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Nuova tranche di aiuti (?) a Grecia M. tiene I. bagnomaria: cui prodest

dicembre 13, 2012 di Redazione 

Siamo sicuri che la famosa lettera della Bce fosse (addirittura) nell’(e- sclusivo) interesse dell’Italia? Per aiutarci a capire dobbiamo fare riferimento a quanto sta avvenendo con un altro dei Paesi che scontano oggi gli errori commessi negli ultimi cinquant’anni (in entrambi i casi, non per nulla, dopo l’esperienza di una dittatura fascista o militare – nella quale il senso dello Stato – e – correlativo – senso del dovere – di un – intero – popolo finisce per ‘sfarinarsi’, dando luogo, al momento del recupero della – propria – sovranità, al rischio di gestioni ‘allegre’ e dilapidatorie): la Grecia.

Oggi l’Ecofin ha dato il via libera ad una nuova tranche di aiuti ai nostri cugini ellenici. Ma, anche qui, la domanda da porsi è: sono davvero degli ‘aiuti’, o non rappresentano piuttosto il modo di tenere – per usare un termine tecnico ciclistico – ‘a bagnomaria’ i greci? O, per lo meno, (se sono aiuti), viene da chiedersi per ‘chi’: se i cittadini greci o, piuttosto – ancora una volta – i ‘mercati’ (o, meglio, i loro – più assidui, e interessati – frequentatori).

E qui rientra in gioco la letterina che Trichet prima ancora che Draghi (sulla cui onestà e responsabilità non è dato, per quello che ci riguarda, avere dei dubbi. Ne sia prova il – ripetuto – invito a Monti e alla politica italiana – e non solo – ad assumersi finalmente le proprie responsabilità dando le risposte che, in ogni caso, a lei e non alle banche e ai finanziatori stessi tocca offrire) spedì al presidente Berlusconi.

Il cui contenuto – com’è noto – non prevedeva (ad esempio) alcun impegno per un drastico abbattimento del debito. Eppure senza (anche) questa misura  - lodevolmente ritirata in gioco, mesi fa, da Angelino Alfano, a cui la liberazione dall’oppressione paternalistica di Berlusconi potrebbe consentire (alla luce di questo come di altri interventi: ad esempio sulla necessaria democrazia nei partiti, con cui parlò chiaro al momento dell’insediamento come segretario del Pdl) di dare il proprio contributo serio e importante alla costruzione del futuro dell’Italia – ogni altro provvedimento – di (mera) liberalizzazione così come più ampiamente Politico! – rischia di essere inutile, o comunque di richiedere, per dispiegare i propri effetti, tempi pericolosamente (per il rischio di ricadere nell’errore) lunghi, e in cui peraltro la spirale del debito, sia pure compensata da un circolo virtuoso (dato dalla ripresa portata da quegli interventi) potrebbe risucchiare ogni (pur lodevole) tentativo di venirne fuori.

Ma, allora, perché?

La risposta la dà da tempo Piero Ostellino (non un pericoloso comunista) sul Corriere della sera, sostenendo che, in questo modo, gli interessi sul debito, da noi, restano (comunque) alti, e tanto più ciò accade con la Grecia dove il banchetto dei mercati con il buco nero nel quale affonda ogni anelito a rialzarsi in piedi della culla della cultura europea può proseguire in grande abbondanza.

Ma, se è così, quali sono le responsabilità di Monti? Perché quello (stesso) establishment preme tanto per la permanenza in carica di un presidente del Consiglio che non ha saputo, per altro verso, offrire alcuna soluzione Politica alla crisi? Con il quale tutti gli indicatori di economia reale sono (non diciamo rimasti immutati, ma) peggiorati? E perché, Monti il ‘liquidatore’, non ha mai neppure preso in considerazione l’ipotesi di un abbattimento (non solo attraverso la riforma delle condizioni strutturali ma) una tantum e tale, per le sue dimensioni, da far crollare immediatamente il peso di quegli interessi, del debito? Nonostante, lo ricordiamo, le proposte (‘consegnate in un’intervista di alcuni mesi fa al direttore del Corriere De Bortoli) di Vittorio Grilli circa la possibilità (tra l’altro) di dismissioni per far scendere in cinque anni il rapporto col Pil sotto il 100%.

E’ vero che il contenimento della spesa operato da Monti (ma sempre a discapito delle Persone; mai dei cosiddetti poteri forti, come abbiamo visto qualche giorno fa) consente oggi al nostro paese di galleggiare; ma non è che proprio in questo galleggiamento, in questo lasciarci (ferme restando, come detto, le nostre responsabilità, perché da tutto questo si può – Politicamente – uscire e anche in fretta) – appunto – a bagnomaria, che non permette agli italiani (e tanto meno ai greci, ai quali gli aiuti faranno un baffo, stante l’attuale livello di indebitamento, oggi come in futuro) di vedere la ‘luce in fondo al tunnel’, ma agli investitori/ speculatori di continuare a ricavare grossi vantaggi dalla – nostra! – situazione di difficoltà, sta l’interesse (vero) dei potentati finanziaristici e tecnocratici europei (e, magari, non solo)?

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