Top

Politica è costruzione futuro. Ri- partire da mezzi trasporto e Città

gennaio 13, 2013 di Redazione 

Abbiamo i più bei centri storici del mondo. Quand’è che la Politica si assume la responsabilità di indicare la via di una rigenerazione delle nostre (nuove) città (del futuro) sulla base di specifiche linee filosofiche, concettuali e quindi architettoniche – lasciandoci alle spalle lo schema – ? – disordinato, di accumulo urbanistico – di cemento – fine agli interessi dei soli palazzinari (di oggi) – preparando le condizioni perché, ancora una volta, sia in Italia, nella culla della civiltà (odierna), che si traccino le linee-forza per la definizione del modello dell”urbe’ del domani?

Abbiamo i più bei centri storici del mondo. Quand’è che la Politica si assume la responsabilità di indicare la via di una rigenerazione delle nostre (nuove) città (del futuro) sulla base di specifiche linee filosofiche (l’Uomo di nuovo al centro in luogo della logistica e della produzione – fine a se stessa), concettuali (città quindi ‘a misura d’uomo’ in cui magari, ad esempio, si torni a poter circolare soltanto a piedi o con mezzi non ‘caotici’ ed inquinanti. In attesa dell’invenzione – che potrebbe/ potrà comunque avvenire in Italia! Quand’è che la Fiat comincia ad investire in questo, e non ‘nel’ ‘fare la questua’ al governo italiano – auspicabilmente, da loro, non-guidato da Monti – per compensare i non strabilianti risultati delle proprie politiche – industriali e non solo di ordine finanziaristico – legati proprio alla mancanza di lungimiranza sul piano dell’ideazione e della produzione di nuovi modelli? – del mezzo di trasporto del futuro) e quindi architettoniche (oggi la nostra architettura – mondiale – si ispira a due linee tendenziali maggioritarie: quella che pone le proprie radici – storiche – nel futurismo (con le sue propaggini nell’arte così detta concettuale, dominus dell’arte contemporanea, ‘autoreferenziale’ e ‘rispecchiante – più che un’etica – se stessa’), e quella post-Gaudista – ‘ma’ molto elitaria – per lo stile ‘incoerente’ tipico dell’architettura modernista e pre-surrealista del grande ‘disegnatore’ – di edifici – spagnolo. Due stili ‘alienanti’ e caratterizzati da uno ‘stravolgimento’ delle forme naturali dell’ambiente e delle cose. Si tratterà invece – magari – rimettendo al centro le Persone, di recuperare una primazia dello ‘stile’, anche, ‘della natura’ per riconciliare l’uomo con il suo ambiente – così, di nuovo – ‘naturale’. E, comunque, su questo dovrebbe essere immediatamente lanciato – dalla Politica! – un dibattito fertile – finalizzato non all’assegnazione di un appalto milionario una tantum, ma della definizione insieme, appunto, delle linee tendenziali del modello architettonico e stilistico italiano del XXI secolo – tra i più giovani e talentuosi architetti e designer del presente e del nostro futuro – prossimo) – lasciandoci alle spalle lo schema – ? – disordinato, di accumulo urbanistico – di cemento – fine agli interessi dei soli palazzinari (di oggi) – preparando le condizioni perché, ancora una volta, sia in Italia, nella culla della civiltà (odierna), che si traccino le linee-forza per la definizione del modello dell”urbe’ del domani?

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom