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Colpa corrotti se siamo più poveri Inficiano funzionamento di Stato

gennaio 4, 2013 di Redazione 

La principale arma di difesa della corruzione è la disinformazione: quando sentiamo parlare di cor- ruzione, pensiamo al colletto bianco, o al limite al politicante, che prendono soldi da un privato per concedere un favore nello svolgimento della loro funzione nella pubblica amministrazione. Una cosa grave, inaccettabile, ma che finisce lì. Invece no. Quell’atto di dis-funzione nel governo della ‘macchina’ dello Stato, produce, come il ‘famoso’ battito d’ali di una farfalla a Pechino, un effetto a catena che si ripercuote sull’intero funzionamento del sistema statale. In termini di ‘cattivo esempio’, per cui molti altri si sentono legittimati a fare altrettanto (“Intanto lo fanno tutti”); l’intera filiera di servizi viene compromessa: perché se una certa operazione che presiede al compimento di un intero processo amministrativo viene condotta male, maliziosamente, il processo nel suo complesso finirà per esserne deviato e fallire.

Ma non è comunque ancora questa la cosa veramente (più) grave. Perché la corruzione non è soltanto quella dei colletti bianchi o dei politicanti. O non è ‘soltanto’ il mirare – pur di suo gravissimo – ad un (immediato) arricchimento sottraendo soldi o credibilità alla macchina dello Stato. La corruzione è agire deliberatamente contro lo Stato; non solo fare male il proprio lavoro per favorire gli interessi di qualcuno: ma eseguirlo programmaticamente in modo tale che lo Stato ne venga colpito. A che scopo? Primo perché se lo Stato è debole (complessivamente), gli interessi dei corrotti hanno più spazio, libertà e facilità di attecchire, venendo meno i controlli, non essendoci adeguata ‘concorrenza’ (esattamente, ad esempio, come accade con la mafia sul territorio). E poi perché a volte proprio quello è l’obiettivo: minare alle fondamenta lo Stato, per perseguire i propri piani. Criminali.

Cosa deriva da tutto ciò? Che se siamo più poveri, se abbiamo il debito pubblico più grande e ‘pesante’ – e gravoso – del mondo, è ‘grazie’ ai corrotti; a tutti quei funzionari del corpo dello Stato che agiscono contro di esso e per i propri interessi. E impediscono alla macchina di funzionare regolarmente e dunque anche di essere efficiente e produttiva. Come i burocrati impiantati nelle sedi ministeriali, che bloccano, a volte, interi processi legislativi a vantaggio di qualcuno o della semplice, cattiva resa della Politica e dello Stato. La Politica stessa, che più spesso, ultimamente, viene irretita da corruttori e loro sodali, è ‘vittima’ della manipolazione da parte di questi signori che la usano, offrendole l’illusione di una importanza e di un potere in realtà effimeri (e utili solo al perseguimento degli interessi di pochi ‘signori del vapore’), portandola a fare male il proprio lavoro. Ed esponendola così al pubblico ludibrio nella quale è caduta ultimamente. Per colpa (in primo luogo) loro. Lo stesso vale per molti agenti di pubblica sicurezza, che, abituati ad una professionalità disconosciuta e della quale a volte faticano a vivere (sul piano economico) dignitosamente, si lasciano coinvolgere in operazioni che vanno a discapito, oltre che dell’Italia, in primo luogo del loro futuro e della loro stessa onorabilità.

Il punto vero è capire che l’attuale condizione del nostro Paese non è ‘fatale’, e che possiamo tutti ricavare soddisfazioni e opportunità molto più grandi se ci mettiamo a remare insieme nella stessa direzione; non lasciandoci plagiare da imbonitori di bassa lega che, anche quando sembrano offrirci una possibilità di riscatto, in realtà stanno perseguendo solo il nostro ‘male’. E quello dei nostri figli, sui quali più ancora che su di noi ricadrà il peso di uno Stato che per causa loro andrà sempre più disfacendosi e crollando sotto il peso dei propri debiti (causati da quel malfunzionamento) e della propria perdita di credibilità (in prima battuta, prima ancora che sul piano ‘internazionale’ – a cui dovremmo pensare solo dopo aver pensato a noi stessi – nei confronti di tutti noi).

Chiunque conosca, sappia che un parente, o un conoscente, che hanno un impiego (di qualunque genere) nella macchina dello Stato, compie azioni non del tutto lecite, o dice di non poter rivelare quello che fa (essendo un pubblico ufficiale), o sembra svolgere attività ambigue, lo vada senza remore a denunciare all’autorità giudiziaria o al limite alla pubblica amministrazione: quella persona sta agendo (anche. In primo luogo!) contro di lui. Ne va della salvezza stessa – e della possibile ripartenza – del nostro Paese. E dunque di tutti noi.

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