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Monti fischiato,aria di sconfitta. Pd baricentro ‘prenda’ 40% (astenuti)

gennaio 28, 2013 di Redazione 

Monti rilancia la ‘strana maggioranza’: “Serve una grande coalizione per le riforme”. Perché? Perché ieri è stato in Emilia, e in Emilia è stato sommerso di fischi. Comincia a capire, il presidente del Consiglio uscente, che il suo (gelido) elitarismo (fine a se stesso) non piace agli italiani, che chiedono risposte vere e non soltanto una (vacua) figura a cui affidarsi (illusoriamente).

Monti ora ha paura e sa di poter rischiare di non avere senatori (perché se scelta civica non supera l’8% – badate che si tratta di una quota molto alta per un neonato partito! – non eleggerà nemmeno un proprio candidato. Nemmeno Casini! Altro che ago della bilancia…).

Ciò avverrà tanto più quanto più gli italiani capiranno che esiste questa possibilità e prenderanno coscienza che Monti non piace loro e che a Monti – cioè alle sole qualità apprezzate di Monti: la serietà; il rigore – non solo c’è un’alternativa, ma Monti ha praticato tutto questo nel solco della straordinaria tradizione dei governi di centrosinistra che – al netto delle loro (sconclusionate) maggioranze: cioè al netto di quell’ala sinistra che oggi si ritrova tutta nel movimento di Ingroia: anche questo devono sapere gli italiani. Non si abbia la pigrizia di non spiegarglielo. Parlare; spiegare; comunicare. Più e più volte lo stesso – articolato – concetto. Finché non entri nel senso comune. E’ questa la chiave per farsi intendere – hanno (già – più volte!) salvato l’Italia: con l’ingresso nell’euro (senza il quale oggi saremmo in bancarotta. Altro che taglio alla spesa di Monti), con l’opera di risanamento dopo i disastri degli esecutivi di Berlusconi, Casini e Fini (!).

Prodi, Amato, Ciampi, Padoa-Schioppa: Monti non ha fatto altro che raccogliere la loro lezione, declinandola però molto peggio di loro (vedi dati sulla de-crescita: con il centrosinistra al governo il Pil era, sia pure di poco, sempre ripartito. E ora la proposta è, appunto, di rottura, innovazione, cambiamento, per cui anche a questa – relativa – ‘mancanza’, limite verrà posto rimedio e si potrà ripartire).

Quindi il centrosinistra è (già storicamente! Al netto della propaganda berlusconiana) la forza più onesta e responsabile della Nazione che (molto meglio di Monti) può assicurare quella stabilità che garantirà la tenuta dei conti. E, in più, mentre Monti non sa come rigenerare la crescita, il Pd – il partito dell’innovazione, della possibile modernizzazione dell’Italia: nuovo compito storico dell’area di opinione e sensibilità che ha il proprio – a sua volta – baricentro nella cultura azionista, perno anche della proposta Democratica – si getterà a capofitto (accanto agli italiani! Anche – fisicamente, andandoli a trovare nelle imprese, piuttosto che fare passerella ai vertici europei per la gioia dei paparazzi delle riviste di gossip, pardon: di politica internazionale) nell’imprimere, con tutte le proprie energie, la spinta – e la strategia – necessaria a far ripartire la nostra economia.

Strategia che ormai tutti conosciamo: a) – rifare dell’Italia la culla dell’innovazione, ricostruendo una filiera ed un nuovo sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale; b) – concentrare tutto questo in particolare al Sud, perché senza la ripartenza della nostra economia nel Mezzogiorno, non ci sarà ripartenza della nostra economia tout court, proponendo un progetto di sviluppo comune ai popoli – giovanissimi – della costa nord dell’Africa, che non aspettano altro che un nostro cenno per venire qui (ripetiamo: si parla – in primo luogo – di ragazzi, di studenti, di giovani), in Sicilia, in Calabria, ad innestare – con la loro voglia di rivalsa – nostri popoli seduti, rassegnati, che possono (possiamo) ricevere da loro una spinta incredibile non solo sul piano economico ma anche per la lotta alla criminalità organizzata (come già avvenuto a Rosarno, come già avvenuto con i casalesi).

Questo è il progetto – l’unico, possibile progetto – per salvare e rifare grande l’Italia. Il Pd lo ha sostanzialmente recepito nel proprio programma. E’ il momento di cominciare a metterlo in pratica, raccontandolo, facendolo entrare nell’immaginario, spiegandolo agli italiani. A cominciare da quel 40% di loro che negli ultimi vent’anni ha preferito astenersi (a cui, in primis, i Democratici dovrebbero rivolgersi).

E’ così che – alle Politiche – si vince – anche – in Lombardia! Perché è quest’area di cittadini perbene, dediti al proprio lavoro, seri, impegnati (per quanto possibile, visto chi ‘anima’ oggi le nostre istituzioni), che rigetta la politica autoreferenziale, che collima con il ceto medio produttivo che rappresenta il cuore – della maggioranza formigoniana degli ultimi vent’anni, al netto di Cl, e – della regione della nostra capitale – oggi, anche con Pisapia, con Ambrosoli, di nuovo – morale. (M. Patr.)

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