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Ora basta con il politically correct Politica dipende da suo linguaggio

gennaio 26, 2013 di Redazione 

Il linguaggio della Politica (non deve – mai – essere violento, ma) deve tornare ad essere vero, ‘libero’, basarsi sui fatti, sulla verità (a costo di dirsene qualcuna scomoda: ma chi volete che creda, che percepisca come ‘vero’ il fatto che il Pd sia estraneo alla gestione del Monte dei Paschi – altro discorso è la vergognosa tempistica dell’emersione del guaio, palesemente tale da colpire il Pd. Ma proprio per questo -/? Molto meglio riconoscere l’errore – non certo nella gestione finanziaria, ma nella commistione politica-banche – e a quel punto poter ripartire intonsi e potendo attaccare chi – e parliamo di tutto il resto dell’arco costituzionale (?) – anche da questo punto di vista, come da ogni altro, sta messo molto peggio, e dunque può essere ‘sconfitto’ ma solo usando un linguaggio di verità. L’esatto contrario, e ora vediamo in che senso, della subordinazione alla quale si è stati abituati) e non su ampollose disquisizioni vuote su come desidereremmo che i fatti (i fatti, la realtà che abbiamo di fronte, e non quella che vogliamo costruire: la quale richiede invece che noi la (ri)’definiamo’, ma potendolo fare efficacemente solo a condizione di avere usato fino a quel momento un linguaggio vero) fossero, abbandonando ogni ingessatura, ‘tentazione’ di politically correct e formalismo, perché dalla verità (e mancanza di ‘formalità’, la quale fa rima con sterilità) del linguaggio dipende poi la resa (pratica, effettiva!) di chi lo adopera.

Un linguaggio ingessato che è figlio del resto della inibizione provocata da vent’anni di sconfitte (da parte del centrosinistra. E di subordinazione psicologica) nei confronti di Berlusconi, che ha insinuato in tutti una maggiore insicurezza, ‘timidezza’ e prudenza (con innesti, a loro volta alienanti, della retorica post-comunista. Come accade ad un cronista che non sappia fare il proprio mestiere quando ‘incassa’ una querela).

Ebbene, così come la subordinazione è oggi incarnata (e resa effettiva) dalla differenza di linguaggio (aggressivo, sicuro di sé, manipolatore: quasi una neo-lingua, quello della destra; piatto, scialbo, debole, remissivo quello della sinistra), il ritorno all’egemonia (culturale e quindi Politica) del Partito Democratico dipende da un (immediato!) sforzo (individuale) di Pigi e dei dirigenti di lasciarsi alle spalle quella ingessatura e quella formalità, per tornare ad analizzare e, quindi, comunicare i fatti con aderenza, verità e quindi incisività (Politica). (M. Patr.)

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