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Nell’era della trasparenza servizi segreti da riformare. No a arbitrio

gennaio 2, 2013 di Redazione 

Come si fa ad attribuire a funzionari dello Stato – parliamo degli agenti dei nostri servizi di informazione e (in)sicurezza – che – potendo contare sulla segretezza (della propria funzione) – già sfuggono completamente ad ogni tipo di controllo (democratico), la licenza di commettere reati (! Ovvero, ad esempio, di falsificare documenti, violare domicili, e commettere altre azioni di questo tipo di cui nessuno verrà mai a sapere. Quale che sia stato il loro – reale – livello di ‘legittimità’) ‘per’ svolgere il proprio lavoro(?)?

Se ciò che fanno è coperto da segreto (e dunque nessuna Politica, che già fatica a controllare ciò che avviene alla luce del sole, potrà mai essere sufficientemente avveduta delle loro – reali – attività), e in più essi possono – (il)legittimamente! Come nessun altro cittadino, nemmeno il capo dello Stato, ha i titoli per fare – infrangere la legge (in quella condizione di segretezza e dunque di totale mancanza di trasparenza e informazione), quale autorità democratica minimamente avvertita e lungimirante, può non ‘vedere’ che ciò porterà ineluttabilmente a (s)torture e deviazioni (che peraltro già venivano comunque perpetrate in mancanza di questa – ulteriore – forma di garanzia, tale non certo nei confronti dei cittadini – onesti)?

Tanto più nel Paese culla – oggi – della corruzione! E proprio fornendo quell’ulteriore strumento – di prevaricazione – a strutture che sfumano – storicamente – in quell’area – oscura – che unisce eversione nera, criminalità – in primo luogo – capitolina, morti eccellenti – parliamo ad esempio di quelle di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, che confidò di ritenere che i propri, veri nemici – che si preparavano ad attentare alla sua vita – si trovassero non negli ambienti mafiosi – tout court – ma in questa zona opaca di confine tra Stato e criminalità – e stagioni (appunto) delle stragi.

In virtù della propria ‘segretezza’ e del proprio ampio ventaglio di strumenti il-legali. E di un bilancio – ricchissimo! E rimasto – oggi – intoccato dalla spending-review – che non ha mancato invece di colpire i cittadini poveri – a sua volta del tutto indisponibile alla nostra conoscenza. A riconferma di questa sorta di pretesa autonomia (troppo passivamente accondiscesa, ultimamente, da una politica politicante interessata o del tutto ignara di quali siano i veri livelli in cui al momento si determinano le ‘scelte’ che contano davvero nel nostro Paese – in attesa del ritorno di quelle della Politica) dal resto della Nazione.

Come ‘dimostra’ (simbolicamente – ?) anche peraltro la scelta, suggestiva ma alquanto bizzarra e anomala nel panorama dell’intelligence mondiale, di sistemare le proprie sedi (non in moderni edifici all’insegna – comunque – della trasparenza, come quello dei servizi informativi, ad esempio, britannici, ma) dentro vecchie fortezze posizionate all’interno delle nostre città, del tutto ‘inespugnabili’ – si tratta, ripetiamo, di un organo dello Stato, e non di una potenza straniera (?) – per ogni comune cittadino.

E’ evidente che un organismo completamente ‘indipendente’, che sfugga a qualsivoglia forma di controllo democratico (‘affidato’ alle sole comunicazioni istituzionali – a loro volta a rischio di arbitrarietà – dei propri vertici al presidente del Consiglio), è del tutto incompatibile con le esigenze sostanziali di una democrazia italiana che proprio per l’esistenza di queste zone d’ombra non ha ancora potuto compiere se stessa (restando in bilico in virtù di queste forme di -sotterranea- arbitrarietà), sconta un ritardo di vent’anni (anche, economicamente) rispetto agli altri più avanzati paesi occidentali, e ha potuto accumulare il debito pubblico più grande del mondo.

Ovvero se oggi siamo (più) poveri, è (anche) colpa dei (corrotti e di chi li ha) serviti/ servizi (per trent’anni).

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