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Contadini Sud resi proprietari. Una casa per giovani. Così De Gasperi

dicembre 20, 2012 di Redazione 

Tutti oggi tirano De Gasperi per la giacca (dalla loro parte – politicista). Ma, in questo modo, non gli rendono merito. Perché? Perché per De Gasperi, avendo fatto la Resistenza (trascorrendo anche un decennio in pressoché totale solitudine), dei giochi politicanti – centro, destra, sinistra – non importava assolutamente nulla.

Non gli importava quando andò ad incontrare i contadini del sud, cercando di capire quali fossero i loro problemi: e ricavando, da questo, lo spunto per la riforma agraria che li trasformò – attribuendo loro le terre che fino ad allora avevano coltivato per conto di pochi privilegiati – in piccoli proprietari terrieri, determinando così il triplice effetto di imprimere una spinta alla ripartenza della nostra economia (al sud!), di elevare con una sola scelta un’intera classe di sottoproletari a classe media (oggi diremmo, piccola borghesia imprenditoriale), di far fruttare i terreni agricoli del sud che – servendo fino a quel momento per gli interessi di pochi – erano in parte ancora incolti. (oggi, forse, i nostri operai – corrispettivo sociale della classe contadina di allora – possono essere formati e coinvolti nelle scelte delle aziende attraverso la formazione e – eventualmente – la cogestione (è il modello tedesco di economia sociale di mercato); potendo immaginare, così – anche attraverso un rilancio della scuola per i loro figli – di elevare – e rialfabetizzare… – TUTTA la società italiana nel suo ‘sforzo’ per tornare a fare dell’Italia la culla dell’innovazione).

Non gli importava quando decise di ‘garantire’ una casa (con il piano di edilizia popolare Ina-Casa) alle giovani coppie che ancora vivevano, ‘costipate’, nelle abitazioni delle loro famiglie d’origine (cinque persone, magari, in un “appartamento” – a sentire questa parola, allora, si sarebbero fatti una allegra risata – di tre vani), non potendo permettersi, per quella ragione, di avere figli: e dando così una possibilità a quella che sarebbe diventata la struttura sociale portante – la famiglia – di quella specifica generazione della società italiana che avrebbe portato – grazie (‘anche’) a ciò! – il nostro Paese – in un decennio, dalle macerie della guerra – ad essere la quinta potenza economica del mondo.

Non gli importava quando, nella fase di transizione al primo voto democratico che avrebbe sancito la nascita del primo governo legittimamente eletto della Repubblica italiana, accolse nel suo esecutivo ‘di traghettamento’ esponenti di ogni formazione dell’arco costituzionale; salvo accorgersi che ciò impediva una (effettiva) azione ‘esecutiva’ – e l’unico obiettivo di chi aveva vissuto il dolore e la devastazione della rovina fascista e, appunto, del secondo conflitto mondiale, era – naturalmente – portare al più presto, e con la maggiore risolutezza possibile, il Paese fuori dalla ‘crisi’ dovuta alla guerra e alla necessità di ripartire sostanzialmente da zero – e decidere che, allora, la Dc – per togliersi di dosso questi lacci che le impedivano di far compiere un reale avanzamento (oggi diremmo: cambiamento) alla società italiana – avrebbe affrontato da sola le elezioni. Arrivando al più grande risultato elettorale (a tutt’oggi!) di un partito nel nostro Paese: 48,51%!

Ma non perché fosse ‘di centro’; o perché non volesse “mai allearsi” con la sinistra (anzi, De Gasperi diceva che se essere di sinistra significa stare dalla parte delle persone e impegnarsi per la risoluzione dei loro problemi, allora anche la ‘sua’ Dc era di sinistra).

Ma perché, avendo sempre pensato, nel compiere ogni propria scelta, disinteressatamente, a perseguire l’esclusivo interesse di tutti i propri connazionali, aveva finito per toccare il loro cuore; tanto che ancora oggi, quando capita di parlare di quegli anni con uno dei nostri nonni – che magari all’epoca era anche saldamente orientato al voto per il Partito comunista – non di rado ci si sente rispondere che “come De Gasperi non c’è più stato nessuno”.

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