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Crisi eurozona, siamo a punto ’11 Rischio-default non è scongiurato

gennaio 10, 2013 di Redazione 

La previsione di Standard and Poor’s secondo cui la crisi dell’eurozona sarebbe alla fine è del tutto fallace. E dimostra l’arbitrarietà dei giudizi delle agenzie di rating.

La crisi del debito è infatti (temporaneamente) ‘sospesa’. Ma i debiti immani (ad ‘esempio’ dell’Italia) rimangono; e le condizioni della vita di molti cittadini europei sono, in questi dodici mesi, peggiorate drasticamente.

Questo perché non si è proceduti ad una vera (ovvero strutturale) risoluzione della crisi (del debito) in Europa (attraverso un’azione per la ripartenza delle economie reali e l’abbattimento del valore assoluto dei debiti); ma solo al tamponamento (attraverso l’introduzione dello scudo anti-spread) dei capricci (del momento) degli speculatori.

Siamo, in buona sostanza, alla situazione di partenza (di un anno fa). Ma quella situazione era già sufficientemente grave per contenere, in sé, i prodromi del successivo aggravamento.

In assenza di misure per far ripartire la nostra economia (reale), che non ci sono state o dove si sono abbozzate sono state immaginate con il taglio opposto a quello necessario (privilegiando la competizione e non la valorizzazione delle risorse delle Persone), e di una reale politica di riduzione del debito (e non solo, ‘prima’, del deficit. Perché è vero – come sostiene il presidente del Consiglio – che la riduzione del deficit – il pareggio di bilancio – consente di – ma solo – non aumentare il debito. Ma se il debito è – già – alto lo sono anche i tassi di interesse; le banche non possono finanziare agevolmente famiglie e imprese; l’economia non cresce e lo stesso pareggio di bilancio non può che essere ottenuto, alla fine, stringendo la cinghia attorno alla ‘vita’ – in tutti i sensi – delle Persone. E questo, inevitabilmente, ingenera un circolo vizioso che non va a beneficio dell’esito finale. Se invece si scende sotto una quota molto inferiore di debito – intervenendo una tantum anche, direttamente, a questo scopo - il ‘respiro’ per l’intera operazione – ferme restando le misure, suddette, per far ripartire l’economia reale e rimobilitare e ‘ridare fiato’, in tutti i sensi, così, agli italiani - sarà molto maggiore, e allora sì, naturalmente, che il pareggio di bilancio diventa una possibilità sostenibile e, a quel punto, doverosa per la tenuta dei conti), tra qualche tempo, ci ritroveremo daccapo; o anche con una tale divaricazione (conflitto) di interessi e di intenti tra istituzioni nazionali (che non stanno comunque, proprio per questo, facendo il loro dovere. Nemmeno per raggiungere gli obiettivi di consolidamento – strutturale – di bilancio) e cittadini, che porterà a tensioni gravissime (come quelle che sono in corso tutt’ora, sia pure ‘silenziate’, in Grecia). E a possibili derive non auspicabili.

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