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Se Berlusconi si è potuto liberare di Monti è per la (sua) difesa di interessi (particolari) Patrone

dicembre 26, 2012 di Redazione 

Nel tentare di offrire un volano per la ripartenza della nostra economia – non avendo una visione prospettica di lungo periodo – il governo Monti si è pervicacemente ‘dedicato’ alle liberalizzazioni (in senso ampio: compreso il tentativo di abolizione dell’art. 18) delle categorie (già oggi) meno protette (e più deboli) della nostra popolazione.

Non ha, al contrario, toccato il principale canale di sperpero delle nostre risorse pubbliche: gli organismi para-statali nei quali si annidano le clientele della politica politicante.

Non ha, al contrario, messo mano alla (s)burocratizzazione (che significa togliere il cratos al buros, oggi vero e proprio potentato – clandestino – ne/)alla nostra macchina statale.

Non ha, al contrario, pensato lontanamente di occuparsi di sveltire la nostra macchina giudiziaria (compito eminentemente tecnico e dunque priorità ‘naturale’ dell’esecutivo dei professori).

Ovvero non ha fatto i veri e prioritari tagli che dovevano essere effettuati (tagliando invece sulle ‘spese vive’ per la sopravvivenza dei nostri connazionali. Vedi i servizi tramite trasferimenti ai comuni); non si è azzardato a mettere mano alle rendite di posizione di quei poteri che – direttamente o indirettamente – avevano la possibilità di mettere in discussione la permanenza in vita del (suo) governo.

Ed è proprio per questo, si può ben dire, che – sia pure indebitamente – quegli stessi poteri, alla fine, hanno pensato di potersi disfare di Monti come se non fosse stato colui che – nonostante tutto questo – ci ha evitato il disastro che loro stessi – per le ragioni e attraverso la malagestione che abbiamo indicato – avevano predisposto.

Perché Monti, non toccando il loro potere, vi si era in qualche modo subordinato; e perché l’unico vero potere in grado di dare alla Politica la forza di vincere ogni resistenza, è nel consenso – che si ottiene facendone disinteressatamente il bene: qualunque cosa ciò debba significare – di tutti gli italiani.

MATTEO PATRONE

(9 dicembre 2012)

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