Top

***Napolitano: “Si voterà ad aprile” (?)***
ORA E’ NECESSARIO AGIRE. O L’ITALIA RISCHIA
di MATTEO PATRONE

dicembre 27, 2012 di Redazione 

Il presidente Napolitano ha deciso che la legislatura andrà a scadenza naturale. Benissimo. (Ma) una (la più rilevante) delle ragioni (che esistevano) per una chiusura anticipata e la previsione di un election day insieme alle Regionali nel Lazio e in Lombardia, è che sei mesi, per la vita di una Nazione (e per il suo governo – Politico), sono un’eternità, e che il perdurante immobilismo a cui ci ha costretti il combinato disposto dell’inefficienza (Politica) del governo Monti e la confusione (elettoralistica) della politica politicante (e delle sue truppe parlamentari), non è compatibile con l’esigenza (persistente!) del nostro Paese di assumere misure URGENTI (o, meglio, di imboccare finalmente un percorso unitario ben definito) per avviare l’uscita dalla crisi e scongiurare possibili – sicure – ricadute da crisi-del debito che lo scudo anti-spread voluto da Monti e varato da Draghi, ci eviteranno per qualche tempo (ancora), ma che non sono affatto ‘rimosse’ per sempre. E, anzi, più tempo passerà più sia il nostro debito (che cresce ogni giorno di più!) sia il nostro ‘ritardo’ sugli altri Paesi avanzati (sulla ‘scala’ di valore della modernità) si faranno più pesanti, e minacciano di rendere la (prossima) crisi (sui mercati) tale da non poter essere più sostenibile nemmeno da un Paese con i fondamentali (dei suoi nuclei di base, a cominciare dalle famiglie e dalle piccole imprese) solidi come l’Italia.

Che cosa si può fare (subito)? il Politico.it indica la strada ormai da mesi: si tratta di costruire un nuovo sistema-Paese orientato all’innovazione integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e tessuto imprenditoriale. Tecnicamente, il primo passaggio sarebbe una vera riforma del lavoro (intanto, quella voluta dal ministro Fornero è già stata di fatto bocciata dalle prime controversie portate davanti ai giudici, ‘tutte’ risolte con il reintegro dei lavoratori. Perché il problema non è il licenziamento!, ma se si assume, invece, il punto di vista – liberista: per noi sbagliato e controproducente – che ‘pretende’ tutto ciò, è chiaro che una riforma che non consente di licenziare – più di prima – non avrà financo pregiudizialmente – come non lo avrebbe avuto a nostro modo di vedere il ‘licenziamento selvaggio’ nemmeno empiricamente – nessun effetto sulla nostra economia) che introducesse la formazione e che costituisse la leva capace di spingere – rafforzando la coesione – le nostre aziende sulla via (appunto) dell’innovazione (di sé) facendo delle nostre risorse umane (il nostro vero patrimonio, invidiato in tutto il mondo. Dove si fregano le mani per la possibilità, ad un tempo, di ‘sottrarci’ i nostri cervelli, capaci di far scrivere loro pezzi di Storia e di rigenerare le proprie economie, mentre noi stiamo a guardare – aspettando aprile) il motore di questa ripartenza.

Non servono nuove risorse (Keynes non c’entra nulla: perché siamo nel 2012, ed è ora che cominciamo a pensare nuovi modelli di crescita, smettendo di accomodarci, pigramente, sulle ‘poltrone’ – ideologiche – che ci sono state tramandate dal secolo scorso): basta avere idee chiare su ciò che si vuole fare, e concentrare ciò che si è speso (vanamente, disperdendolo per lo più in mille rivoli) finora per perseguire unicamente questo obiettivo.

Il problema in fatti non è finanziario, ma Politico: si tratta di avere la volontà (e la capacità) di mettersi al lavoro (ora). Se il governo Monti è nell’interesse del Paese, e non ci sono buone ragioni per andare a votare prima (e possiamo benissimo pensarla in questo modo: ma in tal caso), cosa stiamo aspettando, ancora, per cominciare a muoverci (!) in questa direzione, per cominciare a realizzare ‘tutto ciò’? (Matteo Patrone)

(6 novembre 2012)

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom