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Redditi italiani come 27 anni fa. E’ tempo (lungo) black-out di Politica

gennaio 22, 2013 di Redazione 

Il nostro declino – la nostra crisi. Politica. Che significa ‘nella definizione dell’orizzonte – comune – da perseguire, e nella sua messa in atto’ – comincia negli anni ’80 (anche se la radice – ideologica e inculturale – può essere fatta risalire fino al ’68).

Ebbene: oggi viene certificato che i redditi degli italiani sono, ‘improvvisamente’, tornati ai livelli di allora.

Vero, ovviamente. Ma tutt’altro che ‘improvvisamente’.

Si è trattato infatti (non soltanto di un – costante – declino, sia pure non – sempre – tempestivamente riscontrato in una riduzione del ‘rendimento’ – della resa. Economica – del lavoro degli italiani, che hanno ‘tenuto’ alla crisi della Politica più lungamente di quanto rapidamente la politica abbia ‘mangiato’ se stessa, ma) di un congelamento di ogni possibile avanzamento del nostro Paese, dovuto appunto alla stasi della politica autoreferenziale – cioè che da allora ha cominciato a ‘praticare’ ‘solo’ per sé – per cui, secondo la più perfetta prova della coerenza e della perfezione della storia, i nostri redditi è come se – sottotraccia – fossero (sempre) rimasti quelli di allora, perché quella di allora è rimasta la nostra struttura economica; e se non sono immediatamente tornati a quelle cifre è solo perché abbiamo vissuto di rendita (rispetto all’avanzamento – anche, sui nostri competitor – che ci era stato assicurato dalla spinta propulsiva impressa al sistema-Italia dai nostri nonni, gli ultimi ‘padri della Patria’).

Solo adesso, avendo smesso di ‘guadagnare’ (terreno. Grazie a quella modernizzazione del nostro Paese; – non – in-seguendo la – naturale, fisiologica – modernizzazione – ulteriore. Degli altri) ci accorgiamo di dove siamo rimasti, anzi, di dov’è rimasta la nostra guida (? Perché questo, e non un semplice ‘arbitro’ – per quello ci sono già le authority - è la Politica): e, con essa, i nostri modelli (e sistemi. Economici e) produttivi.

Gli italiani no, loro sono moderni quanto i fratelli e coetanei europei e del resto del mondo (occidentale): infatti quando tocca a loro, ‘stare sul campo’, come sempre, nella nostra lunga tradizione, primeggiano.

Come nella ricerca, dove siamo tra i primi al mondo (16 dei 188 migliori ricercatori del pianeta sono dei nostri).

Presi singolarmente.

Mentre l’Italia – appunto: la nostra sovra-struttura – arranca. In fondo alla classifica.

Cosa stiamo aspettando (ancora), puntando a (ri)fare dell’innovazione la stella polare di un nuovo sistema-Paese la cui spina dorsale si chiami cultura e che sia reso competitivo grazie alla ricerca, all’istruzione e alla formazione, per riappropriarci (in tutti i sensi) di quelle straordinarie risorse (umane), e per tornare a crescere – insieme?

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