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Impegno governo per trasparenza Dove s’annidano (vere) corruttele

gennaio 26, 2013 di Redazione 

(12 novembre 2012) La chiave per debellare tutte le forme di resisten- za al cambiamento e alla moder- nizzazione dell’Italia (senza la quale rischieremmo pervicacemente il fallimento fino a conoscerlo senz’altro), è dare vita ad una operazione di trasparenza sul funzionamento, sul ‘comportamento’ delle nostre istituzioni (e – loro bracci operativi).

Che cominci magari da una richiesta al presidente Napolitano perché tolga il segreto di Stato sulla stagione delle stragi e su tutti i cosiddetti “misteri italiani”, unicum italico e principale vulnus alla nostra democrazia, da cui discendono proprio quelle resistenze strettamente connesse ai processi (ai confini tra Stato e criminalità organizzata) che portarono alle morti (tra l’altro) di alcuni tra i maggiori patrioti (e – modernizzatori) del nostro Paese: a cominciare da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che non combattevano ‘soltanto’ la mafia ma (attraverso di essa) per la possibilità stessa di una ‘emancipazione’ del Mezzogiorno (non solo dalla criminalità organizzata ma dalla propria, stessa arretratezza); se è vero che è là – e proprio a causa di quelle resistenze che loro stessi, più di tutti – insieme ad altri grandi uomini come Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Antonino Cassarà – avevano cercato di superare – si apre la voragine del nostro debito pubblico, d’una nostra economia completamente ferma e (così) dimezzata, e in ultima analisi, perciò, il punto di caduta (insieme alla Grecia e alla Spagna) della stessa costruzione europea.

Ed un esecutivo ‘europeo’ e liberista come il governo Monti (questo articolo è stato scritto prima che Monti cominciasse la sua ‘discesa in campo’, ndr), ha l’opportunità, potendo contare anche sulle ‘mani libere’ che gli offre il suo essere ‘super partes’ e poter rispondere all’esclusivo interesse del Paese, di far fare alla nostra Nazione un passo verso la modernità (degli altri Stati europei), coniugando la libertà d’intrapresa (in campo economico) – messa in campo con le liberalizzazioni e la deregulation iscritta nel codice identitario della destra di tradizione cavouriana e einaudiana – con questa (connaturata) operazione di trasparenza e quindi (anche) di meritocrazia, non solo per quello che riguarda i nostri consigli elettivi (e dunque con il “taglio ai costi della politica”) ma soprattutto laddove – mancando un rapporto diretto e, appunto, ‘trasparente’ con i cittadini – si annidano probabilmente i principali casi di ‘distorsione’ e di ‘corrosione’ (dall’interno) del nostro sistema costituzionale.

Come si può per esempio accettare – in nome di quel principio meritocratico! – che ancora oggi i nostri servizi segreti, che già godono del (necessario, per lo svolgimento della propria funzione) diritto “di copertura”, possano (?) anche ‘aggirare’ la legge (facoltà peraltro introdotta, indebitamente, dall’ultimo governo Prodi. Non interessa se in altri Paesi si può fare: nella – attuale – Nazione in vetta alle classifiche per la corruzione questo NON si deve PIU’ potere fare. Un altro, possibile impegno per il prossimo governo Pigi. E non si tratta di questioni marginali, ma da esse dipende un pezzo della possibilità di un regolare gioco democratico), compiendo operazioni che nessun altro cittadino (nemmeno il capo dello Stato!) può eseguire, al di fuori di ogni norma e regolarità (per esempio, chi ci assicura che la facoltà di produrre documenti falsi, non esponga a trattamenti indebiti cittadini onesti che possano essere spacciati dai nostri 007 come possibili autori di qualche reato?) aggiungendo così alla (naturale) “mancanza di trasparenza” per l’esercizio del ruolo questa ulteriore ‘ipoteca’ sulla democraticità e sul rigore delle azioni di un organismo per il resto fondamentale per la ‘difesa’ (in tutti i sensi) della Repubblica?

Si veda il caso, per ciò che riguarda le ricadute che tutto ciò ha sulla qualità della nostra Difesa, raccontato in questo pezzo del gennaio 2011 da Marco Travaglio, dell’ex capo dei Ros, che dal perseguire i narcotrafficanti finì per essere lui stesso parte di quegli, stessi traffici (che doveva combattere!).

Una condotta evidentemente ‘propiziata’ – come anche nelle vicende, legate all’allora Sismi, di Abu Omar e del famoso “archivio Pompa” nell’attico di via Nazionale – da quell’aura di intoccabilità (e – correlativa – impunità) di chi dovrebbe occuparsi esclusivamente di difendere i cittadini perbene e invece si trova spesso – a spregio dell’onorabilità della stragrande maggioranza di agenti di sicurezza onesti – ad intervenire ‘contro’ i loro interessi (vedi, anche, i casi di Stefano Cucchi e gli altri ‘orrori’ – che siano emersi! – a cui abbiamo assistito in questi anni).

Perché proprio là, dove – più o meno legittimamente – permangono ‘zone d’ombra’ (e conseguente mancanza di trasparenza e talora di democraticità), non possono che nascondersi i più gravi, e tali da compromettere in maniera decisiva gli sforzi del nostro Paese verso l’uscita dalla crisi (la sua, quella più profonda, quella nella quale è caduto progressivamente dal dopoguerra con un’accelerazione negli ultimi trent’anni), fenomeni di corruzione e distorsione, vera causa (del nostro debito abnorme e) del nostro declino.

(12 novembre 2012)

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