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Italia ostaggio corruzione e forme autoconservazione in corpo Stato. Caro Pigi, spezzare ragnatela per farla ripartire

gennaio 28, 2013 di Redazione 

L’Italia oggi è tenuta in ostaggio. E’ tenuta in ostaggio da un apparato burocratico corrotto e autoreferenziale che – a volte in collegamento con forme di potere im-politico ‘deviato’ – sancisce le scelte reali e la direzione di marcia della macchina statale.

Una direzione (quasi sempre contraria a quella suggerita da una politica sterile e per questo deprivata di ogni autorità, e) ‘non sempre’ (è un eufemismo) nell’interesse dei cittadini (vedi, per l’appunto, il caso di Stefano Cucchi).

Ogni anelito alla modernizzazione dell’Italia – ogni provvedimento anti-corruzione – non può non tenere conto di questo più ampio raggio di intrecci – anche – tra la criminalità organizzata e le ‘zone d’ombra’ al confine tra le mafie, gli ambienti della destra estrema capitolina e rami dello Stato che in questi anni hanno agito nella pretesa di una più totale anarchia – senza superare il quale il nostro Paese non si salverà (perché sarà soffocato ogni suo – velleitario – tentativo di ripartenza).

Tutto questo si ‘risolve’ con qualcosa di più di un (semplice) ‘provvedimento’ di inasprimento delle pene per la corruzione (perché qui la questione è più sottile, ci troviamo di fronte a volte ad un vero e proprio lobbismo autoconservativo che trascende le categorie tradizionali della corruzione come la conosciamo più diffusamente e superficialmente); si risolve con un (inevitabile) spoil system – nel nome di tutti gli italiani – nelle posizioni di comando dell’(intero) nostro apparato burocratico e sistema statale; si risolve ripristinando la legalità dell’assunzione tramite concorso con effetto retroattivo (significa che le – centinaia, migliaia – di assunzioni – anche, soprattutto nei nostri stessi servizi segreti – compiute al di fuori di ogni criterio meritocratico e non nell’esclusivo interesse del Paese, devono essere rimesse in discussione. Ora. Prima di ogni altra misura).

Nessun governo potrà (in fatti) compiere finalmente la nostra democrazia (raccogliere e portare al traguardo la staffetta di – tra gli altri – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e) far fare al nostro Paese un passo strutturale e definitivo verso la modernità senza intervenire su questa più complessa ragnatela di rapporti che ingabbia, ad oggi, l’altrimenti sana, e forte, democrazia italiana in ogni suo tentativo di rialzarsi in piedi.

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