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***Il futuro dell’Italia***
PARLARE (DI SE’) MENTRE IL PAESE AFFONDA E’ UN PROBLEMA MORALE

dicembre 19, 2012 di Redazione 

Monti: “Qualcosa farò (in termini di benedizione di liste o partecipazione alla tornata elettorale, ndr). E’ un problema morale”. E’ un problema morale essere stato scelto per guidare il Paese fuori dalla tempesta sui mercati: e, a distanza di un anno, non avere ancora assunto una sola misura per far crollare – insieme alla spesa – il valore assoluto del debito. Senza il cui abbattimento, ogni operazione di messa in sicurezza dei conti – tanto più in assenza di alcuna azione per rigenerare la crescita – è sicura di fallire. E’ un problema morale essere stati chiamati a ridurre la spesa, e averlo fatto a spese delle Persone, già duramente colpite dalla crisi; e non avere toccato, al contrario, le rendite di posizione dei poteri forti e delle clientele della politica politicante, vero canale (parassitario) della principale ‘forma’ di dilapidazione delle nostre risorse pubbliche a cui assistiamo da tempo. E’ un problema morale dire agli italiani che “si vede una luce in fondo al tunnel”, quando qualsiasi economista sa che un paese con il debito a duemila miliardi di euro, il Pil crollato a -2,4%, in cui la disoccupazione giovanile schizza oltre il 30% e la cui povertà cresce e tracima sempre più in quello che una volta era il ‘recinto’ della classe media, al primo colpo di vento (speculativo) sui mercati o anche soltanto con il tempo, non avendo prospettive di crescita (stante l’attuale ‘guida’) ed essendo l’Europa abbarbicata su una locomotiva tedesca (che mette continuamente in discussione!, e che) a sua volta ha cominciato a rallentare, (senza un’inversione di tendenza: altro che Monti-bis,) finirà per collassare. E’ un problema morale (ri)candidarsi (dopo avere più volte ‘giurato’ che non lo si sarebbe fatto mai) alla guida di un Paese che ha bisogno come il pane di crescere, senza avere alcuna idea (e tanto meno averle messo in pratica, in un anno di governo) di come fare. E’ un problema morale continuare ad ammiccare al culto del proprio personalismo-nominalismo, quando si sa (o si dovrebbe sapere) che il declino dell’Italia non verrà invertito da quello stesso, diffuso narcisismo che ne è la (con)causa, ma dall’(opposto) sgombrare il campo dal teatrino dei nomi e dei personaggi, disintossicando gli italiani da ciò; tornando finalmente ad occuparci – e a praticare – soluzioni concrete per far ripartire la nostra economia. E’ un problema morale che a tutto questo partecipi, collateralisticamente, (una parte del)la nostra stampa: pilastro di democrazia, la libera informazione è l’anticorpo ad ogni forma di autoreferenzialità della Politica; ma nel momento in cui diviene (al contrario) il (principale) puntello di quella stessa deriva che dovrebbe offrire la prima spinta a combattere, la costruzione (democratica), altrimenti capace di generare in sé le risposte ai propri punti di frattura (populismi), non può che crollare. E’ un problema morale che per interessi (particolari), si disconosca (e, anzi, dia ad intendere il contrario) che la forza che pare stia per vincere le elezioni, sia anche l’unica che, nell’ultimo ventennio, abbia garantito – con i suoi vari governi e presidenti del Consiglio – l’unica (vera! Tale da assicurare, se non fosse stata interrotta dall’-agognata! – alternanza con gli esecutivi “moderati”, una prospettiva di uscita – strutturale! – dal nostro declino) tenuta dei conti e l’ingresso dell’Italia nell’euro: minando alle fondamenta, in questo modo, ogni nostra stessa possibilità di rialzarci (con loro. E, dunque, tout court). E’ un problema morale che l’Italia stia affondando: e la politica politicante, pure (il)’legittimamente impedita’ dalla campagna elettorale, stia continuando, dopo un intero anno (e precedenti) di immobilismo, a non fare nulla per tirarla fuori dal guado. E’ un problema morale che nonostante il consenso (diffuso) alle direttrici lungo le quali poter uscire dal pantano, nessuno abbia ancora compiuto ‘una sola’ mossa per metterle in atto. E’ un problema morale non accorgersi che la più dirompente forma di propaganda elettorale, per Monti come per il resto della nostra politica, sarebbe agire. Ora.

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