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Famiglie intaccano risparmi. Prox crisi rischia essere più scivolosa

gennaio 31, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Attenzione perché le famiglie italiane – per compensare l’immobilismo e l’insipienza della politica politicante (a ri-cominciare da Monti. In tutti i sensi) – stanno intaccando (non guadagnando più abbastanza risorse per coprire le spese accresciute anche ‘in nome’ – della difesa di interessi particolari da parte del governo dei poteri forti, ovvero – della tassazione – al netto del sommerso su cui non si stanno pagando le tasse – più elevata – e meno progressiva – del mondo) i loro risparmi.

La prossima crisi (del debito) potrebbe non essere (per noi) così facile (? Chiediamolo a chi non arriva – già oggi – più alla fine del mese) da sopportare (la figurina-Monti può non bastare più per recuperare, a quel punto, – nemmeno – “credibilità e prestigio”).

E allora, anche Politicamente, l’Italia rischia (se la Politica non riprende ad agire. Ora) di non “capire e accettare” più i sacrifici (Monti millanta) come oggi. E la crisi (sociale) di tramutarsi in ribellione. Per populisti.

Monti: “Ecco come ridurrò tasse”. Bene proposte. Ma ridurre tasse non basta uscire crisi. Serve ora strategia (d”impresa’ – Politica)

gennaio 29, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La premessa è che i pochi spunti a cui appigliarsi per avviare una discussione di merito (oltre alle nostre proposte), al netto del programma del Pd, vengono da Monti. E questo è un punto a favore che va riconosciuto e apprezzato; e che dovrebbe diventare d’esempio per gli altri perché anche loro si occupino (direttamente elaborandoli!) solo dei contenuti.

Si potrebbe contestare che le tasse non sono il tema centrale della Politica di un paese, ma al limite di un populismo, e lo facciamo: lo facciamo non perché Monti si occupi ‘solo’ di queste (le sue proposte delle ultime ore riguardano anche altri aspetti della nostra vita, che abbiamo affrontato e – altri – che – magari – affronteremo); ma perché nel testo del suo messaggio il premier uscente scrive che “ridurre le tasse è la via maestra per la crescita”: è la precondizione; così come l’aumento indiscriminato era stata la pre-condizione per la decrescita.

Ma, caro presidente del Consiglio, tutto questo non basta (ancora) senza l’offerta di una strategia – e del coordinamento della Politica per eseguirla – alle imprese (ri-chiesta da loro: perché questa, è la modalità d’intrapresa. Anche – Politica) per avviarci verso una prospettiva unitaria che – per noi – non può che essere rappresentata dalla scelta di rifare del nostro Paese la culla dell’innovazione da declinare attraverso la ricerca e la formazione.

Innovazione come cambio di passo e di mentalità; come stimolo ad un ritorno allo studio come ‘cifra’ della nostra vita (in sostituzione del gossip); e non soltanto sul piano del ‘rinnovamento’ della produzione (tecnologica. Ma, naturalmente, ‘anche’). (M. Patr.)

Giornali fossilizzati dinosauro B. Pd ha programma: occupatevi ciò

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se la Repubblica (a-simmetrica- mente al Corriere della Sera, che non perde occa- Read more

Possibile nuova norma Statuto Pd Detentori cariche non si possono candidare altro fino fine mandato

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una nuova norma per lo Statuto (e la prassi) Pd (e, in futuro, da inserire in una possibile legge di regolamentazione dei partiti e sull’eleggibilità più in generale):

gli iscritti detentori di cariche pubbliche (elettive e non. Non solo i consiglieri regionali rispetto alle elezioni Politiche. E magari, financo, di ruoli elettivi dentro il partito) non possono candidarsi ad altre cariche pubbliche fino alla fine del proprio mandato.

Se hanno intenzione, desiderio, ambizione di concorrere per altro (futuro) incarico, semplicemente non accettano quello la cui nomina avviene prima dell’elezione (o della scelta) per quello a cui ambiscono realmente.

Stando (pure) fermi un giro (se del caso): del resto la Politica non è ‘concorso di cariche’, ma servizio (umile e disinteressato) nei confronti dei cittadini

Nella foto, un caso per tutti (ma non è – ovviamente – il solo): Nichi lascia la Regione Puglia (sia pure al secondo mandato) per la ‘corsa’ nazionale: ma così facendo tradisce (per scopi personalistici) il mandato dei cittadini. Comunque. Questo, nella politica italiana del futuro, non dovrà più accadere

Renzi risolva ‘conflitto d’interessi’ Governo legislatura interesse d’I.

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Matteo (Renzi) farebbe bene a chia- rire cosa voglia fare del proprio fu- turo. La sua ambizione di ripetere il tentativo compiuto in queste primarie di assurgere alla guida del Pd e (per noi, quindi) del Paese è perfettamente legittima e diremmo naturale, ma rischia di cozzare contro l’esigenza del Pd – e – dell’Italia! – di avere, dopo il voto del prossimo 24-25 febbraio, un governo di legislatura.

Ecco in che senso.

Se il Pd avrà una (larga) maggioranza (anche) al Senato, il problema non si porrà più, perché essendo autosufficiente l’eventuale governo di Bersani avrà la forza per superare qualsiasi maretta e qualsiasi (volontaria o meno, in questo momento non ha alcuna importanza) ‘remata’ contro la (propria) direzione di marcia.

Anzi, il problema nemmeno si porrà (tecnicamente e ‘psicologicamente’) più.

Ed è a questo che i Democratici devono (ovviamente) puntare, ora, con tutte le loro forze.

Ma se ciò non dovesse avvenire, alle tentazioni ed ambizioni dei cosiddetti moderati, delle (stesse) forze meno alla luce del sole della nostra Nazione, si aggiungerà anche la – comprensibile – smania di Matteo di riguadagnarsi (più o meno apertamente: non è necessario essere dei truci manovratori per assecondare tutto sommato legittimamente le proprie ambizioni) una (così, più facile) chance tornando al voto (come già tutti, in quella – sola – ipotesi di – relativo – ‘pareggio’, preconizzano) dopo un anno o due, perché cinque anni sono un tempo lungo e la sue stessa popolarità (ferma restando, comunque, la giovane età) potrebbe (non glielo auguriamo e non pensiamo sia così, ma) opacizzarsi.

Ma un (‘altro’!, in buona sostanza, dopo la ‘sostituzione’ di Berlusconi e, ora, il nuovo – per quanto auspicabile – cambio di direzione di marcia che ci aspetta. Fallimento – speriamo non in tutti i sensi – e) voto anticipato – dopo il pasticcio di questo ventennio abbiamo ora bisogno di stabilità e di risposte – questo non sarebbe nell’interesse dell’Italia (oltre a rischiare di sancire la fine, almeno così come lo conosciamo oggi, del progetto del Pd).

Quindi Renzi deve trovare un (più chiaro, e che non riguardasse solo la composizione delle liste) accordo con Pigi, ad esempio assumendosi l’impegno – qualora dovesse decidere di ricandidarsi a sindaco di Firenze essendo ancora in corso la legislatura – di non lasciare l’incarico prima della fine del mandato. Nemmeno per (ri)candidarsi a Palazzo Chigi. Com’è peraltro nella più (limpida) etica Politica.

Oppure non ricandidarsi e, a quel punto, ragionare con Bersani di un possibile, suo ingresso nel governo in vista di una staffetta (non necessariamente tra cinque anni: tre, quattro, a seconda anche delle – SOLE – esigenze del Paese. Riconosciute e rispettate da parte di tutti. Senza smanie – patti chiari amicizia lunga – e tutto in modo esplicito, detto, leale. Come lui stesso, apprezzabilmente, ancora una volta, rivendica di voler fare).

il Politico.it (a sua volta) è sempre stato leale con Matteo. Anzi: siamo i soli che da sempre – anche in momenti di minor, fulgida ‘passione’ tra lui e l’elettorato – e la dirigenza – di centrosinistra – lo hanno ‘ribadito’ come un ‘Democratico fatto e finito’ e difeso (anche in situazioni di maggiore difficoltà).

Proprio per le stesse ragioni auspichiamo che il suo talento, la sua capacità mediatica, le sue idee possano essere messi (nel modo più efficace. Per lei) al servizio del bene dell’Italia lasciandoci alle spalle modi di (non) fare Politica che farebbero il male (e lui lo sa meglio di noi), a lungo andare, dello stesso Matteo.

Monti fischiato,aria di sconfitta. Pd baricentro ‘prenda’ 40% (astenuti)

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti rilancia la ‘strana maggioranza’: “Serve una grande coalizione per le riforme”. Perché? Perché ieri è stato in Emilia, e in Emilia è stato sommerso di fischi. Comincia a capire, il presidente del Consiglio uscente, che il suo (gelido) elitarismo (fine a se stesso) non piace agli italiani, che chiedono risposte vere e non soltanto una (vacua) figura a cui affidarsi (illusoriamente).

Monti ora ha paura e sa di poter rischiare di non avere senatori (perché se scelta civica non supera l’8% – badate che si tratta di una quota molto alta per un neonato partito! – non eleggerà nemmeno un proprio candidato. Nemmeno Casini! Altro che ago della bilancia…).

Ciò avverrà tanto più quanto più gli italiani capiranno che esiste questa possibilità e prenderanno coscienza che Monti non piace loro e che a Monti – cioè alle sole qualità apprezzate di Monti: la serietà; il rigore – non solo c’è un’alternativa, ma Monti ha praticato tutto questo nel solco della straordinaria tradizione dei governi di centrosinistra che – al netto delle loro (sconclusionate) maggioranze: cioè al netto di quell’ala sinistra che oggi si ritrova tutta nel movimento di Ingroia: anche questo devono sapere gli italiani. Non si abbia la pigrizia di non spiegarglielo. Parlare; spiegare; comunicare. Più e più volte lo stesso – articolato – concetto. Finché non entri nel senso comune. E’ questa la chiave per farsi intendere – hanno (già – più volte!) salvato l’Italia: con l’ingresso nell’euro (senza il quale oggi saremmo in bancarotta. Altro che taglio alla spesa di Monti), con l’opera di risanamento dopo i disastri degli esecutivi di Berlusconi, Casini e Fini (!).

Prodi, Amato, Ciampi, Padoa-Schioppa: Monti non ha fatto altro che raccogliere la loro lezione, declinandola però molto peggio di loro (vedi dati sulla de-crescita: con il centrosinistra al governo il Pil era, sia pure di poco, sempre ripartito. E ora la proposta è, appunto, di rottura, innovazione, cambiamento, per cui anche a questa – relativa – ‘mancanza’, limite verrà posto rimedio e si potrà ripartire).

Quindi il centrosinistra è (già storicamente! Al netto della propaganda berlusconiana) la forza più onesta e responsabile della Nazione che (molto meglio di Monti) può assicurare quella stabilità che garantirà la tenuta dei conti. E, in più, mentre Monti non sa come rigenerare la crescita, il Pd – il partito dell’innovazione, della possibile modernizzazione dell’Italia: nuovo compito storico dell’area di opinione e sensibilità che ha il proprio – a sua volta – baricentro nella cultura azionista, perno anche della proposta Democratica – si getterà a capofitto (accanto agli italiani! Anche – fisicamente, andandoli a trovare nelle imprese, piuttosto che fare passerella ai vertici europei per la gioia dei paparazzi delle riviste di gossip, pardon: di politica internazionale) nell’imprimere, con tutte le proprie energie, la spinta – e la strategia – necessaria a far ripartire la nostra economia.

Strategia che ormai tutti conosciamo: a) – rifare dell’Italia la culla dell’innovazione, ricostruendo una filiera ed un nuovo sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale; b) – concentrare tutto questo in particolare al Sud, perché senza la ripartenza della nostra economia nel Mezzogiorno, non ci sarà ripartenza della nostra economia tout court, proponendo un progetto di sviluppo comune ai popoli – giovanissimi – della costa nord dell’Africa, che non aspettano altro che un nostro cenno per venire qui (ripetiamo: si parla – in primo luogo – di ragazzi, di studenti, di giovani), in Sicilia, in Calabria, ad innestare – con la loro voglia di rivalsa – nostri popoli seduti, rassegnati, che possono (possiamo) ricevere da loro una spinta incredibile non solo sul piano economico ma anche per la lotta alla criminalità organizzata (come già avvenuto a Rosarno, come già avvenuto con i casalesi).

Questo è il progetto – l’unico, possibile progetto – per salvare e rifare grande l’Italia. Il Pd lo ha sostanzialmente recepito nel proprio programma. E’ il momento di cominciare a metterlo in pratica, raccontandolo, facendolo entrare nell’immaginario, spiegandolo agli italiani. A cominciare da quel 40% di loro che negli ultimi vent’anni ha preferito astenersi (a cui, in primis, i Democratici dovrebbero rivolgersi).

E’ così che – alle Politiche – si vince – anche – in Lombardia! Perché è quest’area di cittadini perbene, dediti al proprio lavoro, seri, impegnati (per quanto possibile, visto chi ‘anima’ oggi le nostre istituzioni), che rigetta la politica autoreferenziale, che collima con il ceto medio produttivo che rappresenta il cuore – della maggioranza formigoniana degli ultimi vent’anni, al netto di Cl, e – della regione della nostra capitale – oggi, anche con Pisapia, con Ambrosoli, di nuovo – morale. (M. Patr.)

Pd deve farsi percepire come ‘di rottura’ rispetto a politica sterile e autoreferenziale. Pigi vicino (pure -fisicamente) Persone(in imprese)

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se Monti (ri)lancia la “strana mag- gioranza” (“Serve una grande coalizione per le riforme”) è perché, evidentemente – come B. – sente aria (anche – nei sondaggi? Di fallimento del tentativo di azzoppare la sola forza che possa farcela – a salvare e rifare grande l’Italia -, e) di vittoria (anche al Senato) del Pd.

Il quale tuttavia deve dare tutto ventre a terra sapendo che i sondaggi, in questo ventennio, hanno sempre ‘premiato’ il centrosinistra salvo (poi s)coprire un (pur lieve) recupero della destra nelle urne (ma in tutte quelle occasioni la campagna elettorale fu molto più lunga…).

(Ma) la vittoria è a portata di mano. Offrendo il profilo del partito nel quale si possono riconoscere tutti gli italiani (che non vogliono – più – Monti! Ma aspettano di avere un’alternativa – alla sua ‘centralità’ – alla quale fare riferimento).

Il partito-baricentro della Nazione che, solo, può salvare e rifare grande l’Italia, e solo questo ha nella mente e nel cuore. E perciò propone una soluzione – una prospettiva – chiara: quella di rifare del nostro Paese la culla dell’innovazione, per ‘trainare’ a partire da questo stimolo-obiettivo la rielevazione culturale di tutti i nostri connazionali (vera e principale leva – di uguaglianza e/perché – di libertà), il rilancio dell’occupazione attraverso la crescita che potrà venire dal fare della formazione il perno (di quella stessa liberazione, e) dello “sforzo” (in realtà sarà un grande ‘piacere’. Rimettersi in moto) delle aziende per riorientare il proprio impegno nel senso (strategico. Comune) della (stessa) innovazione, per far ripartire (o l’Italia non si salverà) l’economia nel Mezzogiorno puntando a ‘concentrare’ tutto questo (anche) al Sud coinvolgendo in (questo) progetto di sviluppo comune le popolazioni (giovanissime! E dunque tanto più aperte, pronte, inclini alla innovazione di quanto non possa esserlo un’Italia anziana, stanca, e che proprio per questo ha bisogno di tale stimolo-motivazione) del Nordafrica.

E’ offrendo una direttrice chiara, una strategia (quella che le aziende chiedono da mesi) unitaria, che il Partito Democratico potrà rifare propria l’eredità di Alcide De Gasperi (il padre della Patria, lo statista con il cuore vicino alle Persone comuni) e vincere, vincere da solo le elezioni.

Ma deve far arrivare questo messaggio. Le Persone devono percepire il combinato disposto della genuinità, dell’autenticità, dell’onestà e della responsabilità di Pigi e della (sua, nostra) forza, il nostro essere il baricentro, affidabili, di rottura rispetto ai vecchi riti sterili e autoreferenziali di una politica politicante che non garantiva nessun risultato e, semmai, pareva pronta a frapporre ostacoli all’impegno (individuale) dei nostri connazionali.

Ora devono sentire che a Palazzo Chigi c’è uno di loro, che ha voglia, dinamico, impegnato a dare tutto per far ripartire (tutti insieme – intanto) la nostra economia.

Italia ostaggio corruzione e forme autoconservazione in corpo Stato. Caro Pigi, spezzare ragnatela per farla ripartire

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia oggi è tenuta in ostaggio. E’ tenuta in ostaggio da un apparato burocratico corrotto e autoreferenziale che – a volte in collegamento con forme di potere im-politico ‘deviato’ – sancisce le scelte reali e la direzione di marcia della macchina statale.

Una direzione (quasi sempre contraria a quella suggerita da una politica sterile e per questo deprivata di ogni autorità, e) ‘non sempre’ (è un eufemismo) nell’interesse dei cittadini (vedi, per l’appunto, il caso di Stefano Cucchi).

Ogni anelito alla modernizzazione dell’Italia – ogni provvedimento anti-corruzione – non può non tenere conto di questo più ampio raggio di intrecci – anche – tra la criminalità organizzata e le ‘zone d’ombra’ al confine tra le mafie, gli ambienti della destra estrema capitolina e rami dello Stato che in questi anni hanno agito nella pretesa di una più totale anarchia – senza superare il quale il nostro Paese non si salverà (perché sarà soffocato ogni suo – velleitario – tentativo di ripartenza).

Tutto questo si ‘risolve’ con qualcosa di più di un (semplice) ‘provvedimento’ di inasprimento delle pene per la corruzione (perché qui la questione è più sottile, ci troviamo di fronte a volte ad un vero e proprio lobbismo autoconservativo che trascende le categorie tradizionali della corruzione come la conosciamo più diffusamente e superficialmente); si risolve con un (inevitabile) spoil system – nel nome di tutti gli italiani – nelle posizioni di comando dell’(intero) nostro apparato burocratico e sistema statale; si risolve ripristinando la legalità dell’assunzione tramite concorso con effetto retroattivo (significa che le – centinaia, migliaia – di assunzioni – anche, soprattutto nei nostri stessi servizi segreti – compiute al di fuori di ogni criterio meritocratico e non nell’esclusivo interesse del Paese, devono essere rimesse in discussione. Ora. Prima di ogni altra misura).

Nessun governo potrà (in fatti) compiere finalmente la nostra democrazia (raccogliere e portare al traguardo la staffetta di – tra gli altri – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e) far fare al nostro Paese un passo strutturale e definitivo verso la modernità senza intervenire su questa più complessa ragnatela di rapporti che ingabbia, ad oggi, l’altrimenti sana, e forte, democrazia italiana in ogni suo tentativo di rialzarsi in piedi.

Italia ha finalmente un programma Quello Pd (ispirato da il Politico.it)

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un buon programma (oltre ad essere il solo in circolazione…), ‘vero’, sentito, quasi (per questo) commovente.

(E in tutto ciò hanno sicuramente giocato un ruolo la genuinità, l’autenticità di Pigi – e di grandi uomini come Stefano Fassina).

Non più finalmente la sommatoria di (falsi) buoni propositi a cui siamo stati abituati dai nostri programmi (im)politici degli ultimi vent’anni (come l’agenda Monti), ma un vero progetto, ispirato in (buona?) parte anche dal giornale della politica italiana.

Avremmo solo (in ‘più’) dedicato un (apposito) capitolo al Sud – e alla prospettiva, già fatta propria da Pigi, di un possibile progetto di sviluppo comune con le popolazioni giovanissime dei Paesi nordafricani: perché la ripartenza dell’economia nel Mezzogiorno richiede – non solo, fondamentali, misure per la rialfabetizzazione – architrave di ogni Politica di crescita, non solo, peraltro, al sud – ma anche un ‘traino’, una prospettiva, commerciale, di sviluppo, che non può che (ri)nascere in una (più ‘stretta’) relazione con quei popoli; e perché senza la ripartenza della nostra economia nel Mezzogiorno non ce la faremo.

E, anche se viene ampiamente condivisa e raccontata nel capitolo sul Sapere, non avremmo esitato a inserire la formazione nella parte sul Lavoro: è quella la vera chiave di (s)volta e di ripartenza. Delle politiche per l’occupazione (tout court!), perché per l’innovazione e quindi per la crescita.

Complimenti comunque al ‘nostro’ Pd.

Da oggi dedichiamoci a raccontarlo, con passione, convinzione, perché la base (di ‘partenza’) è quella giusta. Forza.

A Camera ‘scelta civica’ votare Pd Come a Senato: voti a Monti inutili

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Molti elettori non sanno che il Por- cellum prevede delle soglie di eleggibilità: chi non le supera, quanti che siano i voti (al di sotto di quella percentuale) che abbia preso, quei voti finiscono nel nulla perché nessun – nessun – candidato di quelle liste viene eletto.

Ebbene, nonostante sondaggi molto ‘pompati’ dall’effetto-novità (prima ancora che sugli elettori, sui sondaggisti), appare difficile anche alla luce, ad esempio, dei fischi incassati nei giorni scorsi da Monti che esprimono un sentimento diffuso tra italiani (tar)tassati a cui non sia stata fatta vedere alcuna “luce in fondo al tunnel”, alcuna prospettiva (Politica. Che potesse giustificare e non rendere vani quei sacrifici), o quanto meno tutt’altro che certo, che la lista Monti alla Camera superi il 10% (soglia di coalizione) e al Senato l’8% (soglia di lista – !).

Questo significa che NON votando lista Monti alla Camera è possibile favorire la fuoriuscita dal Parlamento di truppe clientelari (quelle dell’Udc di Casini, secondo molti portatore delle liste “meno presentabili”) che in Aula votano soltanto ai fini del perseguimento di interessi particolari che spesso vanno a discapito dei cittadini, e dunque rappresenta la – vera – Scelta civica – non votarla – che si possa fare a Montecitorio, sostenendo il Pd.

Al Senato il discorso è diverso: perché la soglia di lista potrebbe impedire – è probabile che impedisca – alla lista Monti di eleggere candidati. Quindi il voto alla lista Monti rischia di finire nel nulla. Un voto buttato. Meglio votare Pd – che ‘condivide’ la piattaforma civica che ispira la (piccola) parte migliore della proposta montiana, e che con quei voti potrà assicurarsi una maggioranza larga anche nella Camera Alta e avere la possibilità quindi di realizzarlo davvero, quel cambiamento che Monti propone ma che non potrà mai realizzare: perché le sue liste saranno comunque minoritarie ed è molto probabile, per le ragioni che abbiamo detto, che possano non eleggere (molti, ma potenzialmente, addirittura,) nemmeno un senatore.

E’ risorta (solita) P2? Vicenda Pd-Mps potrebbe indicarlo. Ancora…

gennaio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Pd non cada nella sindrome da accerchiamento. La ‘bolla’ Mps è (per ciò che riguarda il coinvolgimento del partito) pura strumentalità. Il tipo di ‘conflitto di interessi’ che emerge, e che prescinde dalla vicenda dei derivati, (in parte vi ‘ricade’ solo perché) riguarda l’autoreferenzialità e il ‘magna magna’ di – tutta – una Politica che si è lasciata irretire dal ricco banchetto a cui “menti raffinatissime” l’hanno (sostanzialmente, al di là dello specifico caso della banca di Siena) introdotta, perché la stessa politica si ‘corrompesse’ – più o meno direttamente -, si distraesse dai veri snodi di potere (‘sommerso’) e allentasse i propri controlli, lasciando che quelle onde di corruzione mettessero le mani e compromettessero la funzionalità dell’intero sistema-Paese (vera causa, peraltro – negli anni – del nostro declino). Per fare affari e arricchirsi alle nostre spalle. Affossando ogni tentativo della sinistra di rialzare la testa.

Un potere, quello pervasivo e che ha oggi in mano le vere stanze dei bottoni dell’Italia, sotterraneo e rispetto a cui tutti noi sappiamo ciò di cui – e di chi – si parla.

La novità è che forse qualcosa di nuovamente organizzato e ‘sistemico’ – forse proprio in vista, e per scongiurare (…), la possibile vittoria elettorale del Pd – potrebbe essersi rifatto sotto.

Una sorta di riedizione della solita, vecchia (e mai veramente interrotta) solfa delle P2, 3, 4? Possibile. E che coinvolgerebbe finanza ‘border line’, mondo clientelare, pezzi deviati del nostro giornalismo, servizi segreti, ‘eversione’ (?) nera.

La solita storia – comunque – della parte più retriva e autoreferenziale della destra italiana che non accetta l’idea che la sinistra possa prendere il potere, memore di una contrapposizione da guerra fredda che – spiace comunicarlo a chi non si rassegna alla conclusione di un’epoca che non c’è più – è finita da un pezzo.

I Democratici facciano spallucce alle polemiche su Mps, non si lascino trascinare nel gorgo della vicenda, rispondendo solo una volta per tutte con serenità, verità e forza, consapevoli che le colpe del Pd (ammesso che esistano) sono veniali rispetto a quelle di tutte le (altre) forze (politicanti); e poi (ri)comincino a raccontare il (solo, nostro) progetto per la costruzione del futuro dell’Italia: non si alimenti un ‘vociare’ (disordinato) sulla vicenda che fa solo il gioco degli ‘speculatori’, e agli italiani arriverà solo la verità.

Che è, resta e sarà sempre (tanto più alla luce di questi, eventuali, ‘sommovimenti’) – finché tutto ciò non sarà stato lasciato alle spalle – magari, una volta per tutte – nell’interesse dei nostri connazionali – che il Pd è la forza-baricentro di questa Nazione, la più onesta e responsabile, la sola che – oggi – possa salvare e rifare grande l’Italia.

Ma (un) giorno Memoria non basta La Cultura pervicace antifascismo

gennaio 27, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Chi nega la shoah – chi revisiona, anche più minimalisticamente, la Storia – non è (intimamente) diverso dai carnefici di allora”.

La Cultura (popolare, diffusa, tale da rielevare i nostri connazionali e renderli vigili, autonomi, liberi e nella condizione di autodeterminarsi totalmente) è (la più Alta, e pervicace, forma di antifascismo, e) l’unico argine al rischio (che altre ‘onde’ – anche più ‘sotterranee’ – montino, e) di (potenziali) derive

Rivediamo modelli insegnamento Scrittura architrave Rinascimento

gennaio 27, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Rifacciamo della scrittura la pietra angolare della nostra scuola. Spin- giamo i ragazzi a scrivere non solo per (de)scrivere, ma per capire, per indagare, per riflettere mentre scrivono (ovviamente accompagnati, da un punto di vista valoriale ed educativo, dai nostri insegnanti, che devono offrire loro gli argini – appunto in termini di valori e ‘prospettive’ – entro i quali seguire il proprio percorso): che ogni parola impressa sullo schermo o sulla carta corrisponda precisamente (perché è così, che si acuisce la propria intelligenza), senza approssimazioni, alla realtà – alla verità – così come (grazie a ciò) la si va (naturalmente nella – infinita – relatività dell’uomo) conoscendo: sarà così che i nostri giovani rafforzeranno le (nostre) intelligenze, e ciò sarà tanto più utile nella difesa della libertà (che non va mai ‘abbandonata’, perché “la libertà non è mai conquistata per sempre, e va difesa ogni giorno”) così come per preparare quel possibile, nuovo Rinascimento che sia segnato, come il ‘primo’, da una rifioritura delle arti (naturalmente – anche – nelle loro possibili declinazioni moderne; purché non siano di tipo formalistico e fine a se stesso, ma tali, grazie a ciò, da riaversi di un respiro etico, e quindi utile al miglioramento della vita di tutti noi. Vale lo stesso per l’economia, non più, ‘così’, fine a se stessa bensì all’arricchimento – non solo materiale – delle nostre esistenze), del pensiero, della Bellezza, ma anche della produzione artigianale e – oggi – dell’innovazione a tutti i livelli (compreso quello industriale), e dunque potrà coincidere con una nuova, avanzata, duratura forma di boom economico. Di qui passa la nostra ripresa (strutturale in senso, financo, Storico). L’innovazione come chiave – come ‘traino’, come ‘stimolo’, obiettivo da inseguire ricreando, nel farlo, – un possibile Rinascimento che – oltre a salvarla – può restituire all’Italia (un futuro in linea con la propria storia, e) la propria leadership mondiale.

Voti a Scelta Civica vanno a vecchi politicanti Udc che con lista Monti sopra 10% saranno eletti #Porcell.

gennaio 27, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché Casini si è candidato al Senato: per aspirare allo scranno più alto di Palazzo Madama? Non proprio…

Gli elettori sappiano che votando Scelta Civica di Monti (penseranno di favorire il rinnovamento della Politica, e invece) favoriranno la rielezione di politicanti (molti dei quali) usi a rapporti clientelari intruppati nelle liste Udc che se la lista Monti non supererà il 10 per cento – non facendocela, dal canto loro, ad andare oltre la soglia di sbarramento per i singoli partiti del 4% – non entreranno più in Parlamento.

Anche per questo, naturalmente, Pierferdinando Casini si è candidato al Senato (dove ci sarà una lista unica che supererà senza problemi – ? – la soglia) e non alla Camera (dovrebbe avrebbe rischiato di non essere eletto).

Sia Prodi successore Napolitano Pres. Camera a donna pidiellina

gennaio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it pensa che tutte le forze oneste e responsabili della Nazione possano ritrovarsi nella candidatura di Romano Prodi alla (degna) successione di un grande presidente come Giorgio Napolitano.

Prodi è stimato, tra l’altro, anche da Casini e (crediamo) Fini. E da una buona parte di esponenti (non solo – cattolici) del Pdl. E’ il più europeista tra i nostri (rari) statisti e può dunque contribuire a traghettare l’Italia verso il traguardo (nel quale ‘tutti’ crediamo) dell’unità Politica europea. Già in questo settennato. E’ l’uomo che più di tutti ha dato – disinteressatamente e generosamente – alla nostra Nazione pure nell’ultimo ventennio.

Accanto a lui, il prof. Giuliano Amato – il solo, altro gigante che emerga dal ‘setaccio’ degli ultimi, per il resto non memorabili, trent’anni di politica italiana – sarebbe un’ideale seconda carica dello Stato. Non essendosi (generosamente. Ma avremmo tutti meritato avesse ‘potuto’ fare diversamente) candidato, dovrebbe però – come auspicabilmente potrebbe avvenire – essere prima scelto (magari ancora da Napolitano) come giusto, irrinunciabile ‘ultimo’ (?) senatore a vita dell’Italia.

La terza carica dello Stato dovrà andare, per come la vediamo noi, ad un esponente del centrodestra berlusconiano. Auspicabilmente, se il Pdl lo riterrà, donna e giovane. Due candidate su tutte: Nunzia De Girolamo e Giorgia Meloni. Due donne politiche ‘vere’, autorevoli nonostante la giovane età, oneste e responsabili. Ridiamo alle nostre istituzioni vertici freschi e credibili per inaugurare nel migliore dei modi il prossimo quinquennio.

Ora basta con il politically correct Politica dipende da suo linguaggio

gennaio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il linguaggio della Politica (non deve – mai – essere violento, ma) deve tornare ad essere vero, ‘libero’, basarsi sui fatti, sulla verità (a costo di dirsene qualcuna scomoda: ma chi volete che creda, che percepisca come ‘vero’ il fatto che il Pd sia estraneo alla gestione del Monte dei Paschi – altro discorso è la vergognosa tempistica dell’emersione del guaio, palesemente tale da colpire il Pd. Ma proprio per questo -/? Molto meglio riconoscere l’errore – non certo nella gestione finanziaria, ma nella commistione politica-banche – e a quel punto poter ripartire intonsi e potendo attaccare chi – e parliamo di tutto il resto dell’arco costituzionale (?) – anche da questo punto di vista, come da ogni altro, sta messo molto peggio, e dunque può essere ‘sconfitto’ ma solo usando un linguaggio di verità. L’esatto contrario, e ora vediamo in che senso, della subordinazione alla quale si è stati abituati) e non su ampollose disquisizioni vuote su come desidereremmo che i fatti (i fatti, la realtà che abbiamo di fronte, e non quella che vogliamo costruire: la quale richiede invece che noi la (ri)’definiamo’, ma potendolo fare efficacemente solo a condizione di avere usato fino a quel momento un linguaggio vero) fossero, abbandonando ogni ingessatura, ‘tentazione’ di politically correct e formalismo, perché dalla verità (e mancanza di ‘formalità’, la quale fa rima con sterilità) del linguaggio dipende poi la resa (pratica, effettiva!) di chi lo adopera.

Un linguaggio ingessato che è figlio del resto della inibizione provocata da vent’anni di sconfitte (da parte del centrosinistra. E di subordinazione psicologica) nei confronti di Berlusconi, che ha insinuato in tutti una maggiore insicurezza, ‘timidezza’ e prudenza (con innesti, a loro volta alienanti, della retorica post-comunista. Come accade ad un cronista che non sappia fare il proprio mestiere quando ‘incassa’ una querela).

Ebbene, così come la subordinazione è oggi incarnata (e resa effettiva) dalla differenza di linguaggio (aggressivo, sicuro di sé, manipolatore: quasi una neo-lingua, quello della destra; piatto, scialbo, debole, remissivo quello della sinistra), il ritorno all’egemonia (culturale e quindi Politica) del Partito Democratico dipende da un (immediato!) sforzo (individuale) di Pigi e dei dirigenti di lasciarsi alle spalle quella ingessatura e quella formalità, per tornare ad analizzare e, quindi, comunicare i fatti con aderenza, verità e quindi incisività (Politica). (M. Patr.)

Lo Stato siamo noi cittadini onesti Corrotti/eversori fisc. anti-italiani

gennaio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dobbiamo cambiare mentalità. Noi italiani onesti (e responsabili) sia- mo i padroni del nostro Paese; lo Stato siamo noi.

I corrotti, i prevaricatori, i burocrati (e – anche gli eversori fiscali, non per necessità) che agiscono contro i cittadini onesti, sono gli usurpatori, traditori della Patria anti-italiani

Cambiare tutto non è idealismo; Giovanni Falcone diceva che “la mafia è un fatto umano, e come tutti i fatti umani avrà una fine”.

Eliminare la corruzione (come sistema! Strettamente connesso al filone delle P2, 3 e 4. Con la partecipazione di pezzi ‘deviati’ dello Stato), e con ciò liberare finalmente la nostra democrazia dai (veri) lacci e lacciuoli che ne impediscono la modernizzazione e la (piena) esplosione (in senso positivo. Economica), non solo è possibile ma ora sappiamo come (concretamente) fare, e si tratta semplicemente di farlo, senza più aspettare.

Un’Italia moderna (non solo ‘si può fare’, ma – forse per la prima volta nella nostra Storia – recente) è a portata di mano. Adesso

Impegno governo per trasparenza Dove s’annidano (vere) corruttele

gennaio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

(12 novembre 2012) La chiave per debellare tutte le forme di resisten- za al cambiamento e alla moder- nizzazione dell’Italia (senza la quale rischieremmo pervicacemente il fallimento fino a conoscerlo senz’altro), è dare vita ad una operazione di trasparenza sul funzionamento, sul ‘comportamento’ delle nostre istituzioni (e – loro bracci operativi).

Che cominci magari da una richiesta al presidente Napolitano perché tolga il segreto di Stato sulla stagione delle stragi e su tutti i cosiddetti “misteri italiani”, unicum italico e principale vulnus alla nostra democrazia, da cui discendono proprio quelle resistenze strettamente connesse ai processi (ai confini tra Stato e criminalità organizzata) che portarono alle morti (tra l’altro) di alcuni tra i maggiori patrioti (e – modernizzatori) del nostro Paese: a cominciare da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che non combattevano ‘soltanto’ la mafia ma (attraverso di essa) per la possibilità stessa di una ‘emancipazione’ del Mezzogiorno (non solo dalla criminalità organizzata ma dalla propria, stessa arretratezza); se è vero che è là – e proprio a causa di quelle resistenze che loro stessi, più di tutti – insieme ad altri grandi uomini come Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Antonino Cassarà – avevano cercato di superare – si apre la voragine del nostro debito pubblico, d’una nostra economia completamente ferma e (così) dimezzata, e in ultima analisi, perciò, il punto di caduta (insieme alla Grecia e alla Spagna) della stessa costruzione europea.

Ed un esecutivo ‘europeo’ e liberista come il governo Monti (questo articolo è stato scritto prima che Monti cominciasse la sua ‘discesa in campo’, ndr), ha l’opportunità, potendo contare anche sulle ‘mani libere’ che gli offre il suo essere ‘super partes’ e poter rispondere all’esclusivo interesse del Paese, di far fare alla nostra Nazione un passo verso la modernità (degli altri Stati europei), coniugando la libertà d’intrapresa (in campo economico) – messa in campo con le liberalizzazioni e la deregulation iscritta nel codice identitario della destra di tradizione cavouriana e einaudiana – con questa (connaturata) operazione di trasparenza e quindi (anche) di meritocrazia, non solo per quello che riguarda i nostri consigli elettivi (e dunque con il “taglio ai costi della politica”) ma soprattutto laddove – mancando un rapporto diretto e, appunto, ‘trasparente’ con i cittadini – si annidano probabilmente i principali casi di ‘distorsione’ e di ‘corrosione’ (dall’interno) del nostro sistema costituzionale.

Come si può per esempio accettare – in nome di quel principio meritocratico! – che ancora oggi i nostri servizi segreti, che già godono del (necessario, per lo svolgimento della propria funzione) diritto “di copertura”, possano (?) anche ‘aggirare’ la legge (facoltà peraltro introdotta, indebitamente, dall’ultimo governo Prodi. Non interessa se in altri Paesi si può fare: nella – attuale – Nazione in vetta alle classifiche per la corruzione questo NON si deve PIU’ potere fare. Un altro, possibile impegno per il prossimo governo Pigi. E non si tratta di questioni marginali, ma da esse dipende un pezzo della possibilità di un regolare gioco democratico), compiendo operazioni che nessun altro cittadino (nemmeno il capo dello Stato!) può eseguire, al di fuori di ogni norma e regolarità (per esempio, chi ci assicura che la facoltà di produrre documenti falsi, non esponga a trattamenti indebiti cittadini onesti che possano essere spacciati dai nostri 007 come possibili autori di qualche reato?) aggiungendo così alla (naturale) “mancanza di trasparenza” per l’esercizio del ruolo questa ulteriore ‘ipoteca’ sulla democraticità e sul rigore delle azioni di un organismo per il resto fondamentale per la ‘difesa’ (in tutti i sensi) della Repubblica?

Si veda il caso, per ciò che riguarda le ricadute che tutto ciò ha sulla qualità della nostra Difesa, raccontato in questo pezzo del gennaio 2011 da Marco Travaglio, dell’ex capo dei Ros, che dal perseguire i narcotrafficanti finì per essere lui stesso parte di quegli, stessi traffici (che doveva combattere!).

Una condotta evidentemente ‘propiziata’ – come anche nelle vicende, legate all’allora Sismi, di Abu Omar e del famoso “archivio Pompa” nell’attico di via Nazionale – da quell’aura di intoccabilità (e – correlativa – impunità) di chi dovrebbe occuparsi esclusivamente di difendere i cittadini perbene e invece si trova spesso – a spregio dell’onorabilità della stragrande maggioranza di agenti di sicurezza onesti – ad intervenire ‘contro’ i loro interessi (vedi, anche, i casi di Stefano Cucchi e gli altri ‘orrori’ – che siano emersi! – a cui abbiamo assistito in questi anni).

Perché proprio là, dove – più o meno legittimamente – permangono ‘zone d’ombra’ (e conseguente mancanza di trasparenza e talora di democraticità), non possono che nascondersi i più gravi, e tali da compromettere in maniera decisiva gli sforzi del nostro Paese verso l’uscita dalla crisi (la sua, quella più profonda, quella nella quale è caduto progressivamente dal dopoguerra con un’accelerazione negli ultimi trent’anni), fenomeni di corruzione e distorsione, vera causa (del nostro debito abnorme e) del nostro declino.

(12 novembre 2012)

Un’Italia popolare e ambiziosa ha bisogno Pd forte e che alzi la testa

gennaio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il centrosinistra è la forza più onesta e responsabile della nostra Nazione. E’ qui per fare solo gli interessi di TUTTI gli italiani. Compresi quelli più abbienti (e di destra! No al Pd neo-socialista tout court. Sì al Pd partito-baricentro della Nazione. Anche, o – meglio – prima di tutto, ideologicamente e programmaticamente. Un Pd al servizio esclusivo dell’Italia). Nessuno lo deve considerare ostile. Perciò il centrosinistra è pienamente legittimato – e, anzi, ha il dovere morale – sulla base di quelle maggiori onestà e responsabilità e dunque ‘utilità’ – di perseguire questo risultato – a dare il proprio meglio per assumere (pienamente. Anche – da solo! Sono gli altri che rimangono ‘soli’ ed ‘isolati’ senza il Pd, non il Pd del 30, 35-40% quando mancano i partitini) la guida di questo Paese. Per tanto i dirigenti Pd si liberino di ogni condizionamento (in primo luogo psicologico! La famosa ‘paura di vincere’ della sinistra) circa la necessità di una legittimazione da parte di ambienti finto-borghesi che in realtà sono lì a rappresentare (slealmente) solo gli interessi (aristocratici) di pochi potenti. Si occupino solo degli italiani (tutti. Compresi – nel bene – quegli stessi potenti!). Lo facciano avendo davvero questo nella mente e nel cuore. Pensino loro (come già fa quella ottima persona, onesta e responsabile, che è Stefano Fassina. Che non a caso è stato premiato – dagli elettori! ‘Sia pure’ – ma è la base! – da quelli di centrosinistra – dal miglior risultato alle primarie! Non tanto o non solo per le sue – specifiche – ‘ricette’; ma perché percepito come – totalmente! E Monti, così sensibile al – necessario – profilo – ad esempio, e speriamo non solo – di onestà tributaria, dovrebbe preoccuparsi di se stesso per aver definito ‘conservatore da silenziare’ proprio una persona onesta e responsabile come Fassina – onesto e come vicino alle esigenze reali delle Persone) senza filtri e lasciandosi andare rispetto ad ogni freno politicante e autoreferenziale. Troveranno nella partecipazione alla vita degli italiani, troveranno nel pathos per le loro esigenze la forza di un linguaggio che (non dovrà mai essere, s’intende, nemmeno verbalmente violento – a differenza di quello di Monti -) ma dovrà liberarsi di quella timidezza che non si confà a donne e uomini del partito-baricentro, popolare, della Nazione chiamato a caricarsi sulle spalle questo Paese perché unica forza in grado di salvarlo e rifarlo grande. Svegliamoci! Liberiamo le straordinarie risorse morali, intellettuali delle persone oneste e responsabili – da qualunque area o partito provengano – di questa Nazione; liberiamoci di ogni retaggio, condizionamento, ingessatura, e mettiamo in campo (non più, la – ‘gioiosa’, ma) la implacabile macchina da guerra del popolo composto dalle donne e dagli uomini più onesti e responsabili del nostro Paese, pronti a mettersi al servizio di tutti gli italiani, ma che per farlo devono tornare a darsi un profilo forte, senza più timidezze, senza più (percepibili) subordinazioni (psicologiche). ‘Anche’ perché al profilo del Pd dovrà corrispondere, un giorno (sperabilmente, ‘non lontano’), il – ritrovato – (Alto) profilo della nostra Nazione, così come l’avevano concepita i nostri padri: un’Italia delle Persone, popolare, di tutti, consapevole della propria Storia, della propria incomparabile tradizione, della propria (possibile, di nuovo) grandezza. Questa è la Repubblica italiana. Ciò che di più alto ci sia (o possa tornare ad esserci), Politicamente, nel mondo. ‘Come’ la nostra Costituzione. E quindi il Pd non si può (moralmente) permettere (per il bene dell’Italia) le proprie, attuali timidezze. Un’Italia del popolo e, ‘ad un tempo’ – ammesso, e nient’affatto concesso – anzi… – che le due cose siano mai state in contraddizione. Al contrario – ambiziosa. La civiltà del futuro è la civiltà ‘orizzontale’ del popolo che alza lo sguardo (dopo avere rialzato la testa), e si fa – lui; grazie alla Cultura. E questo non si chiama ‘comunismo’, ma è la – vera – rivoluzione liberale, perché attiene alla (vera) Libertà (di tutti). Senza statalismi, senza dirigismi, senza ‘centralismi (anti)democratici’, ma rimettendo al centro la gente – e la loro libera iniziativa (economica) e non pochi favoriti – élite, insieme (e non contro!) i pochi che hanno avuto la fortuna (che dovrà coinvolgere tutti) di esserlo stato fino a questo momento. Per tendere a rifare, qui, dall’Italia che può essere la culla, il laboratorio di tutto questo – ma solo grazie al Pd, che ritrovi il suo pensiero forte – dopo trent’anni di umiliazioni, del Paese di Alcide De Gasperi, di Dante, di Leonardo, di Michelangelo, il luogo nel quale si costruisce – dandoci l’obiettivo, in primo luogo economico, dell’innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione – il futuro del mondo (intero).

L’Italia vuole boccata d’aria fresca 5 anni persona onesta come Pigi

gennaio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo anni di politica (autoreferen- ziale e) corrotta, che parla solo su se stessa (dimenticando le Per- sone. Per le quali, sole, ‘esiste’), dopo cinque anni di Berlusconi più Monti che – aprendo al Pdl – ‘apre’ al suo predecessore denunciandosi come uomo di destra - ben sapendo che non esiste (oggi) destra (italiana) senza Silvio – dopo lo sperpero di risorse, le menzogne (“Abbiamo salvato l’Italia”: Peccato che, con 2000 miliardi di debito pubblico, l’Italia sia tutt’altro che salva), i tentativi – di M. come di B. – di irretire e manipolare i nostri connazionali (la conservazione ‘spacciata’ per riformismo – ? – ; i – veri – progressisti – dove progresso è il cambiamento nell’interesse di TUTTI gli italiani – definiti conservatori), in nome degli interessi e dell’utile (in tutti i sensi) di pochi, a discapito di tutti noi, immaginate che boccata d’aria fresca – per l’Italia! – rappresenterebbero cinque anni ininterrotti di governo di una persona onesta e responsabile, alla quale – da questo punto di vista – affidare senza tema la propria vita, come Pierluigi Bersani?

Monti si dimetta da senatore vita
E rinunci a ‘prerogative’ premier

gennaio 25, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it ha suggerito per mesi al Partito Democratico di staccare la spina al governo Monti e fare finalmente ciò di cui l’Italia aveva bisogno. Ora, dopo il successo delle (due) primarie (‘ripristinate’ con il nostro contributo), si vede il risultato di non averci (solo in questo caso) ascoltato: un senatore a vita (?), nominato da Napolitano per poter essere poi scelto come premier superpartes, che usa la visibilità accumulata in un anno a Palazzo Chigi grazie ai voti del (solo) Pd (leale fino all’ultimo giorno; e del Pdl), per puntare a fare perdere il Pd accusandolo tra l’altro di nefandezze finanziarie dall’”alto” del suo gigantesco conflitto di interessi come esponente del mondo della finanza vicino alle banche che partecipa – da presidente del Consiglio in carica! – alle riunioni (segrete!) di una lobby mondiale chiamata Bilderberg che – si dice, perché non se ne sa nulla di più – impiega il suo tempo ad influenzare (si ‘sospetta’ non esattamente nei loro, diretti interessi) i governi mondiali.

Amici dell’ala ‘riformista del Pd (alla quale, per il resto, altrimenti abbiamo sempre fatto riferimento e potremmo ‘appartenere’): sveglia! ‘Anche’ (o soprattutto?) noi siamo affezionati a figure fonte di ‘sicurezza’ per la Repubblica come quelle di Romano Prodi, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Tommaso Padoa-Schioppa; l’intero nostro impegno ha l’ambizione di svilupparsi nel solco delle loro esperienze.

Ebbene, Monti, con questi nostri padri, non c’entra (assolutamente) nulla! Non ci si lasci irretire dall’immagine del professore. Monti non è un ‘professore’, è un banchiere, un finanziere, o il ‘braccio politico’ di questo mondo. E con i loro mezzi, e i loro stili (avete presente “silenziare Fassina”?), si muove. Sveglia!

Per dodici mesi il Pd ha sostenuto il governo di un signore che non ha ancora voluto rispondere a questa domanda: perché non è intervenuto per ridurre drasticamente, con interventi (drastici; ma nemmeno timidi) una tantum, il nostro debito pubblico?

La risposta spetta a Monti. Noi ci limitiamo ad osservare che – come accade per la Grecia – ciò ha consentito a banche e speculatori di continuare a guadagnare molto, molto di più su un debito pubblico italiano che altrimenti avrebbe smesso – immediatamente! – di essere la ‘gallina delle uova d’oro’ della speculazione internazionale.

Noi abbiamo l’orgoglio di contribuire, con il nostro lavoro, alla ricerca di soluzioni per salvare e rifare grande il nostro Paese. Le istituzioni non ci sono ‘estranee’. Non siamo l’”antipolitica”. Ma vorremmo che (proprio!) la Politica tornasse ad occuparsi – riprendendo il ‘controllo’ della situazione – dei (veri) snodi (politici, nel senso del governo dell’Italia, e) di potere (‘sotterraneo’) che oggi tengono imbrigliata la nostra democrazia e la nostra economia nei loro tentativi di ‘compiersi’ (storicamente) e rilanciarsi.

Non si tratta di essere più a destra o più a sinistra; si tratta di essere leali alle nostre istituzioni.

In questo senso, Monti non è più una garanzia per nessuno (se non per gli interessi di qualche – sconosciuto – speculatore o signore della finanza), non rappresenta più (anzi, avversa con un linguaggio molto violento) il 90% degli italiani a loro volta rappresentati da Pd e Pdl (avendo scelto di scendere nella tenzone alla guida di partitini che raccolsero, l’ultima volta, tutti insieme, circa il 5% dell’elettorato votante), e farebbe bene, per onorare (finalmente) le istituzioni della Repubblica, ad (accettare i consigli del capo dello Stato, e – se non gli è più possibile lasciare la contesa elettorale; come è evidente che non è più possibile – ) dimettersi (in ‘alternativa’) da senatore a vita (nomina che gli fu concessa per consentire il suo ruolo superpartes che ora Monti ha scelto di lasciare) e rinunciare alle proprie prerogative di premier per tutta la durata della campagna elettorale fino all’esecutività delle proprie dimissioni (Monti come presidente del Consiglio ‘controlla’ ad esempio la delega ai servizi segreti affidata a De Gennaro: cosa voleva dire Berlusconi quando ha sostenuto che Monti guarda l’Italia “attraverso il buco della serratura”?) per poi poter condurre liberamente – come deve poter fare ogni cittadino onesto – la sua battaglia Politica (purché democratica) da cittadino indipendente e non più portatore di una posizione preminente dalla quale può esercitare un potere in grado di condizionare e manipolare la regolare dialettica tra le parti. Che dovrebbe rappresentare un patrimonio. Di tutti.

I padri della nostra Nazione

gennaio 25, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

2) – Messaggio di fine 1983, di Sandro Pertini. Impegnate cinque minuti del vostro tempo, e leggeteli.

Ci ‘troverete’ le chiavi (morali, spirituali) del nostro (ritrovato) ‘respiro’ (assoluto), (anche) della Politica del nostro (possibilmente, di nuovo, grande) futuro.

***

Sandro Pertini

MESSAGGIO DI FINE ANNO 1983

ITALIANE E ITALIANI, MIEI CONNAZIONALI,

VI CONFESSO CHE SONO TITUBANTE A PARLARVI, PERCHE’ NON VORREI TURBARE LA VOSTRA FESTA IN ATTESA DEL NUOVO ANNO CON NOTE DI TRISTEZZA. MA PERDURA IN ME L’ ANGOSCIA E IL DOLORE CHE TROVAI A LA SPEZIA. TRENTAQUATTRO BARE, AMICI MIEI, TRENTAQUATTRO BARE, LI’ SUL PAVIMENTO DELLA CHIESA, IN QUATTRO FILE, IL PIANTO DELLE MADRI DI QUESTI GIOVANI VENTENNI, DELLE LORO RAGAZZE, FIDANZATE.

HO CERCATO DI DARE CONFORTO A TUTTI, MA IL MIO DOLORE ERA PROFONDO COME IL LORO. TRENTAQUATTRO VITE STRONCATE. QUESTE FAMIGLIE PASSERANNO UN PRIMO DELL’ ANNO TRISTISSIMO. ED IO SONO CON LORO SPIRITUALMENTE, MI CREDANO: CONDIVIDO IL LORO DOLORE E LA LORO ANGOSCIA.

VI SONO ALTRE PREOCCUPAZIONI POI CHE DERIVANO DALLA SITUAZIONE INTERNAZIONALE. LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE E’ PREOCCUPANTE. SI SONO TRONCATE LE DISCUSSIONI A GINEVRA. SI SONO TRONCATE ANCHE AD ATENE. A GINEVRA LE DUE SUPERPOTENZE SI SONO LASCIATE, E PARE CHE ANCORA OGGI NON INTENDANO INCONTRARSI. TUTTO QUESTO NON PUO’ NON SUSCITARE PREOCCUPAZIONI IN CHI VIGILA SULLA PACE, IN CHI VUOLE CHE LA PACE VERAMENTE DURI NEL MONDO.

SI GUARDANO CON OSTILITA’ LE DUE SUPERPOTENZE E ADESSO VANNO RINNOVANDO, MI DICONO GLI SCIENZIATI CHE SONO VENUTI A TROVARMI, I LORO ORDIGNI DI GUERRA, PERCHE’ ORMAI LI CONSIDERANO SUPERATI. NE VANNO COSTRUENDO ALTRI PIU’ RAFFINATI, ALTRI CHE DOVREBBERO, NATURALMENTE, ESSERE PIU’ MICIDIALI.

SE PER DANNATA IPOTESI, L’ HO DETTO ALTRE VOLTE MA CONVIENE RIPETERLO, SE QUESTI ORDIGNI FOSSERO USATI SAREBBE LA FINE DELL’ UMANITA’ .

IO SONO CON COLORO CHE MANIFESTANO PER LA PACE. E’ TROPPO FACILE DIRE CHE QUESTE MANIFESTAZIONI SONO STRUMENTALIZZATE. SONO GIOVANI CHE SCENDONO IN PIAZZA E VOGLIONO DIFENDERE LA PACE, QUINDI VOGLIONO DIFENDERE IL LORO AVVENIRE. E C’ E’ DA TREMARE, NON SI PUO’ RIMANERE INDIFFERENTI DI FRONTE A QUELLO CHE STA ACCADENDO E CHE PUO’ ACCADERE CON UNA NUOVA GUERRA. SAREBBE L’ ULTIMA GUERRA, PERCHE’ SAREBBE LA FINE DELL’ UMANITA’ INTERA.

E MENTRE SI SPENDONO MILIARDI PER COSTRUIRE QUESTI ORDIGNI DI MORTE, 40 MILA BAMBINI MUOIONO DI FAME OGNI GIORNO, 40 MILA BAMBINI. QUESTA MORTE DI INNOCENTI PESA SULLA COSCIENZA DI TUTTI GLI UOMINI DI STATO, QUINDI PESA ANCHE SULLA MIA COSCIENZA.

VI E’ STATO ANCHE L’ INCONTRO AD ATENE. IO SPERAVO CHE AD ATENE I CAPI DI STATO RAGGIUNGESSERO UN ACCORDO PER DAR VITA VERAMENTE ALL’ UNITA’ EUROPEA, PER FARE DELL’ EURO A UNA GRANDE NAZIONE CHE CON IL SUO POTENZIALE UMANO, TECNOLOGICO, CON LA SUA TRAZIONE STORICA, FAREBBE SENTIRE IL SUO PESO FRA LE DUE SUPERPOTENZE. INVECE AD ATENE SI E’ IMPEDITA QUESTA VERA UNITA’ EUROPEA.

SI VOGLIONO ESCLUDERE NAZIONI COME LA SPAGNA E IL PORTOGALLO PER LA QUESTIONE DEGLI AGRUMI, DEL VINO. QUESTO E’ UN RAGIONARE DA MERCANTI, NON E’ PIU’ RAGIONARE DA UOMINI POLITICI CHE HANNO A CUORE VERAMENTE LE SORTI DELL’ EUROPA E QUINDI DEL MONDO INTERO.

IO SONO MOLTO AMICO DEL RE DI SPAGNA, CHE E’ NATO QUI, E’ VISSUTO QUI IN ITALIA, UN GIOVANE CORAGGIOSO, CHE HA SAPUTO – E QUESTO E’ IL SUO MERITO – FARE IL TRAPASSO DA UNA DITTATURA DURATA 40 ANNI ALLA DEMOCRAZIA SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE; CHE E’ RIUSCITO A BLOCCARE IL ”GOLPE” CHE SI ERA MESSO IN ATTO PER ABBATTERE LA DEMOCRAZIA. IO LO CONOSCO. MI ONORO DI ESSERGLI MOLTO AMICO. ED EGLI E’ AMAREGGIATO PERCHE’ LA SPAGNA VIENE TENUTA FUORI DALLA COMUNITA’ EUROPEA. COME SI PUO’ PARLARE QUINDI DI UNITA’ DELL’ EUROPA QUANDO SI TENGONO FUORI DALL’ EUROPA DUE NAZIONI COME LA SPAGNA E COME IL PORTOGALLO?.

QUINDI NON POSSIAMO NON ESSERE PREOCCUPATI. PREOCCUPATI PERCHE’ LA PACE, A MIO AVVISO, HA I PIEDI DI ARGILLA. I DUE COLOSSI SI GUARDANO IN CAGNESCO E NON RIESCONO A TROVARE UN’ INTESA. IO FACCIO UN’ AFFERMAZIONE CHE POTRA’ SEMBRARE ASSURDA A QUALCHE UOMO POLITICO: RITENGO CHE BISOGNA ARRIVARE AL DISARMO TOTALE E CONTROLLATO.

SCIENZIATI PREMI NOBEL CHE MI SONO VENUTI A TROVARE QUI’ MI HANNO DETTO CHE IO HO RAGIONE, PERCHE’ PUO’ ESSERE CONTROLLATO IL DISARMO. E SE VERAMENTE I DUE BLOCCHI, LE DUE SUPERPOTENZE VOGLIONO LA PACE DEVONO GIUNGERE A QUESTA CONCLUSIONE: DISARMO TOTALE E CONTROLLATO. E I MILIARDI CHE SPERPERANO PER COSTRUIRE ORDIGNI DI MORTE, CHE SE USATI COSTITUIREBBERO LA FINE DELL’ UMANITA’ , SIANO USATI PER SFAMARE CHI NEL MONDO IN QUESTO MOMENTO STA MORENDO DI FAME.

IO SONO STATO, AMICI MIEI, NEL LIBANO A TROVARE I NOSTRI BRAVI RAGAZZI. HO PASSATO CON LORO QUELLA CHE UNA VOLTA ERA LA FESTA NAZIONALE, IL 4 NOVEMBRE. HO DETTO SCHERZOSAMENTE: ”IO NON ARRIVO CON I CAPI DI STATO MAGGIORE; SONO ARRIVATO CON CENTO BOTTIGLIE DI LAMBRUSCO E CON CENTO PANETTONI.

BRAVI QUESTI NOSTRI SOLDATI, BRAVISSIMI.

ECCO, IO MI SONO CHIESTO, CHIEDETEVELO ANCHE VOI, AMICI MIEI: ”COME MAI IL NOSTRO CONTINGENTE NON E’ STATO FATTO BERSAGLIO DA PARTE DI ATTACCHI PRODITORI COME IL CONTINGENTE AMERICANO O IL CONTINGENTE FRANCESE?”. LASCIAMO LA PAROLA AD UN OSSERVATORE STRANIERO, AD UN GIORNALISTA DEL ”WASHINGTON POST”. VOI SAPETE CHE IL ”WASHINGTON POST” E’ UN GIORNALE AMERICANO MOLTO DIFFUSO E MOLTO SERIO. SCRIVE SUL SUO GIORNALE QUESTO GIORNALISTA: “IL CONTINGENTE MILITARE ITALIANO A BEIRUT SI STA COMPORTANDO MOLTO BENE. SI FA AMARE DALLA POPOLAZIONE ED HA AVUTO IL MINOR NUMERO DI VITTIME E DI DANNI RISPETTO AD AMERICANI E FRANCESI. DIFATTI – CONTINUA SEMPRE IL WASHINGTON POST – LE STATISTICHE SOTTOLINEANO IL LIVELLO DEL SUCCESSO ITALIANO IN LIBANO. MENTRE IL CORPO DEI MARINES CONTA FINORA OLTRE 240 MORTI ED I FRANCESI HANNO PERDUTO 76 UOMINI, IN 14 MESI GLI ITALIANI HANNO PERDUTO UN SOLO UOMO.

“QUESTO MALGRADO IL FATTO CHE IL LORO CONTINGENTE E’ IL PIU’ NUMEROSO DI TUTTI. SECONDO MOLTISSIMI OSSERVATORI I MOTIVI DI QUESTO CONTRASTO SONO DA RICERCARE ANZITUTTO NEL FATTO CHE A DIFFERENZA DEGLI AMERICANI E DEI FRANCESI GLI ITALIANI MANTENGONO A BEIRUT UNA STRETTA IMPARZIALITA’, CHE OFFRE LORO LA MIGLIORE PROTEZIONE TRA LA POPOLAZIONE LIBANESE. MENTRE GLI AMERICANI SONO ISOLATI ED ASSERRAGLIATI NELLE LORO POSIZIONI INTORNO ALL’ AEROPORTO DI BEIRUT, GLI ITALIANI PATTUGLIANO I VASTI SOBBORGHI A MERIDIONE DELLA CITTA’ E CONTROLLANO CON ESTREMA EFFICACIA I CAMPI DI SABRA E CHATILA,

“INOLTRE HANNO UN OSPEDALE DA CAMPO, 24 ORE SU 24 ORE, CHE CURA GRATUITAMENTE ANCHE I CIVILI E DISTRIBUISCE DIVERSE TONNELLATE DI FARMACI OGNI MESE. TRA I CONTINGENTI AMERICANO, FRANCESE E ITALIANO ESISTONO ANCHE DIFFERENZE MILITARI – CONTINUA IL WASHINGTON POST -. MENTRE I CANNONI AMERICANI LO SCORSO ANNO HANNO FATTO PIOVERE TONNELLATE DI ESPLOSIVO SUI RIBELLI TRINCERATI SULLE MONTAGNE, ED I ‘JET’ FRANCESI LA SETTIMANA SCORSA HANNO SCATENATO LA RAPPRESAGLIA SUGLI SCIITI, FINORA GLI ITALIANI SONO RIMASTI AL DI SOPRA DELLE PARTI, CONTINUANDO A DIFENDERE IL LORO RUOLO DI FORZA DI PACE. UNO DEI PUNTI A FAVORE DEL CONTINGENTE ITALIANO E’ ANCHE IL LORO OSPEDALE DA CAMPO – AGGIUNGE IL QUOTIDIANO -. HA 75 POSTI LETTO CHE DEVONO SERVIRE SOLO AI MILITARI, INVECE OGNI MESE CURA PIU’ DI MILLE CITTADINI DEL POSTO’ ”.

ECCO LA DIFFERENZA FRA NOI ED I FRANCESI E GLI AMERICANI MESSA IN EVIDENZA DA UN GIORNALE AMERICANO DI GRANDE TIRATURA.

IO NE VADO ORGOGLIOSO. SI BRAMA SEMPRE DIRE CHE LE ALTRE NAZIONI SONO SUPERIORI ALLA NOSTRA, LO DICONO ANCHE DEGLI ITALIANI, MA QUI DIAMO PROVA DI BUON SENSO CON I NOSTRI SOLDATI. IO LI HO VISITATI QUESTI SOLDATI, BRAVI, GENEROSI. RICORDO CHE SI E’ STRETTO A ME QUELLO CHE VIENE CONSIDERATO UN PO’ LA ”MASCOTTE” DEL CONTINGENTE. E’ UN RAGAZZO PALESTINESE CHE HA IMPARATO BENISSIMO L’ ITALIANO. MANDO IL MIO SALUTO PATERNO A QUESTO CARO RAGAZZO, MUSTAFA’ .

E QUESTI SOLDATI, SOTTO LA GUIDA DEL BRAVISSIMO GENERALE ANGIONI, CERCANO VERAMENTE DI FARE OPERA DI PACE IN QUELLA TORMENTATA REGIONE. ADESSO SONO PARTITI I PALESTINESI. HA AVUTO INIZIO LA LORO ”DIASPORA”. UNA VOLTA FURONO GLI EBREI A CONOSCERE LA ”DIASPORA”. VENNERO DISPERSI, CACCIATI DAL MEDIO ORIENTE E DISPERSI PER IL MONDO; ADESSO SONO INVECE I PALESTINESI.

EBBENE IO AFFERMO ANCORA UNA VOLTA CHE I PALESTINESI HANNO DIRITTO SACROSANTO AD UNA PATRIA ED A UNA TERRA COME L’ HANNO AVUTA GLI ISRAELITI.

SONO STATO ANCHE IN GIORDANIA. RE HUSSEIN MI HA CONVINTO DI ESSERE UN UOMO VERAMENTE SAGGIO, CHE VUOLE LA PACE. EGLI SI ADOPERA IN TUTTI I MODI PERCHE’ LA PACE IN QUELLA REGIONE SI VERIFICHI. DICO QUESTO PERCHE’ SIA IL CONTRASTO CHE VI E’ OGGI, COPERTO DAL SILENZIO, TRA L’ UNIONE SOVIETICA E GLI STATI UNITI D’ AMERICA, SIA QUANTO AVVIENE NEL LIBANO PUO’ SEMPRE MINACCIARE LA PACE NEL MONDO E PUO’ FARCI CADERE QUINDI NELLA GUERRA NUCLEARE.

IO SONO DECISAMENTE CONTRARIO A CHE IL NOSTRO CONTINGENTE SIA COINVOLTO NEL LIBANO IN UNA GUERRA, SIA PURE LOCALE. SE IL NOSTRO CONTINGENTE PUO’ SVOLGERE OPERA DI PACE, RIMANGA IN LIBANO, MA SE NEL LIBANO SI CREANO CONDIZIONI TALI DA SCATENARE UN CONFLITTO, NOI DOBBIAMO TOGLIERE IL NOSTRO CONTINGENTE E LASCIARE A BEIRUT SOLTANTO L’ OSPEDALE DA CAMPO. QUESTO E’ IL MIO PENSIERO PERSONALE, CHE NON VUOLE INFLUIRE SUL PENSIERO DEL GOVERNO.

IO SONO STATO, RIPETO, NEL LIBANO. HO VISITATO QUELLA TORMENTATA REGIONE, I CIMITERI DI CHATILA E SABRA. E’ UNA COSA CHE ANGOSCIA VEDERE QUESTO CIMITERO DOVE SONO SEPOLTE LE VITTIME DI QUEL MASSACRO ORRENDO. IL RESPONSABILE DI QUEL MASSACRO ORRENDO E’ ANCORA AL GOVERNO IN ISRAELE.

E QUASI VA BALDANZOSO DI QUESTO MASSACRO FATTO. E’ UN RESPONSABILE CUI DOVREBBE ESSERE DATO IL BANDO DELLA SOCIETA’ . E’ STATO UN MASSACRO, MI HANNO DETTO QUELLI DEL POSTO, TREMENDO; QUANTE VITTIME HA FATTO.

VI E’ QUESTA PREOCCUPAZIONE QUINDI DELLA GUERRA NUCLEARE. FANNO BENE I GIOVANI A PREOCCUPARSI. D’ ALTRA PARTE HANNO RAGIONE: SI PREOCCUPANO DEL LORO AVVENIRE. NOI SIAMO AL TRAMONTO DELLA NOSTRA ESISTENZA, LORO HANNO DINANZI A SE’ TUTTA UNA VITA. ED HANNO RAGIONE DI VOLER VIVERE IN PACE LA LORO ESISTENZA.

QUINDI IO SONO CON QUESTI GIOVANI. OH, VI SONO ALTRE PREOCCUPAZIONI, NON VI E’ DUBBIO, CHE SORGONO DAL MIO ANIMO ANCHE IN QUESTO MOMENTO. PARLIAMO DEL TERRORISMO. DOBBIAMO RICONOSCERE CHE IL TERRORISMO OGGI IN ITALIA SI PUO’ DIRE VINTO.

MI DICONO I RESPONSABILI, I COMPETENTI, CHE VI SONO IN CARCERE 400 TERRORISTI CHE PARLANO. VOI SAPETE CHE QUANDO UNO PARLA VUOL DIRE CHE SI RICONOSCE SCONFITTO. QUESTO TORNA AD ONORE DEL POPOLO ITALIANO. DOVREBBERO PRENDERNE ATTO GLI STRANIERI CHE SONO COSI’ ALTEZZOSI NEL GIUDICARE IL POPOLO ITALIANO.

IL TERRORISMO, E’ VERO, E’ STATO VINTO PER OPERA DELLE FORZE DELL’ ORDINE, CARABINIERI AGENTI DI PS. QUANTE VITTIME VI SONO STATE FRA I CARABINIERI, GLI AGENTI DI PS E I MAGISTRATI. MA IL TERRORISMO E’ STATO SOPRATTUTTO VINTO DALLA VOLONTA’ DEL POPOLO ITALIANO. CIOE’ IL POPOLO ITALIANO HA FATTO BARRIERA CONTRO IL TERRORISMO.

I DIRIGENTI DEL TERRORISMO, CHE SONO DEGLI SCIAGURATI, ANCHE SE DOTATI DI UNA INTELLIGENZA CRIMINALE E DIABOLICA, SPERAVANO DI FAR LEVA SUL MALCONTENTO DEL POPOLO ITALIANO, MALCONTENTO DIFFUSO PER TANTE RAGIONI DI CARATTERE SOCIALE ED ECONOMICO, E DI TRASCINARE GLI ITALIANI SULLA LORO STRADA DIABOLICA.

QUINDI E’ MERITO ANCHE E SOPRATTUTTO DEL POPOLO ITALIANO CHE HA DIMOSTRATO QUESTA FORZA, QUESTA VOLONTA’ DI DIFENDERE LA DEMOCRAZIA DEL NOSTRO PAESE CHE C’ E’ COSTATA TANTO. QUANTI SACRIFICI, QUALE LOTTA ABBIAMO DOVUTO SOSTENERE PER RICONQUISTARE LA LIBERTA’ PERDUTA, PER RICONQUISTARE LA DEMOCRAZIA NEL NOSTRO PAESE.

VI E’ LA DISOCCUPAZIONE CHE CI PREOCCUPA, PREOCCUPAZIONE FONDATA. MENTRE IO PARLO VI SONO DELLE FAMIGLIE CHE SONO INTORNO AD UNA TAVOLA NUDA, DISADORNA. SONO LE FAMIGLIE DEI DISOCCUPATI, DI COLORO CHE NON HANNO LAVORO. LA DISOCCUPAZIONE E’ UN MALE TREMENDO, AMICI MIEI. IO QUANDO PER VIVERE ONESTAMENTE SOTTO IL FASCISMO DOVETTI LASCIARE L’ ITALIA, E PER VIVERE ONESTAMENTE MI MISI A FARE L’ OPERAIO, HO CONOSCIUTO LA DISOCCUPAZIONE E COSI’ HO CONOSCIUTO LA TRISTE SITUAZIONE DEL DISOCCUPATO.

BISOGNA CHE IL GOVERNO SI ADOPERI PER TROVARE SORGENTI DI LAVORO, PER FARE IN MODO CHE TUTTI GLI ITALIANI ABBIANO UNA OCCUPAZIONE. QUESTO E’ QUELLO CHE DEVE FARE IL GOVERNO, QUESTO E’ QUELLO CHE DEVE FARE IL PARLAMENTO.

VI SONO ALTRI MOTIVI DI PREOCCUPAZIONE. CI PREOCCUPA QUELLO CHE SI VERIFICA CON LA MAFIA IN SICILIA, LA CAMORRA NEL NAPOLETANO E LA ‘NDRANGHETA – NON SO MAI PRONUNCIARE BENE QUESTA PAROLA – IN CALABRIA. PERO’ IO QUI MI PERMETTO DI FARE QUESTA OSSERVAZIONE.

IL POPOLO SICILIANO NON DEVE ESSERE CONFUSO CON LA MAFIA. IL POPOLO SICILIANO E’ UN POPOLO FORTE, POPOLO CHE BEN CONOSCO, PERCHE’ NEGLI ANNI PASSATI, QUANDO ERO PROPAGANDISTA DEL MIO PARTITO, HO GIRATO IN LUNGO E IN LARGO LA SICILIA. LI HO CONOSCIUTI NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE I GIOVANI SICILIANI, CON IL LORO CORAGGIO E LA LORO FIEREZZA.

IL POPOLO SICILIANO E’ UN POPOLO FORTE, GENEROSO, INTELLIGENTE. IL POPOLO SICILIANO E’ IL FIGLIO DI ALMENO TRE CIVILTA’: LA CIVILTA’ GRECA, LA CIVILTA’ ARABA E LA CIVILTA’ SPAGNOLA. E’ RICCO DI INTELLIGENZA QUESTO POPOLO. QUINDI NON DEVE ESSERE CONFUSO CON QUESTA MINORANZA CHE E’ LA MAFIA. E’ UN BUBBONE CHE SI E’ CREATO SU UN CORPO SANO.

EBBENE, CON IL BISTURI, POLIZIA, FORZE DELL’ ORDINE, GOVERNO DEBBONO SRADICARE QUESTO BUBBONE E GETTARLO VIA, PERCHE’ IL POPOLO SICILIANO POSSA VIVERE IN PACE. COSI’ SI DICA DELLA ‘NDRANGHETA IN CALABRIA.

IO HO GIRATO IN LUNGO E LARGO LA CALABRIA. SE VI E’ UN POPOLO GENEROSO, BUONO, PRONTO, DESIDEROSO DI LAVORARE E DI TRARRE DAL SUO LAVORO IL NECESSARIO PER POTER VIVERE DIGNITOSAMENTE, E’ IL POPOLO CALABRESE.

COSI’ IL POPOLO NAPOLETANO CON LA CAMORRA. ANCHE QUI SONO UNA MINORANZA I CAMORRISTI. PARLANO TROPPO DI QUELLO CHE E’ IN CARCERE, CAPO-MAFIA. QUELLO SI SENTE UN EROE. I GIORNALI NE PARLANO TUTTI I GIORNI ED E’ CHIARO CHE ENTRA IL GIORNALE IN CARCERE E LUI SI SENTE UN EROE, QUESTO SCIAGURATO. MA IL POPOLO NAPOLETANO NON PUO’ ESSERE CONFUSO CON LA CAMORRA.

IO SONO STATO ELETTO NELLA PRIMA LEGISLATURA DEPUTATO A NAPOLI. POI HO LASCIATO IL POSTO AD UN ALTRO MIO COMPAGNO E HO OPTATO PER LA MIA GENOVA. IL POPOLO NAPOLETANO E’ UN POPOLO BUONO, GENEROSO, GIOIOSO. AD UN GIOVANE NAPOLETANO BASTA UNA PIZZA ED UN BICCHIERE DI VINO PER CANTARE UNA CANZONE D’ AMORE. E’ UN POPOLO CHE IO AMO PROFONDAMENTE. E NON DEVE ESSERE CONFUSO, RIPETO, CON LA CAMORRA, CHE E’ UN’ ECCEZIONE, E’ UNA MINORANZA, E’ UN MALE, ANCHE QUESTO, IN QUESTO CORPO SANO. E CURIAMO QUESTO MALE E CERCHIAMO DI LIBERARE ANCHE IL POPOLO NAPOLETANO DALLA MALAPIANTA CHE E’ LA CAMORRA.

QUANTE ALTRE COSE SI PRESENTANO ALLA MIA MENTE. MA NON VOGLIO TURBARE QUESTA VOSTRA SERATA, SIETE A TAVOLA, ATTENDETE CHE SORGA IL NUOVO ANNO PER POTERLO SALUTARE CON GIOIA. MA ANCORA QUESTO DESIDERO DIRVI: LE MIE SPERANZE LE RIPONGO TUTTE NELLA GIOVENTU’ ITALIANA.

IO HO INSTAURATO QUI AL QUIRINALE QUESTA CONSUETUDINE: TUTTE LE MATTINE, ESCLUSO IL SABATO, RICEVO STUDENTI DI OGNI PARTE D’ ITALIA. NE RICEVO CIRCA 500-600 TUTTE LE MATTINE. NE HO GIA’ RICEVUTI IN QUESTI ANNI DI MIA PRESIDENZA – CHE STA PER TERMINARE PER MIA TRANQUILLITA’ – 171 MILA, NON FACCIO MAI DISCORSI MA INTRECCIO CON LORO UN DIALOGO, UNA CONVERSAZIONE. CIOE’ MI FACCIO TEMPESTARE DI DOMANDE, MI SOTTOPONGO AD UN LORO INTERROGATORIO, MI FACCIO PORRE DELLE QUESTIONI, DA QUESTI GIOVANI. I PIU’ ARDITI, QUELLI CHE IMMEDIATAMENTE, SENZA ALCUNA SOGGEZIONE, VENGONO AVANTI E MI FANNO LE PRIME DOMANDE, SONO PROPRIO I RAGAZZINI DI 9-10 ANNI.

BENE, SIGNORI, AMICI MIEI CHE MI ASCOLTATE: LE DOMANDE CHE MI SENTO FARE SONO QUESTE: ”IL NOSTRO DOMANI SARA’ TURBATO DALLA GUERRA? DOPO CHE AVREMO STUDIATO, AVREMO UN’OCCUPAZIONE?”. E POI UN’ ALTRA DOMANDA MI FANNO. GLI ANZIANI MI ASCOLTINO: ”PERCHE’, PRESIDENTE, GLI ANZIANI SI ABBANDONANO A TANTI SCANDALI? PERCHE’ TANTA CORRUZIONE?”.

E’ UN RIMPROVERO CHE SORGE DAI GIOVANI VERSO QUESTA MINORANZA DI ANZIANI CHE DANNO ESEMPIO DI CORRUZIONE, DI DISONESTA’. GUAI A CHI DA’ SCANDALO AI GIOVANI.

IO LI AMO IMMENSAMENTE QUESTI GIOVANI. SONO L’ AVVENIRE DELLA PATRIA. NOI RAPPRESENTIAMO IL PASSATO, CON IL NOSTRO BENE ED ANCHE CON I NOSTRI ERRORI. MA QUESTI GIOVANI SI AFFACCIANO ADESSO ALLA VITA, SONO ESSI CHE HANNO NELLE LORO MANI L’AVVENIRE DELLA PATRIA E DEL POPOLO ITALIANO. CENTOSETTANTUNOMILA NE HO RICEVUTI.

PRIMA CHE TERMINI – DI SALUTE STO BENE COME VEDETE, QUINDI TERMINERO’ TRANQUILLAMENTE IL MIO MANDATO QUI AL QUIRINALE FRA UN ANNO E MEZZO – ARRIVEREMO A DUECENTOMILA E PIU’ STUDENTI, GIOVANI DI TUTTA L’ ITALIA.

IO CREDO NELLA NOSTRA GIOVENTU’ . E’ MOLTO PIU’ SANA DI QUELLO CHE PENSANO CERTI ANZIANI CHE STANNO CON MOLTO SUSSIEGO LONTANO DAI GIOVANI O CHE SONO PRONTI A GIUDICARLI, A DARE GIUDIZI DEL TUTTO SUPERFICIALI. E’ VERO, SONO ESUBERANTI. E PERCHE’ NON DEVONO ESSERE ESUBERANTI ALLA LORO ETA’ ? VORREI ESSERE IO ESUBERANTE, VORREI AVERE IO LA LORO ETA’ , LA LORO GIOVINEZZA CHE E’ UN BENE PREZIOSO (CHE IO HO TRASCORSO IN CARCERE NELLA RINUNCIA), E CHE AVREI VOLUTO VIVERE IN TUTTA LA SUA PIENEZZA. HANNO DIRITTO I GIOVANI DI VIVERE GIOIOSAMENTE E DI GUARDARE CON TRANQUILLITA’ AL LORO DOMANI.

SIAMO NOI ANZIANI CHE DOBBIAMO FARE IN MODO CHE QUESTA LORO SPERANZA DIVENTI UNA CERTEZZA, E FANNO BENE A SCENDERE IN PIAZZA E A VOLERE LA PACE. SE TUTTI I POPOLI DELLA TERRA, TUTTI I GIOVANI DELLA TERRA POTESSERO TROVARSI UNITI E POTESSERO QUINDI CORALMENTE ESPRIMERE IL LORO DESIDERIO, LA LORO VOLONTA’ , TUTTI SI ESPRIMEREBBERO PER LA PACE, CONTRO LA GUERRA.

E NOI VOGLIAMO CHE I NOSTRI GIOVANI POSSANO VIVERE SICURI DELLA PACE E DELLA LIBERTA’ . VOGLIAMO CHE ESSI SIANO DEGLI UOMINI LIBERI, IN PIEDI, A FRONTE ALTA, PADRONI DEL LORO DESTINO E NON DEI SERVITORI IN GINOCCHIO. QUESTO NOI CHIEDIAMO.

L’ HO DETTO AL CORPO DIPLOMATICO L’ ALTRO GIORNO – VI SONO ANCORA TROPPE DITTATURE. IN MOLTI PAESI I DIRITTI CIVILI ED UMANI SONO SOPPRESSI. EPPURE LA CARTA DELL’ ONU, LA CARTA DI SAN FRANCISCO, CONTEMPLA LA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI ED UMANI. CHI HA FIRMATO QUELLA CARTA HA PROMESSO A SE STESSO, ED HA GARANTITO AGLI ALTRI, DI DIFENDERE SEMPRE I DIRITTI CIVILI ED UMANI.

ORBENE, SE VI SONO DELLE NAZIONI IN CUI I DIRITTI CIVILI ED UMANI SONO CONCULCATI, SONO ANNULLATI, NON VI E’ CHE UN PROVVEDIMENTO DA PRENDERE CONTRO QUESTE NAZIONI: L’ESPULSIONE DALL’ ONU. NON VALGONO LE PROTESTE; SE LE PORTA VIA IL VENTO. NON VALGONO LE POLEMICHE. SIANO ESPULSE DALLA ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE. SIA DATO LORO IL BANDO, SIANO INDICATE ALL’ UMANITA’ COME COLPEVOLI.

IO FORSE SONO SALTATO DA UN RAMO ALL’ ALTRO SENZA UN CERTO ORDINE NEL MIO DISCORSO, MA VI HO DETTO TUTTO QUELLO CHE IL MIO ANIMO MI HA SUGGERITO DI DIRVI, ITALIANE E ITALIANI.

VOI SIETE ADESSO A TAVOLA. OH, SE FATE BRINDISI FATENE UNO ANCHE PER IL VOSTRO PRESIDENTE CHE VI AMA TANTO. E CERCATE SEMPRE DI STARE VICINO AI VOSTRI FIGLI, AI VOSTRI GIOVANI CHE SI AFFACCIANO ADESSO ALLA VITA.

IO AI GIOVANI QUESTO DICO: BATTETEVI SEMPRE PER LA LIBERTA’ , PER LA PACE E PER LA GIUSTIZIA SOCIALE. LA LIBERTA’ SENZA LA GIUSTIZIA SOCIALE NON E’ CHE UNA CONQUISTA FRAGILE CHE SI RISOLVE PER MOLTI NELLA LIBERTA’ DI MORIRE DI FAME.

BISOGNA CHE ALLA LIBERTA’ SIA UNITA LA GIUSTIZIA SOCIALE. SONO UN BINOMIO INSCINDIBILE. LOTTATE QUINDI CON FERMEZZA, GIOVANI CHE MI ASCOLTATE, PERCHE’ LOTTERETE COSI’ PER IL VOSTRO DOMANI, PER IL VOSTRO AVVENIRE. MA SIATE SEMPRE TOLLERANTI. SI’ LOTTATE CON LA PASSIONE CON CUI HO LOTTATO IO, E LOTTO ANCORA OGGI NONOSTANTE GLI ANNI; LOTTATE PER LA FEDE CHE ARDE NEI VOSTRI CUORI.

MA IO VORREI CHE VOI TENESTE PRESENTE UN AMMONIMENTO DI UN PENSATORE FRANCESE, AMMONIMENTO CHE IO HO SEMPRE TENUTO PRESENTE ALLA MIA MENTE. ”DICO AL MIO AVVERSARIO: IO COMBATTO LA TUA IDEA CHE E’ CONTRARIA ALLA MIA, MA SONO PRONTO A BATTERMI SINO AL PREZZO DELLA MIA VITA PERCHE’ TU LA TUA IDEA LA POSSA ESPRIMERE SEMPRE LIBERAMENTE”.

ECCO QUELLO CHE IO DICO AI GIOVANI, SENZA PRESUNZIONE, QUASI FOSSI UN LORO COMPAGNO DI STRADA, TANTO MI STA A CUORE LA LORO SORTE. ED IO LI ESORTO AD ANDARE AVANTI, A CONTINUARE PER LA LORO STRADA, A CERCARE NELLA SCUOLA CULTURA; AD ASCOLTARE I LORO DOCENTI PER ADORNARE LA LORO MENTE DI COGNIZIONI NECESSARIE QUANDO SARANNO CHIAMATI A SVOLGERE UN’ ATTIVITA’.

VOI GIOVANI SIETE LA FUTURA CLASSE DIRIGENTE DEL NOSTRO PAESE, DOVETE QUINDI PREPARARVI PER ASSOLVERE DEGNAMENTE QUESTO NOBILISSIMO COMPITO.

EBBENE IO, FINCHE’ VITA SARA’ IN ME, STARO’ AL VOSTRO FIANCO NELLE VOSTRE LOTTE, GIOVANI CHE MI ASCOLTATE. LOTTERO’ SEMPRE CON VOI PER LA PACE NEL MONDO, PER LA LIBERTA’ E PER LA GIUSTIZIA SOCIALE.

BUON ANNO A TUTTI VOI MIEI CONNAZIONALI, ITALIANI E ITALIANE. E PERDONATE SE HO TURBATO LA VOSTRA VIGILIA DI CAPODANNO CON QUESTA MIA CONVERSAZIONE GUIDATA DALLA FRATERNITA’ CHE A VOI MI LEGA.

SANDRO PERTINI*

*Presidente della Repubblica italiana

***

Giacomo Leopardi

ALL’ITALIA

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.

Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perché, perché? dov’è la forza antica,
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.

Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Né ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.

[...]

Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.

GIACOMO LEOPARDI

Un giorno onesti/responsabili uniti In nome cultura, ricerca, innovaz.

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La (nostra) generazione, dedi- candosi solo a definire le soluzioni per ricostruire il futuro dell’Italia (su cui, a cominciare dalla cultura, dall’innovazione, dalla ricerca, si ‘ritrova’ in un’ampia convergenza), vedrà un (ulteriore) rimescolamento delle posizioni di partenza in nome del bene del Paese; unendo finalmente (non già, chi mira a difendere interessi – particolari: i cosiddetti ‘riformisti’ di Monti -, ma) le persone (più) oneste e responsabili (senza più condizionamenti post-novecenteschi). A cominciare (ovviamente dal Pd, e) da – per esempio – Fabio Granata.

No, sen. Monti, non fu Cgil fermare riforma Fornero. Ma (suo) essere nell’interesse di una (sola) parte

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

No, senatore Monti, non è stata la Cgil a ‘fermare’ la (sua) riforma del lavoro (Fornero. E cioè l’abolizione – tout court – dell’art. 18), ma il suo (in tutti i sensi) essere nell’interesse d’una (sola) parte (e non – essere stata pensata per la crescita, che avrebbe richiesto – da subito! – la formazione nella chiave dell’innovazione, e – per il bene – esclusivo – di TUTTI gli italiani)

(Dis)onore cronache (a orologeria) Mps, su Pd stessi sciacalli 2006

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La tempistica con cui la vicenda Mps è (ri)assurta ai (dis)onori delle cronache (di coloro che da mesi rievocano lo spettro del pareggio del 2006) – e la denuncia dell’onesto e responsabile Vittorio Grilli che accusa una – imbeccata? – Bankitalia di avere ‘dormito’ su di una vicenda nota da tempo – ricalca alla perfezione quella del polverone (sul caso Unipol) che coinvolse l’allora segretario dei Ds Fassino (“Abbiamo una banca”), a poche settimane da un voto che tutti i sondaggi ‘da(va/)nno’ appannaggio dello (stesso) centrosinistra (di allora – ?).

Viene da chiedersi dove siano finiti, in un Paese che sembra essere teatro oggi di una (indistinta, e – per la più larga parte – sotterranea. A totale insaputa – e discapito – dei cittadini onesti) guerra per bande (o di una, banda? Magari della ‘serie’ delle varie ‘P’ – maiuscole. O minuscole? – qualcosa – ?) Politica, informazione, giustizia (e servizi segreti) che assolvano le (proprie) funzioni (comunque, ben stipendiate: 14mila euro al mese – ! Altro che Casta… – per i nostri ‘migliori’ – ? – 007) nell’esclusivo interesse della Nazione

Sì a reddito minimo garantito. Ma solo a chi partecipa a formazione

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il reddito minimo garantito – annun- ciato stamane da Pigi, auspicabile prossimo primo ministro del nostro Paese - è una possibile, grande conquista, ma si rivelerà un (vero) passo in avanti e non una (falsa) illusione (come gli ammortizzatori – non – introdotti dalla riforma Fornero) – che rischierebbe altrimenti, in un secondo momento, di finire per tramutarsi in un clamoroso arretramento (del welfare europeo) – a condizione di essere sostenibile; e lo sarà nella misura in cui lo ‘stipendio di (dis)occupazione’ diverrà l’investimento (non più a ‘fondo perduto’, altrimenti tale sia pure riguardando la vita stessa dei nostri connazionali) che le istituzioni europee (ma – a cominciare dalle ‘nostre’!) opereranno nella crescita (delle – nostre – risorse umane. E, quindi, dell’economia – del Vecchio continente).

Ciò sarà possibile se il salario minimo garantito verrà concepito come il contributo che – lo Stato e le aziende insieme – offriranno ai (soli) lavoratori che accetteranno di (continuare a) formarsi (magari in Stati diversi dal proprio di origine; per un sistema – della formazione continua – reso operativo con il supporto dei centri di ricerca e delle università), nei periodi di (propria) transizione (e rilancio – delle proprie competenze e professionalità) da un lavoro (verso) (al)l’altro (così, grazie alla – ritrovata – capacità – e – spessore – dei lavoratori dipendenti – di accompagnare e, anzi, ‘trainare’ lo sforzo per il consolidamento delle – loro – aziende, sempre più specializzato e avanzato).

Tutto questo, nella chiave dell’innovazione.

Gelo Monti su pers. omosessuali ‘Temi etici? Vengon dopo riforme’

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti: “Le questioni etiche (cioè la possibilità per due persone omosessuali di unirsi o di poter prestare assistenza l’una all’altra in ospedale, o ancora di poterne commutare la pensione dopo la morte. Ma anche testamento biologico, e quant’altro riguardi in profondità le circostanze più drammatiche della vita di tutti noi, ndr) sono meno urgenti delle riforme”.

Quelle che Monti ha annunciato di voler fare per prime: legge elettorale, architettura istituzionale, numero dei parlamentari.

Dimenticando, oltre alla vita delle Persone, anche una crescita – che sia ‘funzionale’ all’obiettivo di migliorarle! – con la quale – del resto. Vedi Pil a -2,4% dopo un anno di suo governo; vedi totale assenza di ogni riferimento in materia nei suoi editoriali pre-nomina – una scelta, col senno di poi, molto discutibile, presidente Napolitano – il premier dimissionario non ha mai mostrato di avere molta familiarità.

E le due cose – le due idiosincrasie – sono connesse. E – proprio per questo – l’Italia oggi ha bisogno di qualcuno che capisca che non ci sarà crescita, che non ci sarà salvezza (in tutti i sensi), senza partire – senza passare – per un miglioramento – e il coinvolgimento – della vita di TUTTI gli italiani.

Monti che – invece – parlò – dei nostri connazionali che non ce la fecero più ad andare avanti, a causa dell’immobilismo e dell’insipienza della politica politicante – come di “costi umani” (le loro morti) della crisi.

E disse, del resto – è lo stesso tema, attiene alla demos-crazia – che “i parlamenti sono inutili”.

Un premier uscente così – spiace ribadirlo – non potrà mai rappresentare la soluzione (reale. E non di – puro (?) - maquillage) ai problemi dell’Italia.

Bufala di Monti salva-Italia. Senza Draghi così Paese sarebbe fallito

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sfatiamo un mito una volta per tutte? Monti non ha né rimesso a posto i conti né salvato l’Italia. Semplicemente (è stato) Draghi (che) ha acquietato le smanie dei mercati. E ciò è valso tanto più per l’Italia (rispetto ad esempio alla Spagna, ‘baciata’ dallo stesso, comune intervento della Bce) perché l’Italia aveva una più ampia divaricazione tra il proprio potenziale e la ‘resa’ dei propri titoli in borsa. E a questo ha (certo) concorso (sul piano comunicativo) la capacità di public relationship di Monti; purché non si confondano le pubbliche relazioni con l’economia (tecnicamente parlando).

Nella quale il premier ha fallito su tutta la linea: perché i tagli alla spesa sono stati fatti male così che gli italiani stanno oggi peggio di dodici mesi fa (e Monti sembra non curarsene minimamente, al punto da avere annunciato che, in caso di vittoria, varerà il proprio nuovo esecutivo mettendo mano alla legge elettorale e all’architettura istituzionale dello Stato: quanto di più lontano, nel momento dell’emergenza, ci possa essere dai bisogni dei cittadini).

Portandoli a redditi più bassi, tasse più alte, meno risparmi (il principale fattore di tenuta ante Monti delle nostre famiglie a loro volta chiave, anche, della – maggiore – resistenza del nostro Paese ad assalti – speculativi -, e tra i motivi, una volta tolto di mezzo Berlusconi e fissato un tetto alle speculazioni, dell’improvvisa ‘impennata’ delle condizioni di salute del malato-Italia), più disoccupazione (giovanile).

Perché le imprese stanno ancora aspettando una strategia (unitaria) da un Monti che – esperto di mercati (interni) – non ha nemmeno nel proprio orizzonte (liberista) la sola idea di dovergliene offrire una; figuriamoci saperla immaginare.

Perché i nostri (stessi!) conti dello Stato, sono stati tutt’altro che rimessi in sesto: il debito, il cui valore assoluto cresce sempre solo se nessuno ci si mette di buzzo buono per abbatterlo, è rimasto ai livelli di un anno fa: perché Monti non ha nemmeno immaginato di doverlo toccare. E perché, aumentando le tasse senza offrire una strategia alle imprese, Monti ha depresso i consumi interni, e non ha consentito alla macchina del nostro sistema produttivo di disincagliarsi dalla palude nella quale era rimasta impantanata.

In tutto questo, in mancanza dell’attivazione dello scudo anti-spread da parte di… Draghi, l’Italia sarebbe probabilmente fallita, anche con alla guida un Monti che – migliorando appunto semplicemente la nostra immagine dopo… Berlusconi: dunque non una grande impresa (alla portata di tutti) – aveva ‘lasciato’ lo spread – ecco la vera ‘quota Monti’ – a oltre 500 punti base. Prima dell’intervento di Draghi.

Ecco perché Monti&Casini riget- tano Vendola. Perché ricorda loro rappresentano interessi (part.)

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti&Casini chiedono a Pigi la ‘testa’ di Vendola per due motivi diversi e ‘paralleli’: Casini perché Vendola appare (financo – esteticamente) lontano dalle simpatie del mondo clericale, Monti perché Vendola appare (financo – esteticamente) lontano dalle simpatie del mondo degli interessi conservatori e particolari.

Rispetto ai primi perché pone l’esigenza, per riconoscere e rispettare le Persone portatrici di questa peculiarità, di parificare i diritti (‘esecutivi’. Del dettato della nostra Carta costituzionale) delle persone omosessuali a quelle delle persone etero.

Rispetto ai secondi perché pone l’esigenza, per riconoscere e rispettare le Persone portatrici di questa peculiarità, di parificare i diritti (‘esecutivi’. Del dettato della nostra Carta costituzionale) delle persone meno abbienti e oggi escluse da ogni (florido) circuito sociale con quelli di chi oggi ha tutto (in tutti i sensi).

In altre parole Monti&Casini chiedono la ‘testa’ di Vendola perché ricorda loro che rappresentano interessi (particolari). Perché ‘troppo’ (?) in linea con il dettame costituzionale.

Fu Alfano a porre per primo tema abbattimento debito. Intera strana maggioranza disponibile a votarlo. Perché M. decise non procedere?

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Alfano spinse il tema nel dibattito autoreferenziale. Facendo le proprie proposte. Grilli al Corriere indicò le possibili modalità per ridurlo del 20% in cinque anni.

Perché Monti glissò (nei confronti di entrambi) e – nonostante avrebbe avuto il sostegno della ‘strana maggioranza’, e il consenso degli italiani che da anni sentono parlare di questa ipoteca sulle loro vite, e non vedono l’ora di liberarsene – preferì non procedere con l’abbattimento una tantum del debito?

Crescita non cade dal cielo. Siamo noi (con scelte Politiche) a ‘agirla’

gennaio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro Monti, perché il bilancio Ue sia orientato alla crescita (come il presidente del Consiglio uscente ha – ancora una volta: lo ha fatto decine e decine di volte durante l’estate – annunciato debba essere. Scaricando su Merkel e sulle – presunte – ‘pretese’ europee l’(ir)responsabilità del proprio vuoto di iniziativa – Politica – e delle correlative difficoltà di ripartenza della nostra economia – reale), c’è un solo modo: che si (ri)cominci ad offrire una (più Alta) prospettiva (Politica! E non solo un ‘habitat’ tecnico-regolativo nel quale ciascuno prenda poi una – effimera – (im)propria, e contraddittoria, direzione) comune che rimotivi i nostri connazionali nel senso di una maggiore responsabilità a fare ciascuno la propria parte per far ripartire la nostra macchina (statale e nazionale) in quella direzione.

Trainando con i fatti – e con l’esempio. E non con le parole e con gli annunci. Come – non – è stato fatto in questo anno di esecutivo dei professori – la ripartenza (anche) dell’Europa (intera).

L’Italia, per la sua leadership storica, è il Paese chiamato a fare questo sforzo (per primo). Ora. O non ci salveremo.

(Ac)crescere (sì, ma) la qualità (dei prodotti-e-della vita Persone)

gennaio 23, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it è stato tra i primi ad indicare che senza una prospettiva di crescita, il nostro Paese non sarebbe uscito dalla crisi (strutturale. Nella quale è piombato, progressivamente, negli ultimi trent’anni). Ma com’è facile capire semplicemente pensando al concetto, la crescita non può essere ‘infinita’.

Non è solo la teoria di uno sparuto gruppo di radical communist insigniti di premio Nobel.

Crescere vuol dire produrre di più; produrre di più vuol dire consumare di più. Ora, è evidente che c’è un limite a tutto; o che senza porcelo rischiamo di un avvitamento intorno all’idea che la produzione – e il profitto – venga prima delle Persone, fino a possibili eccessi e storture (ulteriori rispetto a quelli che già viviamo).

Il futuro (sostenibile) ruota attorno invece al recupero del primato delle Persone. E a questo fine deve cambiare anche il concetto di crescita. Crescita non solo – dei consumi (ad libitum – di coloro che hanno bisogno di ciò per alimentare i propri circuiti di vendita – che solo fino ad un certo punto siamo ‘tutti noi’, nel nostro essere – Persone, e – produttori e consumatori al tempo stesso). Ma anche della qualità. Dei prodotti e (attraverso di essi, ma non solo) della vita delle Persone.

Tale prospettiva (concretamente) si persegue dandoci l’obiettivo dell’innovazione (a 360°): non solo nella ideazione e produzione di nuovi prodotti (e – strumenti. Tecnologici); ma nella ideazione di nuovi modelli (di società; di economia; di vita – individuale).

E, in generale, nel ricreare un clima nel quale ciascuno di noi sia proiettato – ritrovando così un senso; una prospettiva – nel fare il proprio lavoro, nel fare – finalmente, come ‘chiede’ da tempo Beppe De Rita – ciascuno la propria parte (e in quello stesso momento assumendosi una responsabilità generale che oggi non si assume) per contribuire a remare verso l’obiettivo (Nazionale. Europeo) che ci siamo dati.

Non, un nuovo collettivismo/statalismo; ma una sorta di grande ‘impresa’ nazionale (non centralistica, ma coordinata – non, (etero)diretta – dalla Politica. Come – ce la – chiedono le aziende!) che – ottimizzando i propri sforzi e le proprie risorse, convogliandole e ‘concentrandole’ in questa – rinnovata – direzione – comune – possa fare la differenza.

In campo economico, ma anche artistico e filosofico – cioè nella rigenerazione di futuro – nel mondo.

Puntando a ricreare (qui) la nuova civiltà (del domani). (Ri)partendo (ancora una volta) dalla culla dell’attuale: l’Italia.

Sartori: “Riv. digitale da superare” No; va superata società di gossip

gennaio 23, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sartori ha ragione e, ad un tempo, sbaglia.

Ha ragione quando critica la società del Prozac: una società che – raggiunto il benessere – ha smesso (illusoriamente) di avere bisogno di impegnarsi, e ha smesso di pensare criticamente.

E lo ha fatto, in ispecie, sostituendo alla riflessione, ai contenuti, al confronto e all’azione sulla base delle proposte, la società – che potremmo definire – del gossip.

Una società dove non conta ‘cosa’, ma ‘chi’ (da cui, a cascata, una (de)meritocrazia delle relazioni, e non dei meriti. Ma di questo parleremo magari dopo).

E dove non conta ‘perché’, ma come o dove o insieme a chi.

La società dell’immagine (e delle immagini. Fotografate) e non dei testi scritti (che infatti quasi più nessuno è in grado di capire, secondo l’involuzione del ritorno all’analfabetismo).

Fin qui – o, meglio, nella sua denuncia dell’abbrivio di tutto questo, che noi siamo poi andati a definire (meglio) – Sartori ha ragione.

Dove ha torto è nel (non) proporre soluzioni (a tutto ciò). O per lo meno la sua ricetta indica già una delle direttrici, ma non indica come arrivarci e soprattutto non le indica tutte. Read more

Scelta Civica candida Democratici Con loro il Pd potrà poi dialogare

gennaio 23, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oltre che con Monti-Casini il (futuro) governo del Pd potrà dialogare anche con singole personalità (Democratiche) elette con loro (non esistendo il vincolo di mandato e dovendo rispondere, ogni deputato e senatore, al solo popolo italiano. E attenzione perché anche al Senato costoro sono molti, alcuni addirittura ex parlamentari – uscenti – del partito di Bersani).

A cominciare dalla (democraticissima) Irene Tinagli (nella foto), o dalla – stessa – Buitoni già presidente del Fai.

La sensazione è in fatti che le liste Monti siano Democratiche ‘almeno quanto’ le liste (partitocratiche. Al netto di un accenno di rinnovamento ‘consentito’ – o non impedito – dalle primarie ‘bloccate’) del Pd.

Ma essendo Monti collegato a Casini, votando Scelta Civica si rischia di favorire la (ri)elezione di gruppi clientelari (che altrimenti potrebbero – ed è evidentemente auspicabile – non superare la soglia di sbarramento).

La scelta migliore appare dunque votare il solo Pd che potrà poi dialogare (con ciascuno dei propri ‘corrispettivi’ nelle liste montiane. Alla luce del sole e nell’esclusivo interesse dell’Italia).

Risultati (tragici) anno gov. Monti “Non salverà I.”. Ora ‘tocca’ a Pigi

gennaio 23, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vendola: “La riforma Fornero del lavoro ha ulteriormente precarizzato la vita dei giovani (e non) lavoratori”.

Che infatti toccano ora la cifra-record del 34% di disoccupazione, mentre i redditi degli italiani crollano (ai livelli di 30 anni fa), il debito resta quello di dodici mesi or sono (rimasto intoccato dall’economista Monti) e il tasso di (de)crescita, il Pil – strettamente collegato al Lavoro – e non allo sfruttamento – in tutti i sensi, degli italiani – resta affossato al -2,4% al punto che anche Bankitalia – non certo, per altro, ostile all’esecutivo montiano – ‘ammette’: “Continueremo a decrescere, almeno fino al secondo semestre del 2013. Non più di 0,2, ma di un (intero) punto percentuale”.

Ecco i risultati (? Concreti. E non la propaganda) di un anno di governo dei professori (sia pure, naturalmente, avendo raccolto il Paese nella situazione disastrosa nella quale lo aveva lasciato – e ne aveva predisposto i prodromi del successivo ‘aggravamento’ – Berlusconi).

Per questo la risposta alle esigenze dell’Italia non potrà venire né da Monti (che oltre a non aver saputo - de facto – rimettere a posto i conti – degli italiani: perché i nostri conti, al netto di un taglio – fatto male – di spesa, sono gli stessi di dodici mesi fa; la differenza è che i mercati sono calmi, e questo lo si deve all’introduzione dello scudo anti-spread da parte di… Draghi – non ha mai saputo indicare una vera strategia per far ripartire la crescita, che infatti non è ripartita, né, come invece aveva promesso lui, ripartirà: stando così le cose; non assumendo altri provvedimenti come – invece - quelli di cui il giornale della politica italiana scrive da mesi), né del Cavaliere.

Perché non provare allora con la serietà, il pragmatismo, l’onestà e la responsabilità di un Bersani che non è un (grande) comunicatore, ma ovunque abbia governato (da presidente di Regione o da ministro) ha sempre fatto bene?

Non solo persone povere aspettan risposte. Pure chi regge economia

gennaio 22, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli italiani che aspettano risposte (in questa campagna elettorale, anteprima – ‘negativo’ – in senso fotografico – e non ‘contraltare’ – del governo del Paese) dalla Politica, non sono “”"solo”"”" coloro che non arrivano alla fine del mese, ma chi produce, coloro che, ad oggi, sorreggono sulle loro spalle l’intera economia italiana.

E che dunque consentono di arrivarci (alla fine del mese) alla ‘restante parte’ dei nostri connazionali.

E’ dunque doppiamente immorale – ‘da destra e da sinistra’ – che si continui con il teatrino (in queste ore, in versione ‘nera’) – a cominciare dalla stampa – ‘invece’ di occuparsi (o ‘mentre’ ‘anche’ ci si occupa) delle reali esigenze – e delle possibili soluzioni e prospettive – degli italiani.

Redditi italiani come 27 anni fa. E’ tempo (lungo) black-out di Politica

gennaio 22, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nostro declino – la nostra crisi. Politica. Che significa ‘nella definizione dell’orizzonte – comune – da perseguire, e nella sua messa in atto’ – comincia negli anni ’80 (anche se la radice – ideologica e inculturale – può essere fatta risalire fino al ’68).

Ebbene: oggi viene certificato che i redditi degli italiani sono, ‘improvvisamente’, tornati ai livelli di allora.

Vero, ovviamente. Ma tutt’altro che ‘improvvisamente’.

Si è trattato infatti (non soltanto di un – costante – declino, sia pure non – sempre – tempestivamente riscontrato in una riduzione del ‘rendimento’ – della resa. Economica – del lavoro degli italiani, che hanno ‘tenuto’ alla crisi della Politica più lungamente di quanto rapidamente la politica abbia ‘mangiato’ se stessa, ma) di un congelamento di ogni possibile avanzamento del nostro Paese, dovuto appunto alla stasi della politica autoreferenziale – cioè che da allora ha cominciato a ‘praticare’ ‘solo’ per sé – per cui, secondo la più perfetta prova della coerenza e della perfezione della storia, i nostri redditi è come se – sottotraccia – fossero (sempre) rimasti quelli di allora, perché quella di allora è rimasta la nostra struttura economica; e se non sono immediatamente tornati a quelle cifre è solo perché abbiamo vissuto di rendita (rispetto all’avanzamento – anche, sui nostri competitor – che ci era stato assicurato dalla spinta propulsiva impressa al sistema-Italia dai nostri nonni, gli ultimi ‘padri della Patria’).

Solo adesso, avendo smesso di ‘guadagnare’ (terreno. Grazie a quella modernizzazione del nostro Paese; – non – in-seguendo la – naturale, fisiologica – modernizzazione – ulteriore. Degli altri) ci accorgiamo di dove siamo rimasti, anzi, di dov’è rimasta la nostra guida (? Perché questo, e non un semplice ‘arbitro’ – per quello ci sono già le authority - è la Politica): e, con essa, i nostri modelli (e sistemi. Economici e) produttivi.

Gli italiani no, loro sono moderni quanto i fratelli e coetanei europei e del resto del mondo (occidentale): infatti quando tocca a loro, ‘stare sul campo’, come sempre, nella nostra lunga tradizione, primeggiano.

Come nella ricerca, dove siamo tra i primi al mondo (16 dei 188 migliori ricercatori del pianeta sono dei nostri).

Presi singolarmente.

Mentre l’Italia – appunto: la nostra sovra-struttura – arranca. In fondo alla classifica.

Cosa stiamo aspettando (ancora), puntando a (ri)fare dell’innovazione la stella polare di un nuovo sistema-Paese la cui spina dorsale si chiami cultura e che sia reso competitivo grazie alla ricerca, all’istruzione e alla formazione, per riappropriarci (in tutti i sensi) di quelle straordinarie risorse (umane), e per tornare a crescere – insieme?

Nostro nuovo Rinascimento passa per liberazione (culturale) italiani

gennaio 22, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti inefficiente? Il Financial Ti- mes sbaglia. Al presidente del Consiglio si possono rivolgere (a nostro modo di vedere. E lo abbiamo fatto nel corso di tutti questi mesi) due critiche su tutte: non sa come rigenerare la crescita (e nemmeno, purtroppo, sembra avere ben chiaro cosa serve/servisse al nostro Paese per uscire, strutturalmente, dalla crisi); non ha abbastanza coraggio quando di fronte si trova resistenze o forme di condizionamento pervasive e che si oppongono alla piena esplicazione del suo anelito alla modernizzazione del nostro Paese.

Può, forse, essere ricondotta a quest’ultimo ‘filone’ la mancanza di tentativi di riforma nella seconda parte del suo anno di governo (quella della famigerata ‘politica degli annunci’), quella in cui, dopo il fallimento dell’agguato per la piena abolizione dell’art. 18, è sembrato che l’esecutivo presieduto dal professore avesse esaurito la propria carica propulsiva.

Ma la vera critica che si deve rivolgere a Monti è di non avere le idee chiare: la sua cultura liberale lo porta a mettere in gioco soluzioni di mero stampo liberista; cioè pura deregulation. Che spesso significa più libertà di trattare i dipendenti ad (improprio) usum delle esigenze puramente finanziarie e di bilancio delle proprie aziende.

Ma, come scriviamo a lato, un Paese incagliato in una crisi che va ben oltre la mera mancanza di liquidità di questi ultimi mesi, non uscirà semplicemente consentendo alle aziende di liberarsi della zavorra dei lavoratori e con una – pur necessaria – semplificazione della burocrazia (sempre in secondo piano nell’Agenda deregolativa di Monti) che rappresenta la vera palla al piede del nostro (altrimenti combattivo) tessuto (auto)imprenditoriale (anche – dei giovani. Che non possono, in ragione di ciò, tecnicamente riuscire ad avviare una propria impresa. A meno di non aver(n)e una famiglia(re.) alle spalle).

L’Italia potrà uscire dalla crisi (che, per quello che la riguarda, è in atto non dal 2002 ma almeno dagli anni Ottanta, quelli della Milano da bere e dell’inizio del declino – autoreferenziale. E con esso dell’accelerazione nell’accumulo del nostro debito-monstre – della politica – oggi, così – politicante) solo puntando a ‘rielevare’ (culturalmente. E, così, a liberare) le proprie risorse (umane).

In una Nazione nella quale il 70% dei cittadini non sa districarsi tra le maglie di un breve testo per comprenderne il significato, appare in fatti evidente che qui – in questa forma di semianalfabetismo (di ritorno: che equivale a dire che abbiamo abbandonato la nave del nostro Paese alla deriva, senza offrirgli una guida che avrebbe saputo evitare questo arretramento di cinquant’anni rispetto alle conquiste – di civiltà – ottenute nel secondo dopoguerra) – sta invece il (vero) freno ad una ripartenza che non può prescindere dal coinvolgimento, dalla mobilitazione di TUTTI i nostri connazionali.

Altrimenti quella (mancata) ripresa (generalizzata) consisterà nella ‘liberazione’ di (sole) poche imprese (a cominciare da quelle grandi che poi, di tutta risposta, portano i loro stabilimenti all’estero). Che salveranno la pelle. Loro. Ma non il Paese. Non la nostra economia nel suo complesso. Il ‘solo’ in grado di generare ricchezza. Diffusa. E, quindi, quel circolo virtuoso che potrà ottimizzare la resa degli investimenti dei grandi capitali.

De Bortoli: ora licenziamenti facili Così ‘unità riformisti’ ‘cade’ subito

gennaio 20, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il mascheramento della piena abolizione dell’art. 18 con la sua ‘sospensione’ (per cominciare: secondo step dopo il primo ‘assalto alla diligenza’ – da noi fermato nel suo intendimento ‘risolutivo’, e che pure ottenne – la sostituzione dell’obbligo di reintegro con la possibilità di accettare una buona uscita) per due o tre anni (!) all’inizio del periodo di assunzione (?) dei lavoratori a tempo indeterminato (…), (re)incontrerebbe la nostra decisa, assoluta e implacabile opposizione e, crediamo, di tutto il Pd.

Le proposte di maggior liberalizzazione del mercato del lavoro non sono la chiave del futuro; sono la chiave del fallimento (globale. Del passato).

Si chieda in Cina cosa sta portando una compressione (tout court) dei diritti dei dipendenti.

Il futuro si chiama formazione continua, si chiama spinta all’innovazione della quale i lavoratori divengano il principale fattore di determinazione; si chiama, forse, cogestione.

Si chiama rimettere al centro le Persone (e non più, come dice anche il Santo Padre per il resto ossequiosamente citato da Monti e dal direttore del Corriere, il – solo – “profitto”. A discapito delle vite degli altri).

E all’ombra di questo (e non il contrario; se mai) libertà di licenziare; o – meglio – di (ri)assumere personale più preparato, ‘liberato’ e pronto a dare il proprio (decisivo!) contributo al processo di crescita e di innovazione delle aziende.

Perché tutto ciò non rappresenta un ‘accessorio’ alla teoria del licenziamento ‘selvaggio’ (perché di questo, si tornerebbe a parlare e questo è il retropensiero alla base di ogni proposta che sia articolata a partire dall’abolizione dell’art. 18 e solo a ‘compensazione’ con tutto il resto) ma la CHIAVE di una (vera, equilibrata) riforma del lavoro.

Nell’interesse di tutti. Per la crescita. E non solo della possibilità (di pochi imprenditori poco illuminati: perché tutti gli altri continuano a chiarire che questo NON è il punto, ben conoscendo il ruolo decisivo svolto dalle proprie risorse umane – che dunque non si possono tradire! – nella maggiore tenuta o nel successo delle proprie aziende) di esercitare una golden share (e dunque di tornare indietro di 150 anni nella storia dei rapporti industriali e tra ‘padroni’ – che tornerebbero ad essere tali – e dipendenti) sulle vite dei propri lavoratori.

Lettera aperta a Ambrogio Crespi Dopo 100 gg carceraz. preventiva

gennaio 20, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

100 giorni di carcerazione preven- tiva sono davvero troppi (anche senza conoscere i termini – specifici – della vicenda. Non esistendo alcun pericolo di fuga, di inquinamento di prove e alcun ‘rilievo’ di pericolosità sociale).

Sono un tutt’uno con la ‘corruzione’ (in senso ampio), la ‘burocratizzazione’ (nel senso della trasformazione di funzionari in veri e propri ‘cacicchi’ – clientelarmente parlando) e l’idea di impunità che serpeggia all’interno del corpo dello Stato e del nostro Paese (e che riguarda alcuni magistrati come alt-r-i funzionari dello Stato).

Il sacrificio (inaccettabile) di questo tempo passato in carcere, non sarà però, trasformando l’indignazione e la rabbia in una battaglia per accelerare nel (ri)fare dell’Italia finalmente un Paese civile, democratico, moderno, stato compiuto invano.

Almeno Politicamente. Anche se umanamente (ma crediamo tu ti possa, a ragione, considerare vittima di un sistema vecchio, che mostra i segni della corruzione – e – del tempo e ‘malato’) capiamo che sia una violenza incomprensibile.

Non sei comunque solo. Ci sono molte persone che possono forse immaginare un pezzetto del dolore che stai provando e che in qualche misura ti sono vicine.

Di certo ‘non lasceremo’ che il tuo caso attuale e quello di altri continuino e siano lasciati passare impunemente.

Avevamo (ancora una volta) ragione noi Il presidente Monti ci (ri)ascolta (ancora) “Sì connessione tra istruzione e imprese E sì alla formazione continua per operai” Ecco primo punto della (nuova) Agenda Sì alleanza post-voto tra Scelta Civica-Pd

gennaio 19, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Un altro successo, dunque, de il Politico.it ma, soprattutto, dell’Italia. Che vede avvicinarsi la messa in atto di quella che rappresenta la sua ‘unica’, ma perché ‘main stream’, perché figlia della propria Storia, perché immaginata sulla base di una ricognizione delle reali necessità della nostra Nazione – e non di (meri) politicismi – direttrice e prospettiva: quella di tornare ad essere – com’è sempre stata, più o meno ‘programmaticamente’, nel corso di tutta la propria lunga tradizione – la culla dell’innovazione. La culla – concependo il senso di tutto questo a 360°, coinvolgendo non solo la produzione ‘materiale’ ma anche la ricerca, il recupero, come intuito per prima da Cristiana Alicata, di un respiro etico e filosofico – della civiltà. Il luogo nel quale si concepiscono le migliori e più innovative idee, i modelli del futuro; e nel quale – per questo, e non per una semplice riduzione dei diritti delle Persone (che lavorano): su cui, anzi, con la formazione – e Monti ebbe modo di anticipare la sua adesione a questa nostra più generale linea prospettica – puntare come principale leva della ripresa e della nostra più complessiva ripartenza – si attraggono gli investimenti più corposi e degli imprenditori più illuminati – del pianeta. Perché l’Italia sia – sarà – il luogo nel quale si torna a concepire, cinquant’anni dopo (ancora) l’invenzione del (primo) pc da parte dell’Olivetti di Ivrea, il futuro del mondo”. All’interno. di MATTEO PATRONE
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Se Pg è stanco, ridia palla a Renzi Ambizioni pers. dopo esigenze I.

gennaio 18, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani appare tecnicamente ‘stanco’. Ma un candidato stanco difficilmente vince. Se non ne ha voglia – se non ‘se la sente’; se gli ‘tremano i polsi’ – meglio (ancora. Da vincitore delle primarie che ha nelle proprie mani la propria legittimazione) restituire palla a Renzi. Ora.

Con il quale la vittoria del Pd – e anche ogni speranza di rimonta (?) da parte di Berlusconi, o di incidenza – sui futuri equilibri di governo – del ‘centrino’ montiano – morirebbe sul nascere (?).

(E lo dice il Politico.it che, come ben sanno entrambi i contendenti, è rimasto – ampiamente – equidistante ai due – concentrandosi solo sui contenuti – durante la campagna per le primarie. Perché a noi interessa il Pd – ovvero l’Italia. E non – se non quando appare necessario – un personalismo).

Perché Pigi non rappresenta (il segretario di) se stesso, ma l’Italia. Essendo il Pd non “l’alternativa”, ma l’unica forza (perché la più onesta e responsabile) della Nazione in grado di caricarsela sulle spalle e salvarla e rifarla grande (nonché quella – almeno fino a qualche giorno fa – candidata a vincere in carrozza le elezioni…).

Obiettivo per il quale ogni puntiglio d’orgoglio, tentazione, ambizione personale passa in secondo piano.

La campagna elettorale non “comincerà”, è già cominciata. Da un pezzo. E non è ‘altro’ dal governo del Paese, ma la sua ‘anteprima’. Nel senso che ciò che si riesca a mettere in campo ora è ciò che potrà essere speso – nell’azione Politica ‘ed’ esecutiva – dopo.

Se non si ha la forza di proporre (ed imporre!) il (proprio) progetto (che non sia la – solita – sommatoria di buoni propositi di piccolo cabotaggio in stile agenda Monti – (in)capace di spostare una virgola, in termini di consenso elettorale e soprattutto di chance per il nostro Paese – bensì un’idea – financo un’ideologia – di futuro – che non è ‘promettere l’impossibile’, ma fare finalmente ciò che è possibile), se non si ha la forza di far valere il pensiero forte (che è tornato ad essere) del centrosinistra, meglio farsi da parte. Ora. Ad (ancora) un mese dal voto. Prima che sia troppo tardi.

Altrimenti, il Pd è il partito-baricentro della Nazione. E – al di là di ogni (ormai, consunto) discorso sulla personalizzazione della impolitica – il suo leader è anche il ‘capo’ di questo Paese. E come tale si deve comportare (M. Patr.)

Monti a destra, sua (sotto)cultura mercati (Suo) governo affidabile con i poteri forti E Sinistra è essere affidabili con Persone Torneremo ad essere la culla della civiltà

gennaio 18, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

di MATTEO PATRONE

Perché è la cultura, e non “competere” (e basta), la chiave del nostro possibile Rinascimento. Non la (sola) flessibilità, perché ciascuno sia più libero di tentare di sottrarre agli altri il loro posto, le “loro” opportunità (con-petere questo significa: chiedere, ‘pretendere’ – da parte di più persone – la stessa cosa, ma non per costruirla – insieme – bensì per appropriarsene strappandola agli altri), ma la possibilità e la capacità (al “contrario” – ?) di collaborare. Una società che sia tale e non una (semplice) somma di individualità l’una contro l’altra armate; un collettivo, che marci verso un (solo) obiettivo e, per farlo, metta a sistema le proprie forze.

Da questa idea, a cascata, discende una diversa concezione del mercato del lavoro: (anzi,) non(,) un mercato (appunto) ma un sistema che metta a frutto (valorizzandole e, anzi, rafforzandole) le risorse e le capacità di ciascuno. Dove le aziende siano chiamate a rinnovarsi per crescere, e in questa tensione abbiano sì la possibilità di “licenziare”, ma solo per consentire ai propri lavoratori un nuovo momento di formazione e di crescita (individuale e non solo) così da avere risorse umane sempre più specializzate, preparate e a loro volta tese – anche “culturalmente” – verso quel (più) alto obiettivo comune.

Da cui quell’economia sociale (sia pure) di mercato, nella quale dispiegare il principio della responsabilità sociale delle aziende, di cui l’Olivetti – lo abbiamo detto più volte – fu uno straordinario esempio (di come sia capace di ri-generare non – solo – la nostra economia, ma “un” intero Paese. Molti dei figli dei dipendenti – “anche” degli operai – della Olivetti di allora sono oggi parte della nostra classe intellettuale. Grazie – magari – ad una semplice libreria a disposizione dei lavoratori nella – stessa – azienda. E ringraziano Adriano – Olivetti – come fosse – un – loro padre. Inserendo, oggi, tutto questo in una dinamica tutt’altro che assistenziale – come non lo fu allora – ma di crescita – comune).

Non, dunque, l’istinto di (pura) sopravvivenza come motore della nostra crescita, bensì la crescita come motore di un miglioramento delle nostre vite. La crescita, naturalmente, individuale, cioè culturale, cioè umana, e quindi anche tecnica e professionale, e da essa la crescita (economica: delle singole aziende e dell’intero sistema). Il resto è sottocultura di destra, avrebbe detto Pasolini.

E che coloro che per propria de-formazione più di tutti hanno la forza di guardare al futuro, nell’attuale classe dirigente del centrosinistra, si siano lasciati omologare alla deriva mercatista della “Destrasinistra” dimostra come sia finita la spinta propulsiva di quella generazione – autrice, lo abbiamo già detto, di avanzamenti importanti: tra cui il Pd! – e come questo abbia portato all’attuale sterilità (autoreferenziale) del centrosinistra.

Ma ora le idee, i contenuti tornano ad essere in campo: Sinistra è essere affidabili non più con i poteri forti, o con gli Stati Uniti, ma con noi stessi – ovvero con gli italiani e, quindi, con l’Italia. E essere affidabili con gli italiani significa compiere una (vera) rivoluzione di libertà. Che parta – che parte – da loro. E non più dalla libertà – di alcuni di Loro – di fare e disfare a proprio piacimento (delle loro vite).

Essere affidabili significa fornire agli italiani gli strumenti per una propria libertà più profonda, da quella – semplice – di competere senza freni e criteri, come vuole la teoria mercatista – liberista – della destra. La libertà di sapere esattamente chi sono, cosa possono dare, e di scegliere quindi il loro modello di vita; e, nel farlo, di aderire – naturalmente – a questo grande progetto comune all’insegna della collaborazione.

Un giorno ci capitò di mostrare – involontariamente, in quel caso – sul più classico dei bus una copia (cartacea) di un nostro articolo il cui titolo era: “Torniamo a collaborare per un alto obiettivo comune“. La persona che lo vide, un trenta-quarantenne di (apparente) media cultura e condizione sociale, non ci voleva credere: in tutti i sensi. Nel senso che non ci credeva, ma continuava a guardarlo (il titolo) strabuzzando gli occhi. Non, perché fosse – non per questo – un articolo (in sé) fuori dal comune. Ma perché è quello che oggi gli italiani desiderano: tornare ad unirsi – e non a dividersi – nel nome di una ragione più alta.

Tecnicamente, tutto questo si pratica dandoci l’obiettivo dell’innovazione che passa attraverso la cultura e la formazione. Un sistema, e non più un mercato. Un Paese, e non più un mercato. Gli Italiani, e non più (alla) merce(/é) di pochi di noi – di loro.

MATTEO PATRONE

Pd non è e sarà mai “l’alternativa” Gli altri, sono l’alternativa al Pd (!)

gennaio 17, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Come fare capire a nostri dirigenti non nati nell’era della comunicazione (e – poco avvezzi al suo ‘linguaggio’ – che attiene però al ‘campo’ della psicologia, e la cui scarsa padronanza denuncia limiti che un dirigente Politico non potrebbe – dovrebbe. Oppure fare un passo indietro. Per il bene dell’Italia e non più il proprio – permettersi di avere, pena la propria inadeguatezza e ‘insufficienza’), che parlare del partito-baricentro della Nazione come dell’”alternativa” (“Prima gli altri, poi se restan le briciole tocca a noi”: non esiste una terminologia più riduttiva e scialba per descrivere quello che dovrà essere il partito dell’Italia) significa suggerire una certa minorità rispetto “alla Destra” (come dice romanticamente Bersani. O a Monti, da cui Pigi, ancora oggi, scappando, continua a cercar – autorevole: ecco perché ‘noi’ – ? – siamo SOLO l’alternativa – rifugio) che dovremmo (‘tanto ambiziosamente’ – dal punto di vista, tradito dalle loro parole e dai loro toni, della loro subordinazione indotta da vent’anni di frustrazioni e fallimenti all’ombra berlusconiana) puntare (non ad annichilire ‘facendola sparire’ – Politicamente e democraticamente – dall’immaginario elettorale degli italiani, ma) ‘chiedere il permesso’ di ‘sostituire’?

Se non ne avete, è meglio che vi facciate da parte (prima di avere consegnato per altri cinque-dieci anni il Paese ai conservatori), perché non stiamo parlando dei vostri fatti privati, ma del futuro dell’Italia e del (nostro) principale partito.

Nordafrica non ‘crogiolo terroristi’ Possibile nuova ‘sponda’ sviluppo

gennaio 17, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

“L’Italia è base strategica per le guerre al terrorismo in Nordafrica”.

(E poi perché i terroristi dovrebbero essere perseguiti, dall’Italia, in Nordafrica, attraverso una struttura radar statunitense? – ? – In cooperazione con gli Usa, possono essere – più agevolmente. E soddisfacentemente. Per tutti – perseguiti da forze di polizia nordafricane, coadiuvate (dalle stesse forze americane, se desiderano collaborare, e) dal nostro apparato militare e di intelligence. Com’è più ragionevole e giusto che sia. Sono trascorsi cinquant’anni dalla Liberazione, che dobbiamo al coraggio dei nostri nonni e alla generosità dei nostri fratelli americani – ai quali dobbiamo la nostra, attuale e non negoziabile – a tutti i livelli – Libertà – e, nel frattempo, ci siamo attrezzati per, come dire, camminare – esattamente come, orgogliosamente e brillantemente – senza alcuna ironia – fanno, da oltre tre secoli, loro stessi – con le nostre gambe).

Finché il Nordafrica sarà considerato un crogiolo di terroristi al quale muovere guerra (ferma restando la ‘guerra’ al terrorismo, presupposto di ogni civiltà), l’Europa continuerà ad essere il partner (e – l’anello) debole dell’America e declinerà progressivamente fino a ritrovarsi in una condizione simile a quella – di prossimità al fallimento – (solo) nostra attuale.

Se invece guarderemo a quei popoli straordinari e/ perché giovanissimi, come al possibile complemento della nostra tradizione, della nostra (attuale, maggiore) ‘anzianità’, come possibile co-propulsore della nostra spinta all’innovazione, l’Italia (e – l’Europa) – a cominciare dal (nostro) Meridione – potranno conoscere quel possibile, nuovo Rinascimento (e – correlativo – sviluppo) che, a lungo andare, farebbe il bene anche dei nostri fratelli (e – alleati) americani.

Le cui prime colonie derivarono da spedizioni esplorative europee! E la cui cultura, la cui – stessa – economia non potrebbero dunque che beneficiare di un – ravvivato – illuminismo ispirato dalle radici Cristiane – e non oscurantiste – dell’Europa – che nulla ha a che vedere con il comunismo.

‘Società immagine’, tutto è gossip Scrittura ridà spazio ai contenuti

gennaio 17, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La ‘società dell’immagine’, i(n) cui (i) contenuti cedono il passo al ‘gossip’ ovvero alla personalizzazione/ personalismo, è tale anche per la preponderante produzione di contenuti ‘visivi’ (video, televisione, cineproduzioni, il tutto ora fruibile anche su piattaforme e strumenti ‘palmari’, così che la fruizione di tutto questo diventa totalizzante nella stessa giornata di ognuno di noi) in cui i riferimenti all’estetica, alla corporeità, all’esteriorità di un ‘fenomeno’ ovvero del suo ‘protagonista’, sono (a loro volta) totalizzanti rispetto ad ogni lavoro di ricerca ‘semantica’ e di contenuto.

In questa situazione un ruolo-chiave lo gioca il cinema (e – la televisione di qualità), luogo dell’equilibrio tra immagine ‘pura’ e scrittura; e, ovviamente, il lavoro stesso di scrittura che sta dietro ad ogni produzione (audiovisiva), che può contribuire (in modo decisivo) a riequilibrare il rapporto tra iconografia e contenuto (oggi tutto a ‘vantaggio’ della prima. E a nostro – e delle nostre intelligenze – discapito).

Scrittura: è, al fondo, la ‘chiave’ di ogni (produzione di) contenuto; e la possibile chiave di volta della stessa ricostruzione del nostro modello pedagogico oggi a sua volta a rischio di venire risucchiato nel vortice dell’innovazione tecnologica e dunque della superficializzazione dello studio e dei nostri giovani.

Predominio economia e ‘gossip’. In cristianesimo&illumin. risposta

gennaio 16, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Europa luogo (naturale) risposta alla crisi. Duplice: predominio economia e ‘gossip’. Antidoti cristianesimo&illuminismo (uniti). E’ ritorno a Politica (vera) e alla ‘cultura’. Read more

Onore marò nobile scelta tornare Approfittiamo per rapporto India

gennaio 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si tratta di un caso di omicidio. Per quanto involontario. E i nostri marò ci hanno fatto grande onore, esigendo di mantenere la parola tornando in India dopo i quindici giorni (concessi in virtù del ‘rinsavimento’ della corte che inizialmente aveva loro negato il permesso) di ‘licenza’ per il Natale.

Tuttavia, perché non ‘approfittare’ di questa (malaugurata) occasione di ‘confronto’ (e, ad assecondare le ‘voglie’ – di attaccar briga – di La Russa – a proposito: ha ragione Federica Mogherini: i Fratelli d’Italia, sia pure col volto stimabile di Meloni&Crosetto, sono pur sempre la fazione del repentino accusatore di Corrado Formigli – a rischio, in ogni momento, di diventare ‘scontro’. A dispetto dell’onorabilità e della saggezza dei nostri due rappresentanti), per (dimostrare la nostra amicizia nei confronti dell’India. Governata, ad oggi, peraltro – per chi non lo sapesse – da un’italiana, nata nel vicentino: Sonia Gandhi. Perché le riviste – oggi, di gossip – non ci fanno sapere notizie come questa, in grado – magari – di motivare le nostre giovani a perseguire traguardi più alti, nella vita, che apparire ad Amici o al grande fratello? Incredibile che nel nostro paese, pur complice tra l’altro appunto la malaugurata vicenda che vede coinvolti i nostri due – valorosi. Visto il loro comportamento e le loro scelte. Coerenti. Con la propria divisa. E bandiera – militari, non sia stato fatto nemmeno riferimento a ciò) per dimostrare la nostra amicizia all’India, dicevamo, e inserirci come possibile, nuovo, grande partner commerciale con la Nazione al mondo che più di tutte, oggi, sta puntando sull’innovazione, che cresce a ritmi spropositati e promette di essere una delle ‘nuove frontiere’ dell’emigrazione (non solo italiana. Quanto o più della pur più gettonata – e pubblicizzata – Cina), immaginando possibili interazioni (anche nella prospettiva del loro rilancio) dei nostri centri di ricerca ed università?

(Sarebbe anche un modo per favorire una risoluzione – diplomatica e ragionevole – della vicenda dei nostri militari che tenga – più – conto della nostra sovranità e del fatto che il fatto sia accaduta in acque internazionali).

Perché, in altre parole – in questo come in altri casi – non ricominciamo a fare Politica? (M. Patr.)

Italia può tornare culla della civiltà Serve ritrovare fiducia (noi stessi)

gennaio 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

“La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me”.

Potete immaginare, al di là della Germania (romantica) di Kant e Goethe e della (falsa) immagine (macchiettistica) nella quale ci siamo (auto)’costretti’ negli ultimi trent’anni, un luogo in cui ciò possa essere più bello e ‘vero’ dell’Italia?

Qualcuno (molti) potrebbe (più facilmente) ridire: “La legge morale, noi italiani, l’abbiamo persa da un pezzo”.

Abbiamo perso la legge morale o abbiamo perso la fiducia, come popolo (che non è mai stato – unito), di poter credere in noi stessi e che questo possa fare la differenza, convincendoci invece che possa essere più comodo fingere di dimenticare di averla, di dimenticare il nostro valore (testimoniato da tutta la nostra Storia), e abbandonarci ad un ‘vivere alla giornata’ che non rende merito alle nostre (reali) possibilità?

Noi crediamo sia un problema di fiducia.

Per ‘ritrovare’ la legge dentro (che discende direttamente dalla nostra tradizione e – correlativa – ‘sapientia’ – e viceversa – e c’è, ‘anche’ più che altrove) si tratta di scavare (attraverso la cultura, la – appunto – ricerca. Che in questo, Politicamente, consiste) sotto la scorza che, cinicamente e disincantatamente (da bravi e accorti – ma sfiduciati – ‘sapienti’), ci siamo dovuti costruire addosso (per sopravvivere, tra l’altro, a – costanti. E reiterate ancora oggi? – ‘occupazioni’ e ‘commissariamenti’ – di autorità esterne e – a volte – ‘estranee’) non avendo avuto la forza, o la possibilità, di ritrovarci sotto lo stesso (‘campanile’, un tempo, e, più recentemente,) bandiera, e dunque di darci una guida coerente e degna di tale nome.

Se proveremo a ‘riunirci’ (sulla base di un progetto e di un orizzonte comune), forse ci accorgeremo che quello che abbiamo scritto all’inizio non è così (infondatamente) patriottico.

***

L’innovazione è dunque, in ultima analisi, il pretesto per un (nuovo, e moderno) illuminismo, che sostituisca alla (in)cultura del gossip il piacere e la dedizione per lo studio, per la ricerca, per la cultura e che possa consentire al nostro Paese (e – all’Europa) di conoscere (sovrapponendo e ‘intrecciando’ i due filoni – storici) il proprio possibile, nuovo Rinascimento.

Arte oggi (del tutto) fine se stessa Ricollegare Cultura alla nostra vita

gennaio 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vedendo un documentario sull’Eur abbiamo avuto la conferma (co- munque, sconcertante) che ‘gli’ architetti (artisti. Che criticavano l’assolutismo mussoliniano in materia di architettura) oggi praticano un concettualismo estremo totalmente fine a se stesso.

Ovvero la loro ‘arte’ (che non è tale!) non muove dal pathos, da un moto dell’anima (come tutte le forme di – vera – arte. E cultura), ma dal ‘fine’ di realizzare ’qualcosa’ (secondo un loro – proprio per quello che stiamo per indicare – molto discutibile – potremmo dire, ‘debole’ – ‘disegno’).

Che (però,) non nascendo da un’etica, è del tutto ‘svuotato’ (di senso), appunto fine a se stesso. E spesso fa a pugni (con l’ordine e) con la Bellezza (M. Patr.)

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