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In Europa torni Politica. No a (sole) scelte economiciste S. Berlusconi

gennaio 2, 2013 di Redazione 

Il nostro giudizio sui governi del presidente Berlusconi non è favo- revole (tranne qualche eccezione, come le direttrici della riforma dell’università) ed è ben visibile nel nostro archivio in tutti i pezzi scritti in questi anni a commento delle sue scelte.

Ma Berlusconi resta, sia al confronto con le corti pronte a seguirlo in ragione della maggiore o minore opportunità per loro stesse, sia al confronto con una parte del resto dei protagonisti (?) nel quadro costituzionale, una figura che spicca e la cui intelligenza (fuori dal comune) non è in discussione.

Leggete questo breve estratto da un suo commento pubblico. Anche alla luce di ciò resta il rammarico – almeno per la parte destrorsa del popolo italiano – di non aver trovato nel genio del presidente Berlusconi, anche quel portato etico, quel rapporto reale – al di là della generosità con la quale sappiamo il leader del Pdl tratta in privato chiunque desideri confrontarsi con lui – con la vita delle Persone, che avrebbe potuto rendere lui un ‘grande statista’ e questi vent’anni di suo protagonismo in Politica utili non soltanto alla modernizzazione delle forme della contesa mediatica ed ‘elettorale’ (a cui ha dato un contributo decisivo; salvo, oggi, pagare – tutti quanti – le spese di uno stravolgimento in senso – eccessivamente – personalistico e fine a se stesso della politica – così – autoreferenziale, strettamente legato al fallimento della ‘fase-2′ – quella realizzativa, quella, appunto, Politica – della sua – totalizzante – presenza sulla scena pubblica), ma anche ad una (vera) modernizzazione del nostro Paese e (soprattutto, per ciò che avrebbe potuto venire da lui) del nostro sistema economico e produttivo.

La grandezza (purtroppo, solo in potenza) dell’uomo politico (altrove ripete di non essersi ‘mai considerato un politico’: se solo avesse amato di più, al contrario, la Politica e l’impegno pubblico oltre la sua attività di imprenditore…), è – comunque – tutta ‘racchiusa’ (ahinoi, ancora, vent’anni dopo, – solo – in nuce) nello splendore di queste poche righe in cui dimostra la competenza, la lungimiranza, la passione per le possibili realizzazioni di una donna o di un uomo nella vita privata e nazionale.

di SILVIO BERLUSCONI

A me e alla maggioranza degli italiani, non piace l’Europa nella quale uno o due Paesi vogliono imporre agli altri la politica economica che più conviene ai loro interessi.

Purtroppo in questi anni di crisi non abbiamo visto lo spirito dei costituenti dell’Europa, che ebbero il coraggio di unirsi su ciò che li aveva divisi (carbone e acciaio) e da cui era nato il protezionismo, l’odio tra i popoli, l’inflazione, l’ascesa del nazismo e la guerra. Negli atti della Germania di questi anni non abbiamo visto lo spirito di Helmut Kohl.

Al momento dell’unificazione tedesca, Kohl impose il cambio alla pari tra marco dell’Ovest e marco dell’Est. Non seguì i dettami della Bundesbank, non impose politiche economiche recessive, non commissariò i lander dell’Est.

Se non avesse avuto questo coraggio, in che stato sarebbe oggi l’economia della ex DDR e dunque dell’intera Germania?

SILVIO BERLUSCONI

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