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Sola concorr. aiuta individualismo Nuovo Rinascim. figlio d’istruzione

gennaio 11, 2013 di Redazione 

La sola concorrenza premia l’individualismo. Il nostro possibile, nuovo Rinascimento ‘figlio’ – invece. Anche – dell’istruzione e dell’Educazione

Oggi la nostra società è (de)costruita su misura dei mediocri: figli di, cooptati, corrotti. L’eccellenza viene emarginata e allontanata (dai posti che contano). Perché non sia mai che faccia concorrenza ad un parente o ad un amico (della politica autoreferenziale).

L’Italia si salva ribaltando (o, meglio, ristabilendo) il (normale. Nel resto del mondo. Sapendo che da noi questo significa far compiere al nostro Paese un vero salto di qualità, avendo qui, come dimostra il più cospicuo ‘gettonamento’ da parte delle altre nazioni, le migliori risorse umane del mondo) rapporto di forza.

A questo fine serve concorrenza. E un giorno dovrà essere la cifra (‘unica’) di ogni nostra realtà (sociale). Ma non si passa da un Paese familista ad uno concorrenziale, senza operare una ricostruzione culturale. Che presuppone quell’iniezione di concorrenza, ma anche l’indicazione di un (più alto) orizzonte comune, che rimotivi all’esercizio della responsabilità gli italiani. Perché nessuno vuole competere (lealmente e in modo regolare) se non vede un obiettivo più alto dell’opportunità di perseguire (immediatamente. E più facilmente) il proprio interesse (particolare). Anche se (o proprio perché) del tutto (il)legittimo (grazie ad una deregulation realizzata ad hoc - o, spesso, ad personam).

Oggi più concorrenza-e-basta significa ristabilire la legge, sì, ma del più forte (o, meglio, spregiudicato). Ciò che serve è invece il combinato disposto di concorrenza e cultura: più scuola, più istruzione, più formazione. Per tutti e non solo per chi sgomita di più. Una società istruita, rielevata, che superi il suo attuale analfabetismo (di ritorno), e che riscopra così il valore (dell’apertura agli altri e del)la collaborazione - e non solo, più, competizione (sfrenata) -, dalla quale dipende il riconoscimento del merito: se è vero che il migliore (di Noi) non è (necessariamente) il più bravo a sgomitare, ma il più capace a competere – nel rispetto delle regole – sulla base della propria cultura e della propria preparazione, e non (solo) della propria tensione al surclassamento degli altri (fine a se stesso).

Una società così è una società che riconosce il Merito, e non soltanto il (de)merito (della slealtà e del perseguimento dell’individualismo fine a se stesso). E’ questa, e non una società liberista impiantata senza mediazioni in Italia, la società che può far conoscere al paese dalla più grande tradizione del mondo, il proprio possibile, nuovo Rinascimento.

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