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CARO MONTI, NON HAI SALVATO L’ITALIA PERCHE’ L’ITALIA NON E’ SALVA
di MATTEO PATRONE

dicembre 19, 2012 di Redazione 

Chiariamo una volta per tutte: Monti non ha salvato l’Italia per la semplice ragione che l’Italia è – a tutt’oggi – tutt’altro che salva. Per salvare l’Italia Monti avrebbe dovuto fare tre cose: tagliare la spesa (ma in modo razionale e proficuo per la nostra stessa ripartenza! Non in modo tale da reprimerla ulteriormente – ‘da soli’!); ridurre drasticamente il debito con un intervento una tantum (perché in presenza di duemila miliardi di debito, non ci sono risorse da investire, le banche faticano a finanziare imprese e famiglie e l’economia si ferma a causa dell’aumento del costo dello stesso debito); rigenerare la crescita: indicando una prospettiva forte e unitaria alla quale dedicare e nella quale concentrare tutti i nostri sforzi.
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Come ripetiamo, estenuatamente, da mesi, l’obiettivo di rifare dell’Italia la culla dell’innovazione ricostruendo una filiera tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale.

Cosa significa? Significa che da quel momento nel nostro Paese si riprendono a produrre i migliori, più innovativi prodotti, si vendono le migliori nuove idee (economia – di innovazione e – di mercato!); e siccome tutto il mondo – tranne noi! – ha una classe dirigente giovane che non può che guardare al (proprio!) futuro – unico scopo, e senso, della Politica – negli altri paesi sanno che questo!, e non cedere (continuamente) sui diritti (e quindi sulla vita) dei lavoratori, crea il più forte clima di attrazione per possibili investimenti (s’intende, di coloro che vogliono veramente contribuire alla costruzione del futuro – comune! Non, gli speculatori – interessati – che sono poi quegli stessi che hanno ridotto il nostro paese sull’orlo del fallimento, da cui pure, Monti – vedi anche frequentazione del circolo Bilderberg – sul quale non guasterebbe forse un po’ più di trasparenza, da parte del capo del governo della Repubblica italiana – sembra continuare a ricevere, solo, le indicazioni – per lui – preminenti).

A quel punto l’Italia torna – immediatamente – al centro del mondo! Perché è nel luogo nel quale si costruisce il futuro – tra l’altro, siamo ‘sempre’ stati noi! – che gli imprenditori illuminati, i ricercatori più geniali, le grandi industrie vogliono portare il loro impegno e i loro stabilimenti. Perché è lì, e non in un Paese che gioca soltanto in difesa, immaginando semplicemente di far pagare – al solito – alle persone, agli operai, ai lavoratori il prezzo della propria necessità di ‘tirare la cinghia’ per poter tirare a campare un altro po’, che si rigenera il (nostro) futuro.

Ebbene: da Monti non è venuto niente di tutto questo. Perché Monti non ha mai avuto nelle proprie corde!, tutto questo. Come dimostra che nei suoi editoriali pre-nomina non abbia nemmeno pensato di citare il relativo capitolo. Ciò che stupisce, e lascia esterrefatti, è che un capo del governo noto per essere un grande economista, non abbia – comunque – saputo ‘avvertire’ che la sua linea di semplice (e mal orchestrato!) taglio della spesa non sarebbe bastata, e per di più non avesse nemmeno idea – come lo ha sollecitato a fare invece più volte il suo ministro dell’Economia! – che perché il bilancio che era chiamato a risanare reggesse, bisognasse anche abbattere lo ‘stock’ – come lo chiama ora in un’agenda che sembra più il cahier de doleances di ciò che non è stato fatto – per causa sua! Se è vero che sulla crescita e sul debito la politica sarebbe stata pronta ad organizzare banchetti, in vista del possibile ‘ritiro’ del dividendo elettorale di scelte finalmente negli interessi dei propri connazionali (e non dei – soli – merca(n)ti) – del nostro, appunto, (gigantesco) debito pubblico.

Ma lasciamo perdere le sorprese. Il punto è che, però, ora i mercati sono ‘calmi’ perché un altro signore è intervenuto: quel signore si chiama Mario Draghi, e mentre Monti faceva un (pur meritevole: purché non si confonda con la Politica e con la salvezza strutturale) lavoro di public relationship che restituiva credibilità e prestigio in un mondo che generalizzatamente non sa dare risposte alle proprie esigenze in tempo di crisi, istituiva quel fondo di copertura – e, cioè, di acquisto – di titoli di stato che avrebbe ‘annichilito’ qualsiasi tentativo degli speculatori di far cadere l’Italia, dunque inibendoli a tentare.

E’ a Draghi, dunque, che dobbiamo l’attuale ‘quiete dopo la tempesta’; una tempesta però che tornerà, se la Politica – che lo stesso presidente Bce ha più volte richiamato a svolgere il proprio dovere – non fa (oltre all’opera di maquillage) un vero lavoro di ristrutturazione e rilancio del nostro Paese.

Nei modi che abbiamo indicato sopra e che decliniamo da mesi, e che lo stesso Monti aveva abbozzato di recepire; salvo, per ragioni che non sta a noi (in questo momento) indagare, decidere che il laisser faire liberista poteva (comunque) bastare.

A lui stesso e alla promozione (ci si perdonerà, ma i dati parlano chiaro) della ‘bugia’ secondo la quale oggi l’Italia sarebbe salva; come sanno bene – che non è – quei milioni di italiani (loro sono l’Italia!) che sono ridotti in condizioni indecenti e che il presidente del Consiglio non si è mai premurato di andare a ‘trovare’ (come invece ha fatto con gli speculatori, a New York e nella City, e come invece fece – ‘intestando’ loro a dire il vero tutto il proprio impegno – il più nobile dei suoi predecessori, Alcide De Gasperi, a cui essere tirato per la giacchetta nella contesa politicante e personalistica non sarebbe piaciuto. Salvo, andarci, Monti, in un giorno di giugno nel quale andò a trovare i poveri che fino ad allora aveva completamente ignorato alla mensa della Caritas, quando il suo governo, messo alle strette da quella rara informazione onesta e responsabile rimasta in rete, aveva rischiato – per l’ennesima volta – di crollare).

Non è crollato il governo (se non a poche settimane dalla conclusione naturale della legislatura), continua a crollare, invece, fatiscente, la costruzione dell’Italia. Alla quale servono degli onesti, umili, laboriosi e illuminati muratori; e non un (più abile) pr (del mondo) che non ha (però) risolto uno solo dei nostri (veri) problemi.

MATTEO PATRONE

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