Top

A.18 c’è ancora, rigore necessario Bene italiani non assistenzialismo

dicembre 11, 2012 di Redazione 

Quella di Vendola su agenda Monti e art. 18 è una posizione puramen- te (elettoralistica e) demagogica.

L’art. 18 – lo sappia, il leader di Sel – non è stato abolito: il licenziamento dopo riconoscimento della legittimità da parte del giudice, è praticamente una chimera: tutto è rimasto come prima (anche se, ideologicamente, il totem è indubbiamente stato intaccato. Appunto: questione ‘ideologica’, ovvero ‘pregiudiziale’).

E c’è da chiedersi come Vendola pensi di fare il bene delle Persone (più deboli) – priorità assoluta del Pd di Bersani – senza garantire ad un tempo la tenuta dei conti e la salvezza dell’Italia: se il paese affonda, lo sappia il leader di Sel, affondano (prima di tutto) coloro che già oggi non ce la fanno; non certo chi ha le spalle coperte.

Perché l’alternativa al vecchio (Monti-liberismo) non è il…vecchio (Keynes); ma (il ritorno del)la Politica.

E la Politica, nell’anno della crisi del capitalismo e della fine dell’(in)opportunità del predominio dell’economia sulla Politica, è restituire un orizzonte (che non sia il solo puntellamento dei mercati) alla Nazione; un orizzonte che non può che consistere nell’obiettivo di rimettere gli italiani al centro della (loro) scena; e, nel farlo, valorizzare così il nostro più grande patrimonio e potenziale (di crescita – economica): le nostre risorse umane.

Offrendo a questa impostazione la motivazione e l’obiettivo ‘ulteriore’ di puntare ad utilizzare questa leva per accrescere la competitività delle nostre imprese rifacendole le più avanzate sul piano dell’innovazione; per tornare ad immettere sul mercato i migliori nuovi prodotti e le migliori nuove idee (col fine del ritorno ad una possibile vita bella – per ognuno di noi – e non soltanto del profitto – fine a se stesso – di pochi).

Attraverso la ricerca e la formazione. Declinando non solo il (dis)valore (se, ancora, fine a se stesso) della competizione, ma anche (soprattutto) quello della (possibile) collaborazione. Unico strumento (a differenza del primo – sempre se preso da solo) per il pieno riconoscimento del merito di ciascuno di noi.

Tutto questo non richiede l’investimento di un solo euro in più rispetto a quelli che già oggi vengono spesi (male). Si tratta tecnicamente di organizzare (quindi una ‘mera’ razionalizzazione) un nuovo sistema-Paese che abbia nell’innovazione la propria stella polare e che sia costituito da una rinnovata ‘filiera’ tra scuola, università/ formazione, ricerca e tessuto imprenditoriale. E di puntare a valorizzare questa prospettiva in particolare al sud contando magari anche sul possibile apporto dei popoli (giovanissimi) del Nordafrica, nostri dirimpettai del Mediterraneo (come Bersani ha già concretamente mostrato di voler tentare di fare).

Non solo questo non compromette ma dà un senso – uno sbocco; una sostenibilità (per gli italiani e di lungo periodo) – al rigore dei conti.

Ecco. Con tutto ciò – con il bene dell’Italia – il populismo (di sinistra – ? La promessa dell’assistenzialismo – o di una redistribuzione ‘pilotata’ e non frutto di una ‘liberazione’ strutturale delle risorse di ciascuno di noi, offrendo agli italiani la possibilità – grazie alla Cultura – di essere fino in fondo padroni di loro stessi, e dando a quel punto modo a ciascuno di far vedere ciò che è capace di fare, senza limitazioni di carattere burocratico o legislativo – ma solo dopo questa reimpostazione e aver messo sullo stesso piano tutti i nostri connazionali – rischia – la diciamo grossa, lo sappiamo, ma, alla prova dei fatti, – di non essere migliore dei milioni di posti di lavoro promessi da Berlusconi, perché è assolutamente insostenibile e dunque illusoria e fuorviante) di Vendola non c’entra nulla.  E visto che questa è l’ultima occasione per l’Italia e per il Pd, sarà meglio chiarirsi le idee. Prima. Per evitare sorprese. O – come dice Nichi – ognuno potrà andare per la propria strada. E (solo) in quel caso sarà meglio. Per tutti.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom