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Filosofia. Una riflessione su spazio e tempo

dicembre 20, 2012 di Redazione 

Lo spazio è il “fondale” di ciò che accade. Dunque è parte di ciò che accade (che non è solo la serie di avvenimenti che si verificano nella vita di una persona – dal suo punto di osservazione; nella sua, soggettiva, specifica esperienza – Ma l’intera somma delle esperienze e dunque l’intera Realtà – se vogliamo, dal punto di osservazione di chi o di ciò che l’ha, eventualmente, per chi crede in una entità generatrice, creata).

E ciò che accade è il Tempo. Lo spazio dunque è una variabile dipendente dal Tempo.

E (ne è forse la dimostrazione il fatto che) quando lo spazio (vitale. Di una singola persona) viene meno – quando cioè essa cessa di vivere, di ‘esistere’ e dunque di essere e poter percepire – parte dello – spazio – non è una (‘preliminare’, e, quindi, causale,) fine dello spazio (nemmeno empiricamente. Salvo rari, eccezionali e drammatici casi. Tanto che il superamento della malattia causa della morte, o il ‘prolungamento’ della vecchiaia di quella persona, qualora fossero possibili, non troverebbero l’impedimento di una ‘mancanza di spazio’ che non si verifica, proprio in ragione del fatto che esso è parte del Tempo, e non una coordinata di quella che la tradizione scientifica e filosofica ci indica come una delle due variabili – di pari valore e ‘grado’ – ‘alla base’ della realtà), a determinare la fine della vita di quella persona – come ben sappiamo -; ma, al contrario, quell’individuo cessa di esistere – e dunque di avere ed essere spazio (per ciò che attiene alla sua soggettività) – a causa – come ci tramanda, per quanto mutuato sotto forma di luogo comune, ad esempio il cristianesimo, e come possiamo comunque – sia pure metaforicamente – ‘intuire’ noi laici pensando alla conclusione – più o meno – naturale della vita di una persona – del fatto che sia giunta alla fine del (suo) Tempo (individuale).

Il concetto tradizionale, dal canto suo, non tiene conto del fatto che le – lentissime! – mutazioni di quello che viene definito ‘spazio’ (a volerli, appunto, distinguere) rispetto al succedersi cronologico dei ‘tempi’, non costituiscono altro che una parte – percepibile solo assumendo un punto di osservazione più ‘lontano’ e distaccato – dello stesso Tempo che prende invece più rapidamente forma nel succedersi degli avvenimenti del nostro ‘quotidiano’. (M. Patr.)

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