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(Ac)crescere (sì, ma) la qualità (dei prodotti-e-della vita Persone)

gennaio 23, 2013 di Redazione 

il Politico.it è stato tra i primi ad indicare che senza una prospettiva di crescita, il nostro Paese non sarebbe uscito dalla crisi (strutturale. Nella quale è piombato, progressivamente, negli ultimi trent’anni). Ma com’è facile capire semplicemente pensando al concetto, la crescita non può essere ‘infinita’.

Non è solo la teoria di uno sparuto gruppo di radical communist insigniti di premio Nobel.

Crescere vuol dire produrre di più; produrre di più vuol dire consumare di più. Ora, è evidente che c’è un limite a tutto; o che senza porcelo rischiamo di un avvitamento intorno all’idea che la produzione – e il profitto – venga prima delle Persone, fino a possibili eccessi e storture (ulteriori rispetto a quelli che già viviamo).

Il futuro (sostenibile) ruota attorno invece al recupero del primato delle Persone. E a questo fine deve cambiare anche il concetto di crescita. Crescita non solo – dei consumi (ad libitum – di coloro che hanno bisogno di ciò per alimentare i propri circuiti di vendita – che solo fino ad un certo punto siamo ‘tutti noi’, nel nostro essere – Persone, e – produttori e consumatori al tempo stesso). Ma anche della qualità. Dei prodotti e (attraverso di essi, ma non solo) della vita delle Persone.

Tale prospettiva (concretamente) si persegue dandoci l’obiettivo dell’innovazione (a 360°): non solo nella ideazione e produzione di nuovi prodotti (e – strumenti. Tecnologici); ma nella ideazione di nuovi modelli (di società; di economia; di vita – individuale).

E, in generale, nel ricreare un clima nel quale ciascuno di noi sia proiettato – ritrovando così un senso; una prospettiva – nel fare il proprio lavoro, nel fare – finalmente, come ‘chiede’ da tempo Beppe De Rita – ciascuno la propria parte (e in quello stesso momento assumendosi una responsabilità generale che oggi non si assume) per contribuire a remare verso l’obiettivo (Nazionale. Europeo) che ci siamo dati.

Non, un nuovo collettivismo/statalismo; ma una sorta di grande ‘impresa’ nazionale (non centralistica, ma coordinata – non, (etero)diretta – dalla Politica. Come – ce la – chiedono le aziende!) che – ottimizzando i propri sforzi e le proprie risorse, convogliandole e ‘concentrandole’ in questa – rinnovata – direzione – comune – possa fare la differenza.

In campo economico, ma anche artistico e filosofico – cioè nella rigenerazione di futuro – nel mondo.

Puntando a ricreare (qui) la nuova civiltà (del domani). (Ri)partendo (ancora una volta) dalla culla dell’attuale: l’Italia.

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