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Cultura non solo conservare beni E’ coltivazione qualità (tutti) italiani

dicembre 4, 2012 di Redazione 

La separazione del Mibac (fa pen- sare a qualcosa di burocratico e noioso già soltanto dal nome) dal ministero dell’Istruzione si conferma, a distanza di anni, frutto di una concezione (sbagliata) della cultura: come spettacolo, come ‘eventi’; al punto che gli assessorati alla cultura (vedi la neo-nomina di Zichichi in Sicilia: il cambiamento, sull’isola, non comincia con il piede giusto – della Politica vera! E non fine alla promozione – mediatica – di loro stessi), le scelte delle amministrazioni – un po’ in tutta Italia; anche se esistono, forse, delle eccezioni; anticipazioni del nostro, possibile futuro – in campo ‘culturale’, coincidono sempre con l’organizzazione di qualcosa: eventi (cosiddetti) ‘culturali’, naturalmente, in cui però la cultura si riduce al rango di show, o al massimo di ‘offerta’ (di contaminazione) una tantum che (tranne che in coloro che sono già predisposti a raccoglierne l’assist per continuare poi per conto proprio: generando, loro sì, vera cultura) va ‘consumata’ (quasi) come qualsiasi ‘altro’ ‘prodotto’; e non incide, per questo, neppure lontanamente nelle nostre vite. Vero scopo della Cultura! Che – essendo una tensione all’arricchimento di tutti noi – ‘sta’ qui per questo, e non soltanto per farci passare due ore.

Mentre la cultura che ha (ri)fatto grande l’Italia nel corso della sua Storia, è la (piccola: ‘formalmente’. Grande, nel tempo, nella profondità e nel valore assoluto) cultura ‘di tutti i giorni’. La cultura nel senso (etimologico) di còltura, di coltivazione (continua! Appunto, quotidiana) delle nostre capacità (‘umane’: artistiche, filosofiche, letterarie. E nel senso delle nuove – e, a loro volta, da rinnovare e arricchire! Perché rispondano ad un vissuto reale, e non siano fini a loro stesse – forme espressive e finalizzate ad una rigenerazione di Bellezza), che poi si trasferiscano col loro (ricostituito) portato etico, intrecciato alle nostre esistenze, e non soltanto formale, nelle nostre scelte (anche, Politiche!) di tutti i giorni, migliorandole, rielevandole; attraverso la rigenerazione delle abilità di (tutti!) gli italiani (per quella che – prima che il fascismo rendesse inascoltabile questa definizione – si chiamava cultura popolare), e non di pochi privilegiati (mentre tutto questo, è l’obiettivo apicale, può offrire al nostro cinema, alla nostra letteratura, a tutti i comparti della nostra produzione artistica e culturale, la possibilità di ritrovare al più presto espressioni d’eccellenza! Perché, come sanno ad esempio coloro che frequentano l’ambito… calcistico, una grande – prima – squadra nasce da un grande settore giovanile; un settore giovanile fatto non soltanto di qualche, rara, eccellenza; ma di uno straordinario livello qualitativo medio).

In questo senso, dare uno sguardo (più attento) alla nostra Storia, ci darebbe modo di capire che questo, è il modello (l’unico, peraltro: tutto il resto si chiama ‘società dello spettacolo’) di cultura che dobbiamo recuperare, per non accontentarci di essere un ‘museo a cielo aperto’ (pure nostra caratteristica imprescindibile, e che deve anzi rimotivarci a tutto questo! Perché quella ‘conservazione’ riguardi, nel futuro, qualcosa di ‘nuovo’, e di ‘grande’, che siamo stati capaci di concepire – noi), nel quale conservare (nelle ‘teche’: poi, inevitabilmente, abbandonate – da ‘noi’ che non abbiamo più Cultura – a loro stesse) il patrimonio (di singoli ‘beni’) che ci è stato tramandato dal passato, ma per rigenerarne (raccogliendo la vera eredità – appunto, culturale! E non ‘strettamente’ ‘turistica’, che pure rappresenta un altro punto di forza. Ma non è – quella – la cultura chiave del nostro possibile Rinascimento; al massimo il punto di partenza da ri-studiare per capire qual è il percorso che possiamo seguire) di nuovo; facendo ripartire (attraverso una rielevazione, grazie a tutto ciò, di ognuno di noi) la nostra Storia.

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