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In arrivo prossimo (?) blitz del Pdl Reintrodurre selva contratti tempo

dicembre 5, 2012 di Redazione 

Il partito (la banda?) degli onesti (e del lavoro – ?), dopo aver vanificato un anno di (faticosa) racimolazione di credibilità per il nostro Paese nel consesso internazionale e sui mercati, si prepara a un nuovo, tentato blitz per far fare all’Italia un ulteriore passo indietro rispetto ai (pur pochi) avanzamenti conquistati negli ultimi dodici mesi.

La riforma del lavoro Fornero, lo abbiamo detto più volte, rischia di essere (del tutto – ?) inutile: perché la concezione (liberista) del governo, per fare – come suggerito da noi – dell’occupazione la leva per rigenerare la crescita (ri)facendo delle nostre (ineguagliate) risorse umane il motore del processo di rinnovamento e innovazione delle aziende, si basa sul principio che la libertà di licenziare – come quella di intraprendere – è la pre-condizione di una sana (?) competizione e dunque di un aumento di produttività e di ‘rendimento’ delle imprese.

Ma siccome tutto questo, portato alle estreme conseguenze, avrebbe significato il ‘licenziamento selvaggio’, il governo – fermato dal Pd ‘informato’, in primo luogo, da il Politico.it – ha dovuto fare un passo indietro. Solo che l’esito di questo passo indietro – senza che ad un tempo siano stati raccolti, se non disordinatamente e inefficacemente, i nostri spunti in chiave costruttiva per fare davvero del lavoro – attraverso la formazione – la chiave della nostra ripartenza – è un (nuovo – ?) diritto del lavoro senza capo né coda. E che dunque – come abbiamo detto da subito – non rigenererà nemmeno lontanamente un pezzettino di nulla, quanto a crescita.

E, tuttavia, qualche merito quella riforma ce l’ha ugualmente. Ad esempio, avere posto fine alla selva di contratti a termine che – senza generare nuovo lavoro – aveva reso quella (poca) occupazione (dei giovani) che le imprese continuavano a garantire, precaria, senza prospettive, per questo improduttiva e, a lungo andare, deficitaria non ‘solo’ per la vita delle Persone ma (proprio per questo) per la stessa tenuta del nostro sistema economico.

Ebbene, l’introduzione della libertà di (non) assumere (senza vincoli – per sé) contando su quel florilegio di forme contrattuali fu, come non è difficile immaginare, il modo nel quale il centrodestra berlusconiano riuscì a stravolgere la bozza Biagi – per giunta intestandosela – introducendo la precarizzazione senza prevedere, contemporaneamente, né l’impianto degli ammortizzatori né la (necessaria) leva della formazione.

Ancora una volta, non nel (nostro) interesse, ma per un (proprio) interesse (particolare).

Ecco: dopo avere riportato il paese indietro di un anno quanto a rischio-default e (scarsa) credibilità sui mercati, ora il Pdl vuole riportare il nostro mercato del lavoro alla giungla a cui lo aveva ridotto nei cinque anni di legislatura dal 2001 al 2006.

Perché non sia mai che – pure nel vuoto pneumatico di (ulteriori, e più ‘costruttive’) iniziative e di (de)crescita (del Pil) – quei pochi di ‘noi’ che avessero tratto qualche giovamento o comunque non fossero finiti – è capitato, in questi ultimi anni, ad un sempre maggior numero di italiani prima in condizioni di medio benessere – a (cercare di sopra)”vivere” (?) su di una strada – o che non fossero stati costretti a rinunciare – ? Per il male, in ultima istanza, di tutto il Paese – a continuare a far studiare i propri figli per l’ulteriore impoverimento (dovuto sia al disastro berlusconiano sia ‘reso – più – significativo’ dall’immobilismo del governo e della politica autoreferenziale degli ultimi dieci mesi) provocato dalla crisi, dovessero vedere (sul serio) uno scampolo di luce in fondo al tunnel e contagiare, del loro (ritrovato) entusiasmo (e – fiducia), il resto del Paese.

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