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Allungare Tav da Kiev Mosca. Per avvicinare Russia (a democrazia)

gennaio 8, 2013 di Redazione 

di MATTEO PATRONE

La Tav – come treno di comunicazione e trasporto inter-europeo – rischia di non avere senso (vista la contrazione della nostra economia). E di tradire, ulteriormente, semmai, la concezione ‘ombelicale’ dell’attuale classe dirigente – tecnocratica – e proprio per questo – europea (cerchiamo di non reiterare lo stesso errore, da noi, immaginando di rimanere ‘immobili’ per altri mesi riassegnando l’incarico – di guidare il nostro Paese fuori dal pantano da lui stesso, in questo ultimo anno, ‘consolidato’ – all’attuale premier).

Ma se si compie un ulteriore sforzo e si porta la ferrovia (da Kiev) fino a Mosca (evitando di fermarci – a tutt’oggi! – a qualche centinaio di chilometri ‘dalla meta’), ecco che il treno ad alta velocità può mettere il Vecchio continente – attraversandolo per intero; e, allora, certo non si potrà prescindere – ma a quel punto, ne siamo certi, ne converrebbero anche gli abitanti della Val di Susa che oggi si oppongono! Ma solo perché non vedono lo sbocco – il senso – appunto – di tale grande opera – dal fare passare la linea per la Pianura padana – in ‘asse’ con la Russia.

Strutturando, così, la via di comunicazione di una possibile, nuova direttrice di sviluppo economico, ma compiendo – soprattutto! – uno straordinario intervento per l’avvicinamento, la pacificazione, e la ‘pungolatura’ – da parte dell’Europa – alla Federazione russa (nostra ‘vicina’) perché tenda sempre più, finalmente, a raccogliere i frutti di questa straordinaria opportunità di crescita – economica – accedendo pienamente alla – propria – democrazia.

Se a questo si aggiunge il progetto (immaginato per primo da Romano Prodi) di rimettere il (nostro) sud al centro degli scambi con l’Oriente (i cui traffici attraverserebbero la Penisola per risalire – anche – fino a Mosca. Badando bene di far procedere le due ‘direttrici’ di pari passo, e di non ‘concedere’ alla – a quel punto – Lisbona-Mosca di portare da noi – attraverso la capitale russa – gli smerci da Cindia), e la prossimità del nostro Mezzogiorno con il (vero!) focolaio dello sviluppo del domani (l’Africa. Con cui immaginare questo – stesso! – progetto di crescita – comune), è chiaro che (se la Politica fa la sua parte, e smette di credere di poter – ‘solo’ – applicare qualche tecnicismo,) l’Italia (l’Italia! E non – ‘solo’ – l’Europa) può garantirsi il triplice effetto di tornare ad essere il ‘fulcro’ di questa nuova rete di scambi, conoscere (grazie – anche – a tutto ciò) un incredibile momento di crescita (da canalizzare in modo lungimirante e tale da migliorare la nostra vita e non penalizzare – come accadde ai tempi del – primo – boom negli anni Sessanta – il nostro patrimonio – ad ‘esempio’ – ambientale), e compiere (come abbiamo già visto) una (straordinaria) ‘missione’ per il bene (e la pacificazione) dell’(intera) umanità. ‘Puntando’ a riassicurarsi così, dopo trent’anni di (crescenti) umiliazioni, la propria ( – vera – autorevolezza, fondata sulla Politica e non sull’immagine, e la – propria -) leadership (storica). (M. Patr.)

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