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“Più corruzione dove c’è la crisi” No, crisi più grave dove corruzione

dicembre 5, 2012 di Redazione 

Riporta Repubblica.it:

“L’organizza- zione responsabile dello studio nota che la corruzione è più diffusa “in quei paesi più affetti” dalla crisi economica e finanziaria. Colpite in modo minore dalla congiuntura economica, Germania e Francia si piazzano rispettivamente 13ma e 22ma con punteggi superiori a 70.

Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda sono i Paesi più virtuosi e raggiungono i 90 punti. Afghanistan, Corea del Nord e Somalia occupano la 174ma e ultima posizione della graduatoria con soli otto punti”.

Sì, però (ma forse intendiamo la stessa cosa) è l’inverso: è là dove c’è meno corruzione che – per questo – la crisi economica ‘morde’ di meno: perché i paesi non sono fermi (economicamente) a trent’anni fa; perché la loro macchina burocratica – vedi ottimo pezzo di Alesina e Giavazzi oggi sul Corriere – è snella ed efficiente; perché la stessa Politica ‘funziona’ meglio.

E soprattutto quei paesi, non avendo (avendone meno) corruzione, non hanno un debito pubblico da 120% del Pil, che noi italiani dobbiamo tutto a questi signori che, negli ultimi trent’anni, hanno (da un lato) sperperato tout court le nostre risorse (pubbliche: accumulandolo direttamente), (dall’altro,) impedendo il corretto funzionamento della ‘macchina’, hanno determinato quell’arretratezza e quell’inefficienza (di oggi) che (abbiamo dovuto scontare – ‘anche’ – in termini di ulteriore crescita dell’indebitamento, e che) ci rendono ora meno ‘agili’ – per tutte queste ragioni – nel reagire al picco della crisi.

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