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41%(!) italiani non arriva fine mese M. in carica, assuma misure. Ora

gennaio 12, 2013 di Redazione 

Il 41% degli italiani ha avuto difficoltà, nell’ultimo anno, ad arrivare alla fine del mese. Il 41%! La metà di noi. E, nonostante questo – o, anzi, proprio come causa di questo – la politica politicante (avrebbe voluto reiterare lo stanco immobilismo fino ad aprile, e prolungare la campagna elettorale – permanente – per altri tre mesi, e) trascorre queste giornate (ancora una volta) in tivù, a promuovere i propri interessi (politicisti) senza immaginare di assumere alcuna misura.

Il Parlamento è sciolto, in attesa delle nuove camere. Ma un governo è in carica. Forse non si comprende il livello della gravità e dell’urgenza della situazione, se si pensa che sia pacifico continuare per un altro mese e mezzo ad apparire in tivù, senza immaginare di intervenire, da subito, sulla situazione che ogni giorno ci viene segnalata nella sua sempre maggiore gravità dai nostri osservatorii sulla realtà sociale italiana.

Abbiamo proposto al presidente del Consiglio – che in passato ci ha più volte ascoltati – di prendere provvedimenti immediati sulle carceri: un intervento semplice, in grado, da solo, di alleviare le condizioni insostenibili di quegli italiani (!) che vivono costretti in celle tre metri per tre in ‘compagnia’ di altre tre, quattro persone.

Perché Monti non dice/ fa nulla? Forse perché è occupato dalla limatura delle liste e dalla preparazione della prossima ospitata in tivù; ma questi signori non dovrebbero dimenticare di poter apparire in televisione solo perché sono legittimati a farlo dalla necessità di rappresentare (Politicamente) gli italiani; e senza questi ultimi non potrebbero farlo né avrebbero il ruolo, e la preminenza, dei quali godono attualmente. Dunque se gli italiani non riescono ad arrivare alla fine del mese, quale potrà essere la priorità – quale potrà essere il dovere da assolvere – sia pure (o, forse, tanto più. E non per ragioni di opportunismo elettoralistico) nel mese prima delle elezioni?

E’ evidente che, a governo dimissionario, non si possono compiere rivoluzioni; ma sarebbe una prova di attenzione, e non totale avulsione, oltre che di primo, concreto, riavvicinamento (delle istituzioni ai cittadini; ma soprattutto dei nostri connazionali a condizioni di vita decenti) che Monti – sentiti naturalmente gli altri candidati premier – avrebbe il dovere – molto più che di coltivare l’orticello della propria lista “per l’Italia” (?) – di rivolgere loro (non rendendosi conto che così!, si abbatte lo stock – dell’attuale, insostenibile astensionismo; e dunque si creano le condizioni per un grande risultato: delle proprie liste, ma soprattutto – ‘anche’, o in special modo nel momento, ‘sacro’, del voto – per il nostro Paese).

Essendo lui il presidente del Consiglio in carica; un primo ministro tecnico nominato da Napolitano per risolvere i nostri problemi, prescindendo da ogni competizione elettoralistica, che sceglie di (anteporre le – proprie – ‘voglie’ legate a quest’ultima ipotesi, e, per ciò, di) non risolverli; e che dunque tradisce, continuando a disinteressarsene, la fiducia – per interposto capo dello Stato – di sessanta milioni di nostri connazionali.

La fiducia, e le loro (legittime. Anzi, diremmo meglio, sovrane) aspettative: perché se la Politica non fa il suo mestiere, loro, nonostante la propria dedizione e la propria fatica, faticano (come minimo: e non è certo questa l’eventualità più frequente) ad arrivare alla fine del mese.

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