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Lettera aperta a quanti vogliono ‘allinearci agli standard europei’

gennaio 4, 2013 di Redazione 

Ma coloro che vogliono allinearci agli standard europei (e che per intanto si sono allineati agli stan- dard della migliore collocazione per una comoda candidatura nei listini bloccati del Porcellum – ammesso che l’Agenda Monti superi la soglia di sbarramento), sanno che negli unici paesi in cui si registra ancora un (pur fioco. E in flessione) ‘barlume’ di crescita, nel Vecchio continente e non solo, quegli standard ‘europei’ sono Politicizzati dall’esistenza di sistemi di formazione continua e dal valore della cogestione che non entrarono nemmeno per sbaglio nella famosa lettera della Bce? E che dunque allineandoci acriticamente (che significa senza pensare) agli standard europei escluderemmo dalle nostre scelte le uniche chiavi della pur scarsa crescita che ancora permane in alcune zone d’Europa?

Perché in Germania, e in Danimarca – i due paesi che (non) crescono (di più), non c’è il mercato senza vincoli all’americana; c’è l’economia sociale di mercato basata sulla formazione e in Germania anche sulla partecipazione degli operai alle decisioni delle aziende.

E sanno che gli standard europei sono (costretti ad essere) così stringenti e rigidi, anche perché la stessa, attuale leadership che li ha fissati (a cominciare dal presidente del Consiglio italiano uscente, l’”uomo più importante d’Europa”, secondo la propaganda che varca i nostri confini), ci impone il salasso di un continuo profluvio di risorse per colmare un buco nero delle finanze pubbliche greche che non è, de facto, colmabile, e che dunque ci costringerà a reiterare questo incomparabile sperpero di denaro pubblico (in potenza) all’infinito?

Sanno inoltre che gli standard europei sono stati fissati – al netto della saggezza e della responsabilità del presidente Draghi – da tecnocrati che hanno portato il Vecchio continente – perché di questo, stiamo parlando – alla situazione di maggior stasi e stagnazione economica nel corso della propria Storia (unitaria)?

Sanno in definitiva questi signori (il cui riposizionamento, del tutto acritico e apparentemente fuori da ogni criterio di realtà, visti i risultati – ? – fallimentari – non – conseguiti dall’Agenda Monti, odora di conformismo) che più che ‘allinearci’, dovremmo provare a fare Politica, appassionandoci a ciò che facciamo, tornando a sforzarci di pensare a qualcosa che non sia la mera, pigra applicazione ragionieristica delle regolette che ci sono state date da un organismo finanziario che nulla ha a che vedere con il governo di una Nazione (lo stesso Draghi ha più volte invitato la Politica, che non è la Bce, a fare il proprio mestiere), restituendo un orizzonte Politico – e non tecnico-regolativo. Il governo della Repubblica italiana è, appunto, un governo; non l’authority sulla concorrenza. E nemmeno il commissario europeo al mercato interno. Per la semplice ragione che l’Italia non è, un mercato, ma un Paese; una comunità di persone; per governare e far vincere la quale, non basta applicare la ricetta che andrebbe applicata ad un (semplice) mercato. Perché le persone non sono merci; e più le si tratta come tali più l’economia va a rotoli – al nostro Paese (e con esso all’Europa tutta, che dipende da noi, e dalla quale noi non dobbiamo ‘dipendere’ – nel scegliere le nostre Politiche – se non vogliamo fallire)? (M. Patr.)

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