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Ecco ‘piano casa’ grande Nazione Restituirci Bellezza/ indipendenza

dicembre 15, 2012 di Redazione 

Ecco il piano casa di una grande nazione. Stop al consumo di (pre- zioso!) territorio. Ristrutturazioni per restituir(ci) bellezza. All’insegna d’una totale ecocompatibilità. Significa (quasi) autosufficienza energia. E (nuovo) Paese che torna a risplendere

(4 marzo 2011)

A Cassinetta di Lugagnano hanno già posto un freno alle nuove costruzioni. Che si mangiano lo spazio (e l’ambiente). Altro oro (insieme all’acqua pubblica) delle future generazioni. Matteo Renzi a Firenze sta andando in questa direzione. A Milano l’architetto Stefano Boeri ha proposto, innanzitutto, di risolvere il problema della casa recuperando le decine di migliaia di appartamenti sfitti nel centro della città. Ora immaginate di applicare a tutto questo (come in parte i “nostri” stanno già facendo) un nuovo regime estetico ed architettonico e la riconversione ecocompatibile delle abitazioni. Lo stile delle nostre città – ma anche dei nostri piccoli paesi, dove d’altra parte la conservazione tende ancora a precedere lo scempio di una presunta modernizzazione che nella maggior parte dei casi, in mancanza di direttive generali, finisce spesso per coincidere con un imbruttimento – non può più essere lasciato alla mercé delle scelte estemporanee – e spesso motivate da altro rispetto all’obiettivo di rifare bella l’Italia – dei singoli gruppi di lavoro. E’ doverosa una scelta strategica che ci restituisca un nostro stile, moderno (innovativo) ma compatibile con la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà. La struttura energetica delle abitazioni è la prima ragione della nostra dipendenza dal provvigionamento da altri Paesi. In due direzioni. Nel senso dell’accrescimento del fabbisogno attraverso l’aumento degli sprechi, che non riguardano solo i nostri vecchi acquedotti più facilmente oggetto delle attenzioni dei filantropi che ci vogliono evitare salassi non necessari, ma anche la nostra gestione energetica. E nel senso che le case possono diventare canali di approvvigionamento energetico tout court e dunque accrescere la “produzione” interna. E’ oggi “disponibile” un “modello” di (ri)costruzione che consente la riduzione dei consumi attraverso (anche) il miglioramento del sistema e quindi la riduzione degli sprechi. E le rinnovabili offrono la possibilità di una quasi totale autarchia energetica degli stessi, singoli edifici. Immaginate ora di coniugare lo stop al consumo del territorio con il recupero alla bellezza e alla fruibilità delle nostre costruzioni declinata nel senso di una riconversione all’ecocompatibilità e allo sfruttamento dell’energia solare (e, magari, non solo). Si ottengono quattro, fondamentali risultati in un solo momento: si recupera la bellezza salvaguardando la naturalità dei nostri ambienti, con la cultura il più grande patrimonio “naturale” (appunto) del nostro Paese; si preserva come detto il patrimonio inestimabile del nostro territorio; si riduce lo spreco, il costo, la dipendenza da altri Paesi dal punto di vista energetico; si favorisce un risparmio incommensurabile – dopo un primo investimento, che va favorito appunto attraverso una nuova e più lungimirante versione del piano casa – di ogni famiglia e di ogni cittadino. La rivoluzione culturale è la nostra liberazione dai lacci e dai lacciuoli che ci siamo imposti in secoli di storia e in tempi più recen- ti. Facciamolo anche con le risorse fisiche e ambien- tali, e nessuno potrà comparare il nostro boom.

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