o più specializzata. In imprese che si siano impegnate a riorientarsi nel senso dell’innovazione.

Ma il punto di caduta – o, meglio, di non piena valorizzazione – delle nostre risorse umane – quelle già impiegate, quelle neo-licenziate; molto più che per i nostri giovani. Se non quelli che hanno anche abbandonato il percorso di studi – oggi, è che sono toccate da un fenomeno di analfabetismo (di ritorno) che peggiora tout court la qualità delle loro vite, li rende così meno capaci di cogliere le opportunità anche professionali e – a cascata – meno produttivi (di quanto potrebbero essere in ragione delle loro straordinarie qualità intrinseche) sul luogo di lavoro.

E’ un fatto, come detto, culturale prima che tecnico; un investimento che – a dispetto di quanto (non) pensino coloro che sostengono che “con la cultura non si mangia” – può determinare un risveglio dei nostri connazionali capace di restituire all’Italia (tutto) il proprio spessore, la propria ambizione e avviarla verso il proprio, possibile Rinascimento.

“Inciucio”, “partito tasse”, ecc. Ma se vince Silvio I. fallisce. Punto

febbraio 9, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se Berlusconi vincerà le elezioni immediatamente l’Italia, che Monti non ha (affatto) salvato non premurandosi nemmeno di ‘sfiorare’ il debito pubblico che ha ora toccato la quota-record di 2000 miliardi, ricadrà immediatamente nella tempesta dei mercati finanziari e – non avendo più una guida, comunque, autorevole e sicura – quasi sicuramente fallirà. E a quel punto non ci sarà più restituzione di Imu che tenga: i conti verranno bloccati e tutti noi passeremo per le forche caudine della ricostruzione (da zero. De facto, dalle macerie – economiche e finanziarie).

Cosa stiamo aspettando per ricordare – con argomenti organici – ai nostri connazionali chi li ha ridotti nella condizione attuale, e sarebbe pronto a farli piombare in una crisi (molto) più profonda, qualora (ri)vincesse la tornata elettorale?

Problema non son soldi.Ma apatia autoreferenziale Politica e giornal.

febbraio 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Con metà dei contributi pubblici a partiti e giornali – cioè all’autoreferenzialità della politica politicante e del giornalismo collaterale – si potrebbero ri-finanziare investimenti per milioni di euro. Cosa stiamo aspettando?

La questione sarebbe poi premurarsi che a) – quei finanziamenti venissero assicurati nella giusta, più proficua direzione (Politica); e b) – qualora fossero impiegati per interventi pubblici (non necessariamente piccole o grandi opere infrastrutturali) che la loro esecutività fosse garantita in tutto il suo (rapido) iter.

Ma questo si assicura proprio spogliando la politica politicante e il giornalismo collaterale della loro (comoda) coperta di Linus; se è vero che il problema della politica e del giornalismo (e dei super-manager dotati di super-prebenda) è oggi questa sorta di a-patia che li tiene un passo indietro rispetto alla realtà della vita delle Persone (nel loro mondo paradisiaco televisivo) e dall’urgenza di agire con un minimo di efficienza e di efficacia.

Un’apatia dovuta alla corruzione (in senso mazzettaro e non) e, appunto, alle spalle (troppo) coperte che le due entità fondamentali per la funzionalità della nostra democrazia, hanno.

Come si vede il problema non sono i soldi (che – non – mancherebbero), ma la Politica ( – che non è – vera).

Prospettiva salvare/rifare grande I. Economia di innovazione. Basata su istruzione, ricerca, formazione

febbraio 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La parola d’ordine sia lavoro. Ma che cosa vuol dire? Agli italiani interessa sapere come, il Pd vuole creare lavoro (vedi anche incalzare di Mentana a Pigi che sfugge). Bersani: “Non basta regolare cambiare il contratto qui lì ma bisogna dare un po’ di lavoro”. Ma come! “Innanzitutto facendo partire un po’ di piccole opere (piccole, mi raccomando) per dare un po’ di lavoro a tutti”. Con il piccolo respiro di piccolo cabotaggio delle piccole proposte di piccolo rattoppamento un grande Paese come l’Italia non va da nessuna parte. L’Italia ha bisogno di una prospettiva – un sogno, se vogliamo; un’idea di futuro – che non significa vendere fumo! Significa vendere un po’ di voglia (di fare Politica), che a chi vuole dare (solo) un po’ di lavoro sembra un po’ mancare.

E la prospettiva non può che essere quella figlia di tutta la nostra Storia: innovare; innovare nel senso di (ri)generare il futuro (del mondo). Innovare nella gestione di impresa a livello artigianale; innovare a livello universitario nella produzione di nuove idee; innovare nel ricercare in campo scientifico e tecnologico; del design. Innovare nelle idee e nella produzione. Legando le prime (la scuola, l’università, la formazione, la ricerca) ai facitori della seconda (le imprese). Ricostruendo (a costo zero! Cioè: la riforma che può far ripartire la nostra economia, E’ – sostanzialmente. Si tratta anche di riorientare i principali titoli di spesa, a cominciare dagli incentivi. Come Confindustria chiede da mesi! – A COSTO ZERO! Sotto il coordinamento della Politica) un sistema integrato che metta in relazione e in funzione l’uno con l’altro tutti gli ingranaggi del meccanismo.

PER ESEMPIO, IN CONCRETO: possibile che nelle nostre università non ci sia una buona idea – o un gruppo di giovani che hanno un progetto – che possa essere messo a frutto da un’azienda già oggi in difficoltà? Impiegando le proprie strutture per produrre (senza i costi dell’apertura di una nuova impresa) quella nuova idea che potrebbe magari far superare immediatamente la fase di stanca a quella azienda? Perché questo sia possibile e non sia affidato ad un terno del lotto, è però necessario che le università e le imprese si parlino; che le seconde diano uno sbocco reale agli sforzi delle prime: e dei nostri giovani. Che in un Paese a trazione di piccole imprese come l’Italia, potrebbero dare vita ad un nuovo modello di (re)start-up, in cui giovani (idee) e esperienza (dei vecchi imprenditori) si uniscono per dare una chance (magari, anche) a chi soldi per mettere su una impresa (specie in questo momento di stanca) non ha; e ridare linfa all’azione della (‘vecchia’) azienda stessa. Naturalmente nella chiave di una ripartenza e di una (possibile) riesplosione del sistema; e dunque in vista poi di poter rifare circolare liquidità e investimenti per finanziare anche la nascita di nuove imprese (da favorire comunque intanto con l’abbattimento del muro della burocrazia e con forme di credito d’imposta e detassazione).

E, in seconda battuta, quella prospettiva si persegue facendo sistema (anche, nel modo appena indicato) a livello d’impresa: ricostruendo filiere (di aziende che compensano le une le lacune delle altre; che integrano la ricerca pubblica con quella privata); favorendo l’unione (la sinergia e financo la fusione) dei piccoli. Per ritrovare spessore, iniziativa, ambizione.

Questa è la prospettiva che salva e rifà grande l’Italia (naturalmente declinata da chi la sappia declinare e non da chi è pronto a rovinarla come tutto quello che è stato rovinato in questi vent’anni)! Questa e soltanto questa. E soltanto così si crea un po’ (auspicabilmente, tanto) lavoro.

Gov. Pigi, Monti ministro Bilancio Renzi min. Economia-sviluppo?

febbraio 7, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non si può fare ministro dello sviluppo (cioè dell’economia) un premier che, in questo anno, ha dimostrato di non avere alcuna idea di come si fa lo sviluppo. Ce l’abbiamo un po’ di senso? E, a dire il vero, Monti non dà molte garanzie neppure sul piano (tout court) del ‘bilancio’, visto che con lui alla guida del governo il debito pubblico ha potuto continuare a rimpinguarsi restando intoccato e i tagli alla spesa sono stati fatti malissimo.

Ma poiché nel mondo della finanza e delle banche – e della buona borghesia milanese. Che noi, peraltro, ameremmo, se non fosse sempre armata fino ai denti in difesa delle proprie – vacue – posizioni, che non valgono nulla rispetto a quelle che tutti insieme possiamo riconquistare come Nazione – Monti è visto come una figura di garanzia (anche) da questo punto di vista, la soluzione ideale, per il futuro governo Pigi, è quella che il Politico.it indica da tempo (21 marzo 2012; 13 dicembre 2012): Monti ministro del Bilancio in un esecutivo nel quale le due funzioni – sviluppo, cioè economia, e tenuta dei conti – siano spacchettate in due diversi dicasteri.

Il connubio tra la durezza quasi repressiva del rigorista Monti e la (dolce) progressività della sinistra bersaniana – il tutto con un ministro dell’Economia – auspicabilmente giovane e – dinamico, che magari non disdegni di dare ascolto (come è stato fatto fino ad oggi) ai nostri suggerimenti: insistiamo: lo stesso Renzi? – possono farci trovare l’equilibrio perfetto per una blindatura di bilancio che sia finalmente attenta alle esigenze delle Persone e proiettata (nello stesso modo) verso uno sviluppo che (guardi e consista già nella costruzione del futuro, e) non abbia più il peso e la lentezza del pachiderma ideologico novecentesco. Da lasciarci alle spalle. Per sempre.

P.s.: Immaginate che spinta tutto questo darebbe all”offerta’ (elettoralistica) del Pd, se il Partito Democratico la proponesse per primo, la rendesse ‘la’ propria proposta (in termini, sia pure, fin qui puramente nominalistici) e chiedesse agli italiani, però, per dare forza a tutto questo, di votare in massa solo ed esclusivamente il Pd (di Bersani e di Renzi. Unico ‘voto utile’), così da dare stabilità all’intera prospettiva?

Corriere: ‘Monti pres. Senato, pole Quirinale’. Come ti ingabbiano Pigi

febbraio 7, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Adesso per i retroscenisti del Cor- riere della sera l’accordo Bersani-Monti dopo il voto ‘sembra inevitabile’. Al punto da incoraggiare Francesco Verderami ad immaginare già Monti alla presidenza del Senato ‘in pole position per il Quirinale’ (c’è sempre un po’ di stile da competizione – poco – sportiva in questi pezzi sul ‘dietro le quinte’) per il quale si voterà qualche settimana dopo la convocazione delle nuove Camere.

Un buon modo per irretire il povero Bersani che gli stessi ambienti della borghesia (poco) illuminata erano già riusciti a convincere a non staccare la spina al governo quando era il momento, favorendo la maturazione dell’esplosione della vicenda Mps e il recupero del Pdl (ricordate i titoli del Corriere che lo ‘vide’ nel passaggio del centrodestra dal 15 al 16 per cento nei sondaggi dopo venticinque apparizioni di Berlusconi in televisione? Ecco. E magari dello stesso Monti), naturalmente allo scopo di far perdere il Pd dello stesso Bersani.

E a cui ora cercano di far scambiare qualche (incerto) voto (che Bersani potrebbe tranquillamente avere dal Movimento 5 Stelle, con il quale c’è piena condivisione di valori; dagli stessi, molti Democratici che fossero eletti nelle liste di Monti) per il proprio (così, instabile) governo (nemmeno, a quelle condizioni, lontanamente di legislatura) per ottenere l’elezione di Monti (colui che ha già dimostrato la sua in-sensibilità istituzionale sfregiando il ruolo di senatore a vita; colui – sleale – che ha tradito il Pd “leale – con lui. Purtroppo nemmeno un po’ ricambiato – fino alla fine della legislatura”; lo stesso che ‘sferza’ – a modo (?) suo – i Democratici dando loro dei comunisti “nati nel 1921 e che stanno – ancora – cercando di staccarsi da quella storia”; che aveva giurato di non candidarsi e invece lo ha fatto; che usa la visibilità ottenuta in un anno a Palazzo Chigi per dare addosso a quella stessa maggioranza che gli ha consentito di rimanere un anno a Palazzo Chigi; che si è trasformato dal – supposto – salvatore della Patria nel protagonista di certi spot in stile Mulino Bianco che – Gramellini docet – ogni volta che vanno in onda lo rivelano per i suoi reali interessi – particolari) sette anni al Quirinale.

(E – a lato di questo pezzo su Monti – è una vergogna che qualcuno, a sinistra, anche soltanto pensi a qualsivoglia altra soluzione che non sia quella rappresentata da Romano Prodi, senza il quale il centrosinistra – e probabilmente lo stesso, nostro Paese, che senza il – suo – ingresso nell’euro non si sarebbe salvato – non esisterebbe. Altro che spending review…).

Da dove ‘garantire’ gli interessi (per nulla) moderati e tutt’altro che alla luce del sole della poco illuminata borghesia in vista di riuscire a staccare la spina (in un anno? Già in autunno?) anche al governo Pigi (che non vuole tornare a votare in caso di maggioranza instabile, ma sappia che ce lo porteranno i ‘moderati’ appena riusciranno a farlo tradire).

Fino a ribaltare una situazione in cui a Quirinale e Palazzo Chigi ci fossero due uomini onesti e responsabili proposti ‘dalla sinistra’ (che ne avrà pieno diritto vincendo le elezioni!) in una opposta col pieno controllo dei moderati financo degli snodi di potere istituzionale che al momento vedono – mancando ancora la facoltà diretta di rovinare tutto anche rispetto a questo per Pigi – solo col binocolo.

Immaginate un Paese nel quale… Fiducia in noi stessi tornare grandi

febbraio 6, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Immaginate un Paese nel quale tut- ti hanno ritrovato la fiducia (in loro stessi). E sanno di essere l’Italia. Il Paese dalla più grande tradizione (culturale) del mondo. E di poter tornare ad esprimere il punto più alto della Politica (in senso ampio) mondiale.

Immaginate un Paese nel quale le persone hanno raggiunto la piena maturità (dell’Io. Attraverso la cultura) e si aprono alle altre, non vogliono più solo competere – lealmente – con loro, ma collaborare, e far emergere le migliori qualità di ciascuno. Che non si esprimono (meglio) nella guerra fratricida di una concorrenza senza freni ma nella competizione leale in cui ciascuno sia disposto a riconoscere agli altri le proprie migliori qualità, e a fare un passo indietro per far procedere i migliori, e fare loro trainare il ‘treno’ comune.

Immaginate un Paese nel quale le persone sono il principale motore della crescita e dello sviluppo. Perché le loro risorse sono state liberate grazie alla cultura, e ora quelle persone sono nella condizione di tornare ad esprimere fino in fondo loro stesse, a testa alta, per le aziende e nella loro vita. Aziende che tornano a crescere per avere formato i loro dipendenti, nei quali ora ritrovano un inestimabile patrimonio di creatività, coraggio, determinazione, riconoscenza, capace di spingerle verso l’obiettivo del rinnovamento e dell’innovazione per tornare grandi.

Immaginate un Paese nel quale, grazie al coordinamento della Politica, le aziende ‘contigue’ si uniscono, costruiscono filiere integrate, si fondono con altre grandi aziende europee: ma non per ridurre (soltanto) i costi, tagliando il personale, ma nella chiave della crescita, per tornare ad essere dei giganti in grado di tenere il mare della competizione globale.

Immaginate un Paese che si fa leader dell’Europa e, dopo aver rifatto partire (imprescindibilmente) la propria economia (oggi buco nero delle finanze pubbliche europee), spinga la ripartenza di quella continentale, favorendo queste fusioni e sinergie e offrendo loro il valore aggiunto di una comune ‘ambasciata’ europea per l’export verso Cindia (e non solo).

Immaginate un Paese che concentra tutto questo in particolare al proprio sud, e lo fa approfittando dell’incredibile assist che la storia gli ha servito portando sulla strada della democrazia i popoli (giovanissimi) della sponda settentrionale dell’Africa, incamminamento sulla strada dei diritti e della nostra civiltà che consolideremo tendendo loro la mano, e non tenendoci lontani per non sentire la (nostra) puzza (sotto il naso).

Immaginate un Paese nel quale la rivolta degli immigrati di Rosarno, contro lo sfruttamento e le condizioni indecenti di vita, la ribellione dei senegalesi nel casertano, per spazzare via la camorra dal lavoro e dalla vita dei cittadini onesti, si allarga a macchia di leopardo e diventa una spinta a rialzarsi per tutto il popolo italiano, a cominciare dal nostro mezzogiorno.

Immaginate un Paese che, tornato a respirare la cultura come proprio ossigeno, tornata a fare dell’innovazione la propria cifra (culturale e produttiva), inventa il mezzo di trasporto del futuro, ridando linfa agli stessi interessi della prima azienda italiana; inventa la città del domani, affiancando alla meraviglia dei nostri inestimabili centri storici, l’innovazione degli agglomerati urbani del ventiduesimo secolo – spazzando via la ‘terra di mezzo’ dello sviluppo fino a se stesso degli anni sessanta, con le sue propaggini palazzinare.

Immaginate un Paese che per tutto questo torna ad essere il luogo nel quale conviene di più investire, non solo perché il diritto del lavoro (non) è (stato) ridotto all’osso, ma perché qui si creano le migliori nuove idee, qui c’è la maggiore spinta (creativa) verso il futuro, perché questo è tornato ad essere il luogo più dinamico, più avanzato, più moderno.

Immaginate un Paese che unisce tutto questo al giganteggiamento della più grande ed antica storia del mondo, della penisola naturale più bella della Terra, facendo – anche – del proprio territorio un magnifico e immenso parco culturale, artistico, archeologico, naturale integrato in grado di attirare (molto di più!) i turisti da tutto il mondo.

Immaginate un Paese che, avviatosi su questa strada, torna ad avere credito e autorevolezza in tutto il pianeta, e la prima scelta che faccia è spenderli per mettere tutto ciò – generosamente e disinteressatamente – al servizio del sogno dell’unità Politica europea, cedendo (seduta stante) la propria sovranità sul tavolo della costruzione della democrazia comunitaria se anche gli altri nostri partner faranno (in quello stesso momento) lo stesso, candidando Roma a diventare la ‘prima’ (?) capitale (a ‘rotazione’) della compiuta Nazione europea.

Immaginate tutto questo e provate ad associarvi qualunque altro Paese del mondo: non ci riuscirete. Perché tutto questo può essere fatto solo da noi, dall’Italia.

Pagina successiva »

Bottom