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Il fallimento del governo Monti (e della riforma Fornero)
(NUOVO) RECORD DI GIOVANI DISOCCUPATI. ORA LA FORMAZIONE

gennaio 8, 2013 di Redazione 

Nonostante il governo Monti abbia ‘cercato’ di creare lavoro (?) “per i giovani” (?), per superare il ‘famoso’ dualismo (non più ‘garantiti’ e ‘non garantiti’, ma solo ‘non garantiti’), la disoccupazione giovanile tocca (nuovamente: è impennata proprio nell’ultimo anno) il record storico.

Perché il (vero) obiettivo del governo era (abolire – tout court – l’art. 18 -; ed è in primo luogo grazie a il Politico.it se non ci è riuscito -, e) consentire alle aziende la piena libertà di licenziare; e in ogni modo favorire, ancora una volta, solo una parte. Che non era certo quella dei giovani (lavoratori).

Di qui il fallimento di una riforma del lavoro ‘dimezzata’, ma (proprio) perché l’obiettivo che l’esecutivo si era dato, nel confezionarla, non era fare il bene del Paese ma solo quello di una parte.

Qui, e non nelle resistenze di chi invece difende l’interesse dell’Italia (ovvero di tutti), sta il punto di caduta (dell’esecutivo dei professori e) della riforma del lavoro Monti-Fornero.

Il modo per favorire la crescita (dell’occupazione. E non di una disoccupazione – ‘meglio’ – ? – distribuita – tra giovani e ‘vecchi’) è puntare (non su una – maggiore – disoccupazione – di chi oggi è sicuro; secondo il paradosso per cui si crea lavoro licenziando quei pochi che sono sicuri; per creare così una – nuova – generazione di lavoratori – non, tutti garantiti, come vuole la propaganda – montiana – ma tutti insicuri) sull’innovazione che si declina attraverso la ricerca e la formazione.

Formazione non come strumento (e pretesto. Ideologico) per consentire di assumere a tempo determinato (i contratti di apprendistato reintrodotti dalla riforma Fornero), ma come motore della crescita dei lavoratori e dunque delle aziende.

Tutti i sistemi economici e produttivi che funzionano (anche – in tempo di crisi), sono fondati sul principio che la vera risorsa da valorizzare sono le Persone; quelli che, al contrario, puntano meramente a ridurne ai diritti, sfruttandole, recedono (di più. Come la Cina che ha visto sfumare la prospettiva del sorpasso, in termini di crescita – del Pil – nei confronti degli Stati Uniti).

Avendo in Italia (anche così! Con tutto l’impegno dell’antiPolitica a ridimensionarle e scoraggiarle) le migliori risorse umane del mondo (come dimostra che siano le più gettonate dagli altri paesi), non è difficile immaginare quale sia la chiave per far ripartire la nostra economia…

A condizione di avere, però, questo, nella mente e nel cuore. E non soltanto il desiderio di favorire interessi (particolari). (M. Patr.)

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