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Competere, ma per tornare grandi – noi. Giulia: Politica ora (ci) tuteli

dicembre 26, 2012 di Redazione 

Competere, sì, ma per tornare grandi -noi. Ecco ch’accade dove si compete (e stop). E ora basta con ipocrisie sull’articolo 18. Vero intento società liberista (selvaggia). Giulia: Politica ora (ci) tuteli (nostra vita).

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di MATTEO PATRONE

Perché il ‘sogno americano’ è, per molti, un incubo. L’incubo di migliaia di persone cacciate dalle loro città – dai sindaci! – perché vanno in giro “con gli abiti puzzolenti” (Severgnini). (Ma) è proprio con la società “affidabile” di cui parla l’editorialista del Corriere (affidabile, per chi? Abbiamo – forse – ‘padroni’ – ? – Maestri? Giudici che devono sancire la nostra ‘affidabilità’ – nei loro confronti ? Noi siamo affidabili – ma sul serio – quando lo siamo (‘solo’, o prima) con noi – stessi, e dunque con l’Italia; e attraverso di essa con – ‘per’ – il resto del mondo) che ci ritroveremo in quella stessa condizione (di in-stabilità). Quando invece noi abbiamo una (lunga) tradizione non della dolce vita – perché nessuno di noi, la fa, neppure i garantiti – ma della vita bella; quella in cui l’uomo viene prima delle cose e in cui si può ancora guardare negli occhi. Ecco: la società che Monti vuole costruire è esattamente quella basata su modello americano; non per nulla (ma davvero) “non siamo mai stati così vicini all’Italia”, ha detto (lo stesso) Obama. Ma un Paese così è un Paese che risponde solo ai suoi padroni: banche, potentati, società (reti – o cartelli? – di aziende. Spintamente) capitalistiche, che vedono nell’Italia non una terra sorella, ma un (possibile, e possibilmente sempre più ‘libero’. E/ ma ‘potenzialmente’ – ? – ‘loro’) mercato. Ma se Monti vuole davvero cambiare la nostra vita (in ‘positivo’, auspicabilmente), perché vuol togliere l’articolo 18 ai giovani – plenum dei lavoratori di domani – senza toccare quello di chi ha già il posto? In questo modo, non si creerà (molto) più lavoro (oggi), ma quello di domani sarà tutto (ancora più – ?) precario. Perché non tocca il comparto pubblico, fonte principale dei (nostri – ?) sprechi? Perché il punto di riferimento del presidente del Consiglio sono i (soli – ?) mercati – che Monti va peraltro continuamente a ‘trovare’ (nelle city). E’ un tecnico (? E’ tecnica, o – cattiva – Politica, portarci verso una – ‘nuova’-? – società meno – in ultima analisi – libera?), d’accordo; ma non ci pare di averlo ancora mai rintracciato – ad esempio – al sud, tra la nostra gente. Priorità, cinquant’anni fa, di Alcide De Gasperi, e priorità ancora – e tanto più – oggi di un’Italia – e non di ‘una’ – ? – banca – che voglia rimettersi in piedi – e non ‘ciascuno’ di noi. E questo impone anche di non scontentare gli amici (e i figli) degli amici, annidati negli organismi (para)pubblici – fonte, come abbiamo detto, del principale e finora inviolato spreco colossale nazionale – perché in questo modo viene assicurata la permanenza in vita del suo governo (naturalmente gli amici di cui sopra sono i politicanti). Quando si compete e basta, può capitare che ci siano – ad esempio –  ospedali che dovendo sopra(?)-vivere, hanno bisogno (loro) di ‘accogliere’ e ‘curare’ (anche se non ne hanno bisogno – gli italiani) sempre più persone, pur di non vedersi tagliare spese, posti, e in ultima analisi lo stesso ‘intero’ centro – e parliamo di ospedali pubblici – Ancora una volta non, nel nostro ‘interesse’, ma per (un, proprio) interesse. Ma la vita la viviamo noi e che gli interessi crescano non significa automaticamente che migliori la sua qualità. Il modo per fare i (nostri) interessi, al contrario, è aiutarci a crescere; sì, ma economicamente solo come conseguenza (proficua – in tutti i sensi) di un nostro arricchimento (individuale): ma non – solo – materiale; ma culturale. L’innovazione figlia della cultura e della formazione come unica, possibile chiave di un’Italia che torna grande – lei, e non il capitalismo morente (e i suoi ‘capitani coraggiosi’ – ?). E ora Giulia sulla (stessa) ipocrisia sul/ del(?)l’articolo 18. Matteo Patrone

Nella foto, Giulia Innocenzi

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di GIULIA INNOCENZI

Monti arriva tardi: i giovani non “devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita”, perché già ora quasi nessuno ce l’ha e quasi nessuno lo sogna. Monti deve rivolgersi ai sindacati e a quei partiti che ipocritamente hanno scaricato tutta la flessibilità su di noi, raccontandoci prospettive di un mondo che non esiste più. Basta descriverci come i bamboccioni che aspettano il posto fisso: pensate invece a darci le tutele che devono accompagnare la flessibilità, e subito.

GIULIA INNOCENZI

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