Top

I. non procede senza ottimati. Ma le élite da sole non vanno lontano

dicembre 21, 2012 di Redazione 

Le élite sbagliano. Le élite (e – correlativi – poteri forti) in questi anni hanno consolidato il perseguimento dei loro interessi (particolari). Alle élite sembra che, mantenendo le cose così, i loro interessi ne possano trarre beneficio. Magari – pensano alcuni tra i più spregiudicati – anche essere centuplicati da un possibile, eventuale, fallimento dell’Italia. Tanto peggio tanto meglio.

Alcune delle élite, nota da tempo qualcuno, non si dolerebbero troppo del fallimento dell’Italia anche perché potrebbero mettere mano – a prezzi stracciati – all’incredibile patrimonio – artistico, architettonico, culturale; o anche, più prosaicamente, semplicemente demaniale – che l’attuale malagestione della nostra cosa pubblica lascia lì, infruttuoso, ma che nelle mani di un privato si trasformerebbe immediatamente in una (incommensurabile) macchina da soldi.

Ma, proprio là dove questi signori pensano di avere il loro possibile, più facile e sicuro guadagno, mostra la corda la loro capacità di vedere lontano e di cogliere quale possa essere il loro vero, più forte interesse.

Se quei beni, nelle loro mani, potrebbero essere fatti fruttare speculativamente, immaginate quanto potrebbe crescere la nostra economia (e quindi – centuplicati! Perché come loro ben comprendono i propri affari, in una Nazione che tornasse ad avere un respiro, e a crescere – poderosamente – ma nella chiave dell’arricchimento della vita di tutti i nostri connazionali – non potrebbero che essere beneficati – gli interessi di quegli stessi signori!) se – restando controllati da tutti noi – fossero però (da – tutti – gli italiani. Ovvero dalla Politica. ‘Rinfrancata’ – democraticamente – dagli stessi ‘poteri forti’) integrati in un (nuovo) sistema-Paese (basato su un un nuovo rapporto tra scuola, università e formazione, ricerca, e nostro tessuto imprenditoriale, finalizzato all’innovazione – a cui tutto questo potrebbe dare la necessaria linfa e ‘profondità) e valorizzati in tutto il loro potenziale.

E immaginate cosa, più in generale, potrebbe accadere agli stessi guadagni di quelle persone, se – invece di tendere a ‘congelare’ lo status quo – gli stessi poteri forti agevolassero – finalmente – l’azione di un governo (non immobile e privo di idee come quello del professore, non sostenuto per fare – tout court – direttamente i loro interessi – particolari -; altrimenti le cose non migliorerebbero, esattamente come dopo un anno di governo Monti – che alla mancanza di lungimiranza, e rigidità ‘ideologica’ – ? – del suo presidente, e non all’indisponibilità del Parlamento a sostenere provvedimenti per la crescita che non sono stati nemmeno immaginati, deve il suo – inconfutabile – fallimento; ma, piuttosto,) che, incidendo post-ideologicamente sulla nostra situazione (economica e non solo), avendo nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare – disinteressatamente – il bene di tutti gli italiani, facesse finalmente ‘fruttare’ (non solo quei beni ma) l’incredibile potenziale del Paese dalla più grande tradizione culturale del mondo, le cui risorse umane (in particolare nel campo della ricerca) sono invidiate in tutto il (resto del) pianeta, contese, strappate a noi (che le lasciamo andare – volentieri. Perché non facciano ombra ai nostri protetti); dalla miracolosa posizione geografica, al centro del Mediterraneo e, dunque, nella condizione di tornare ad essere il fulcro di ‘uno’ degli snodi vitali di scambio (commerciale e culturale) della possibile ripresa dell’economia mondiale; dall’incredibile e (già oggi) combattivissimo tessuto di piccole imprese; dalla straordinaria solidità – nonostante stiamo facendo di tutto per demolirla. A cominciare da chi, strumentalizzandole continuamente per i propri fini (politicanti. Quando non particolaristici o addirittura privati), si erge a loro (ipocrita) paladino – delle nostre famiglie.

Una delle cause del fallimento (economico) del Mezzogiorno, le cui radici risalgono ai tempi dell’occupazione borbonica, scrivevano alcuni intellettuali siciliani, stava proprio nella ciecità delle sue classi illuminate, incapaci di accorgersi che – avendo il coraggio di metterli in gioco – i loro, interessi (prima ancora degli ‘altri’. Ma meglio di come sarebbe andata loro se avessero semplicemente puntato a perseguirli – a discapito del bene comune), avrebbero potuto trarre giovamento da una rielevazione (impossibile senza la loro ‘guida’ – o agevolazione) dell’intera comunità al Sud.

Sappiamo come siano andate (non aprendo gli occhi per tempo rispetto a quanto stava davvero accadendo) le cose nel nostro meridione. Immaginate invece cosa potrebbe accadere, applicando l’altro (più lungimirante) schema, al Paese (unito. A tutti i livelli) erede della più grande tradizione del mondo. (M. Patr.)

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom