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Monti in campo,questione (s)lealtà (istituzionale). Ora passo indietro

dicembre 31, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi ha ragione: chi può garantire che Monti, premier – non eletto e votato da un Parlamento di non eletti – direttamente – e candidato (contro i partiti che lo avevano sostenuto), non usi la macchina (elettorale e non solo) a proprio vantaggio?

E’ un precedente che (anche alla luce delle dichiarazioni di Monti sull’inutilità dei parlamenti e la scelta di scendere, pardon, ‘salire’ nella contesa nonostante il – ripetuto – giuramento che non lo avrebbe fatto. Il che non depone a favore della lealtà del premier) impone (almeno) una riflessione sull’opportunità che sia lui a condurre il Paese al voto rimanendo al suo posto per altri due mesi (mentre impazzerà la battaglia elettorale. E lui non potrà-vorrà – comunque – come – non – sta facendo adesso – occuparsi dell’Italia).

Anche Dini – l’altro caso di governo ‘tecnico’ nella Storia della Repubblica italiana – fece qualcosa del genere.

Ma egli si candidò poi con la stessa coalizione che lo aveva sostenuto (e ‘legittimato’) in Parlamento. E in qualche modo non venne quindi meno all’impegno assunto ‘con gli elettori’ (tramite la loro rappresentanza parlamentare).

In quella (seconda parte della) legislatura (cominciata nel ’94) anche Forza Italia (passata all’opposizione) votò – in qualche frangente - a favore del governo, che però nacque sulla base del ribaltone che non sarebbe stato possibile senza una maggioranza che prescindesse da FI. Era quella stessa coalizione di forze con cui poi Dini si presentò al voto.

‘Nemmeno’ quello – siamo tutti d’accordo – fu comunque un caso particolarmente ‘felice’ (oltre che di coerenza: vedi alla voce ribaltone. Con Dini che diventa premier dopo essere entrato nell’agone della Politica – ma su un piano meramente tecnico-esecutivo e non ‘politico’, essendo i ministri nominati dal capo dello Stato su indicazione non dei partiti ma del presidente del Consiglio incaricato, una sorta di nomina ‘politica’ di seconda istanza – come responsabile del Tesoro nel primo gabinetto Berlusconi) di attenzione verso le istituzioni.

Il caso oggi è più rilevante: Monti si candida contro i (due, principali) partiti che costituivano il 90% della ‘strana maggioranza’ che ha votato per un anno la fiducia al suo governo (non solo con ciò rinunciando a ma mettendosi contro la sua ‘fonte di legittimazione’ – democratica).

In mancanza dell’appoggio dei quali non avrebbe potuto né varare né condurre l’esecutivo per un anno (che poi è la pre-condizione per aver potuto accumulare il patrimonio di consenso, o almeno di visibilità, che ora Monti desidera ‘spendere’ nell’agone elettorale).

Con l”aggravante’ che Monti stesso aveva assicurato loro non avrebbe mai compiuto questa scelta pena non poter avere il loro – iniziale – sostegno…

Al punto che Pd e Pdl si dichiarano adesso quanto meno ‘spiazzati’ per la decisione del premier (per non parlare delle perplessità del presidente della Repubblica che lo ha indicato – già qui, peraltro, ‘contravvenendo’ – tutti quanti. Bisognerebbe non farlo – mai – perché le regole – che saranno rispettate da tutti solo se tutti si impegneranno a farlo quotidianamente - sono la sola garanzia della tenuta della nostra democrazia – alla prassi costituzionale che prevede che sia il Parlamento a farlo allo stesso capo dello Stato che poi lo nomina).

In questo quadro le condizioni perché Monti possa guidare serenamente il Paese alle elezioni ci sembra si siano, quanto meno, incrinate.

Dimostri la sua sensibilità istituzionale facendo un passo indietro (rispetto al suo attuale ruolo preminente o al suo – nuovo – impegno – ‘di parte’).

Guardate report giornali oggi. Foto impietosi-politica autoreferenziale

dicembre 30, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Questo è il racconto della (nostra) politica di stamattina. O, meglio, del nostro teatrino (autoreferenziale. A cui i nostri quotidiani, assumendo quest’unico ‘punto di osservazione’ – personalistico e gossipparo – danno comunque un ‘grande’ contributo – collaterale).

Questi signori ‘meritano’ questo spazio perché sono (?) i rappresentanti (?) del popolo italiano. Ovvero perché hanno una funzione molto importante: guidare il Paese e offrirgli prospettive risolvendo i suoi problemi. Da quel che si legge sui giornali di oggi sembrano in tutt’altre faccende affaccendati.

Monti è ancora premier in carica(!) S’occupi (non di sé ma) di cittadini

dicembre 30, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il governo è ‘ancora’ in carica. La vita dei cittadini non è sospesa (in ‘festa’) come quella dei politicanti impegnati nell’allestimento delle loro formazioni e nella compilazione delle liste dei desideri. Monti, invece di dedicarsi ad organizzare il ‘campo dei moderati’ e placare le ansie della borghesia (poco) illuminata che teme la vittoria e il possibile governo dell’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile della nostra Nazione (il che non fa inevitabilmente pensare bene circa la legittimità degli interessi ‘in campo’), si occupi di assumere misure che possano alleviare la sofferenza dei cittadini o di cominciare ad imprimere quella spinta per la ripartenza della nostra economia che tutti ormai riconoscono debba avvenire all’insegna dell’innovazione da declinare attraverso la ricerca e la formazione e dimostri che la sua (presunta) diversità non è solo un pretesto per acquisire un vantaggio (elettoralistico) sui (vecchi) politicanti. Il fatto che (non solo non ci stia pensando ora, ma) non gli sia venuto in mente di farlo in tutto il precedente anno di governo, non depone a favore di una previsione di risoluzione né immediata né futura di tale immobilismo (autoreferenziale).

***Napolitano: “Si voterà ad aprile” (?)***
ORA E’ NECESSARIO AGIRE. O L’ITALIA RISCHIA
di MATTEO PATRONE

dicembre 27, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente Napolitano ha deciso che la legislatura andrà a scadenza naturale. Benissimo. (Ma) una (la più rilevante) delle ragioni (che esistevano) per una chiusura anticipata e la previsione di un election day insieme alle Regionali nel Lazio e in Lombardia, è che sei mesi, per la vita di una Nazione (e per il suo governo – Politico), sono un’eternità, e che il perdurante immobilismo a cui ci ha costretti il combinato disposto dell’inefficienza (Politica) del governo Monti e la confusione (elettoralistica) della politica politicante (e delle sue truppe parlamentari), non è compatibile con l’esigenza (persistente!) del nostro Paese di assumere misure URGENTI (o, meglio, di imboccare finalmente un percorso unitario ben definito) per avviare l’uscita dalla crisi e scongiurare possibili – sicure – ricadute da crisi-del debito che lo scudo anti-spread voluto da Monti e varato da Draghi, ci eviteranno per qualche tempo (ancora), ma che non sono affatto ‘rimosse’ per sempre. E, anzi, più tempo passerà più sia il nostro debito (che cresce ogni giorno di più!) sia il nostro ‘ritardo’ sugli altri Paesi avanzati (sulla ‘scala’ di valore della modernità) si faranno più pesanti, e minacciano di rendere la (prossima) crisi (sui mercati) tale da non poter essere più sostenibile nemmeno da un Paese con i fondamentali (dei suoi nuclei di base, a cominciare dalle famiglie e dalle piccole imprese) solidi come l’Italia.

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Pd non aspetti ‘che fa Monti’(!). Pd declini (suo!) progetto per futuro I.

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Pd non è una ‘terza forza’ tra Monti e Berlusconi. Il Pd è – di gran lunga e stabilmente – il primo partito italiano (!), ed ha il compito storico di caricarsi sulle spalle (lui!) e salvare questo Paese (che Monti non ha nemmeno per sbaglio allontanato dal baratro! Sul quale una Nazione dal debito pubblico che ha superato la soglia dei 2000 miliardi continuerà a stare finché a Palazzo Chigi non siederà un – vero – presidente del Consiglio-economista che saprà dedicarsi a ridurre il debito e a rigenerare la crescita – avendo un qualche abbozzo di idea su come farlo – e non soltanto a tagliare le spese e ad aumentare le tasse – come avrebbero saputo fare tutti! – per i servizi  alle Persone – più deboli).

Sta a Monti e Berlusconi – in campo soltanto per loro stessi – restare a vedere cosa farà il Partito Democratico! Che deve invece avere (riprendere. Ora!) l’iniziativa.

Le primarie parlamentari, vitali per la nostra democrazia, non possono esaurire (in tutti i sensi?) la proposta del partito-asse portante di una Nazione. I Democratici si dedichino invece a raccontare agli italiani la loro idea di futuro: li coinvolgano, li appassionino, li portino nel sogno di quella che sarà l’Italia quando loro saranno al governo e – scrollatasi di dosso l’apatia autoreferenziale e l’immobilismo inconcludente che hanno caratterizzato – e che stanno continuando a caratterizzare in queste ore! In cui i nostri connazionali stanno ‘sempre’ peggio, anche perché la Politica (ancora, politicante) è (stata) impegnata – per tutto l’autunno! – in uno sterile dibattito sul futuro di Monti (! Ma si può sapere cosa ce ne dovrebbe importare? Il presidente Monti non ha risolto uno solo dei problemi del nostro Paese! E se a qualcuno – tra i membri delle – sedicenti - élite – piace pensare diversamente, non faccia ricadere il peso della propria ir-responsabilità sulle spalle di 60 milioni di italiani) e sulla legge elettorale (che non ha saputo – voluto: è la stessa cosa! – approvare) – gli ultimi vent’anni di politica italiana -; ripreso quindi il filo conduttore della nostra Storia e della dedizione (all’Italia!) dei nostri nonni (a cominciare dal loro – vero – leader), che sacrificarono le proprie vite perché oggi noi (non!) dilapidassimo il nostro patrimonio di libertà e benessere occupandoci – chi ha la responsabilità di fare le scelte! – di individuare il modo migliore per conservare la poltrona e reiterare il proprio, stanco potere (fine a se stesso) – faranno finalmente ciò di cui il nostro Paese ha bisogno.

Il futuro dell’Italia. Se oggi il nostro è un Paese narciso di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

I politicanti: e adesso commissa- riare Rai. Non siam capaci a far Po- litica (culturale). Preferiamo occupare (vostri) salotti (tv). Ma Giulia: “Liberateci dalle vostre facce”. Ora Cesare deve morire al posto di Ballarò. E’ (sarà) questa la (vera) riforma della Rai. Italia è (sarà. Di nuovo) Paese meraviglie

di MATTEO PATRONE

La radice di tutti i mali dell’Italia è lo Specchio. “Questo Paese sembra essere sotto narcosi”, dice Toni Servillo. Noi diciamo meglio: ipnosi. Il nostro modo di (non) pensare è rifletterci. E adagiarci sulle comode fluttuazioni delle immagini. Dimenticando(ci). Di (poter) essere specchiati. Lo Specchio è, innanzitutto, quello nel quale ci guardiamo la mattina. Il nostro è un Paese narciso. E, per questo, sterile. Siamo narcisi perché così ci ha insegnato la televisione. Secondo Specchio (del nostro declino). La televisione oggi è il grande fratello. La televisione, ma anche (molti) giornali. I contenuti hanno lasciato il posto al gossip: vero (?) e proprio (???); ma anche sportivo, sociale, “politico”. La (nostra) politica oggi (non) è. Gossip. Se leggete i nostri giornali fino a qualche mese fa – quando il nostro impegno a riportare l’attenzione sui contenuti e l’esplosione della fase finale della crisi hanno costretto tutti quanti a piu’ savi consigli – troverete “chi ha incontrato Schifani”, come esemplificava – raccogliendo il nostro spunto – il (da noi) stimato Guido Crosetto. A quale dei due forni pensa di rivolgersi Casini. Ma non un contenuto sul futuro dell’Italia (oggi, invece, i Settegiorni di Verderami sono – per fortuna – isolati). Un grande (?) Ballando con le stelle collettivo e consolatorio, al quale (gli italiani sono purtroppo “affezionati” e dal quale sono – appunto – narcotizzati e che può finire solo assumendocene in prima persona la responsabilità, e al quale) – di fronte alla televisione o sfogliando una rivista di gossip, pardon: quotidiano – abbandonarsi per non pensare. Ma se nessuno pensa – e si assume la responsabilità di portare a conseguenze CONCRETE il proprio pensiero, diventando “attore” (ma in senso Alto), diceva Madre Teresa, dell’impegno per gli altri (perché questo, è la Politica) – il Paese va (appunto) allo scatafascio. Ma eravamo troppo impegnati ad ammirarci. E a fare le pulci – i parassiti – alla vita degli altri. Le vite degli altri – Paesi sono state per molto tempo l’unico riflesso sano. Poi è arrivato il Politico.it e con essa è tornata – sta tornando – la Politica. Il Paese delle meraviglie – l’Italia – è, infatti, dentro lo Specchio, e non nella nostra immagine (riflessa). La cultura è ciò che – come l’immaginazione per Alice – può farci (ri)entrare (in noi). Tornare ad Ascoltarci. La nostra (vera) Musica, fidatevi (di Noi), è (ancora) la migliore al mondo. La co-conduttrice di ServizioPubblico, ora, all’interno, sull’occupazione (dei politicanti). Matteo Patrone

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E’ tempo che il Pd si carichi sulle spalle questa Nazione M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento che il Pd si carichi sulle spalle questa nazione. Che cosa trattiene infatti il Partito Democratico, quella forza più onesta e responsabile del nostro paese che – a differenza di tutte le altre! – ha (da sempre!) nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare (disinteressatamente) il bene della nazione (e – delle sue persone “più deboli”); che ogni volta in cui è tornato ad essere maggioranza, “anche” in questo ventennio, e ha preso le redini del governo dell’Italia, l’ha rimessa sulla strada del (vero) risanamento e della crescita (perché con Amato, Prodi, Ciampi e Padoa-Schioppa, mentre i conti tornavano in ordine, (ciò avveniva anche perché) si promuovevano contestualmente indispensabili – per la stessa tenuta del bilancio – politiche per lo sviluppo); unica forza che, proprio per la sua Storia, è estranea agli agglomerati di potere (più o meno trasparente) di una terra che i lasciti storici della corruzione e della opacità del potere fascista – è, questa, una delle più grandi responsabilità del regime e di Mussolini: avere affidato le redini di una nazione che il loro “capo” non odiava, alla “carica” di mediocri della marcia su Roma, di cui la lottizzazione del sottopotere capitolino di oggi rappresenta la più chiara riproposizione – costringono a fare i conti con commistioni oscure, oggetto di una attenta, e generosa, azione di indagine parlamentare da parte di Walter Veltroni (e anche, in parte, del romano Adinolfi), che minacciano il regolare, e compiuto, “gioco” (che non è tale) democratico (ne sa qualcosa Pier Paolo Pasolini); e dunque unica forza nelle condizioni di cambiare, di “liberare” e compiere finalmente la democrazia italiana (e con essa la sua – correlativa – unità nazionale); unica forza che – al netto della sua, cristiana, attenzione a chi soffre: ridicolo il dibattito sul “partito dei cattolici”: questo partito c’è già, ed è il Pd – non rappresenta specifici interessi (e quando ha la tentazione di guardare al proprio passato e di farlo, deve ricordare la propria responsabilità) e può costituire quel “partito interclassista” (o “dell’Italia”) che fu, nel secondo dopoguerra, la Dc di Alcide De Gasperi; unica forza i cui esponenti, quando sbagliano, si dimettono: e che per questo può avere il coraggio, e l’onestà, di garantire che – caricandosi sulle spalle il paese – non lo farà più.

Perché questo grande, potenziale partito di donne e uomini onesti (fino al midollo), a ormai 23 anni dalla caduta del Muro, deve ancora vivere il complesso di inferiorità che gravava sul Partito Comunista, che non è (da tempo) più, rinfocolato da chi ha – invece – interessi in gioco, e al quale appartengono le donne e gli uomini eredi “diretti” di chi ha fatto il sacrificio di rinunciare ad una possibile vita di (relativo) benessere e di tranquillità, per salire nei boschi e riconquistare la Libertà di cui ancora oggi (variabilmente e la cui più grande eredità è nelle parole di Sandro Pertini: “La libertà va sempre difesa, ogni giorno, perché non è mai conquistata per sempre”) godiamo, perché questa forza che persino un bambino vedrebbe che è lì, invocata dalla Storia, perché faccia finalmente ciò di cui l’Italia ha bisogno, non si decide a prendersi questa responsabilità (in prima persona! Senza tentennamenti!), e a caricarsi sulle spalle la nostra (potenzialmente, di nuovo, grande) Nazione?

MATTEO PATRONE

(12 luglio 2012)

Innovazione chiave Rinascimento Una missione per Sinistra Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ecco cosa fermò riforma? lavoro Fornero. ‘Lavoratori si salvano salvando imprese’. Se queste non si salvano sulla loro pelle. Napolitano: ‘La riforma non è solo art. 18′. Presidente, con tutto rispetto: invece ‘sì’. Ammortizzatori vanno a regime nel ’17 (!). E rappresenteranno un colossale spreco. (Così) servon (solo) a addolcire la pillola. Potrebbero esser investimento in futuro. Ma ora governo vuol solo abolire art. 18. Monti non sa come (ri)generare crescita

di MATTEO PATRONE

La sinistra in questi anni si è sempre più appiattita sulle posizioni della destra. Per un (malriposto) desiderio di legittimazione. Il miglioramento delle condizioni delle classi più deboli l’aveva, in qualche modo, privata di funzione. Costretta a ripensarsi, ma senza più sentire l’esigenza morale che le veniva dal rappresentare le istanze delle persone che più avevano bisogno, ha finito per scegliere la via più facile dell’omologazione, via attraverso la quale raggiungere il potere. Un potere però, così, sterile e fine a se stesso. In questi anni nessuno ha mai trovato la forza – le idee – per contestare il neo-mercatismo della “Destrasinistra” (noi ci proviamo, Pier Paolo). Ma, come sempre accade nel corso della Storia, la crisi ha costretto tutti ad una (ri)elaborazione. E – a cominciare da il Politico.it – si è capito che il “panmercatismo” – tutto è mercato – non solo non è il migliore dei mondi possibili, ma è la via più breve per la (auto)distruzione. Di questo. E’ quindi proprio per la sostenibilità e la futuribilità degli stessi interessi economici, che il Politico.it ha cominciato ad indicare nella necessità di darci un obiettivo più alto, della semplice, stretta gestione economica – e nella possibilità di farlo restituendo alle persone quella libertà che l’omologazione della con-petizione riduce, attraverso la cultura – l’unica via di salvezza (per gli stessi mercati!). Ed è in questa luce che la sinistra può tornare oggi a confidare di potersi ridare una forma, e un pensiero (forte). In ultima analisi, di poter tornare (?) ad esprimere una (propria) egemonia culturale. E quindi tornare a vincere. Sul serio. E, permetteteci, far fare alla (nostra) società e all’intera umanità un passo verso lo (stesso) orizzonte indicatoci da Gesù (che è “eterno”, e non “ancora attuale”, monsignor (?) Paglia), quello di una società in cui le persone, raggiunta la piena maturità (dell’Io. Attraverso la cultura), si aprono alle altre, e collaborano insieme, facendo ciascuna ciò che serve per far funzionare al meglio quel (ritrovato) convivio umano. Ebbene, restano però (almeno) cento anni di subordinazione e di bisogno di legittimazione da scrollarsi di dosso: non stupisce, perciò, che una persona illuminata ma impregnata di questa storia come il presidente Napolitano, non riesca a vedere c0me le (non) soluzioni che il presidente del Consiglio propone, siano superate, vecchie, improduttive, inefficaci. Perdenti. E come proprio per questo – proprio per la incapacità di farci ripartire, mostrata già in estate quando nei suoi editoriali non aveva saputo fornire un solo spunto circa come si sarebbe potuto fare, anzi, addirittura dimenticando completamente l’idea della crescita – finisca poi, nervosamente, per cercare di compensare tutto ciò offrendo pannicelli caldi a quegli interessi (particolari) che, ahinoi, il conflitto di interessi gigantesco che molti esponenti di questo governo hanno, non permette di considerare alieni da una attenzione speciale (non foss’altro che culturale) da parte dell’esecutivo. Solo di un pannicello caldo si tratta se parliamo di questa (non) riforma. Lo riconosce anche il (loro) Corriere: non genererà nemmeno lontanamente un pezzettino di nulla, quanto a crescita. Perché Monti non sa come si fa la crescita. Monti dice che il modo per aiutare le persone deboli è salvare l’Italia (e non con l’assistenzialismo): lo abbiamo scritto noi per primi; siamo totalmente d’accordo. Ma l’Italia si salva rigenerando la crescita, e restituendo spessore e un senso più alto alle vite di ciascuno di noi; e con tutto questo l’abolizione dell’art. 18 non c’entra nulla. L’abolizione dell’art. 18 – sì, capo dello Stato, unico contenuto di questa riforma – serve appunto a compensare – magari, a riempire – il vuoto di iniziativa (alta ed efficace) dell’esecutivo che così bene ha fatto politica di rigore (e dobbiamo essergliene tutti grati), per la crescita. Diciamo di più: il Politico.it ha già indicato che nel prossimo governo ci dovrà essere un ministro del Bilancio che sfori il tetto di età di 45 anni mettendo la sua esperienza e la saldezza della possibile gestione al servizio di quell’esecutivo di ripartenza e rilancio, ma che proprio per poterlo essere inevitabilmente sarà anche meno esperto: e tenere in sicurezza (sempre più, sempre meglio) i nostri conti. Mario Monti potrebbe essere l’ideale ministro del Bilancio – anche per assicurare continuità tra i due esecutivi – di quel governo. A patto che, in un contesto in cui finalmente la crescita venga fatta (da qualcuno che sa come generarla), non si lasci scappare i cordoni del bilancio per pagarsi la compensazione del proprio vuoto di inizativa coprendo la riforma del licenziamento selvaggio con ammortizzatori sociali che non servendo ad altro che ad indorare la pillola dei licenziamenti, rappresenteranno una spesa a fondo perduto e, in ultima analisi, l’ennesimo – anche se, lo riconosciamo, inedito – spreco colossale (e, in realtà, ad personam!) delle nostre finanze pubbliche. Quando gli ammortizzatori – che prendrebbero la forma di una indennità di (dis)occupazione – possono rappresentare il “pagamento” dei lavoratori impegnati nella formazione per crescere (loro stessi) e tornare al posto di lavoro – flessibilizzato ma nella chiave della formazione e della innovazione – più preparati, nuovamente preparati, con un maggiore spessore culturale e quindi umano, più liberi, e pronti a dare il meglio di sè per un possibile, nuovo miracolo italiano. Da qualche giorno abbiamo sulla punta delle labbra questa espressione, notoriamente svuotata di significato e resa retorica dall’(ab)uso fatto da Berlusconi nel ’94. Ma Berlusconi, del quale il giornale della politica italiana conosce l’intima bontà e generosità, e che possiamo considerare la più grande occasione sprecata nella storia della Repubblica (proprio per le sue capacità), non ha le risorse (morali) per fare il presidente del Consiglio ma resta comunque un uomo di straordinaria (in senso letterale) intelligenza (anche, Politica): e come ha sempre fatto con gli italiani, anche nel parlare di quella possibilità per il nostro paese non lo ha fatto a vuoto, bensì a ragion veduta: perchè l’Italia ha tutto (incredibile tradizione culturale, strepitosa posizione geografica, combattivissimo tessuto di piccole imprese) per essere (di nuovo) una delle più grandi economie del mondo, al passo di Cina e Stati Uniti (sì, di Cina e Stati Uniti); se solo capirà – come Monti non è in grado, da solo, di fare – che la crisi economica non si supera intestardendosi nel ripetere (accentuare) le stesse scelte che hanno portato a quella crisi; e tanto meno – ovviamente – compensando la conseguente frustrazione cancellando 150 anni di conquiste dei diritti dei lavoratori e generando un clamoroso spreco di risorse pubbliche, al solo scopo di avere l’approvazione d(e)i (vari) Marchionne (in giro per il mondo). Ma rendendoci conto che siamo (stati) la culla della civiltà mondiale, e che da noi può venire la visione, il modello della società – della umanità – del futuro. La cultura chiave del nostro possibile Rinascimento di un’Italia che punta a diventare la culla dell’innovazione mondiale (a 360°), la più grande Silicon valley (ma con un respiro culturale) del mondo. E’, in ultima analisi, anche l’unico modo per salvare i (super – ? Quanto a prebenda, sicuramente) manager i cui stipendi aumentano del 42% nell’anno della crisi (e delle persone e delle famiglie che non ce la fanno a vivere) senza che abbiano saputo esprimere una sola idea buona che consentisse loro (generando utili) di non fare la questua (di diritti – dei lavoratori) dai governi di tutto il mondo, da loro stessi. Matteo Patrone
(21 marzo 2012)
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Così Berlusconi toglie la fiducia a Monti. Mentre il premier decreta l’(in)candidabilità (di corrotti)

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solidarietà al governo Monti per il tentativo del Pdl di blindare l’assen- za di norme che impediscono la candidatura dei condannati e dei corrotti. Il presidente del Consiglio non si lasci intimidire – è necessaria una ‘prima volta’ nello sfondamento di questo tipo di resistenze -: il Pdl si assumerà – di fronte agli italiani – la responsabilità di negare la fiducia all’esecutivo che ci ha salvati dall’immediato (perché di questo, si stava parlando!) default un anno fa dopo quattro anni di leggi a vantaggio del solo Berlusconi e a discapito di tutti noi e di affossamento dell’Italia nell’infamia internazionale di chi veniva considerato – noi, l’Italia, una delle più antiche civiltà del mondo – lo zimbello dei paesi occidentali, perpetrate dallo stesso, precedente esecutivo che oggi – con la sua rediviva maggioranza – che il Pd ha una grave responsabilità per averle consentito di continuare a fare il bello e il cattivo tempo nel nostro Parlamento – toglie il proprio sostegno al gabinetto dei professori, sperando di rifarsi una verginità.

Gli italiani sappiano che il centrodestra sta rischiando una seconda volta di farci fallire. E perché lo fa? Per consentire a propri attuali parlamentari (in alcuni casi) più volte condannati per corruzione e danni (gravi) vari arrecati alla nostra amministrazione e al nostro Paese – il cui debito pubblico – il nostro, debito pubblico: quello che fa stare male tanti di noi perché non avendo risorse da spendere facciamo più fatica a praticare soluzioni per uscire dalla crisi (anche se la possibilità di soluzioni in un primo momento a ‘costo zero’, di mera riorganizzazione e riorientamento – Politico! – torniamo a ribadire, esiste) – è dovuto proprio alla presenza nelle nostre istituzioni di personaggi di questo rango – di essere (non scelti da noi, ma) ri-nominati da Berlusconi al prossimo giro. Nella previsione di poter arrecare (così, attraverso di loro – e agendo loro, da questo punto di vista, anche senza ‘vincolo di mandato’ – berlusconiano) altri, gravi danni alla credibilità dell’Italia, per il definitivo affondamento della credibilità e della autorevolezza delle nostre istituzioni e del nostro potere legislativo, perché “cambi tutto perché non cambi nulla”, per continuare a fare gli interessi suoi a discapito dei nostri.

Gli italiani sappiano tutto ciò.

E alle elezioni le forze oneste e responsabili della Nazione – il Pd e la borghesia illuminata che ruota attorno a Monti – facciano fronte comune per garantire al nostro Paese – stante (comunque) una forte (e univoca!) richiesta da parte Democratica per un consistente consenso che gli italiani vogliano dare alla prospettiva di cambiamento che Bersani, che può da e come sempre contare su il Politico.it, incarna – una guida salda e nel suo esclusivo, e ‘definitivo’ (perché non si debba più tornare indietro su questo piano, completando cinquant’anni di transizione italiana con il risolutivo debellamento della corruzione nelle sue forme pervasive e ‘organizzate’), interesse. (M. Patr.)

(6 dicembre 2012)

Ruggiti – L’archivio storico

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ruggiti

Presidente Monti, chieda ai leader di discutere della posizione italiana anche sui nostri connazionali costretti a mettersi a rubare (beni di prima necessità) per la fame, perché lei, voi, le nostre istituzioni stanno lì per sorreggere le vite di queste Persone, e non potete, non possiamo permetterci di crogiolarci nella comodità di una posizione di privilegio mentre questi nostri fratelli soffrono per la fame

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Caro Beppe Grillo, mentre voi – facendovi casta – sognate (al calduccio) la rivoluzione culturale, puntando a rimandare tutto di un altro anno, la crisi non aspetta e compie la vera rivoluzione: trasformare italiani onesti in ladri (per fame) di beni di prima necessità

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Il capo dello Stato, ‘informato’ (anche – ?) da il Politico.it, sceglie di anticipare la convocazione delle Camere di tre giorni, spostandola da un incomprensibile venerdì 15 (‘affacciato’ sul fine settimana) a martedì 12, potendo così prevedere di cominciare le consultazioni sin dal lunedì successivo e guadagnando una settimana.

Perché mentre i politicanti chiacchierano del modo più efficace per sopravvivere (Bersani) o per guadagnare ulteriori voti in vista delle prossime elezioni (Grillo) il Paese va allo scatafascio, e con esso le vite di molti nostri connazionali, che talora non mangiano e spesso non possono far continuare a studiare i loro figli.

La prima urgenza nella soluzione della ‘crisi’ è… fare presto. Grazie (anche) a il Politico.it questa ‘prospettiva’ è ora un po’ più concreta (anche se passeranno ancora altri otto, inutili e incomprensibili giorni; ma stavolta non era davvero tecnicamente possibile fare di più e di meglio)

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Grillo che, con il referendum anti-euro, rifacesse dei 5S un movimento (tout court) anti-sistema (esattamente come lo vogliono ridurre i politicanti), non avrebbe capito che il successo dei suoi è dovuto alle Persone (comuni. Moderati compresi) che chiedono risposte (Politiche. E dunque ‘di sistema’). Alla crisi (e non mere forme di protesta – contro i privilegi). Senza di loro i 5S non sarebbero mai divenuti il primo partito italiano

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Pd e M5S hanno un’occasione unica di cambiare tutto nel nostro Paese dando vita ad un governo di legislatura (vincente) il cui premier sia indicato tra i Dem da parte di Grillo. Cosa stiamo aspettando?

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L’annuale florilegio di banalità (già sentite dodici mesi or sono) dei servizi di informazione (?) in tutt’altre (segrete) faccende affaccendati. Davvero la crisi economica espone a rischi sovversivi? Davvero c’è il rischio (?) che i cinesi facciano incetta di aziende italiane (ma i servizi segreti, sono – mai – stati a Prato?)? Davvero ci sono dei programmi che inseriti nei computer possono rubarti la password? Noo.

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Ma perché la direzione nazionale del Pd per decidere della possibile soluzione all’impasse parlamentare viene convocata a distanza di UNA SETTIMANA (da martedì a martedì) dalla conferenza stampa del segretario? che cosa deve avvenire ‘in mezzo’?

E perché la prima convocazione delle nuove Camere è prevista fra SEDICI GIORNI? Che cosa deve avvenire in queste – nuove – tre settimane (contando i giorni dalle elezioni) – di immobilismo autoreferenziale?

Non lo sappiamo. Sappiamo però ciò che avverrà ai nostri connazionali (fuori dalla casta): alcuni di loro continueranno a non mangiare, altri soffriranno per la crisi delle loro imprese, altri ancora saranno licenziati. E – ‘magari’ – cadranno in povertà. Senza che la Politica, più neppure insediata, continui a muovere un dito per loro (ma proseguirà a banchettare. Con i loro soldi).

Questi, cari signori, sono ancora i tempi della vecchia politica. Quella che ha portato il Movimento “di protesta” – come dicono i politicanti – a diventare il primo partito italiano. Ecco spiegato perché

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L’eventuale governo che nasce deve essere forte e fondato su basi stabili – al punto da poter aspirare a durare per tutta la legislatura – o – se non si è nelle condizioni, in primo luogo legate alla (mancanza di) leadership, di assicurare una soluzione salda, dinamica, vincente – meglio fare un passo indietro perché un Pd che vivacchiasse – sia pure con il supporto dei 5S – per alcuni mesi, spalancherebbe poi le porte alla vittoria della destra (per – altri – cinque anni).
Sì ad un possibile confronto-alleanza con i 5S (le condizioni ideali e programmatiche ci sono tutte; i numeri, tutto sommato, ci sarebbero pure) ma solo a condizione di riuscire a valorizzare questa opportunità in modo efficace e vincente.
Se Pigi non ne ha più, se è stanco, se desidera “riposare”, meglio – senza nessuna onta personale – lasciare perdere e pensare ad una soluzione che o riporti l’Italia al voto in tempi brevi, o costituisca una condivisione di responsabilità tra tutte le maggiori forze, o non si caverà un ragno dal buco – per l’Italia – aprendo le porte ad un prossimo, facile ritorno di Berlusconi. Non si ripeta l’errore del 2006

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Se non si è in grado di offrire un governo forte – se Pigi è stanco, come noi scriviamo da settimane, e non è in grado di esprimere molto più di una minestrina riscaldata – meglio tornare a votare (ora, o subito dopo l’elezione del capo dello Stato e magari la modifica della legge elettorale) con Matteo (Renzi) candidato in grado di far (ri)vincere il centrosinistra. Logorarsi con una strategia poco chiara non fa il bene né del Paese né del Pd

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L’urgenza è avviare la formazione per rilanciare l’occupazione e far ripartire la nostra economia (di innovazione). Non la legge elettorale, ridurre stipendi e numero dei parlamentari! La Politica è fatta per perseguire il bene delle Persone, non gli interessi (demagogici) dei politicanti. Mentre noi cincischiamo, ci sono nostri connazionali che non mangiano, altri che non possono continuare a far studiare i loro figli. Questa è l’(unica) priorità! O non ci si chieda da dove nasce il successo del M5S

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La responsabilità della classe dirigente del centrosinistra è aver sacrificato il rinnovamento e dunque la sintonia (del Pd) con gli italiani, sull’altare della propria sopravvivenza (politicante)

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Beppe Grillo si assuma la responsabilità propria del primo partito italiano di consentire il varo di un governo Pigi (?) votando la (purtroppo imprescindibile) fiducia e – magari! – ‘presidiando’ con suoi esponenti l’esecutivo di cambiamento. Poi il M5S (si tenga le mani libere e) decida – com’è nell’interesse dell’Italia – provvedimento per provvedimento

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Ezio Mauro: “Il Pd si è seduto sugli allori delle primarie”. No; il Pd è seduto da quando è caduto il governo Berlusconi. Perciò non s’è votato (come sarebbe stato doveroso per l’Italia oltre che per la vittoria del centrosinistra) prima

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Spiace (ma è necessario) riconoscerlo, ma il punto di caduta di ogni costruzione del centrosinistra è stata la debolezza (della campagna elettorale) di Pigi

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Berlusconi propone un governo di grande coalizione (solo) per tornare a votare (fra un anno) quando (per ciò) le condizioni saranno prevedibilmente propizie ad una sua (effettiva) vittoria

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Nella chiave dell’integrazione delle economie europee si dia corpo ad un’unica ‘ambasciata’ economica che possa coordinare/promuovere l’export dei prodotti per Cindia

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La causa del crollo dell’affluenza non sono “gli scandali”, ma l’autoreferenzialità di una Politica stanca e fine se stessa. Per il prossimo Governo prova senza appello

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Per combattere la corruzione non basta (anche qui) rafforzare le norme, ma è necessario rimuovere i burocrati che – occupan(d)o da troppo tempo le proprie posizioni (e) sono (spesso) corrotti o lambiti dalla corruzione, e – tendono a ‘deviare’ il regolare funzionamento della pubblica amministrazione

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Pigi può essere il premier che restituisce la Politica al fare, allontanandola da quello show business nel quale era declinata e s’era sterilizzata

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Il giornalismo autoreferenziale si ostina ad (ante)porre (nel fare le domande, nel ‘definire la gerarchia’) questioni politiciste. Il Pd persista – invece – nell’affermare le direttrici del progetto. Riducendole all’essenziale. Organizzandole in un racconto chiaro e ad un tempo ‘appassionato’ nella presentazione agli elettori. Per indicare (far immaginare, coinvolgendo gli italiani) la strada lungo la quale vuole avviare il nostro Paese. Nell’interesse dell’Italia

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Una breve comparsata di Monti nelle ore dello sciopero della fame di Pannella. Annunci. Poi delle carceri più nulla. Ma gli italiani che si trovano in prigione non han smesso di soffrire per la campagna elettorale

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La politica politicante è come chiusa in una palla di vetro nella quale rimbombano sempre gli stessi temi e le stesse formule (sclerotizzate). Fuori, gli italiani aspettano il ritorno della Politica (vera). Che parli delle loro vite, che indichi loro una prospettiva e (con essa) delle soluzioni

Se Grillo ha disdetto l’intervista di stasera è perché ha visto la piazza piena di Torino e non vuole contraddire la scelta di non andare in tivù proprio mentre tutti i segnali parlano di una (ri)esplosione del M5S (fondata evidentemente sul modello ‘opposto’ alla partecipazione alle trasmissioni autoreferenziali)

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Gli italiani sono sordi, sì, ma alle (vacue) affermazioni politiciste; mentre se avvertono la partecipazione alle loro vite di chi li accompagna nel (proprio!) sogno di ciò che vuole mettere in atto (con un po’ di coraggio!) per salvare e rifare grande l’Italia, sono disposti a fare una scelta che rompa la (comoda) ingessatura politicante di due/tre schieramenti contrapposti che, alla fine della fiera, mirano soltanto a conservare le proprie (rendite di) posizione

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La pretesa di fare campagna elettorale con i singoli militanti porta a porta nell’era della comunicazione e della politica mediatica chiarisce la mancata (ancora! Abbiamo un’ultima settimana) esplosione. In piazza e nelle sale dei teatri ci vanno i nostri militanti! Non parliamoci nell’ombelico

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Lo charme di Monti è crollato non appena il premier uscente ha mostrato di non essere neppure lontano parente (scegliendo di ‘scendere nella politica politicante’ mentre aveva la funzione di guidare – da figura super partes – il nostro Paese) di quegli (alti) servitori della nostra Nazione che sono Prodi, Amato, Ciampi e Padoa-Schioppa, autori peraltro dell’unico, vero risanamento avvenuto fino ad oggi. Al netto dei (soli) tagli (fatti male) da…Bondi (chiamato da Monti che non sapeva come intervenire)

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Il Partito Democratico (si) apra al M5S. Le loro istanze (civiche, democratiche) sono le nostre. Come suo primo atto Politico (lo stesso) Beppe Grillo (semplice ‘portavoce’ – dal linguaggio populista – del Movimento, portatore di una piattaforma valoriale e programmatica civica, democratica, ambientalista del tutto in linea con la nostra) tentò di candidarsi alle primarie del ’07

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Nell’agone elettorale contro il parere del presidente Napolitano che l’aveva nominato senatore a vita perché rappresentasse una figura di garanzia istituzionale che Monti, mettendosi contro (e lanciando strali ai danni de) il 90% della maggioranza che ha consentito la nascita e la permanenza in vita per tredici mesi del suo governo, ha ormai rinunciato ad essere (insieme alle – altre – prerogative da senatore a vita): cosa aspetta il presidente uscente a dimettersi?

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Lo stesso rigore con cui Monti ha informato Equitalia (sulla pelle dei cittadini), vorrebbe che ora si dimettesse da senatore a vita, carica alla quale fu nominato come figura super partes e che rappresentava tutti quale ora non è (per propria – libera – scelta) più.

Il capo di un partito (per di più portatore di un linguaggio violento. Lo stesso che Monti attribuisce agli ‘spigliati commentatori’ e ai suoi avversari) non può essere un senatore a vita (di fresca nomina. Su basi del tutto opposte a quelle della sua – rinnovata – parzialità)

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Sulla crisi non c’è (più) bisogno di “dire la verità ai cittadini”, perché (loro) la conoscono (già). Sulla (propria) pelle

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Il presidente Monti: “La sinistra garantisce la tenuta dei conti ma non sono sicuro sia l’opzione migliore per la crescita e lo sviluppo”. Di certo non è l’opzione migliore reiterare un anno di esecutivo Monti fatto di – soli – annunci e immobilismo. Da che pulpito parla il presidente del Consiglio uscente?

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No, Senatore Monti, la Politica deve, essere fatta col cuore. Con la Passione. La Politica è un moto dell’anima. Del cuore. O non è #tecnica

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L’innovazione, da perseguire attraverso cultura, ricerca e formazione può (e ‘deve’) essere la chiave della costruzione del futuro perché unisce progresso e sviluppo, destra e sinistra

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La cultura (l’istruzione, l’Educazione, la formazione) è la principale leva di uguaglianza e di competitività

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Nella chiave dell’integrazione delle economie europee si dia corpo ad un’unica ‘ambasciata’ economica che possa coordinare/promuovere l’export dei prodotti per Cindia

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Con metà dei soldi per i contributi pubblici a partiti e giornali – cioè all’autoreferenzialità della politica politicante e del giornalismo collaterale – si potrebbero ri-finanziare investimenti per milioni di euro. Cosa stiamo aspettando?

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Diamo alle persone rimaste senza una casa – in cambio (temporaneamente. In attesa che possano di nuovo ‘camminare con le loro gambe’) di un ‘tetto’ – la possibilità di rientrare nel circuito sociale/rifarsi una vita (riallacciando relazioni) dando (ad esempio. E in generale puntando a rivalorizzarne – non più assistenzialisticamente e paternalisticamente – lo spessore/ la professionalità) assistenza alle persone malate/anziane (in – quel – primo momento, anche,) a ‘costo zero’

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I magistrati non solo non tornino al loro posto dopo essersi candidati ma si possano candidare solo dopo un periodo di decantazione dalla loro attività

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Si tratta di fare capire che abbiamo per le mani un patrimonio inestimabile – le (nostre) risorse umane, eredi della più grande tradizione del mondo – e che basterebbe puntare su di esso – offrendogli gli strumenti (culturali) per la sua piena espressione. Attraverso la scuola, l’università, la formazione – per far conoscere all’Italia un immediato, nuovo Rinascimento

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Perché chiamare ‘quota Monti’ un livello di spread (287 punti base: indicati da lui come – millantato – obiettivo, ma) che con il (solo) Monti – con cui (non) c’eravamo ‘fermati’ a 500 – non avremmo mai raggiunto – senza l’intervento di Draghi?

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Bisogna dirlo, ai dipendenti delle grandi fabbriche, che se l’art. 18 c’è ancora, nel nostro Paese, è grazie al Pd, e che se Monti o Berlusconi vinceranno le elezioni verrà cancellato e per loro si apriranno le porte – in piena recessione – di licenziamenti di massa

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Il modo migliore per abbassare lo spread è far vedere che l’auspicabile, prossimo premier – Pierluigi Bersani – ha le idee chiare su dove vuol portare l’Italia

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Sulla restituzione dell’Imu il tema non è “crederci o non crederci”, ma che non è ‘distribuendo contanti’ che si affronta (Politicamente) la situazione

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L’annuncio della restituzione dell’Imu involve il classico populismo berlusconiano in una inedita forma clientelare di massa con il candidato che promette (più) denaro (“per tutti”)

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Una campagna piatta, stanca, vuota di contenuti. In gioco c’è il futuro dell’Italia! L’autoreferenzialità dei politicanti è riuscita ad allontanare dalla Politica il meglio del Paese

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D’Alema ha ragione: il Pd deve ‘svegliarsi’ – declinando il programma: un tema al giorno! Cosa stiamo aspettando (ancora)? Sono le soluzioni che interessano gli italiani! – o rischia (e, con esso, il nostro Paese)

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Giovanardi è solo la punta dell’iceberg di un apparato statale chiuso in se stesso e pronto a difendere con omertà eventuali nefandezze. Perché manca l’autorità (del ‘capo’ chiamato a responsabilizzare e guidare – ben oltre l’attuale impazzimento di schegge isolate – le forze dello Stato in nome della legge e a dare l’esempio, ovvero) della Politica

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Il Pd impieghi questi ultimi venti giorni di campagna elettorale per coinvolgere gli italiani attorno al (proprio)progetto. Sarà così – tra l’altro – che svierà l’attenzione da(lle ricadute che la stampa autoreferenziale e interessata gli vuole ‘attribuire’, di) Mps

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“Quale personaggio letterario avrei desiderato essere? Mercuzio. Delle sue qualità ammiro soprattutto la leggerezza, in un mondo pieno di brutalità, la fantasia sognante – come poeta della regina Mab – e al tempo stesso la saggezza, la voce della ragione in mezzo agli odii fanatici tra Capuleti e Montecchi. Egli si attiene al vecchio codice della cavalleria a prezzo della vita forse solo per ragioni di stile, eppure è un uomo moderno, scettico e ironico: un Don Chisciotte che sa benissimo che cosa sono i sogni e che cos’è la realtà, e li vive entrambi ad occhi aperti”.

(Italo Calvino)

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In questo Paese ‘nessuno’ fa più la propria (parte, e – cioè -) lavoro. Ognuno disperdendosi in (altre) velleità. Perché manca un (più alto) obiettivo comune. Che solleciti tutti ad una responsabilirà (individuale e collettiva). Ma è la Politica a dover indicare quell’obiettivo(-prospettiva). E non soltanto discettare di tasse

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La (nostra) economia non può basarsi (soltanto) sulla crescita (all’infinito. Della ‘bolla’ – dei consumi).

Richiede l’innovazione (a 360°. Della qualità – dei prodotti. E – ‘quindi’ – della vita delle Persone)

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La nostra scuola ha bisogno di nuovi modelli didattici ed educativi/ formativi. Su quanti mesi l’anno ‘spalmare’ insegnamento, poi, potremmo ragionare

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Stefano Boeri: “Tra le (auspicabili) prime scelte dell’(eventuale) governo Pd la legge per lo stop al consumo di suolo”. Pietra angolare della prospettiva (Politica) della riconquista dell’Italia alla Bellezza

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Pigi fa bene a lamentarsi per l’autoreferenzialità della campagna elettorale. Passi direttamente lui a declinare il solo progetto: inciderà con l’esempio (e – ‘costringerà’ gli avversari a seguirlo sul – nostro – terreno)

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Il senatore Monti, non da oggi, ha (comunque) il merito (non da poco) di contribuire (,a sua volta,) a (ri)portare la discussione sulle proposte

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Come far “capire” (o, meglio, riconoscere. A chi si dichiari riformista. E a differenza di altri, pure, provi a trovare soluzioni REALI al problema della disoccupazione nel nostro Paese, cosa per la quale non può che essere esclusivamente apprezzato) che un contratto a tempo indeterminato “più flessibile”, non è più, però, semplicemente, un contratto a tempo indeterminato? #Lavoro

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Oggi la credibilità di Monti (auto)ridottosi (?) da ‘salvatore della Patria’ (?) a demagogo taglia Irpef, Imu, Irap qualunque, tocca il punto più basso

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Se la Repubblica (a-simmetricamente al Corriere della Sera, che non perde occasione per attaccare – strumentalmente e propagandisticamente. A s-vantaggio di Monti – e di tutti gli italiani – Pigi – facendo capire che aria tira nel nostro giorn…megafonismo – in conflitto di interessi – o funzioni – e collaterale alla politica autoreferenziale – di oggi), invece di fossilizzarsi con Silvio Berlusconi, si occupasse del (nuovo! E – ‘vero’) programma del Partito Democratico, lo stesso B. sarebbe sconfitto (più agevolmente)

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Se Monti (ri)lancia la “strana maggioranza” (“Serve una grande coalizione per le riforme”) è perché, evidentemente – come B. – sente aria (nei sondaggi? Di fallimento del tentativo di azzoppare la sola forza che possa farcela – a salvare e rifare grande l’Italia -, e) di vittoria (anche al Senato) del Pd.

Il quale tuttavia deve dare tutto ventre a terra sapendo che i sondaggi, in questo ventennio, hanno sempre ‘premiato’ il centrosinistra salvo (poi s)coprire un (pur lieve) recupero della destra nelle urne (ma in tutte quelle occasioni la campagna elettorale fu molto più lunga…).
(Ma) la vittoria è a portata di mano. Bisogna prender(ce)la. Ora. Con le nostre mani (nulla, ancora, in questo Paese, viene ‘regalato’ al centrosinistra). Dando tutto. Con la massima intensità

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Ma quanto è bello il programma del Pd? Oltre ogni aspettativa. E’ un programma ‘VERO’, sentito, quasi (per questo) commovente (e il Politico.it crede che in tutto questo abbiano giocato un ruolo l’autenticità, la genuinità di Pigi – e di grandi uomini come Stefano Fassina).

Puntiamoci, non pensiamo ad altro che a promuovere ciò che sta scritto in questa Carta, finalmente non più un ‘depliant illustrativo da congresso’ (come continuano ad essere quelli – ? Chi li ha visti? – degli altri), finto, retorico, o la sommatoria di (falsi) buoni propositi a cui siamo stati abituati dai nostri programmi (im)politici degli ultimi vent’anni (come l’agenda Monti), ma una un’espressione di (vero) amore per l’Italia (e – per le Persone). Qualcosa di cui andare orgogliosi, a cui essere appassionati, e che deve diventare – appunto – (è) la principale risorsa della (nostra) campagna elettorale

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La Repubblica italiana, erede della più grande tradizione del mondo, fondata sulla più avanzata e raffinata Costituzione, è il punto più alto della Politica mondiale

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Dobbiamo cambiare mentalità. Noi italiani onesti (e responsabili) siamo i padroni del nostro Paese; lo Stato siamo noi. I corrotti, i prevaricatori, i burocrati (e – anche gli eversori fiscali, non per necessità) che agiscono contro i cittadini onesti, sono gli usurpatori, traditori della Patria anti-italiani

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Il progresso è il cambiamento nell’interesse di TUTTI gli italiani

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Un’Italia delle Persone, popolare, di tutti, consapevole della propria Storia, della propria incomparabile tradizione, della propria (possibile, di nuovo) grandezza. Questa è la Repubblica italiana. Ciò che di più alto ci sia (o possa tornare ad esserci), Politicamente, nel mondo. ‘Come’ la nostra Costituzione

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Tutte le forme di -fobia (ideologicizzata), oggi, hanno il ‘volto umano’. E’ il loro modo per ‘pervadere’ la società senza farsi preventivamente individuare e rigettare

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Vincenzo De Luca: “La campagna elettorale si è ‘dimenticata’ del Sud”. Ovvero quella metà della nostra economia (nazionale) che non gira o – de facto – non ‘esiste’, senza rilanciare la quale non potrà essere fatta ripartire la nostra economia (tout court. E – quella del Vecchio continente).
Dunque, ancora una volta, la politica (politicante) parla (‘soltanto’, autoreferenzialmente) su se stessa (Monti compreso) senza affrontare i (veri) nodi e temi (cruciali) per la costruzione del nostro futuro.

La prospettiva (per il Sud e – dunque – per il Paese), quando si vorrà riprendere il filo della Politica (vera), è questa

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“Mps? Il Pd c’entra, ha avuto una certa influenza”. La slealtà di Monti è seconda soltanto all’insufficienza delle sue ricette (?) economiche

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La (nostra) generazione, dedicandosi solo a definire le soluzioni per ricostruire il futuro dell’Italia (su cui, a cominciare dalla cultura, dall’innovazione, dalla ricerca, si ‘ritrova’ in un’ampia convergenza), vedrà un (ulteriore) rimescolamento delle posizioni di partenza in nome del bene del Paese; unendo finalmente (non già, chi mira a difendere interessi – particolari: i cosiddetti ‘riformisti’ di Monti -, ma) le persone (più) oneste e responsabili (senza più condizionamenti post-novecenteschi). A cominciare (ovviamente dal Pd, e) da – per esempio – Fabio Granata.

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Ma prima Mario Monti invita a non strumentalizzare Mps e poi dice “il Pd c’entra”? Presidente Monti, dia retta alla sua coscienza, lasci stare i consiglieri

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La tempistica con cui la vicenda Mps è (ri)assurta ai (dis)onori delle cronache (di coloro che da mesi rievocano lo spettro del pareggio del 2006) – e la denuncia dell’onesto e responsabile Vittorio Grilli che accusa una – imbeccata? – Bankitalia di avere ‘dormito’ su di una vicenda nota da tempo – ricalca alla perfezione quella del polverone (sul caso Unipol) che coinvolse l’allora segretario dei Ds Fassino (“Abbiamo una banca”), a poche settimane da un voto che tutti i sondaggi ‘da(va/)nno’ appannaggio dello (stesso) centrosinistra (di allora – ?).

Viene da chiedersi dove siano finiti, in un Paese che sembra essere teatro oggi di una (indistinta, e – per la più larga parte – sotterranea. A totale insaputa – e discapito – dei cittadini onesti) guerra per bande (o di una, banda? Magari della ‘serie’ delle varie ‘P’ – maiuscole. O minuscole? – qualcosa – ?) Politica, informazione, giustizia (e servizi segreti) che assolvano le (proprie) funzioni (comunque, ben stipendiate: 14mila euro al mese – ! Altro che Casta… – per i nostri ‘migliori’ – ? – 007) nell’esclusivo interesse della Nazione

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D’Alema (possibile) ministro, giù d’ironia: “Il nuovo che avanza”. Ma da capo della diplomazia fece bene e l’Italia non ha più avuto il ‘prestigio e la credibilità’ dei giorni dell’intervento (di interposizione) in Libano

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Immaginate, solo per ipotesi, che l’industria per la difesa abbia prodotto uno strumento in grado – adeguatamente applicato – di essere utile a fare il bene delle Persone sul piano della loro salute. Immaginate che però non si abbia alcuna intenzione di condividere le informazioni circa quello strumento perché “ci sono armi innovative di cui non si può dire” per garantire la sicurezza (?) di tutti noi.

Tutto questo, data la ‘gelosia’ con la quale gli amministratori della difesa (?) proteggono i loro ‘segreti’ – senza naturalmente che a noi cittadini comuni sia dato modo di avere neppure una lontana idea di quello che avviene nel sommerso di quel mondo – potrebbe per ipotesi accadere; magari è già accaduto in passato.

Un fatto del genere dovrebbe essere considerato morale? In altre parole: il diritto di difesa (? Ma poi, da chi?) viene prima o dopo quello alla salute dei cittadini?

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Monti ci rassicura: “Berlusconi sbaglia, non c’è pericolo comunista in Italia. Il Pd ha una storia comunista dalla quale si sta (?) affrancando”

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Gli italiani che aspettano risposte (in questa campagna elettorale, anteprima – ‘negativo’ – in senso fotografico – e non ‘contraltare’ – del governo del Paese) dalla Politica, non sono “””solo”””” coloro che non arrivano alla fine del mese, ma chi produce, coloro che, ad oggi, sorreggono sulle loro spalle l’intera economia italiana.

E che dunque consentono di arrivarci (alla fine del mese) alla ‘restante parte’ dei nostri connazionali.

E’ dunque doppiamente immorale – ‘da destra e da sinistra’ – che si continui con il teatrino (in queste ore, in versione ‘nera’) – a cominciare dalla stampa – ‘invece’ di occuparsi (o ‘mentre’ ‘anche’ ci si occupa) delle reali esigenze – e delle possibili soluzioni e prospettive – degli italiani.

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La vicenda del voto (per il momento, negato) ai nostri studenti Erasmus è emblematica della (dis)attenzione che la nostra (?) politica (autoreferenziale di oggi) riserva ai nostri giovani e, con essi, al(la ri-costruzione del) nostro futuro (unico, reale scopo della Politica vera) – ‘incarnata’, quell’indifferenza, da ogni ‘sforzo’ compiuto dalle strutture politicanti, familistiche e clientelari per penalizzare e allontanare – i migliori tra – chi studia e fa ricerca (anche – all’estero) – e, in ultima analisi, costituisce la prova (del ‘nostro’ – prevaricante – egoismo, della ‘nostra’ arretratezza, e) del ‘nostro’ provincialismo

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“#Berlusconi: Bersani non ci chiederà appoggio (evidentemente da vincitore, ndr) perché trio Monti, Casini e Fini si è già dichiarato ruota scorta centrosinistra”. (Anche) Silvio prevede la vittoria del Pd

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Che cos’è, una campagna elettorale incentrata (sulle tasse e, in particolare,) sull’Imu, se non un esempio di populismo?

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il Politico.it pensa che – in caso di vittoria – la terza carica dello Stato – la presidenza della Camera – dovrebbe essere condivisa (dal centrosinistra) con il centrodestra ed un suo esponente (auspicabilmente, giovane e donna. Nunzia de Girolamo?)

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il Politico.it pensa che Giuliano Amato sarebbe il più autorevole tra i candidati naturali alla (eventuale) nomina (che spetta solo a lui decidere se fare e su chi far ‘cadere’) di un secondo senatore a vita a cui ha diritto il presidente Napolitano in questo suo mandato

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Sapete perché accadono casi come quelli (di Stefano e) della famiglia Cucchi? Perché manca una Politica che batta i pugni su tavolo e imponga la verità a schegge (?) impazzite deliranti impunità

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Pigi è il più onesto e responsabile dei candidati in campo. Sarebbe un peccato non facesse la differenza (come può farla) declinando (esclusivamente! Sul piano mediatico) il progetto.

E’ questo che gli italiani (si) aspettano (dalla – propria – Politica) ed è questo che può far fare al (solo) Pd (che è l’unica delle forze in gioco ad avere una visione – ideologica -. Di cui ha bisogno l’Europa per uscire dalla – propria, ‘attuale’ – crisi) il salto di qualità che può (effettivamente) consentirgli di conquistare la maggioranza (anche) al Senato

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Il palcoscenico televisivo è deleterio per la Politica quando (diviene tale, ovvero,) cessa di essere un mezzo e ne diventa il ‘fine’

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La maturità di una società (in materia, ad esempio, sessuale) non può in generale prescindere dalla propria (originaria) libertà di esprimere (se stessa)

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“L’Italia è base strategica per le guerre al terrorismo in Nordafrica”.

Finché il Nordafrica sarà considerato un crogiolo di terroristi al quale muovere guerra (ferma restando la ‘guerra’ al terrorismo, presupposto di ogni civiltà), l’Europa continuerà ad essere il partner (e – l’anello) debole dell’America e declinerà progressivamente fino a ritrovarsi in una condizione simile a quella – di prossimità al fallimento – (solo) nostra attuale.

Se invece guarderemo a quei popoli straordinari e/ perché giovanissimi, come al possibile complemento della nostra tradizione, della nostra (attuale, maggiore) ‘anzianità’, come possibile co-propulsore della nostra spinta all’innovazione, l’Italia (e – l’Europa) – a cominciare dal (nostro) Meridione – potranno conoscere quel possibile, nuovo Rinascimento (e – correlativo – sviluppo) che, a lungo andare, farebbe il bene anche dei nostri fratelli (e – alleati) americani (le cui prime colonie derivarono da spedizioni esplorative europee! E la cui cultura, la cui – stessa – economia non potrebbero dunque che beneficiare di un – ravvivato – illuminismo ispirato dalle radici Cristiane – e non oscurantiste – dell’Europa – che nulla ha a che vedere con il comunismo)

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Se la crisi è economicista (totalizzazione e predominio sulla Politica) e di valori (gossip in vece dei contenuti), la risposta è nel ritorno alla Politica (vera) e alla cultura. E la culla della Politica (cristianesimo) e della cultura (illuminismo) – l’Europa (comprese le sue ‘propaggini’ mediorientali: sarebbe ora che qualcuno cominciasse a ragionare seriamente dell’ingresso della Turchia – ora! – e di Israele nel Vecchio continente, anche per favorire – la soluzione della ‘guerra’ (in)civile siriana, e – la nascita di uno Stato palestinese) – è il luogo nel quale essa potrà (elaborata. Come sta avvenendo su queste pagine. Prima che in ogni altro ‘spazio’. E sarebbe ora che lo si riconoscesse apertamente. Ed) essere offerta

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Berlusconi: “La nostra Costituzione la più bella del mondo? E’ una leggenda metropolitana”. Lo dice l”autorità’ che ha ridotto l’Italia sull’orlo del fallimento

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Chi, facendo Politica (?), parla quotidianamente di alleanze e rapporti politicisti, mostra di non aver alcuna passione per il Paese e per le Persone

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L’innovazione è, in ultima analisi, il pretesto per un (nuovo, e moderno) illuminismo, che sostituisca alla (in)cultura del gossip il piacere e la dedizione per lo studio, per la ricerca, per la cultura e che possa consentire al nostro Paese (e – all’Europa) di conoscere (sovrapponendo e ‘intrecciando’ i due filoni – storici) il proprio possibile, nuovo Rinascimento

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Vedendo un documentario sull’Eur abbiamo avuto la conferma (comunque, sconcertante) che ‘gli’ architetti (artisti) oggi praticano un concettualismo estremo totalmente fine a se stesso.

Ovvero la loro ‘arte’ (che non è tale!) non muove dal pathos, da un moto dell’anima (come tutte le forme di – vera – arte. E cultura), ma dal ‘fine’ di realizzare ‘qualcosa’ (secondo un loro – proprio per quello che stiamo per indicare – molto discutibile – potremmo dire, ‘debole’ – ‘disegno’).

Che (però), non nascendo da un’etica, è del tutto ‘svuotato’ (di senso), appunto fine a se stesso. E spesso fa a pugni (con l’ordine e) con la Bellezza

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Non come ‘scambio’, ma immaginare di far entrare congiuntamente Turchia e Israele (come qualcuno propone da tempo) nell’Ue potrebbe favorire la (ri)nascita. (Anche -) di uno stato palestinese

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Il Pd sia il partito-baricentro della Nazione. Non cerchi l’appoggio degli altri rassemblement (personalistici). Prenda atto (e raccolga) il loro consenso sulle proprie proposte (Politiche). Nell’esclusivo interesse di TUTTI gli italiani

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A Pigi che annuncia la disponibilità del Pd a stringere con Monti un ‘patto per le riforme’, va richiamato che è ora di (ri)cominciare a porre al centro del(la scena e del) dibattito (che torni così ad essere – Politico!) i contenuti, di quelle riforme (che da vent’anni vengono citate – per il – loro, solo – titolo; e mai sostanziate o spiegate a – condivise con – i cittadini), e non più (i ‘protagonisti’ – che dovrebbero tornare ad essere i – soli – nostri connazionali, e) le ‘manovre’ (e le ‘tattiche’. Politiciste) che (non) potranno (? Da sole. Come – non – è accaduto – nell’ultimo ventennio) condurre a realizzarle

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Il Pd non deve proporsi come ‘la sinistra’, ma rappresentare (se stesso come) il baricentro (della Politica e) del Paese. O butterà la (sua, grande) occasione

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La Turchia è la terra di Troia, Mileto, Rodi, Alicarnasso – per non parlare di Costantinopoli – e gli europei, sterilizzati dal loro mercato (unica cosa che gli rimanga – (in) comune), stanno ancora lì a dilaniarsi se accettarla nell’Unione?

Ma avete idea di che tradizione, di che Storia stiamo parlando?

E di che potenzialità – legata alla fertilità (culturale), legata alla possibilità di riaprire antichi canali di scambio e culturali – dunque, l’ingresso del Paese nella Ue (che fa bene, naturalmente, a porre la pre-condizione del rispetto ASSOLUTO dei diritti umani e civili), porta con sé?

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“#Berlusconi: importante è che ci sia un unico partito ad ottenere la maggioranza e andare al governo”. L’endorsement di Silvio per il Pd

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La televisione, leva della manipolazione e della subordinazione del popolo italiano negli ultimi trent’anni, può diventare, all’opposto, il più efficace strumento per la sua liberazione.

La vita delle Persone non può attendere all’infinito. Cosa stiamo aspettando (ancora) per ‘restituirla’ ai nostri connazionali e dunque per ricominciare ad usarla per il (nostro, stesso. In tutti i sensi) bene?

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Qual è il filo logico che (non) segue chi si definisce membro del ‘popolo della vita’ (?) e sostiene di essere il più fedele interprete del pensiero di Gesù, e nega ad un tempo a due persone (“Ama il prossimo tuo come te stesso”. “Tutti gli uomini sono uguali”) che si vogliono bene la possibilità di sposarsi (ed – essere riconosciuti, nel loro essere coppia, dalla società,) e di dare ad un bambino quell’amore che chi non lo nutre nei confronti degli altri (come loro), non potrà mai offrire a nessun figlio (naturale o legittimo che sia)?

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Il Corriere, pur di non veder vincere la Sinistra, s’inventa una rimonta del Berlusconi che fino a pochi giorni fa definiva ‘irresponsabile’

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Darci l’obiettivo di innovare per ricreare un clima (culturale. Nuovo), ricreare un clima (grazie a quel ‘traino’-obiettivo) per tornare a scrivere pagine di Storia

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Il centrosinistra ricordi che senza Romano Prodi non esisterebbe. E probabilmente neppure la segreteria Bersani. Il che non è necessariamente un merito (di Prodi).

E che è il due volte presidente del Consiglio – non altri – la personalità che più ha dato – disinteressatamente e generosamente – al nostro Paese (pure) negli ultimi vent’anni

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Mentre tutti aprono con la ‘battaglia’ Monti-Berlusconi (Pigi: n.p.), il Direttore De Bortoli ha l’autorevolezza di parlare (proseguendo – peraltro, non da oggi – nel solco della svolta che tentò di imprimere – per il resto, senza grandi ‘emulatori’ – al giornalismo collaterale alla politica autoreferenziale quand’era alla guida de Il Sole 24 Ore) dello stato (dei conti) degli italiani. Sincero apprezzamento

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Curiosa la nuova categoria del ‘fact checking’: ma se non consiste (in senso ampio) in questo, il giornalismo, in cosa dovrebbe consistere?

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Perché il presidente del Consiglio, sentiti gli altri candidati premier, non assume un provvedimento per il trasferimento (intanto) dei carcerati ancora in attesa di giudizio (il 40% del totale della ‘popolazione’ carceraria!) – per reati non gravi e a basso tasso di pericolosità sociale – nelle ex caserme dismesse – sufficienti per detenuti-che-non-dovrebbero-essere-tali di quella ‘portata’ – che allevi immediatamente le condizioni di vita nelle nostre prigioni e mostri che la Politica, ‘anche’ in Italia, non serve solo al perseguimento di personalismi e altri interessi (particolari), ma a migliorare (concretamente) (il grado di civiltà del nostro Paese e, dunque,) la (possibile) ‘qualità della vita’ degli italiani?

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Pg capisca che Monti non è né un ‘compagno’, né di sinistra (ma di destra), né un (nostro) alleato: è il candidato dei poteri forti (per usare un eufemismo). Quindi contro chi combatte è chiaro, non da oggi.

E capisca che il Pd, quindi, tanto più così, non deve chiedere l’elemosina a Monti (che, comunque, ringrazierebbe e non gliela farebbe). Ma esclissarlo mediaticamente e Politicamente (riportando al centro della scena i – nostri, soli – contenuti)

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Pigi continua a coniugare i verbi al futuro, parlando della campagna elettorale: “Renzi andrà in tivù”, “Tutti faranno la gara sul Pd”, ma non si è accorto che ‘la gara’ è già cominciata (da un pezzo!), e che il Pd, non rendendosene conto – e non essendosi ascoltata ancora una sola delle ‘nostre proposte’ (escluse auspicabilmente patrimoniali e altre forme di tassazione varia) – rischia (tutt’oggi) di “perderla” (ovvero di non riuscire a vincerla)

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(Anche) oggi Repubblica apre con il chiacchiericcio politicante, mettendo di spalla carceri&disoccupazione. Ecco perché l’Italia è in crisi

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Visto il tasso di (mancato) rinnovamento (delle leadership), la (Terza) Repubblica non (ri)nascerà prima della legislatura successiva (alla prossima)

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Lo strano senso di Monti per la concorrenza: libera e sfrenata quando riguarda (gli altr)i più deboli, ben controllata e tarpata (nelle ali) quando riguarda lui

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Monti: “C’è chi soffoca meccanismi crescita”. Ad esempio quei presidenti del Consiglio che, in piena recessione, colpiscono il potere d’acquisto delle famiglie facendo così crollare i consumi del -2,9%

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La situazione non è esattamente quella del 2006. Allora il centrosinistra (che non aveva comunque il Pd) partiva sconfitto (de facto) nelle regioni in ‘bilico’.

Perciò la maggioranza composta da Pdl e Lega approvò (contro – non solo il parere del-l’opposizione. A ormai poche settimane dal voto) il Porcellum (che, al Senato, assegnando i premi di governabilità su base regionale, consentiva di ‘approfittare’ di quegli specifici rapporti di forza).

Ora in quelle regioni (a meno che non ci sia – totale – incertezza) il centrosinistra (che avrà il traino, in Lazio e Lombardia, di Ambrosoli e Zingaretti) è ‘avanti’. E può – e, dunque, deve – puntare, stavolta, a vincere (ovunque)

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Il vero intento di chi dice di voler ‘superare il dualismo nel mondo del lavoro’ è creare una (nuova) generazione di lavoratori (tutti) non garantiti

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il Politico.it adora Galli della Loggia che è oggi il migliore, più autorevole perché più acuto, onesto e responsabile, commentatore italiano

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Il modo migliore per non dare adito ad appelli incrociati, recriminazioni, rimessa in discussione dell’esito delle primarie, sarebbe stato farle (aperte e) vere. Senza il listino di candidati ‘più uguali’ degli altri

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Mentre Monti presenta “il simbolo”, il nostro tessuto di piccole e medie imprese (per non parlare della grande industria) ancora attende (dal presidente del Consiglio – in carica) una strategia (per la crescita e – cioè -) per l’innovazione

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Il Pd non deve ‘chiedere rispetto’ (trasmettendo un’immagine di debolezza), ma imporre la propria primazia e/ attraverso l’affermazione delle proprie (?) Politiche

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Il vero leader Politico dà ragione ai cittadini di fidarsi di lui (ciecamente) e ad un tempo ‘educa’ a non farlo (criticamente). Grazie alla Cultura

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Mandiamo in televisione le ragazze e i ragazzi – brillanti – usciti vincenti dalle primarie per i parlamentari. Faranno da soli 4-5% in più

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Nella società del marketing e panmercatista, financo i premi Nobel sono ridotti alla stregua di marchi ‘di grido’: Stiglitz, Krugman, Bauman. ‘Vendono’ (o sono riciclati per l’)immagine, non idee

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Da quando è ‘salito’ (ora si capisce in che senso) in Politica, Monti ha già avuto modo di ‘ironizzare’ (“sottilmente”, sottolinea – a sua volta – degnamente – rispetto alla (im)propria propaganda – un quotidiano amico) sulla “comprensione mentale” delle parole di Berlusconi e sulla “statura” (accademica! Ecco la ‘sottile’ ironia) di Brunetta: ecco la (vera) natura del “leader dei moderati” e della borghesia illuminata del nostro Paese. Degna delle sue spinte più retrive (e – conservatrici)

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Ma perché la nostra stampa, invece di andare ad intervistare (per esempio) qualche intellettuale, qualche scienziato, (sui contenuti,) o anche uno degli italiani che oggi, mentre noi ci godiamo il caldo e la comodità delle nostre vite e delle nostre case, tira avanti (? Se, ben lungi dall’essere ‘debole’, riesce a farlo) in condizioni di semi-indigenza (da terzo mondo. E non è un’iperbole, per chi non se ne fosse accorto),‘sente’ (rilanciando peraltro una frase che dev’essere una specie di messaggio in codice :) Nel 2013 della rete e della trasparenza) ancora uno come Licio Gelli, che da quarant’anni rema (insieme ai suoi sodali) contro la nostra democrazia e il nostro benessere?

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Detto degli inaccettabili voltagabbanismo e slealtà (nei confronti dell’uomo politico più leale di oggi: doppio motivo di contrizione), lo sforzo (almeno, dichiarato: lo aspettiamo alla prova dei fatti. Gli stessi mancati in questo anno di governo) di Monti di spingere perché (tutta) la politica italiana torni ad occuparsi di contenuti e a dividersi sulle idee (e non sui personalismi. Ovvero il contrario di quanto sta avvenendo con lui), (promana, in qualche modo, dalla nostra battaglia ‘storica’, ed) è (sinceramente) apprezzabile

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Mentre Monti e Casini registrano la loro unione (politicista) per per perseguire meglio (insieme) i propri interessi (personalistici e particolari. Fino a nuova opportunità), in tutta Italia gli italiani hanno potuto votare i (soli) candidati al Parlamento del Pd

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La ’doppia morale’ di Casini che fino a poche settimane fa pendeva dalle labbra di Bersani da cui confidava di avere posti e potere (di veto) partecipando alla maggioranza (Democratica) e al (suo) governo, e che ora fa sapere che per l’Udc Bersani premier non è una soluzione praticabile, è (in)degna soltanto della (stessa) slealtà del suo (nuovo! Fino a che non si presenterà una migliore opportunità: stia attento lo stesso Monti – e viceversa) candidato

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Ogni volta che Monti ha avuto bisogno di una ‘registrata’ alla maggioranza che ha consentito la nascita e un anno (fallimentare) di suo governo (senza il quale Monti non avrebbe oggi la visibilità che smania di ‘spendere’ nell’agone elettorale), ogni volta che l’esecutivo (inconcludente) dei professori è stato (più volte, quest’anno) a rischio caduta, pare abbia ricevuto a Palazzo Chigi non ‘le idee’ (con cui ora dice di ‘stare’, rispondendo alla critica di Bersani che gli chiede conto del suo improvviso voltafaccia nei confronti del Pd che lo ha sostenuto lealmente nonostante il bilancio deficitario del suo esecutivo) ma lo stesso (leale, a differenza di lui) Bersani. Ai maligni che glielo fanno notare, Monti dice di essere stato (allora) frainteso

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Il presidente Napolitano ha fatto riferimento, nel suo discorso, alla chiusura delle ‘case degli orrori’ degli ospedali psichiatrici criminali (anche) nel nostro Mezzogiorno. Quello che forse Napolitano (e molti italiani) non sa, è che c’è una pattuglia di esponenti politici – alcuni nomi: Carlo Ciccioli, Massimo Polledri. Costoro addirittura nella scorsa legislatura presenti in Parlamento. Senza naturalmente essere passati per il voto degli elettori – che propongono una riforma della legge Basaglia che sancirebbe la riapertura dei manicomi (non solo per i casi criminali, ma) per le persone (comuni). Cinquant’anni più tardi la conquista (di civiltà!) della loro chiusura.

Medici (?) opportunisti e politicanti autoreferenziali che tendono a ‘curare’ soprattutto (gl)i (im)propri interessi (personalistici e particolari). Anche nello svolgere la loro funzione di legislatori (?). Nella quale non dovrebbero mai dimenticare di rappresentare – al contrario – il popolo italiano.
Spesso a discapito della salute dei pazienti. Da persuadere che la soluzione ai propri problemi – di solito, legati alla degenerazione, sì, ma di una società ostile – alle persone più fragili – che genera simili ‘mostri’ – giuridici – stia nell’(ab)uso nella somministrazione di farmaci o in altri strumenti (talvolta di dubbia legittimità. Spesso, all’insaputa dei cittadini) del loro ‘potere’ – fine a se stesso.
Come, nel più generalizzato anelito ad un ritorno al medioevo (della legge) perpetrato dalla parte più retriva ed oscurantista del Pdl (bastano i respingimenti dei migranti in mare, causa di morte – talora – anche di donne incinte e bambini, per dimostrarlo?), la riapertura dei manicomi. Per loro stessi(?)

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Il più Alto, denso e capace di abbracciare – con cognizione e lungimiranza – ogni nostra, attuale priorità, tra i discorsi di Giorgio in questi sette anni. Ciò significa che in questo tempo l’(intera) Politica (italiana) è cresciuta, e che si sta scuotendo dall’apatia che l’ha caratterizzata nell’ultima fase; una ‘semina’ (di rivitalizzazione, idee, moralizzazione) della quale presto cominceremo a raccogliere i primi frutti (e che la porterà, nel giro di qualche anno, a riappropriarsi della sua legittimità, moralità, autorevolezza e – conseguente – autorità – che è cosa ben diversa dall’autoritarismo. Anzi, ne costituisce l’esatto opposto)

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Il “progressismo” di Monti è quello che investe gli interessi (d’una parte). Il (vero) progressismo è quello che riguarda la vita delle Persone

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“Che cos’è il pensiero progressista se non questo?

E’ la direzione consapevole e democratica, quindi non autoritaria, non repressiva, nei processi economici e sociali con il fine di uno sviluppo equilibrato, della giustizia sociale e della crescita del livello culturale dell’intera umanità”.

Enrico Berlinguer

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Con oltre 11mila preferenze Stefano Fassina è stato, pare, il più votato tra i candidati alle primarie del Pd.
La conferma che la Politica che fa la (vera! Sul lungo periodo e per i – grandi – cambiamenti) differenza (e capace di incontrare lo – spassionato – consenso degli italiani), è quella onesta e al servizio (disinteressato. A costo di andare sempre contro corrente e di dover pagare un prezzo sul piano individuale. Ma, alla fine, vincendo) delle Persone

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La Sicilia – la terra del sole – può diventare (anche) il laboratorio di un nuovo tipo di insediamento (produttivo e di ricerca) integrato con i suoi (stessi) impianti di rimodulazione dell’energia (solare, eolica, ecc.), tali da renderlo autosufficiente e (il più possibile, anche da un punto di vista visivo – coniugando possibili linee costruttive che scongiurino lo sviluppo senza criteri e fine a se stesso degli anni cinquanta) a impatto (ambientale) zero

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Proponiamo una moratoria della formulazione ‘scendere (o salire) in campo’ riferita alla Politica che è un tutt’uno con la personalizzazione autoreferenziale che l’ha sterilizzata (e resa inutile. In senso tecnico)

Gli operai per Monti, lista Monti al 20%, no al 28. Quando la stampa – collaterale all’autoreferenzialità della politica politicante – capirà che la propaganda (ingessante la democrazia) perpetrata in questi mesi a vantaggio del premier (contro ogni dato di realtà), rischia di arrecare un danno gravissimo al nostro sistema democratico e di essere destabilizzante per la stessa tenuta (futura!) delle nostre istituzioni, cercheremo (come già in questi mesi) di contribuire a far sì che non sia ormai troppo tardi

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Pigi era già stato avvertito che la (sia pure, nobile) lealtà nei confronti del premier (sleale) non (gli) avrebbe portato nulla di buono (al Paese).
Ora Bersani deve sapere che ciò potrà venire, al contrario, solo dal mettere in campo (prepotentemente! Sul piano della comunicazione) il racconto delprogetto del Partito dell’Italia.
Per il nostro Paese, e (prima, gigantesca differenza – da rivendicare! Spiegando chi, tra le parti in campo, è con le Persone – anche per non farsi ‘sfilare’ – demagogicamente – gli operai che Monti voleva consentire di licenziare – e privare tout court del lavoro permettendo – senza che l’esecutivo proferisse parola, anzi, sostenendo ne avesse “tutto il diritto” (a condizione di pre-dominare il mercato – ?) – a Marchionne di trasferire i propri stabilimenti all’estero – e chi con quei poteri – forti – che aspirano a continuare ad esercitare la propria golden share – segreta – sul nostro gioco democratico ‘aggirando’ – o, meglio, ‘anticipando’; e, poi, ‘orientando’ – attraverso la propaganda dei giornali ‘amici’ – le ‘scelte’ – ? – dei cittadini) non per se stesso o per i(m)propri interessi (particolari)

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Una delle prime scelte che il futuro (speriamo) governo di sinistra dovrà fare, è praticare un (sano) spoil system (ri-attribuendo i ruoli, naturalmente, a persone ‘disposte’ ad agire nell’esclusivo interesse di TUTTI gli italiani scelte mediante concorso o comunque sulla base di criteri di merito) con tutti i burocrati (una parte dei quali, corrotta, ‘tende’ a deviare il funzionamento della macchina statale a proprio – e degli – im-propri – interessi – dei loro ‘affiliati’ – vantaggio), con tanta più totalità e pervasività, quanto maggiore sia il livello di opacità delle (loro) funzioni che oggi (non) vengono svolte (correttamente e ‘democraticamente’)

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Monti predica “concorrenza”. Ma concorrenza fa pensare ad un mercato. Un premier è (invece) leader di un Paese. E un Paese – ovvero una comunità di Persone – (ri)chiede (anche) conciliazione, (vera! E non – soltanto – ‘formale’) concordia, collaborazione

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il Politico.it pensa che Giuliano Amato sarebbe un ottimo, futuro presidente del Senato

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Torniamo a porre la domanda al presidente del Consiglio: perché, il governo del risanamento (per questa stessa ragione – come minimo – incompiuto!) dell’Italia, non ha pensato (come lo invitava a fare il – suo – ministro dell’Economia Grilli) di assumere misure drastiche – una tantum – per l’abbattimento del debito (senza il quale ogni operazione di riduzione del deficit, tanto più se non accompagnata da un’azione organica e complessiva per rigenerare la crescita, non potrà che – a lungo andare – essere vanificata e – non arrivare a buon fine)?

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La Sicilia – la terra del sole – può diventare (anche) il laboratorio di un nuovo tipo di insediamento (produttivo e di ricerca) integrato con i suoi (stessi) impianti di rimodulazione dell’energia (solare, eolica, ecc.), tali da renderlo autosufficiente e (il più possibile, anche da un punto di vista visivo – coniugando possibili linee costruttive che scongiurino lo sviluppo senza criteri e fine a se stesso degli anni cinquanta) a impatto (ambientale) zero

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Continuiamo a non trovare opportuno (per il bene dell’Italia e non di una strumentalizzazione – particolare) che D’Alema e Veltroni lascino il proprio impegno parlamentare

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Solidarietà a Vendola per l’attacco ‘subito’ (?) da Monti.

‘Conservatore’ (nell’accezione montiana): chi si oppone a quanti, per difendere i (propri) interessi (particolari), mirano a strumentalizzare (a proprio piacimento. Potendo contare, come aspira a poter fare Marchionne endorsando per lui, anche su un governo compiacente che immagina di abolire l’art. 18 e consente alle aziende di trasferire i propri stabilimenti all’estero senza nemmeno proferir loro commento) la vita (di – tutti – gli altri)

I ‘montiani’ (?) del Pd (a proposito: visto che l’agenda è un’invenzione? Quella ‘vera’, fatta – solo – ora da Monti, sarà on line tra qualche giorno): attenti; per un(malriposto) desiderio di legittimazione (‘politica’. Risalente al complesso di inferiorità del – fu – Pci) – e – correlativo – abbaglio – rischiate di sacrificare l’unità delle forze oneste e responsabili che hanno il solo desiderio di fare l’interesse esclusivo di tutti gli italiani, ad una (falsa) illusione di autorevolezza che mostrerebbe le corde quando ormai fosse troppo tardi (per – intanto – i lavoratori. E, attraverso di loro, il nostro Paese – tutto)

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Siamo tutti d’accordo sui futuri ‘Stati Uniti d’Europa’. Allora evitiamo di alimentare un sentimento anti-tedesco che rischia di allontanarli

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La riforma Monti-Fornero sulle pensioni ‘scintillante’? 100, 200, 300 mila persone rimaste senza stipendio né pensione, non sono un ‘incidente di percorso’, ma una vera e propria falla (nell’unica riforma che il governo Monti abbia portato a termine).

E tradiscono un ‘modello’ (Politicamente discutibile): quando non si riescono a far quadrare i conti (in tutti i sensi), basta tagliare un po’ di soldi. Alle Persone (rigorosamente. Più deboli)

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Falcone e Borsellino non sono morti ‘solo’ nell’impegno per sconfiggere la mafia, ma in quello per presidiare la nostra libertà e consentire la modernizzazione dell’Italia

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C’è questa idea dell’”entrata in politica” come di un arrivo messianico. E che finisce per non esserlo proprio quando si annuncia come tale

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Il centrosinistra non deve dimenticare che il suo primo (strategico. Per il bene dell’Italia) obiettivo è ‘permettere’ l’elezione di Romano Prodi a presidente della Repubblica

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Per chi non avesse capito, la (vera) ragione della sfiducia (in potenza) al governo Monti è la ‘minaccia’ – tra legge elettorale e ad hoc – alla candidabilità dei corrotti nel Pdl (che, al momento, persiste! In quanto il decreto dovrà comunque essere approvato dal Parlamento. Un Parlamento che, nonostante le rassicurazioni di La Russa, farà – per parte della destra – ne siamo certi, di tutto per affossarlo).

Ancora una volta, non NEL (nostro) interesse (dell’-intero-Paese), ma PER UN (im-proprio) interesse (illegittimo e particolare)

(6 dicembre 2012)

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Quando capiremo che lo spread (peraltro, ‘scostante’) non è l’unico indicatore dello stato di salute dei conti, che sono tutt’altro che in sicurezza?

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Berlusconi fa cadere il governo per andare a votare prima. Poi dilata i tempi di approvazione del ddl stabilità per andare a votare dopo. Le nostre istituzioni non possono essere lasciate – da chi ha il (vero) potere (e la responsabilità!) di prendere una decisione – in balia delle ‘voglie’ dello stesso gruppo parlamentare che – sostenendo la gestione allegra delle nostre risorse pubbliche da parte degli esecutivi presieduti dal Cavaliere – ha ridotto l’Italia sull’orlo (della – sempre maggiore – povertà e) del fallimento

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Il Pd, in quanto partito che incarna l’area più onesta e responsabile della nostra Nazione – e dunque come ‘partito dell’Italia’ – ha il compito – il dovere – riportando la Politica a fare l’(esclusivo!) interesse di TUTTI gli italiani – nel rimettere i contenuti e le – conseguenti – scelte – insieme alte e concrete – per la costruzione del nostro futuro, davanti ad ogni personalismo o perseguimento di interesse (particolare) – di puntare a riportare al voto (per sé e dunque per – il bene del-l’Italia – in primo luogo) quel 40% di cittadini (seri e dediti agli interessi del nostro Paese) che negli ultimi vent’anni hanno preferito astenersi

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Detto dell’opportunità (sistemica) di una ‘normalizzazione’ (in chiave europea) del centrodestra italiano, il Pd non deve (comunque) occuparsi (troppo) dell’alternativa (a se stesso).

L’obiettivo del partito dell’Italia deve essere ‘occupare’ (democraticamente) la scena politica italiana (senza porsi preventivamente limiti di rappresentatività) offrendo se stesso come baricentro e come guida onesta e responsabile che, per questo, tenderà a fare il bene di TUTTI i nostri connazionali – sia delle persone (cosiddette) ‘più deboli’ sia di quelle (già adesso) abbienti: come oggi, molto più di un tempo, abbiamo la possibilità di contemperare – dandosi ‘semplicemente’ l’obiettivo di salvare e rifare grande l’Italia.

Se gli italiani decideranno che ‘non c’è alternativa’ (alla sua – sempre più ‘centrale’ – offerta), nessuno – almeno a sinistra. Ma, probabilmente, non solo – se ne potrà dispiacere

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Il centrosinistra a Roma non cerchi qualcuno che stia “simpatico a Sel ma può raccogliere anche i voti del Centro cattolico”, ma una personalità che abbia un’idea, un progetto, per restituire a Roma – stiamo parlando di Roma, in potenza la più nobile e grande città del mondo – la (propria) dignità e una prospettiva (di rinascita. Nel solco della propria – incomparabile – Storia)

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Ma alle autorità che avrebbero dovuto vigilare (e praticare, come minimo, la propria moral suasion) sulla transizione (durata oltre ogni possibile livello di sopportazione – civile) alla Regione Lazio (ostaggio – a tutt’oggi! Ma per colpa ‘nostra’ – del delegittimato presidente Polverini), pare possibile che un corrotto (Fiorito) che ha sperperato i (nostri!) soldi (guadagnati e messi a disposizione della comunità, spesso, con grande fatica e sacrifici – da parte di tutti noi), dopo essere stato riconosciuto (per sua stessa ammissione!) responsabile di quel tradimento (nei confronti degli italiani), firmi soltanto oggi – due/ tre mesi dopo – le dimissioni da consigliere regionale, essendo nel frattempo finito in carcere e avendo continuato (ciò nondimeno) ad incassare lo stipendio (e, potenzialmente – ? – ad esercitare il proprio potere – sulla vita dei cittadini in Lazio)?

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Dopo cinquant’anni di sviluppo (?) senza pianificazione, e la riduzione di Roma (e Milano) nella condizione (indegna della loro bellezza – originale) di oggi, è ora che la Politica si assuma la responsabilità di restituire uno stile, e una prospettiva (unitaria), alla (ri)costruzione delle nostre città.

Puntando a ricreare qui, nell’Italia (già) rinascimentale di (tra le altre) Firenze, Ferrara e Ravenna, il modello dell”urbe’ del futuro.

Senza più consumare territorio; demolendo e rielevando – in tutti i sensi – in nome di una rinnovata concezione del mondo in cui siano le Persone, e non più i mezzi (produttivi o di trasporto – di per se stessi), il cuore di ogni nostro progetto (urbanistico e non), i concentrati ‘palazzinari’ (per intanto) delle nostre capitali

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Guardarsi da(l dare peso a)gli “antichi pregiudizi” di chi parla (ancora) di un “centrodestra” e “della sinistra”

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Dice bene il presidente di Confindustria Squinzi: in campagna elettorale si sta discutendo di tutto tranne che di Politica (e – di Italia). Non si farà uscire così il Paese dalla crisi

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Montezemolo ha ragione: chi rinuncia alla ricerca rinuncia al proprio futuro. E, al tempo stesso, molte delle nostre aziende (come aveva rilevato, tempo fa, anche il presidente Prodi) sono troppo piccole per poterla fare – ‘efficacemente’ – da ‘sole’. A questo ‘problema’ si risponde in due modi: puntando a ricostruire una filiera tra scuola, università/ formazione, ricerca e, appunto, tessuto imprenditoriale, facendo sì che la sinergia tra imprese e università compensi la minor ‘portata’ delle (piccole) aziende; e, al tempo stesso, favorendo la (ri)costruzione di filiere (e la fusione) tra le stesse imprese (anche – a livello europeo) per dare loro la possibilità di fare ricerca (insieme) e avviare progetti (di innovazione) in grado di rappresentare (per la loro dimensione e ambizione) i capisaldi attorno ai quali rifondare la nostra intera economia.

Questo, e non (solo) il (continuo) ricorso a soluzioni di ingegneria (finanziaristica o bancaria) come il (pur importante – anche ai fini della costruzione Politica unitaria del Vecchio continente) dispositivo di controllo ‘centrale’ sulle banche, è il modo (concreto! E, per questo, urgente. Incomprensibile, anche alla luce della pressoché trasversale condivisione, qualsiasi – ulteriore – ‘rinvio’ di un intervento in questa direzione. A cominciare dal – pur ‘sfiduciato’ – governo italiano) attraverso il quale far uscire dalla crisi l’economia europea

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Teniamoci stretto il modello parlamentare. Per contemperare l”arbitrio’ di un presidente della Repubblica eletto direttamente il nostro Paese non ha (ancora) sufficienti anticorpi

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Le primarie per i parlamentari – nuovo gol della leadership Bersani (purché siano ben organizzate: no a soluzioni frettolose; no all’obbligo di raccolta firme che – tanto più in tempi tanto ‘stretti’ – rischia di penalizzare i candidati ‘nuovi’ e ‘senza clientele’ a vantaggio di – non democratiche, e tali da contraddire lo spirito stesso delle primarie – rendite di posizione; sì invece ad un filtro – più democratico della raccolta firme – per evitare la candidatura di persone di dubbia affidabilità rispetto alla loro appartenenza all’area Democratica) – possono rappresentare il grimaldello per conquistare (al – solo! – Pd) una (larga) maggioranza (com’è noto i seggi vengono attribuiti – proprio – su base territoriale-regionale) anche al Senato (garantendo alla prospettiva di cambiamento per il bene – esclusivo! – del nostro Paese che il – vero – partito della Nazione incarna, una solida, e inscalfibile, base parlamentare)

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Un rapporto Usa prevede il declino per invecchiamento dell’Europa in vent’anni. Il tasso di ‘invecchiamento’ è sempre legato alle aspettative e al dinamismo di una società. Se questo avvenisse, la responsabilità sarebbe delle nostre attuali classi dirigenti che – invecchiate loro per prime – non ‘consentono’ più all’Europa di guardare (con fiducia) al (proprio) futuro. Motivo in più per (puntare sull’innovazione – che, torniamo a ripeterlo per l’ennesima volta, non è soltanto ‘tecnologica’, ma ha a che fare con l’atteggiamento complessivo della società – e darci così una scossa, e) aprirci a(i popoli giovanissimi de)l Nordafrica (che possono contribuire allo ‘svecchiamento’ – in tutti i sensi – della Ue)

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Monti: “Il nostro spread è diminuito di più di quello della Spagna. Merito del mio governo”. No; merito della maggiore ‘attenzione’ della speculazione internazionale sull’Italia, per cui il maggior ‘sollievo’ per l’introduzione dello scudo lo abbiamo avuto noi. E dei nostri fondamentali (e correlativo potenziale, che conta, nella scelta degli investitori di puntare o meno su di un Paese – anche se la nostra classe dirigente, al momento, mostra di ignorarlo – in tutti sensi – completamente: Piccoli, famiglie, incomparabile tradizione culturale: noi siamo l’Italia!), per i quali il nostro differenziale spuriato delle ‘febbri’ sui mercati è strutturalmente più basso rispetto a quello dei nostri cugini iberici

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Perché il governo, con l’avvallo del capo dello Stato, non procede – comunque – al varo di una nuova legge elettorale (collegi, impianto che consenta scelta chiara da parte degli elettori e governabilità)? Il punto non è “solo” (!) ripristinare (alla radice) la nostra democrazia restituendo ai cittadini la loro sovranità (assegnata dalla Costituzione: la legge Calderoli non è ‘solo’ ‘una porcata’, ma, per come la giudichiamo noi, una legge non costituzionale, prevedendo la Carta il diritto di scelta da parte del popolo italiano dei propri rappresentanti – e legislatori! – in Parlamento), ma anche scongiurare un rinnovo delle Camere che – secondo i desideri di Berlusconi – possa avvenire sulla base di interessi (particolari), e non attraverso l’esercizio del diritto di scelta degli italiani. Perché – lo ripetiamo – il Parlamento non è il “paese dei balocchi”, ma la sede del potere legislativo; l’organo erede del Senato romano; il luogo nel quale si fanno le leggi (dalle quali dipendono il bene dell’Italia e le vite di tutti i nostri connazionali!). E rimandare di altri cinque anni il momento nel quale la politica italiana prende atto di tutto ciò e riporta al suo interno dei veri legislatori (facendo sì che tutti debbano sottoporsi al giudizio, nel confronto – diretto – con un altro candidato, degli elettori), ci parrebbe molto poco responsabile e ben poco foriero di possibile, rinnovato “credibilità e prestigio” per la nostra Nazione. Lì, e non altrove, sta il cuore (come si è visto anche in queste ore) di ogni questione

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La ‘ordinata chiusura’ sia breve (per come la vediamo noi, è già stata sufficientemente – e inutilmente – ritardata).

Gli italiani sono stanchi (e non riescono più a sopportarne le conseguenze – sulle LORO vite!) di una politica che si occupa (solo) di se stessa (possibilmente, in un ‘salotto’ televisivo).

Come inevitabilmente – per colpa di Berlusconi. Che può esercitare però la propria golden share perché, ancora una volta, non si è ritenuto doveroso togliergli il pallino del gioco. Così come accadde con il conflitto di interessi – sta avvenendo (anche. Soprattutto?) in queste ore

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Per chi non avesse capito, la (vera) ragione della sfiducia (in potenza) al governo Monti è la ‘minaccia’ – tra legge elettorale e ad hoc – alla candidabilità dei corrotti nel Pdl (che, al momento, persiste! In quanto il decreto dovrà comunque essere approvato dal Parlamento. Un Parlamento che, nonostante le rassicurazioni di La Russa, farà – per parte della destra – ne siamo certi, di tutto per affossarlo).

Ancora una volta, non NEL (nostro) interesse (dell’-intero-Paese), ma PER UN (im-proprio) interesse (illegittimo e particolare)

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Ma di chi è la colpa se siamo ancora in balia del Cavaliere? Nostra, che non abbiamo tempestivamente tolto la sede del nostro potere legislativo dalle sue mani (e alla sua maggioranza composta – anche – di molti gaglioffi)

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L’uguaglianza si ‘ottiene’ indicando a tutti un più alto obiettivo (che superi – in ‘attrattiva’ – gli interessi – di ciascuno – e) che richieda – per essere raggiunto – la declinazione del merito nella collaborazione

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Se i partiti non trovano un accordo (confermando il loro interesse – autoreferenziale), il presidente Monti intervenga e promuova per decreto una nuova legge elettorale che – attraverso la reintroduzione dei collegi, (magari anche delle primarie! Nessuna regola dice che per raggiungere, finalmente, la – nostra – modernità si debba giocoforza aspettare – i comodi dei politicanti, e – un’altra legislatura,) un impianto che favorisca la chiarezza delle scelte e la governabilità e regole stringenti per la candidabilità (torniamo a ripetere che ‘candidato’ deriva da ‘candidus’, che significa bianco, dal colore della toga che i senatori di Roma indossavano a riprova delle loro Alte onestà e responsabilità!) – ristabilisca la democrazia nel nostro Paese.

Non possiamo permetterci – non possiamo accettare! – lo sfregio di altri cinque anni con il nostro Paese in balia di un Parlamento – il luogo nel quale si fanno le leggi! – popolato (anche) da corrotti e i cui membri siano stati nominati da coloro che hanno ridotto – in trent’anni – l’Italia sull’orlo del fallimento

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Repubblica: “Spread giù, Monti brinda”. Al successo delle politiche di Draghi. E si sente subito legittimato a riparlare (“Mi avete frainteso”) di privatizzazione della sanità

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“Costretto a rivolgersi ai centristi presidiando il territorio di sinistra”. Dopo le primarie (e i sondaggi al 34%), Pigi Battista ha fretta di ricacciare il Pd nella sua riserva indiana

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Tutti chiedono “più risorse” (per i – propri – settori). Ed è vero che tocca alla Politica assicurarne (facendo funzionare il sistema) una (sempre maggiore) disponibilità.

Ma un po’ di assunzione di responsabilità (da parte di ciascuno di noi) per la sostenibilità (per la tenuta complessiva. Non solo dei conti) delle (specifiche) voci di spesa (e dunque per una migliore efficienza di ogni singolo ‘comparto’) andrebbe auspicata (da parte di una – stessa – Politica che avesse rinunciato ad ogni tentazione – al – facile – accomodamento e – al compromesso)

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Quando, nel suo discorso dopo la vittoria, Pigi ha fatto riferimento al suo programma di andare in Libia, nelle prossime ore, perché “l’Italia deve recuperare il suo profilo (di leadership) nel Mediterraneo”, i rappresentanti della stampa moderata in un importante studio televisivo hanno (sbarrato gli occhi e) cominciato a farfugliare (nervosamente) delle difficoltà che il centrosinistra potrà avere a governare a causa della presenza di Vendola nella coalizione.

Quando il Partito dell’Italia si mette a fare Politica – e la soluzione di un possibile progetto di sviluppo comune con le regioni dell’Africa settentrionale attraversate dalla Primavera araba è il più importante intendimento Politico (e non, soltanto, ‘tecnico’ o ragionieristico) espresso da un possibile primo ministro del nostro Paese negli ultimi vent’anni (e, probabilmente, non solo) – chi si oppone a tutto ciò capisce che la possibilità di un cambiamento REALE è molto più (vicina e) concreta.

E sa che, se ciò avverrà, lo spazio per i populismi della destra, gli interessi (particolari), la manipolazione della verità perpetrata in questi anni da chi vuole più bene a se stesso (e ai propri affari) che al nostro Paese, sarà prossimo a ridursi, a favore del ritorno della Politica vera e del (a quel punto, sempre più) possibile, Rinascimento dell’Italia (e cioè della fine di ogni parassitismo e della bella vita condotta alle spalle – e mettendo le mani nelle tasche – di tutti i cittadini onesti)

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La libertà non è la facoltà di fare ciò che si vuole nel rispetto delle leggi. Ma la capacità di discernere e praticare ciò che è giusto

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“Che cos’è il pensiero progressista (e – socialista) se non questo?

E’ la direzione consapevole e democratica, quindi non autoritaria, non repressiva, nei processi economici e sociali con il fine di uno sviluppo equilibrato, della giustizia sociale e della crescita del livello culturale dell’intera umanità”.

Enrico Berlinguer

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Il governo Monti (e – il “ministro” – ? – Profumo – per intenderci, quello degli iPad in vece dei nuovi programmi – ma, col senno di poi, meno male che non ci abbia messo mano – e dell’aggiornamento didattico – in particolare) continua a (occuparsi, e a) fare gli interessi di (soli,) pochi (privilegiati), ipotizzando, ora – dopo aver messo in discussione, ieri, il futuro della sanità pubblica – di togliere l’Imu alle scuole paritarie (eravamo stati, ancora una volta, facilmente previdenti).

Mentre il numero degli italiani che faticano a (soprav)vivere (e magari, ‘grazie’ a quella – possibile – esenzione fiscale alla ‘scuola dei benestanti’, non potranno dare una – degna! – istruzione – perché di questo, si parla! – ai loro figli) cresce (a differenza di un Pil che le non-riforme dell’”agenda Monti” – ? – non hanno nemmeno lontanamente sfiorato. Se non costringendolo al peggior risultato della Storia della Repubblica italiana: -2,3%; il record precedente risaliva al ’92 – gli anni di Tangentopoli e delle stragi, per capirci. E – tuttavia – si fermò – allora… – a -1,7%) sempre di più

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Il (libero) mercato (in Italia. Essendo la sovranità nostra e non degli investitori) potrà essere deregolato (e, financo, ‘allargato’. Sostenibilmente! E, a quel punto, utilmente) in misura (progressivamente) proporzionale all(‘impegno – Politico! – messo – concretamente! – in ‘campo’ per favorire l)a crescita (culturale. E, quindi, ‘sociale’) dei nostri connazionali

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Leggiamo (ma non crediamo a) piani per tornare a votare tra un anno o due a seconda che vincano Matteo o Pigi (e che si formino un esecutivo ‘di sinistra’ o uno ostile alla vecchia classe al potere).

Dopo il voto (e – chiunque abbia vinto le primarie!) tutti impegnati (ventre a terra!) per fare il bene (ESCLUSIVO! Unico, possibile scopo della Politica) del Paese con il governo del Pd (ultima occasione! Per la Nazione – tutt’oggi, per chi lo avesse dimenticato, sull’orlo del fallimento! – e ‘nostra’). Chiunque (! Non ci importano le – attuali – divisioni) non lo facesse avrebbe sulla coscienza l’Italia

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(Più o meno) tutti (i centristi – programmaticamente autoreferenziali – non contano): “Male Monti”.

I giornali (che, anche i più affini, non mancano di criticarlo – ormai, continuamente); i partiti.

Non si venga a dire allora che ‘ritardare’ la data del voto è per il bene dell’Italia

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Dopo la decisione del Consiglio di Stato (al voto in Lazio entro 90 giorni) election day il 10-11 febbraio per restituire dignità (e un governo!) alle Regioni e al Paese

Un election day il 10-11 febbraio (com’era previsto in un primo momento!) per ridare (raccogliendo l’assist della ‘inevitabile’ decisione del Consiglio di Stato!) al più presto un governo alla Regione s-governata (e umiliata. Con la protervia che ha portato la presidente uscente a giocare sulla pelle dei propri corregionali per reiterare per altri otto mesi – ora per fortuna ‘interrotti’ – lo sperpero di risorse pubbliche e della – rimanente, scarsa – dignità delle nostre istituzioni che li avevano costretti a subire i consiglieri come Batman Fiorito, e per dare qualche chance in più ai laziali di dimenticare lo scempio a cui i loro attuali s-governanti li avevano sottoposti, potendo così confidare di riciclarsi nella prossima legislatura) da Renata Polverini, alla Lombardia (due delle prime cinque regioni della Nazione! Le regioni di Roma e Milano) e, ‘soprattutto’, all’Italia.

Per gli aficionados, Monti resterà in carica fino al giuramento del nuovo governo (Politico!) per la normale amministrazione.

E’ (non da oggi!) la soluzione più ragionevole e nell’interesse dell’Italia. Se qualcuno vuole scegliere percorsi diversi, sappia che non sarà però per il bene del Paese

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E’ vero che il governo Monti ha esaurito la propria carica propulsiva dopo la ‘caduta’ (provocata dallo scostamento del centrosinistra – propiziato su queste pagine) sul tentativo di abolire (tout court) l’art. 18.

Proprio per questo (bisogna superare – improduttive – tentazioni consociative – tra classi ‘dirigenti’ – ? – autoreferenziali, e) servono una destra e una sinistra: una parte che stia con le Persone (cioè con gli italiani) ed una che faccia gli interessi dei (soli) mercati (esattamente come sta facendo il premier); una parte che privilegi la competizione (fine a se stessa) ed una che punti invece a valorizzare le nostre (ineguagliate!) risorse umane con l’educazione e la formazione in un impianto (meritocratico ma anche) all’insegna della collaborazione; una parte che creda nella ricerca e nell’innovazione e una che vuole conservare lo status quo. Una parte, insomma, che ‘stia’ con TUTTI gli italiani (e – ‘con’ l’Italia) e una con pochi (privilegiati): queste sono, oggi, la destra e la sinistra. Non scegliere tra queste due opzioni significa consegnare il Paese ad un (perdurante) immobilismo. Ovvero, al netto degli interventi di… Draghi, ad un sicuro fallimento. Anche se magari dilazionato di un po’

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“Le liste le faremo noi, non lasceremo mica mettere bocca al ragazzetto” (Franco Marini). “I candidati li deciderà il partito, di certo non Renzi” (Rosy Bindi). E se, invece, li scegliessero (come dovrebbe avvenire! Attraverso primarie ‘per i parlamentari’. E giudicando sulla base “della qualità”, come ha detto Massimo D’Alema, e non di altri canoni – quali che siano – che non hanno nulla a che vedere con la – Alta – responsabilità di contribuire a determinare l’indirizzo Politico del nostro Paese facendo le leggi) gli italiani?

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La partecipazione è solo una delle due ‘chiavi’ della democrazia (attiva). L’altra è la Politica (nella sua capacità realizzativa – concreta). Attenzione a non frustrare (e – tradire) una partecipazione che se non sarà seguita dall’assunzione di responsabilità di agire – adottando ‘immediatamente’ soluzioni – reali! – da parte ‘nostra’ (e non solo) – rischia, sul medio-lungo periodo, di rivelarsi una potenziale arma a doppio taglio (per il Pd ma, soprattutto – per la democrazia stessa, e – per il Paese).

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Quando capiremo che in un Paese in cui l’analfabetismo (di ritorno) raggiunge il 70% dei nostri connazionali, la più potente leva di crescita sta, inevitabilmente, nella cultura (popolare: anche attraverso il ‘mezzo’ – ! – televisivo!), nella scuola (da rendere di nuovo, come riconosce anche Monti, il punto più avanzato dell’istruzione nel mondo, ‘insistendo’ su un rafforzamento e ‘rinnovamento’ – ma in senso qualitativo! Per il bene dei nostri giovani e dunque dell’Italia, e non a fini di – mero – nuovismo. Come rischia di produrre la ‘semplice’ distribuzione di IPad – dei “piani – didattici e – pedagogici”), nella formazione (con cui quel ‘ritorno alla cultura’ come nostro ossigeno, ossigeno dell’Italia già culla della civiltà, può tramutarsi ‘direttamente’ in crescita – del Pil)?

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“Le elezioni dunque saranno sempre la riconciliazione di un popolo. Ed ogni volta, ad attendere gli elettori alle porte dei seggi, ci saranno lunghissime file di ombre: i nostri morti. I giovinetti partigiani caduti alla macchia; i vecchi che non parlarono sotto tortura e morirono; le donne; e i bambini spariti nelle nebbie delle deportazioni. Chiederanno pace; ed è lì che, con la democrazia, pace avranno”.

Piero Calamandrei

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Cazzullo: “Ma dei candidati M5S non si sa nulla!”. Battista: “Editto di Grillo sui talk show”. Povera la democrazia che ha bisogno di eroi (televisivi)

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Il governo Monti è l’emblema dell’immobilismo. Al Centro ‘sta’ chi non sa scegliere. L’Italia ha bisogno di decisioni, l’(in)decisionismo dei centristi è un problema. Loro

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Obama e Clinton: “Morsi decisivo per risolvere la crisi di Gaza. Rafforzata la la leadership – di pace! – dell’Egitto nell’area mediorientale”.

Lo ripetiamo da mesi, l’elezione del neo-presidente egiziano non è (stata) un ‘incidente’ ma un tassello-chiave del possibile mosaico di integrazione culturale ed economica tra Europa e Nordafrica (per compiere ‘così’ – com’è avvenuto in queste ore! Ma senza la ‘partecipazione’ del Vecchio continente – e-dell’Italia! – i cui politicanti erano più interessati a discutere di quante e quali altre risorse aggravare il ‘conto’ – da far pagare ai nostri concittadini europei! – del finanziamento ad oltranza del -misconosciuto! Per gli interessi dei mercati – fallimento greco – anche una straordinaria ‘missione’ – per la pace tra israeliani e palestinesi e – per la liberazione dello – stesso – Continente nero)

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Quando capiremo che la Grecia non potrà essere salvata pretendendo che (ri)paghi tutti i propri debiti, buco nero (senza fine) nel quale buttare (a fondo perduto!) miliardi di nostre risorse altrimenti impiegabili per rigenerare immediatamente – in chiave strutturale! E non solo per ‘tamponare’ le spese – autoreferenziali – di politicanti irresponsabili che ‘ci’ hanno preceduti – la crescita delle – nostre! – economie?

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L’elezione del neo-presidente egiziano ha rappresentato (e rappresenta) un tassello-chiave del possibile progetto (di rifare del Mediterraneo il centro – economico, culturale – del mondo e) di integrazione tra Europa e Nordafrica.

Quali garanzie stiamo aspettando, ancora, per capire che Morsi vuole la pace e la democrazia, e per offrire da subito la partnership del nostro Paese per un possibile progetto di sviluppo comune (con l’”intera” costa settentrionale dell’Africa ‘liberata’ dalla Primavera araba)?

Senza dimenticare di poter in questo modo risolvere anche la crisi di un (nostro) meridione europeo – la Grecia, la Spagna, il nostro Sud: le tre aree in difficoltà! Vero buco nero delle finanze pubbliche del Vecchio continente – che non può ragionevolmente sperare di agganciare il traino di una propria ripartenza, ad una mittel-Europa lontana (geograficamente e ‘concettualmente’) migliaia di chilometri.

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Il presidente egiziano Morsi si candida con decisione (con l’azione diplomatica svolta nella crisi di Gaza, ma in realtà con tutta la sua storia – e quindi con il suo probabile, già effettivo, impegno) a (futuro) Premio Nobel per la Pace

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Ichino propone lo snellimento (anche – linguistico) del diritto del lavoro. Giusto. Deve valere per l’intera legislazione (anche – ‘in fieri’), incomprensibile e quindi tanto più ‘debole’ (e – democraticamente e ‘praticamente’ – ‘inimpugnabile’ – come invece dovrebbe essere! Ovvero incontestabile quando si tratta di rispettarla – in tutti i sensi – discutibile quando si tratta di ‘rivederla’ – Politicamente) dai cittadini

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Al ‘netto’ di Tabacci (e chiarendo che non si tratta di un endorsement: l’unico ‘endorsement’ de il Politico.it è, da tempo, per il Partito Democratico – complessivamente), di ‘chi’ sarà (stato) il merito se la fascia più coinvolta nell”ascolto’ del confronto di lunedì scorso tra i (nostri) candidati (alla) premier(ship), è stata (imprevedibilmente) quella dei 20-30enni?

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Monti: “Chi governerà deve avere come obiettivo quello di continuare a garantire crescita”. Di quale crescita (da continuare a garantire) parliamo, signor presidente del Consiglio? (Il Pil, lo ricordiamo, in questi ultimi dodici mesi è tracollato a -2,3% – con una previsione – tra l’altro di Confindustria, non di qualche fantomatico “movimento antagonista” – di un’ulteriore caduta nonostante le stime – smentite dall’Istat – di Monti che prometteva una “luce in fondo al tunnel” e una ripresa nel 2013)

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L’uguaglianza si ottiene indicando a tutti un più alto obiettivo (che superi – in ‘attrattiva’ – gli interessi – di ciascuno – e) che richieda – per essere raggiunto – la declinazione del merito nella collaborazione

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Capolavoro di Scalfari (nella prima parte sul rinvio di altri quattro mesi – ! – del voto nella Regione Lazio sottoposta allo scempio dello sgoverno dei Fiorito e delle Polverini).

Nell’ultimo capoverso torna il complesso di inferiorità del centrosinistra: il Pd non è il Pci, e non ha bisogno di alcun contrappeso a destra per “entrare nella maggioranza e nel governo” e assumersi la responsabilità della guida di questo Paese

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E mentre il Paese va allo scatafascio, i politicanti (possibilmente in tivù!) continuano a dibattere del futuro di Monti #autoreferenzialità

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Questo articolo è stato pubblicato da il Politico.it due giorni prima degli scontri di piazza a Roma. Sulle nostre forze di sicurezza (nella stragrande maggioranza dei casi ‘composte’ da Persone oneste e responsabili! Ma proprio per questo) da troppo tempo è calato un silenzio (mediatico) che pregiudica quella trasparenza che è condizione sine qua non per garantire meritocrazia (nella selezione del personale e nell’assegnazione dei ruoli) e quindi democraticità (delle scelte e dei comportamenti. Anche negli ‘scontri’ – ? Che non si comprende perché ‘debbano’ essere tali – nella maggior parte delle circostanze (pacifiche) – con gli studenti)

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Più che il sistema ‘di’ governo, dovrebbe contare IL governo (cioè l’azione nell’interesse dei cittadini. E non la chiacchiera politicista su come organizzare una Politica la cui prima forma di – vera – ‘organizzazione’ dovrebbe consistere nell’assunzione di responsabilità di fare finalmente – per gli italiani! E non per se stessa – ciò di cui il nostro Paese ha bisogno)

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Polemiche per la scelta dei cinque candidati Pd alle primarie di indicare – nel (nostro) pantheon – ‘soltanto’ personalità ‘cattoliche’ e non ‘di sinistra’ (?). Non faremmo queste differenze guardando alla Storia con la lente…deformante delle dinamiche (partitocratiche e politicanti) di oggi: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini, Mandela… queste sono, personalità di sinistra. E poi chi è veramente ‘cattolico’ (che, per altro, significa ‘ecumenico’: e qual è il più ‘futuribile’ dei valori della sinistra – del futuro – se non l’ecumenismo ‘mondialista’?) non può non essere ‘di sinistra’ (in senso ampio!). O non è intimamente cristiano

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Già liberisti propongono aziende di Stato per uscire dalla crisi. Non serve: purché la Politica coordini l’innovazione (e l”integrazione’) delle imprese (private)

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Un bel confronto tra cinque persone oneste e responsabili, chiunque vinca delle quali agirà (ne possono essere certi gli italiani) nell’esclusivo interesse del nostro Paese

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Samorì (il “dinosauro” – così da lui definito – di Berlusconi): “Abbattere il debito pubblico (da 2000 a 1750 miliardi) attingendo alla (facendo piazza pulita della) riserva aurea della Banca d’Italia” (tra l’altro una proposta già avanzata, insieme all’ipotesi di vendere le nostre spiagge – ! – dall’ex ministro Tremonti).

Ma a che serve dilapidare il nostro patrimonio (sia questa parte o i nostri stessi beni immobiliari, a meno di non riuscire a piazzarne sul mercato più di quanti al momento non sia prevedibile di riuscire a s-venderne; a contenimento della speculazione e in chiave difensiva), per ridurre il nostro carico di ‘pendenze’ di una quota tanto irrisoria, che sarebbe immediatamente (ri)accumulata nel giro di due-tre anni, senza avere ottenuto (per questa – stessa – ragione!) alcun significativo beneficio in termini di calmierazione dei tassi di interesse e di liberazione di risorse per far ripartire la nostra economia?

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Il Mattarellum non è la migliore legge elettorale. Ma è la migliore tra quelle che si potranno approvare in tempi utili (richiedendo un unico voto su di un modello che, come si dice, ha già consentito due vittorie della destra e una della sinistra e che abbiamo ‘quindi’ già sperimentato! Senza che i politicanti, pena il – suo – ineludibile affossamento – e stravolgimento – nel dis-interesse del Paese – ci debbano mettere le mani) per poi tornare (nell’ineluttabile, a rigor di logica, election day di fine gennaio) alle urne (restituendo ai cittadini la possibilità di ‘scegliere’ i parlamentari. E all’Italia un sistema elettorale-istituzionale che, evitando di far nascere la nuova legislatura sotto i – cattivi – presagi di ulteriori instabilità e ingovernabilità, consenta di ripartire – per altri cinque anni. E non ci costringa a tornare a votare fra qualche mese per assecondare un nuovo capriccio della politica autoreferenziale – e antidemocratica).

La caduta di Berlusconi (nel ’95) e i governi D’Alema I e II e Amato II? La legge elettorale certo aiuta (la governabilità); ma poi dentro la cornice bisogna metterci ‘anche’ (…) la Politica (! Che è assunzione di responsabilità ‘diretta’! E non pigro accomodamento nei limiti – in tutti i sensi! – di regole immaginate come (auto)sufficienti. E – a cominciare dalle politiche industriali).

E che si presentino agli italiani proposte (anche in termini di composizione di alleanze! Tenendo in conto che la capacità – centripeta – di attrazione delle due principali ‘forze’, al netto del M5S, continua ad essere maggioritaria, come dimostra l’esclusione – nostro malgrado – delle liste di Sel dal Consiglio della Regione Siciliana; e che quindi non c’è alcun bisogno di ‘raccattare’ anche il Mastella o il Turigliatto di turno) che essendo nette e chiare e definite nell’esclusivo interesse della Nazione, scongiurino imprevisti ‘fino’ al 2018.

Quando l’Italia, lo si spera, potrà avere imboccato una direzione (democratica) netta (accedendo – finalmente! – alla modernità), avendo potuto contare – dopo trenta di ‘astinenza’ – su cinque anni di Politica vera

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E brancolo fra uomini induriti

da un odio cieco per Dio, Patria e ideologia:

Denaro e Potere si travestono

per render schiavi gli animi eccitati.

A volte, come questa sera,

una stanchezza infinita pesa su di me

e mi sento vecchio d’anni e d’affanni.

Vorrei fermarmi, per sentire il profumo di muschio,

per intonare il mio canto con l’acqua del ruscello,

e lasciarmi accarezzare dalle bianche dita del vento.

Mi fermerò coi vecchi pensionati nei giardini

a seguire il ritmo cadenzato della ruspa

e dei pensieri.

Sandro Pertini

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Ma davvero – come sostiene stamane Repubblica – si starebbe valutando (per evidenti ragioni di bilancio! Che suggerirebbero però, semmai, un anticipo – e non un posticipo – dell’election day) di reiterare (non più solo il proprio immobilismo, ma) anche (quello di) Lazio e Lombardia (s-governate da presidenti ‘de-caduti’ per gravi casi di corruzione – nell’ambito delle loro giunte/ Consigli) fino al 7 aprile, ‘per’ non ‘anticipare’ (elezioni) Politiche che l’Italia aspetta per (ri)cominciare (ad uscire dalla crisi), piegando a ‘questo’ obiettivo (di – propria – sopravvivenza) il rinvio del rinnovo – urgente, per evitare un ulteriore degrado della Politica e dell’immagine delle nostre istituzioni – delle amministrazioni – delegittimate – in due delle prime cinque Regioni del nostro Paese?

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Il vero cambiamento non sono le ‘quote rosa’, ma le ‘quote azzurre’: fin’oggi gli uomini hanno straripato nelle cariche pubbliche; possibile e giusta una inversione radicale

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Monti: “Pensare ai problemi, non alla leadership”. Anche perché l’(unica) leadership (possibile) è di chi si occupa dei problemi (degli italiani)

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Oggi tutti parlano del disegno di legge che introduce lo studio del nostro Inno Nazionale nelle scuole. Una scelta (rara, in questo Parlamento) benemerita: perché per intanto potrà restituire alle generazioni che verranno quel sentimento patriottico (del tutto assente dagli orizzonti, strettamente utilitaristici, della classe dirigente oggi al potere, che) porterà quei giovani italiani, una volta assurti a loro volta alla guida dei vari ‘comparti’ della nostra Nazione, a pensarci due volte prima di assecondare fenomeni di corruzione (in senso ampio) che possano recare danno al loro Paese.

Come sempre ci si ‘dimentica’ dei veri autori della norma: furono Franco Laratta, il deputato del Pd, e Alberto Losacco, insieme ad altri quattordici parlamentari Democratici, ormai quasi tre anni or sono, a depositare per primi questa proposta nel tritatutto dei pdl di Montecitorio.

La proposta di legge “originale” fu peraltro anticipata, per la prima volta, su il Politico.it

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La vera (contro)svolta alla campagna di Obama la diede Biden nel confronto tra candidati vicepresidenti in cui ridicolizzò Ryan

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Caro Pigi, “noi non ci stiamo” non basta (più): se pensi che sia venuto il momento di non accettare più tradimenti e infingimenti alle (tue) spalle (e ‘sulle spalle’ dell’Italia), se pensi che sia giunto il tempo che tutti gli italiani abbiano finalmente un governo che agisca nel loro, esclusivo interesse (senza interpretare interessi – particolari), se pensi che sia venuto il momento di portare la tua (la nostra!) serietà e la tua lealtà alla guida del Paese (oggi nelle mani di personaggi spregiudicati e disposti a tutto pur di mantenere le proprie rendite di posizione), è ora che tu ti assuma fino in fondo la responsabilità che hai come leader del primo partito italiano, e consenti all’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile della nostra Nazione, di fare finalmente (come non potrà fare senza avere prima assunto il potere!) ciò di cui l’Italia ha bisogno

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Avere il 60% del patrimonio artistico Unesco non significa avere soltanto un grande patrimonio da ‘offrire’ ai nostri turisti, significa avere una tradizione (storica, culturale) ineguagliata, significa poter(la) (ri)generare (in nuova) Storia: è una scommessa – una sfida – di innovazione (di – nuova – civilizzazione), non (solo) di ‘conservazione’ (dei beni che ci sono stati tramandati dal passato)

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Ma si può concepire una rivoluzione copernicana nel modo di accedere alla conoscenza, partendo semplicemente da criteri di ordine economico? E’ evidente che la prospettiva può essere quella di una maggiore digitalizzazione delle nostre scuole, ma il rischio – trasferendo sui tablet l’”intera” attività di studio di – sia pure – ragazzi (di istituti superiori) di 15-16 anni – è di accentuare una ‘superficializzazione’ del modo di studiare e di pensare che a lungo andare può ridurre il potenziale educativo e formativo dell’istituzione scolastica. Cioè l’opposto di ciò che dovremmo perseguire come priorità assoluta per la ricostruzione e per creare le premesse del possibile, nuovo Rinascimento dell’Italia

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Province tagliate (“Processo irreversibile”, dice il ministro Patroni Griffi). Election day in Lombardia, Lazio e Molise (contro le ‘resistenze’ polveriniane). Se il governo Monti governasse (sempre così) – attingendo se del caso a piene mani (come già avvenuto! Ma senza sufficiente ‘convinzione’ e la necessaria continuità) alle (varie, e ormai notorie; ma cercheremo di (ri)generarne ‘sempre’ di nuove) proposte messe (generosamente e disinteressatamente) a disposizione di chiunque voglia contribuire a realizzarle, dal giornale della politica italiana (nell’esclusivo interesse del Paese), persino il Politico.it – fedele ai valori fondanti – ogni moderna democrazia – dell’onestà e della responsabilità, libero di esprimere le proprie critiche e al tempo stesso di riconoscere – ogni qual volta lo ritenga giusto – ciò che di buono è stato fatto – potrebbe ritenere possibile e persino utile una ‘riedizione’…

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Pigi dice che i cittadini chiedono una Politica “di cambiamento E di governo”. Ma il cambiamento è, (il) governo (e viceversa). O non è

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Se dallo spoglio del voto in Sicilia uscirà un Pdl a pezzi (magari terza forza dietro a M5S), per il governo Monti le ore si faranno contate

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Riguardo alla credibilità di Monti, per noi – e per tutti coloro, s’intende, che vogliono ‘rompere’ con gli ultimi trent’anni di auto-referenzialità (che in questo, è consistita! Non solo nel nostro Paese – /agli interessi dei ‘mercati’) – un presidente del Consiglio è credibile quando disegna una Politica (di crescita! A 360°) per la propria nazione, non quando emette (sia pure, credibilmente – ?) (soltanto) annunci (o – confuse, e spesso strumentali – misure di puro ragionierismo, come con l’ultima legge di in-stabilità); in questo senso il Pd, pur con tutti i (suoi) limiti (della – sua – attuale classe dirigente), è molto più “credibile” (in senso Politico! E non puramente propagandistico) dell’attuale presidente del Consiglio

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“La cultura politica dei partiti, dei media, dell’opinione pubblica è la stessa di un matematico che metta in colonna i numeri senza mai arrivare alla loro somma. I media, in particolare, accumulano dati senza mai pervenire a una loro sintesi”.

Piero Ostellino (Corriere della sera, mercoledì 24 ottobre 2012)

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Cancellieri: “L’antipolitica sfocia in dittatura”. No; è la politica autoreferenziale e fine a se stessa – che genera, lei!, l’antipolitica – la politica che si occupa di se stessa e se ne frega dei cittadini, la politica inconcludente a preparare il terreno a possibili ‘svolte’ autoritarie

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Sinistra non è soltanto merito. O merito non è solo competizione. Merito è Educazione. Merito è istruzione. E (conseguente) società della collaborazione.

Non è soltanto “condizioni di partenza uguali per tutti”. E’ offrire condizioni di partenza ottimali a tutti, mentre oggi la tendenza è a laisser faire anche sul piano dell’Educazione e dell’istruzione, ‘affidate’ di fatto a quella società dei consumi che ci rende “finalmente” consumatori e non più cittadini. Un po’ tagliata con l’accetta, ma ci torneremo su.

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Zingales: “Perchè lo Stato dovrebbe fare il produttore (di film)?”. Ovvero: perchè il nostro semplice patto “regolatore” dovrebbe occuparsi della nostra crescita (culturale)? Perché siamo una comunità (di Persone), e non un mercato (o una banca – d’affari). E le comunità si occupano dei loro membri e non soltanto di lasciar far loro più soldi

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“Signori, le classi elette dell’umanità non governano più l’uomo. Le sorti del genere umano sono ora nelle mani della gente comune di tutto il pianeta. Soddisfateli, e avrete giustificato non solo la loro fiducia, ma anche stabilito la pace. Fallite in questo compito, e nessun accordo servirà a stabilire la pace nel mondo“. Thomas W. Wilson, presidente degli Stati Uniti d’America; Parigi, 1919: conferenza per la Pace della Lega delle Nazioni

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Si tratta di una semplice ‘suggestione’, ma – parlando ‘solo’ di Cinema – due dei tre più grandi attori viventi (De Niro e Pacino), due dei cinque maggiori registi (Scorsese e Coppola) sono italo-americani (e quando i grandi del cinema contemporaneo sono chiamati ad indicare un riferimento, un esempio, un film o un autore che li abbia ispirati più degli altri, la – loro – memoria corre sempre, “chissà perché”, al nostro neo-realismo): ci sarà un motivo se l’eccellenza mondiale della Cultura – a 360°: comprese la ricerca scientifica ed esclusa probabilmente quella tecnologica per la semplice ragione che l’autoreferenzialità della politica degli ultimi trent’anni, ci ha tenuto fuori – ma il primo pc fu inventato dall’Olivetti negli anni Sessanta! – dalla nuova frontiera dell’innovazione umana – è, storicamente, sempre e ‘solo’ italiana?

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‎”Il Parlamento della Prima Repubblica era più qualificato, è questione di morale non di età”. (Tabacci) Quella stessa morale che suggerirebbe di non candidarsi alle primarie per la premiership mentre si ha la responsabilità di un assessorato (al Bilancio!) nella giunta della capitale economica del nostro Paese

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Formigoni: “Non possiamo permetterci una Regione (Lombardia) in agonia fino ad aprile”. Vale lo ‘stesso’ per l’Italia

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La partecipazione non è “un rischio”, ma la regola fondante la demos-crazia, potere del popolo (che, per esercitarlo, deve appunto – poter – partecipare)

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Lo ripetiamo: se una squadra (il Pd) sta vincendo la partita (le – possibili – elezioni – anticipate), non deve fare ‘niente’ (altro: primarie, alleanze, congressi – !), bensì solo ‘chiudere’ il confronto (andare al voto ‘ora’, vincere – come SOLO ora ha la – comunque relativa – ‘certezza’ di poter fare – e fare finalmente ciò di cui l’Italia ha bisogno).

Pena il rischio (che solo una classe dirigente da troppo chiusa nel fortino e che pensava, ad esempio, che Renzi non sarebbe stato competitivo con Pigi, può non vedere) di una ‘rimonta’ degli avversari (siano essi la destra tout court o possibili soluzioni consociative e inciuciste – senza le quali non ci sarebbe comunque Monti-bis! – che mirino a riportare/ tenere Monti a Palazzo Chigi)

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Anche “Repubblica” lo ammette: il governo Monti ha fallito. Ma, caro Giannini, se l’”agenda Monti” (che non esiste) non fa l’interesse dell’Italia, è difficile pensare di scindere questo dalla figura di Monti, di cui quell’agenda (?) rappresenta la ‘cifra’ Politica (cioè l’assoluta inconsistenza, oltre una grande capacità – che trova conferma anche nella materializzazione, sia pure mediatica, di un progetto che non c’è! – di promozione della propria immagine pubblica)

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Con la sua proposta-boutade in senso presidenzialista (e oggi con il suo ‘passo indietro’ e relativa apertura ad una possibile prosecuzione del mandato di Monti, ndr), Berlusconi compie un passo (deciso) verso la “conferma” (“finale”) della (nostra) previsione per cui “il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra quello che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95″: una straordinaria occasione per riorganizzarsi e, approfittando delle indecisioni di un avversario vincente nei numeri (e – non – per de-merito ‘suo’) ma perdente nella mentalità, accrescere le (proprie) chance di poter tornare a vincere (se si voterà) nel 2013. Quello che potrebbe “restare” negli annali della politica italiana (di questo ventennio) – insieme alla destra al governo dal 2008 al 2018, con in mezzo una occasione clamorosa buttata dal Pd insieme alla possibilità (e alla – sua – responsabilità) di cambiare questo paese – il (principale) “capolavoro” di Pigi

(25 maggio 2012)

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Il Wall Street Journal: “Mario ha avuto ragione: il suo intervento ha ‘salvato’ l’euro”. Draghi però, non Monti (che, in compenso, non ha salvato l’Italia, visto che l’unica “salvezza” è venuta dalla stabilizzazione dei mercati, ottenuta appunto dal presidente della Bce, e che il mantra liberista del ‘lasciar fare’ – gli attori economici – ha ‘impedito’ al presidente del Consiglio di assumere alcuna misura utile a rigenerare la crescita)

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Un governo che alza le tasse (ai poveri), taglia i servizi (ai poveri), e poi non concede nemmeno un po’ di respiro (non agli evasori ma ai poveri) – togliendo ad esempio la casa senza se e senza ma a chi magari ha lavorato una vita per poterla acquistare e lasciare in eredità ai propri figli – e che per di più non fa nulla per far ripartire la nostra economia (e dunque per creare le condizioni strutturali per rendere sostenibili e ‘giusti’, in prospettiva, quei ‘sacrifici’), non è un governo onesto. E chi lo sostiene (lo vota in Parlamento, un Parlamento che per questa stessa ragione (?) continua a lasciare in balia della maggioranza scellerata, organica ai Batman Fiorito, che ci ha ridotti nella condizione attuale) sostenendo – nello stesso momento! – di essere il ‘partito dei lavoratori’ (o delle persone più deboli), farebbe bene (a chiarirsi le idee e) a sottoporsi ad un esame di coscienza (anche perché altrimenti questo andazzo ‘minaccia’ – insieme ad una crisi contro la quale nessuno continua a fare alcunché – di proseguire per altri sei-sette mesi. …Più altri cinque anni?)

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Caro Pigi, c’è un ‘solo’ modo per scongiurare ogni possibile tentazione di Monti-bis (che non farebbe il bene degli italiani): portare il Paese alle elezioni prima di Natale e assumersi la responsabilità (che il Pd ha come forza che rappresenta l’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile della nostra Nazione) di fare finalmente (adesso! E non tra altri sette, incomprensibili mesi di campagna elettorale e di annunci(!), mentre sempre più italiani scivolano sotto la soglia di povertà) ciò di cui l’Italia ha bisogno (e che Monti, ‘fermo’ dal giorno (?) in cui Draghi gli ha tolto la patata bollente dell’imminente – e reiterato dalle stesse politiche economiche (?) di questo governo! Che, a suo – stesso – dire, hanno aggravato la recessione – rischio-default, non considera nemmeno compito dell’esecutivo – nonostante le richieste degli imprenditori, che auspicano politiche industriali e non la ‘semplice’ abolizione dell’art. 18 – fare, e che quindi, prevedibilmente, non farà mai)

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La corruzione (in primo luogo morale) non ci “costa 60 miliardi”, ci costa (in toto!) l’attuale declino (e – correlativo – rischio fallimento), perché nega alla radice ogni possibilità stessa di (fare) Politica (vera)

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Secondo Micciché “è stato un errore” per “ragioni di marketing turistico” intitolare l’aeroporto a Falcone e Borsellino. Qualcuno gli riferisca, visto che è candidato Presidente della regione Sicilia, che il primo freno al turismo è la mafia. E non eroi civili dell’antimafia, che sono patrimonio dell’umanità. GIULIA INNOCENZI

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Non è un caso che Renata Polverini sia ‘nata’ (“politicamente” – ?) a Ballarò

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Sulle velleità indipendentiste della Lega

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“Un incontro con le parti sociali è previsto per il 12 settembre…”. “Il premier aspetta una proposta congiunta per la prima settimana di ottobre…”. Ma lo capiamo o no che questi tempi sono troppo lunghi? Che bisogno c’è di spalmare ogni intervento (poi puntualmente mancato!) di mese in mese? L’unica spiegazione è che si voglia ‘vincolare’ la permanenza in carica dell’esecutivo a sempre nuove (e lontane nel tempo!) scadenze (tant’è vero che a metà ottobre è previsto un nuovo vertice europeo fortemente caldeggiato da Monti)… Non è così che agisce un governo (che, infatti, aspetta che siano altri a portare le soluzioni che dovrebbe invece assicurare lui)

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La crescita si ottiene (ri)creando un (nuovo) sistema integrato nella chiave dell’innovazione tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale

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La comparazione di eventi tragici è sempre un esercizio discutibile. E quanto avvenuto ieri in Libia non può che suscitare riprovazione e condanna. Ma con quale coscienza (?) i nostri media danno il risalto che vediamo, oggi, all’attentato terroristico all’ambasciata americana, mentre in Siria (e non solo in Siria peraltro) continua – ormai da mesi! – la strage della popolazione da parte del regime, nell’indifferenza “più totale” – al contrario – dei mezzi di informazione e – quel che è peggio – delle istituzioni occidentali?

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Il modo migliore per assicurare che “gli sforzi attuali non siano vanificati” – principale preoccupazione del momento del presidente del Consiglio – è (ri)avere al più presto (anche prima della scadenza naturale della legislatura, così da non ‘buttare’ altri sette mesi tra annunci e dichiarazioni fini a loro stesse) un (capo del) governo che sappia come rigenerare la crescita avendo un’idea chiara su ciò che vuole fare (su dove vuole portare; e non lasciare andare, secondo il mantra liberista) il nostro Paese (e che non si limiti – come fa invece Monti – a scaricare la responsabilità del proprio vuoto d’iniziativa, su (improbabili ‘ruoli’ sostitutivi de)lle parti sociali, dopo aver già tentato lo stesso esercizio, nell’ordine, con l’Europa, la Merkel, i vertici internazionali)

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Monti: “Le nostre decisioni hanno contribuito ad aggravare la recessione”. Finalmente una parola di verità. Anche se il capo del governo (?) intende che “per predisporre condizioni finanziarie stabili e durature”, era necessario usare la mano pesante. Ma se il presidente del Consiglio avesse avuto anche una vaga idea di come – contestualmente – rigenerare la crescita (e ‘soprattutto’ se i tagli fossero stati giusti e progressivi, evitando il non ineluttabile effetto di “comprimere la domanda interna”), la recessione non ci sarebbe (comunque) stata, o sarebbe stata contenuta; e soprattutto non durerebbe ancora in attesa che, come ha sostanzialmente detto Monti, rientri ‘da sola’ (“Il governo ha fatto quello che doveva, ora tocca alle parti sociali”)

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Il tema non è Monti-bis sì o Monti-bis no, ma cosa vogliamo fare del nostro Paese nei prossimi cinque-dieci anni (e l”agenda Monti”, anche a voler prendere per buono che i contenuti indicati dai quindici Democratici che l’hanno concepita appartengano all’orizzonte programmatico del presidente del Consiglio, è condizione forse necessaria ma di certo non sufficiente). Chi incardina la discussione pre-elettorale su nuovi nominalismi e personalismi, dichiara in quello stesso momento la propria inadeguatezza a dare un contributo serio alla costruzione del nostro futuro

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Repubblica: “Borse euforiche nel giorno della Bce. Spread sotto i 380 punti grazie a Draghi”. ‘Anche se’ “116 milioni di cittadini europei sono a rischio povertà”: e questo la dice lunga sull’inadeguatezza di una tecnocrazia che (non) supplisce ad una Politica afflitta da autoreferenzialità, ma senza avere alcun legame con quei cittadini dai quali (con i quali) non può invece che (ri)partire ogni soluzione, o (si) ‘risponderà’ alle (sole) esigenze dei mercati e non a quelle di tutti noi.

“Ma (poi, comunque) l’Ocse avverte: Pil italiano calerà del 2,4%”. Draghi sta dunque supplendo (sia pure con i limiti – ma nel suo caso strettamente connessi alla propria funzione!, che non sarebbe quella di risolvere i problemi Politici dell’Europa – che abbiamo appena visto) al vuoto d’iniziativa (dei tecnici al potere e) della politica continentale. Solo che su(i numeri de)lla nostra economia reale non ha (proprio) gli strumenti per poter incidere.

Tutto questo proprio mentre il governo teorizza – invece – di non dover fare più ‘nulla’ (per far ripartire la crescita): perché ciò che (non) è stato fatto finora è quanto “attiene alla funzione dell’esecutivo: ora tocca alle parti sociali”, ha detto ieri Monti.

Cosa stiamo aspettando (ancora), per restituire una guida vera – e non basata soltanto su questa forma di elegante neo-lingua alla quale il presidente del Consiglio ci ha abituati – al nostro Paese?

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Monti: “E’ tempo di creare occupazione”. “A ottobre soluzione per Grecia e Spagna”. Non passa giorno senza che il presidente del Consiglio generi un nuovo annuncio. Peccato che quanto ad occupazione, il governo abbia già ‘dato’, sprecando l’occasione della (pessima) riforma del lavoro Fornero; e la “soluzione ai problemi di Grecia e Spagna” è… far ripartire la crescita in Italia: perché l’”Europa – che secondo il capo dell’esecutivo (?) dovrebbe riconoscere gli sforzi dei “Paesi virtuosi” – siamo noi”, e la salvezza dell’euro passa dalla ripartenza delle (singole) economie in difficoltà. A cominciare (non dagli altri paesi del Sud del Vecchio continente, ma) dalla nostra. Di cui dovrebbe occuparsi (prioritariamente) Monti. Ma il presidente del Consiglio sembra più interessato alle passerelle degli eurovertici. Dalle quali far bella figura annunciando provvedimenti che naturalmente ‘nessuno’ (e tanto meno lui) prenderà ‘mai’

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Un presidente del Consiglio che nei suoi editoriali pre-nomina nemmeno sapeva indicare la necessità di far ripartire la crescita, parlando solo di rigore – da cui il totale vuoto di iniziativa di un governo più ‘mediatico’, cioé inconsistente, in senso tecnico, anche grazie alla propaganda dei quotidiani ‘amici’, di quello che lo ha preceduto – non ha rappresentato, come abbiamo visto in questi mesi, e non potrà rappresentare la soluzione ai problemi dell’Italia.

Come ‘dimostra’ l’immobilismo di un esecutivo che si cimenta in “proposte” invece di assumere decisioni, oltre che uno spread tornato ai livelli originari proprio in questo 2012 in cui Monti parla di “progressi”, e che non appena i mercati finanziari torneranno a regime, riprenderà prevedibilmente a salire: perché se la volatilità della speculazione ad agosto non genera la tanto temuta impennata, (comunque) ad essa andrà ‘imputato’ quel calo del differenziale che non trova ragione in alcuna misura (non) assunta né da Palazzo Chigi né da Bruxelles. A meno che i mercati non siano improvvisamente diventati sensibili al turbinio di vertici e controvertici (anche del governo romano) in cui non si decide nulla, ma si annuncia che una “road map” per uscire dalla crisi – ormai quasi un anno dopo l’insediamento di Monti – verrà, prima o poi, immaginata da qualcuno

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“Il vicesegretario del Pd, che inaugura in Trentino la kermesse VeDrò, non condivide lo scetticismo con cui sono state accolte le proposte del governo”. Ma “le proposte del governo” non sono una contraddizione in termini? Ed è proprio per questo che si è rinsaldato (?) un certo ‘scetticismo’

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Nove ore di Consiglio dei ministri sono – ancora una volta – trascorse invano. E’ evidente che il governo, ormai sfiduciato de facto dai partiti che compongono l’ipocrita maggioranza, ha definitivamente esaurito la propria carica propulsiva. Il rischio ora è di assistere a otto mesi di (inutile) campagna elettorale mentre l’esecutivo dei professori, ancora a secco di alcun provvedimento utile a rigenerare la crescita, punta a vivacchiare. Quando a novembre potremmo avere un governo Politico nel pieno delle sue funzioni che – invece di aspettare la primavera 2013 – può da subito lavorare a pieno regime per far ripartire la nostra economia. Che cosa stiamo aspettando (ancora)?

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Oggi che anche il capo dello Stato riconosce per la prima volta (esplicitamente. Nella lettera inviata al sottosegretario Catricalà) la necessità di puntare sulla “priorità dell’innovazione, della ricerca e della formazione”, possiamo dire di avere completato la prima parte del nostro lavoro: favorire la (progressiva, e ormai appunto compiuta) presa di coscienza che questa e solo questa è la chiave per far ripartire la nostra economia (e, naturalmente, non solo). Adesso si tratta di realizzare tutto ciò: o l’intero nostro impegno non sarà valso molto più delle chiacchiere prodotte in questi anni (dalla politica autoreferenziale)

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“Un mondo di cose superflue rende la vita superflua” (Pier Paolo Pasolini). L’antidoto è nella Cultura

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Corriere (Michele Salvati, su La Lettura) e Fatto (Furio Colombo) si chiedono oggi congiuntamente “dove sono finiti i leader”. Ma, ammesso che ce ne siano all’orizzonte, come si può sperare che essi emergano (sempre che i canali nei quali ciò debba avvenire siano quelli tradizionali, e nel 2012 – a cominciare dall’avvento delle nuove tecnologie e delle nuove forme di organizzazione sociale – non siano in parte cambiati i codici della Politica), se ogni meccanismo di partecipazione – primarie rinviate sine die, elezioni doverose ma i partiti autoreferenziali di oggi prendono tempo o perché non convengono loro o perché ne hanno paura – è oggi bloccato? O dobbiamo “per forza” aspettare – come nei primi anni del Novecento, (ri)spiega Salvati – che questo immobilismo favorisca un (non auspicabile) precipitare della situazione, per capire che la democrazia passa per il rispetto delle regole (non scritte. In primo luogo da parte di coloro che la incarnano rappresentando – ? – il popolo) e finalmente “aprire le finestre” del nostro sistema?

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Monti: “La campagna elettorale non è il momento di massima stabilità per un paese (e, aggiungiamo noi, per l’azione di un governo – sia pure tecnico). Ma è necessaria per poter votare”. Ma se le elezioni si tengono in primavera quel periodo di instabilità (che si sovrappone al “percorso di guerra” coi mercati) durerà nove mesi, se si tenessero in autunno soltanto tre (e non butteremmo un’estate che i politicanti, a cominciare dal Pigi che rinvia le primarie a Natale – hanno già sacrificato sull’altare della sospensione per un mese dell’(in)attività politica ad agosto). I dirigenti del Pd, e gli (altri) nostri deputati e senatori, facciano i loro conti su cosa è più “responsabile” e “nell’interesse del paese” (anche considerato che lo spread, con Monti, non è “sceso”, ma “sceso e risalito per tornare alla stessa quota di prima”)

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Se l(‘unica!) soluzione immaginata da Monti per far ripartire la crescita, è accorpare i giorni di festività previsti nel nostro calendario (… Comunque ipotizzabile! Ma non come unica o principale soluzione…), significa che è proprio giunto il momento che qualcun altro si metta alla testa di questo paese (pena un – sempre più concreto – rischio-fallimento)

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Ecco cosa l’”agenda Monti” ha portato alla “causa” della salvezza del nostro paese: la (sua) dipendenza (della comunque ipotetica, e utile solo a guadagnare altro tempo, attivazione dello scudo anti-spread) da una sentenza di una corte tedesca che non sarà emessa prima di settembre, consegnando il nostro debito – la cui tenuta dipende dalla (nostra) capacità di rigenerare la crescita, e non da operazioni economiciste che non fanno che rafforzare, agendo solo in funzione dei mercati – e non della nostra economia (reale) – il predominio della finanza sulla Politica – al (più consistente) rischio-default della volatilità della speculazione ad agosto

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Risiamo alla sindrome di Berlusconi: chi attacca me attacca il paese. Se mi criticate fate il male dell’Italia. “I mercati hanno paura di ciò che accadrà quando nel 2013 io non ci sarò più”. Ma se uno non condivide una non-riforma del lavoro che non creerà mezzo posto di lavoro (mentre i livelli di disoccupazione giovanile toccano il massimo storico), se “non condivide” un decreto sviluppo (?) che reitera una mancanza di politiche per la crescita del governo che affossa il Pil all’attuale -2% (recessione nera), se non condivide i tagli lineari e alla rinfusa che rischiano di mettere in ginocchio il nostro sistema sanitario (e non solo: vedi capitolo ricerca e innovazione – ! – su cui torneremo nei prossimi giorni), se non condivide che un “successo” che “mantiene” (?) lo spread a 480 punti sia un successo, e per di più è autorevolmente il presidente di Confindustria, nel nuovo “regime” (in senso tecnico) consociativo mirante a reiterare le attuali posizioni di potere (e relative rendite di posizione) di chi considera le elezioni “un salto nel buio” – e alle cui sirene i leader (?) autoreferenziali della sinistra in (perenne) cerca di legittimazione hanno subito abboccato – davvero, secondo la tesi rilanciata stamane dai giornali (amici), “deve” (comunque) tacere?

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Non abbiamo però ben capito in cosa consisterebbero le misure per la crescita adottate al vertice di Bruxelles. E senza crescita, calmierare lo spread significa tendere ad abbassare gli standard (economici) tedeschi al livello dei nostri, non viceversa. E se anche la Germania frena, non ci sarà più nessuno a cui tirare la giacchetta per scaricare la (propria) incapacità di far ripartire la (nostra) economia, e l’eurozona non sarà più in grado di sopportare il (pure, “controllato” – ?) peso del (nostro) debito

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Gli attuali leader (?) europei continuano ad organizzare vertici per annunciare che verranno assunte misure per la crescita, quando basterebbe (al governo italiano) recepire il suggerimento di Confindustria (“Unificare gli incentivi a favore degli investimenti in ricerca e innovazione”) e accompagnare lo sforzo delle imprese attraverso (l’introduzione – nella riforma – ? – del lavoro – del)la formazione (continua), per determinare immediatamente una svolta (reale!) nella nostra economia. Cosa stiamo aspettando (ancora)?

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Il sostegno a Monti che va a farsi sentire “in Europa”, riguarda esattamente che tipo di proposte (per rilanciare la crescita), visto che nel nostro paese non si vede traccia di provvedimento che sia stato assunto (dallo – stesso – premier) che (abbia contribuito a rilanciare lo sviluppo, e) sia servito ad “uscire” dalla crisi?

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Il governo continua ad annunciare misure per la crescita che però, puntualmente, non vengono assunte. E ha voglia il ministro per lo Sviluppo (?) (a puntare – ancora – sulle – sole – infrastrutture – e sul relativo consumo – al di fuori di qualsiasi programmazione – di territorio, e) a dire che – per rilanciare il Pil – non esistono “ideone”. Non le avrà chi ha passato la sua vita a far quadrare i conti di istituti (che – in questi anni: ma non stiamo parlando – proprio – di questo? – hanno agito) spesso a discapito di quegli stessi cittadini comuni nella cui crescita (che non passa per il loro – ulteriore – impoverimento) sta – invece – la chiave per rilanciare la nostra economia. “Non c’è Politica senza partecipazione ai destini delle persone”, diceva Gramsci. E non basta ripetere ogni giorno che “la crisi è grave, i disoccupati sono tanti”, per rifarsi un’innocenza alla quale gli italiani – e non i poteri – forti – oggi non credono più

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Con la sua proposta-boutade in senso presidenzialista, Berlusconi compie un passo (deciso) verso la “conferma” (“finale”) della (nostra) previsione per cui “il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra quello che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95″: una straordinaria occasione per riorganizzarsi e, approfittando delle indecisioni di un avversario vincente nei numeri (e – non – per de-merito ‘suo’) ma perdente nella mentalità, accrescere le (proprie) chance di poter tornare a vincere (se si voterà) nel 2013. Quello che potrebbe “restare” negli annali della politica italiana (di questo ventennio) – insieme alla destra al governo dal 2008 al 2018, con in mezzo una occasione clamorosa buttata dal Pd insieme alla possibilità (e alla – sua – responsabilità) di cambiare questo paese – il (principale) “capolavoro” di Pigi

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16 (!) dei migliori 188 ricercatori del mondo sono italiani. In un paese che li lascia soli (e, anzi, più sono bravi più li “contrasta” – tafazzianamente. Costringendoli ad andarsene) “valgono” il doppio (su 180 in TUTTO il mondo!). Vi rendete conto del potenziale (di crescita!) che abbiamo? Il nostro patrimonio siamo…noi stessi. Rifare della cultura il nostro ossigeno è ciò che – ad ogni livello: dalla produzione d’eccellenza alla formazione – continua – per rigenerare i nostri lavoratori – e quindi le nostre imprese – nel senso dell’innovazione – può liberare le nostre energie. Cosa stiamo aspettando?

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Le recriminazioni del giornale dei mercati dimostrano che avevamo (ancora una volta) ragione noi, e rendono il (nostro) trionfo ancora più consistente e significativo. Ma ora – dopo avere fermato l’”offensiva” – bisogna cominciare a costruire

Sul lavoro l’unico obiettivo del governo è abolire l’art. 18. Gli ammortizzatori sono uno specchietto per le allodole insostenibile economicamente e destinato a non durare. L’unica (vera) riforma possibile è l’istituzione di un sistema di formazione continua nella chiave della crescita (e non della – semplice – salvezza degli imprenditori, a scapito dei lavoratori) e dell’innovazione. Il resto sono interessi (particolari)

Se Berlusconi si è potuto liberare di Monti è per la (sua) difesa di interessi (particolari) Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel tentare di offrire un volano per la ripartenza della nostra economia – non avendo una visione prospettica di lungo periodo – il governo Monti si è pervicacemente ‘dedicato’ alle liberalizzazioni (in senso ampio: compreso il tentativo di abolizione dell’art. 18) delle categorie (già oggi) meno protette (e più deboli) della nostra popolazione.

Non ha, al contrario, toccato il principale canale di sperpero delle nostre risorse pubbliche: gli organismi para-statali nei quali si annidano le clientele della politica politicante.

Non ha, al contrario, messo mano alla (s)burocratizzazione (che significa togliere il cratos al buros, oggi vero e proprio potentato – clandestino – ne/)alla nostra macchina statale.

Non ha, al contrario, pensato lontanamente di occuparsi di sveltire la nostra macchina giudiziaria (compito eminentemente tecnico e dunque priorità ‘naturale’ dell’esecutivo dei professori).

Ovvero non ha fatto i veri e prioritari tagli che dovevano essere effettuati (tagliando invece sulle ‘spese vive’ per la sopravvivenza dei nostri connazionali. Vedi i servizi tramite trasferimenti ai comuni); non si è azzardato a mettere mano alle rendite di posizione di quei poteri che – direttamente o indirettamente – avevano la possibilità di mettere in discussione la permanenza in vita del (suo) governo.

Ed è proprio per questo, si può ben dire, che – sia pure indebitamente – quegli stessi poteri, alla fine, hanno pensato di potersi disfare di Monti come se non fosse stato colui che – nonostante tutto questo – ci ha evitato il disastro che loro stessi – per le ragioni e attraverso la malagestione che abbiamo indicato – avevano predisposto.

Perché Monti, non toccando il loro potere, vi si era in qualche modo subordinato; e perché l’unico vero potere in grado di dare alla Politica la forza di vincere ogni resistenza, è nel consenso – che si ottiene facendone disinteressatamente il bene: qualunque cosa ciò debba significare – di tutti gli italiani.

MATTEO PATRONE

(9 dicembre 2012)

Formarci per crescere. Una (vera) rivoluzione (di libertà) M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se i nostri lavoratori, invece di essere minacciati di vedersi gettati nella povertà – alimentando una spirale di scelte estreme – loro e degli (stessi) imprenditori – che continua a stupire, e a inorridirci, nessuno degli attuali politicanti abbia la forza, e l’onestà, per contribuire almeno con una parola a fermare – vengono forniti degli strumenti per poter godere (al contrario) di una libertà più profonda di quella di sottrarsi il posto l’un l’altro nel “mercato” (“consolidato” – ? – in senso liberista) del lavoro (mossi solo da un disperato, e lacerante – la coesione e il senso di unità – istinto di sopravvivenza), formandoli (a 360°) a svolgere nuove mansioni in aziende (ri)lanciate nel senso dell’innovazione, e valorizzando poi appieno quel (“ritrovato” – ?) spessore (umano) facendoli partecipare – come accade in Germania! – alle scelte delle imprese, si otterrà il triplice effetto di non lasciare più soli (in tutti i sensi) i nostri imprenditori, di consentire agli “operai” di emanciparsi (loro, e le – proprie – famiglie – sempre di più: se è vero che i figli di genitori “istruiti” hanno – ancora – più possibilità di costruirsi un futuro all’altezza delle – nostre – aspettative) dalla loro (insostenibile) condizione (“puramente” materiale), e di determinare (attraverso la – loro – crescita. Culturale e, quindi, umana, e a “cascata” tecnica e professionale) la crescita (della – nostra – economia). E’ questa la (vera) rivoluzione (di libertà)! Ed è in questa chiave che la Sinistra (del – nuovo – ? – millennio) può (e deve) trovare la propria ragione d’esistere.

MATTEO PATRONE

Politica non si limiti ad ‘arbitrare’ Sia allenatore imprese M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Politica non deve limitarsi ad ‘arbitrare’. Politica deve essere ‘allenatore’ imprese. (Ri)costituendo (e coordinando) sistema. Consacrato obiettivo-innovazione (a 360°). L’Italia ha potenziale da grande economia. Se ‘(ri)cerca’ (e non “aspetta”) la crescita. Liberismo (da solo) non basta (ripartire). Ed è stato Draghi “primo”(?) a sostenerlo di MATTEO PATRONE

“La Politica deve fare le sue scelte”. C’è più Politica nell’intervento del governatore della Bce – che non a caso ha fatto la differenza! Contrariamente a quanto era avvenuto per il turbinio di vertici e controvertici e rinvii di decisioni della “politica” (tecnocratica) europea – di quanto non ce ne sia in tutta la politica economica condotta fino ad oggi da questo governo. Ormai nessuno, nemmeno a Sinistra (almeno quella più moderna e responsabile), mette infatti in discussione il libero mercato, portatore di pace e di quel benessere capace di creare le condizioni perché qualsivoglia paese possa dedicarsi a pensare, “poi”, a tutto il “resto”. Il dibattito pubblico (dal primo contributo del giornale della politica italiana al fondo di Massimo Mucchetti – sul Corriere del 27 luglio scorso - che da tempo segnala l’incongruenza che stiamo per affrontare) si concentra dunque sui confini tra Politica ed economia; tra ciò che va lasciato alla “libera iniziativa” degli attori economici, e ciò che deve fare invece la Politica per governare il sistema. Ma nel momento in cui proprio il sistema capitalistico va in crisi perché la Politica, a furia di limitarsi a fare (come – le – viene predicato) l’”arbitro del gioco”, è caduta in “soggezione” dei giocatori (economici) in campo, quell’assunto – quella di una politica “sopra” e “un passo indietro” le parti – non può più essere credibilmente elevato a dottrina inoppugnabile. E, anzi, sono oggi proprio i nostri imprenditori, che a differenza dei cosiddetti “liberisti di professione” vivono “sul campo” la realtà della crisi, a chiedere “adesso” con più insistenza che il nostro paese – con questo o con un altro governo – cambi una “linea” di politica (economica) “sbagliata”. Perché quando un sistema produttivo finisce nelle secche (e per evitare poi che ci finisca di nuovo), non basta “fischiare un fallo” (mentre gli autori del disastro si nascondono nell’antidemocratica – in senso tecnico – mancanza di trasparenza delle oligarchie finanziarie e speculative) o fissare o togliere nuove regole per disincagliarlo. Bisogna che la Politica cessi di essere semplice “arbitro”, e torni a ricoprire quel ruolo di “allenatore” per il quale Monti – dice in un’intervista – vorrebbe essere ricordato, non accorgendosi (?) di avere svolto fino ad oggi l’”opposta” funzione (appunto, di semplice “arbitro” che fissa e toglie i paletti alla “libera iniziativa”) senza riuscire ad imprimere così nemmeno una piccola spintarella alla crescita (che non arriverà “mai”, e comunque non in tempi sufficientemente rapidi e in misura adeguatamente – all’Italia – consistente, se ci si limiterà a – non – “creare le condizioni”) relegandoci piuttosto in un (persistente, come annunciano anche le previsioni ‘nere’ di Confindustria) stato di recessione. Che dipende certo dalle temperie mondiali, e a invertire la quale potrà dare aiuto un’Europa finalmente “politica”. Ma solo a patto che (anch’)essa (, dopo di noi,) cominci a quel punto a svolgere finalmente il ruolo di “allenatore”, e non si limiti a fare l’”arbitro” di una partita “universale” che verrà altrimenti lasciata in balia dei “capricci” di una stretta oligarchia di “innominati” (poteri) e d(e)i (quella parte di) “giocatori d’azzardo” della speculazione internazionale. (continua all’interno)

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Competere, ma per tornare grandi – noi. Giulia: Politica ora (ci) tuteli

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Competere, sì, ma per tornare grandi -noi. Ecco ch’accade dove si compete (e stop). E ora basta con ipocrisie sull’articolo 18. Vero intento società liberista (selvaggia). Giulia: Politica ora (ci) tuteli (nostra vita).

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di MATTEO PATRONE

Perché il ‘sogno americano’ è, per molti, un incubo. L’incubo di migliaia di persone cacciate dalle loro città – dai sindaci! – perché vanno in giro “con gli abiti puzzolenti” (Severgnini). (Ma) è proprio con la società “affidabile” di cui parla l’editorialista del Corriere (affidabile, per chi? Abbiamo – forse – ‘padroni’ – ? – Maestri? Giudici che devono sancire la nostra ‘affidabilità’ – nei loro confronti ? Noi siamo affidabili – ma sul serio – quando lo siamo (‘solo’, o prima) con noi – stessi, e dunque con l’Italia; e attraverso di essa con – ‘per’ – il resto del mondo) che ci ritroveremo in quella stessa condizione (di in-stabilità). Quando invece noi abbiamo una (lunga) tradizione non della dolce vita – perché nessuno di noi, la fa, neppure i garantiti – ma della vita bella; quella in cui l’uomo viene prima delle cose e in cui si può ancora guardare negli occhi. Ecco: la società che Monti vuole costruire è esattamente quella basata su modello americano; non per nulla (ma davvero) “non siamo mai stati così vicini all’Italia”, ha detto (lo stesso) Obama. Ma un Paese così è un Paese che risponde solo ai suoi padroni: banche, potentati, società (reti – o cartelli? – di aziende. Spintamente) capitalistiche, che vedono nell’Italia non una terra sorella, ma un (possibile, e possibilmente sempre più ‘libero’. E/ ma ‘potenzialmente’ – ? – ‘loro’) mercato. Ma se Monti vuole davvero cambiare la nostra vita (in ‘positivo’, auspicabilmente), perché vuol togliere l’articolo 18 ai giovani – plenum dei lavoratori di domani – senza toccare quello di chi ha già il posto? In questo modo, non si creerà (molto) più lavoro (oggi), ma quello di domani sarà tutto (ancora più – ?) precario. Perché non tocca il comparto pubblico, fonte principale dei (nostri – ?) sprechi? Perché il punto di riferimento del presidente del Consiglio sono i (soli – ?) mercati – che Monti va peraltro continuamente a ‘trovare’ (nelle city). E’ un tecnico (? E’ tecnica, o – cattiva – Politica, portarci verso una – ‘nuova’-? – società meno – in ultima analisi – libera?), d’accordo; ma non ci pare di averlo ancora mai rintracciato – ad esempio – al sud, tra la nostra gente. Priorità, cinquant’anni fa, di Alcide De Gasperi, e priorità ancora – e tanto più – oggi di un’Italia – e non di ‘una’ – ? – banca – che voglia rimettersi in piedi – e non ‘ciascuno’ di noi. E questo impone anche di non scontentare gli amici (e i figli) degli amici, annidati negli organismi (para)pubblici – fonte, come abbiamo detto, del principale e finora inviolato spreco colossale nazionale – perché in questo modo viene assicurata la permanenza in vita del suo governo (naturalmente gli amici di cui sopra sono i politicanti). Quando si compete e basta, può capitare che ci siano – ad esempio –  ospedali che dovendo sopra(?)-vivere, hanno bisogno (loro) di ‘accogliere’ e ‘curare’ (anche se non ne hanno bisogno – gli italiani) sempre più persone, pur di non vedersi tagliare spese, posti, e in ultima analisi lo stesso ‘intero’ centro – e parliamo di ospedali pubblici – Ancora una volta non, nel nostro ‘interesse’, ma per (un, proprio) interesse. Ma la vita la viviamo noi e che gli interessi crescano non significa automaticamente che migliori la sua qualità. Il modo per fare i (nostri) interessi, al contrario, è aiutarci a crescere; sì, ma economicamente solo come conseguenza (proficua – in tutti i sensi) di un nostro arricchimento (individuale): ma non – solo – materiale; ma culturale. L’innovazione figlia della cultura e della formazione come unica, possibile chiave di un’Italia che torna grande – lei, e non il capitalismo morente (e i suoi ‘capitani coraggiosi’ – ?). E ora Giulia sulla (stessa) ipocrisia sul/ del(?)l’articolo 18. Matteo Patrone Read more

Cultura destra mercati. Sinistra è essere affidabili Persone Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

No, caro Walter, Monti è proprio di destra. Perché sua è (sotto)cultura del mercato. E’ (suo) essere affidabili con poteri forti. Sinistra è essere affidabili con Persone. Torneremo ad essere la culla della civiltà. E’ la cultura, e non “competere” (e basta), la chiave del nostro possibile Rinascimento. Non la (sola) flessibilità, perché ciascuno sia più libero di tentare di sottrarre agli altri il loro posto, le “loro” opportunità (con-petere questo significa: chiedere, ‘pretendere’ – da parte di più persone – la stessa cosa, ma non per costruirla – insieme – bensì per appropriarsene strappandola agli altri), ma la possibilità e la capacità (al “contrario” – ?) di collaborare. Una società che sia tale e non una (semplice) somma di individualità l’una contro l’altra armate; un collettivo, che marci verso un (solo) obiettivo e, per farlo, metta a sistema le proprie forze. Da questa idea, a cascata, discende una diversa concezione del mercato del lavoro: (anzi,) non(,) un mercato (appunto) ma un sistema che metta a frutto (valorizzandole e, anzi, rafforzandole) le risorse e le capacità di ciascuno. Dove le aziende siano chiamate a rinnovarsi per crescere, e in questa tensione abbiano sì la possibilità di “licenziare”, ma solo per consentire ai propri lavoratori un nuovo momento di formazione e di crescita (individuale e non solo) così da avere risorse umane sempre più specializzate, preparate e a loro volta tese – anche “culturalmente” – verso quel (più) alto obiettivo conune. Da cui quell’economia sociale (sia pure) di mercato, nella quale dispiegare il principio della responsabilità sociale delle aziende, di cui l’Olivetti – lo abbiamo detto più volte – fu uno straordinario esempio (di come sia capace di ri-generare non – solo – la nostra economia, ma “un” intero Paese. Molti dei figli dei dipendenti – “anche” degli operai – della Olivetti di allora sono oggi parte della nostra classe intellettuale. Grazie – magari – ad una semplice libreria a disposizione dei lavoratori nella – stessa – azienda. E ringraziano Adriano – Olivetti – come fosse – un – loro padre. Inserendo, oggi, tutto questo in una dinamica tutt’altro che assistenziale – come non lo fu allora – ma di crescita – comune). Non, dunque, l’istinto di (pura) sopravvivenza come motore della nostra crescita, bensì la crescita come motore di un miglioramento delle nostre vite. La crescita, naturalmente, individuale, cioè culturale, cioè umana, e quindi anche tecnica e professionale, e da essa la crescita (economica: delle singole aziende e dell’intero sistema). Il resto è sottocultura di destra, avrebbe detto Pasolini. E che colui che per propria de-formazione più di tutti ha la forza di guardare al futuro, nell’attuale classe dirigente del centrosinistra, si sia lasciato omologare alla deriva mercatista della “Destrasinistra” dimostra come sia finita la spinta propulsiva di quella generazione – autrice, lo abbiamo già detto, di avanzamenti importanti: tra cui il Pd! – e come questo abbia portato all’attuale sterilità (autoreferenziale) del centrosinistra. Ma ora le idee, i contenuti tornano ad essere in campo: Sinistra è essere affidabili non più con i poteri forti, o con gli Stati Uniti, ma con noi stessi – ovvero con gli italiani e, quindi, con l’Italia. E essere affidabili con gli italiani significa compiere una (vera) rivoluzione di libertà. Che parta – che parte – da loro. E non più dalla libertà – di alcuni di Loro – di fare e disfare a proprio piacimento (delle loro vite). Essere affidabili significa fornire agli italiani gli strumenti per una propria libertà più profonda, da quella – semplice – di competere senza freni e criteri, come vuole la teoria mercatista – liberista – della destra. La libertà di sapere esattamente chi sono, cosa possono dare, e di scegliere quindi il loro modello di vita; e, nel farlo, di aderire – naturalmente – a questo grande progetto comune all’insegna della collaborazione. Un giorno ci capitò di mostrare – involontariamente, in quel caso – sul più classico dei bus una copia (cartacea) di un nostro articolo il cui titolo era: “Torniamo a collaborare per un alto obiettivo comune“. La persona che lo vide, un trenta-quarantenne di (apparente) media cultura e condizione sociale, non ci voleva credere: in tutti i sensi. Nel senso che non ci credeva, ma continuava a guardarlo (il titolo) strabuzzando gli occhi. Non, perché fosse – non per questo – un articolo (in sé) fuori dal comune. Ma perché è quello che oggi gli italiani desiderano: tornare ad unirsi – e non a dividersi – nel nome di una ragione più alta. Tecnicamente, tutto questo si pratica dandoci l’obiettivo dell’innovazione che passa attraverso la cultura e la formazione. Un sistema, e non più un mercato. Un Paese, e non più un mercato. Gli Italiani, e non più (alla) merce(/é) di pochi di noi – di loro.

MATTEO PATRONE

Futuro dell’Italia. Collaboriamo per un alto obiettivo comune Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Si può dire che più che venduto veniva risucchiato dal mercato; e questo per il personale di vendita, abituato a sudare sette camicie per vendere un prodotto tradizionale, risultò un fatto assolutamente imprevisto e piacevole”. A dirlo è Pier Giorgio Perotti, italiano, progettista – oggi diremmo – informatico. In realtà, se abbiamo la possibilità di usare questa (“moderna”) terminologia, è – proprio – grazie a lui. Che negli anni tra il 1960 e il 1962, in Italia, inventò il primo pc. E’ uno dei prodotti – delle innovazioni – che fecero il successo della Olivetti. E che oggi, a distanza di cinquant’anni, scopriamo avrebbe scritto la Storia dell’uomo. A partire (ancora una volta) dall’Italia. (Quest’”ultima” volta,) solo cinquant’anni fa.

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Proposta. Confisca dei beni a chi sperpera soldi pubblici F. Laratta

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ la proposta del deputato del Pd che – di fronte ai 679 milioni di euro di debito accumulati dal Comune di Reggio Calabria – chiede al ministro Cancellieri di fare propria questa iniziativa (che sarà da martedì portata avanti alla Camera) per introdurre la confisca dei beni di coloro che saccheggiano le casse dello Stato (e – dei nostri enti territoriali), e – quel che è ‘peggio’ – in quello stesso momento ‘condannano’ –attraverso la corruzione – al mal funzionamento una ‘macchina’ amministrativa rispetto alla quale crescerà inevitabilmente la disaffezione (dei cittadini). Fino alla conseguenza estrema (ma facilmente ‘prevedibile’) che se – giustappunto 30 anni fa, quando cominciò la crescita esponenziale del nostro debito – la percentuale di italiani che solevano recarsi alle urne superava il 90% (! Verificare per credere), oggi, con le elezioni siciliane, siamo scesi (nella tornata per la scelta del governatore della Regione!) sotto il 50%. Inversamente proporzionale al (rapporto debito/Pil e al – correlativo -) tasso di autoreferenzialità (della politica). Sanzionare duramente ogni forma di corruzione è il modo che abbiamo per (ridare spazio alla Politica vera e) invertire la tendenza. La proposta, all’interno, del parlamentare Democratico.
di FRANCO LARATTA* Read more

Rifacciamo di Mediterraneo (e del Sud!) centro mondo di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia vada con i suoi ministri (?) in Libia. Se la Sicilia è la porta dell’Europa sull’Africa. Pianifichiamo (ora!) uno sviluppo comune. Tra di “noi” ma guardando a Cina ed India. Questa è vera politica sull”immigrazione’. E può rifare Mediterraneo centro mondo Read more

“L’Italia? Grazie a Monti credibile e prestigiosa” Intanto gli altri Paesi escon da crisi… Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani: “Noi siamo orgogliosi di avere sostenuto e di sostenere Monti che ci ha restituito credibilità e prestigio in Europa”. Peccato che questi credibilità e prestigio, alle persone che oggi non arrivano alla fine del mese (insieme, lo ripetiamo ancora, alle loro famiglie, quelle delle quali la politica politicante si riempie demagogicamente, perdonate l’espressione più forte, la bocca, salvo poi lavarsi accuratamente le mani di fare alcunché di concreto per sostenerla), e che dopo un anno di governo Monti si sono moltiplicate, non impediscano di rischiare di finire su una strada. Peccato che coloro, tra i leader delle altre nazioni, che riconoscono “credibilità e prestigio” al presidente del Consiglio, abbiano intanto – mentre tessevano le lodi del loro brillante collega italiano – portato avanti un qualche straccio di politica economica nel loro Paese (quella che noi continuiamo a non vedere nemmeno col binocolo), così che, nella stessa crisi, mentre l’Italia affonda al 2,5% di recessione, loro tengono botta (molto meglio). Peccato che il governo Monti abbia portato credibilità e prestigio, ma non sia tanto popolare tra le decine di migliaia di italiani che, passato Monti a Palazzo Chigi (e Fornero al ministero del Welfare), non hanno, da quest’anno, più né uno stipendio né una pensione (parliamo della vita delle Persone!). Peccato che credibilità e prestigio non siano precisamente gli aggettivi che vengono in mente per descrivere la non-riforma della scuola basata sulla distribuzione di IPad agli insegnanti (che avrebbero bisogno di corsi di aggiornamento e formazione! Insieme a una didattica e a contenuti rinnovati per i nostri studenti). Peccato che Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria ma soprattutto uomo illuminato che si è fatto da solo (la sua Mapei è una multinazionale dotata di credibilità e prestigio in tutto il mondo), non abbia considerato tanto credibile e prestigioso un decreto Sviluppo (?) (che, non avendo uno straccio di idea di che fare, disperde inutilmente le nostre risorse – vanificando quello stesso rigore – mal declinato – che ha meritato (?) credibilità e prestigio al presidente del Consiglio! – in mille rivoli, e) scorrendo i capitoli del quale, “mi fumava la testa”. Peccato che il termine di paragone fosse Berlusconi, e dunque non esattamente un modello impossibile da (non) imitare. Peccato che la nostra attuale classe dirigente sia così avulsa e autoreferenziale, da pensare che essere seri, rispettosi delle regole e capaci di pubbliche relazioni, sia condizione sufficiente (per pensare di non potere fare altrettanto e autoproclamarsi quindi del tutto inadeguati e) per essere considerati dei salvatori della Patria: la Patria, intanto, il cui fallimento è stato solo ‘rinviato’ di un altro po’ grazie ad un intervento del presidente…Draghi, aspetta con ansia che torni – in luogo dei venditori di fumo tanto amati – e fiancheggiati! – dalla nostra stampa – la Politica vera.

MATTEO PATRONE

Puo’ partire dai migranti il nostro nuovo Risorgimento di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

A Rosarno i raccoglitori di arance nordafricani si ribellano al capora- lato. Nel casertano i lavoratori senegalesi fanno paura alla camorra. Al ritmo delle canzoni di Miriam Makeba. Come noi, e (nemmeno) i nostri giovani, non siamo più capaci di fare. Perché non avvertiamo più necessità, e non “crediamo” più in niente. Chi ‘viene’ da una vita di stenti e sofferen- ze, reiterata, come non si aspettava, al suo “sbarco” nell’Occidente ricco e “democratico” (? “Esattamen- te” com’era avvenuto ai nostri nonni, forgiati dalle guerre e dalla dittatura), invece, ”sa” ancora avere bisogno, e quindi volere. Chi, se non i migranti (e gli altri – “nostri” (!) - emarginati), può costituire il motore di una ripartenza che avvenga all’insegna dell’etica e di un (ritrovato) respiro filosofico, e non solo, più, delle banche e dei mercati? di MATTEO PATRONE
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Primo ‘mattone’. Ricerca al centro nuovo sistema Paese M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

(5 febbraio 2010) Il giornale della politica italiana guarda al futuro. Lo fa in ogni mo- mento della sua narrazione quo- tidiana. Ogni nostro sforzo è teso a contribuire a fare dell’Italia un Paese più moderno, più giusto, più unito. La chiave è la nostra politica e quindi questo è il posto giusto. Oggi il nostro giornale apre lanciando una proposta-provocazione per il futuro del Paese: guardare ai prossimi decenni non significa rattoppare il sistema Italia qua e là, bensì concepire un rinnovamento totale sulla base di un piano organico e complessivo. Come sempre accade nella storia i grandi cambiamenti sono nell’aria. Lo spirito del tempo effettivamente contiene già i semi di questa evoluzione. La chiave, lo abbiamo capito tutti, sta nell’innovazione. E quindi nella ricerca. Ma per questo non basta aumentare gli investimenti – senza che ciò diventi un pretesto per non investire – bensì è necessario riorganizzare, internamente e in rapporto con il resto del Paese, il sistema. il Politico.it si fa carico non di “inventare”, cosa per la quale abbiamo l’umiltà di non credere di essere nella condizione, bensì di esplicitare e di tirare le somme di questo spirito del tempo. Lanciando una proposta concreta per il rinnovamento dell’Italia. Il dibattito è aperto, naturalmente. Buona lettura. Read more

(Anche) Egitto “sceglie” democrazia. E’ chance rilancio economia europea di Rosadi e Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se (anche) Egitto “sceglie” la democrazia. Euro- pa meridionale guardi al Nordafrica. Immaginando possibile sviluppo comune. Può chiudere “falla” Grecia/ nostro Sud. Dando chance rilancio economia europea.

di DESIREE ROSADI e MATTEO PATRONE

L’Europa (e – l’Italia), alla ricerca di un modo per rigenerare la crescita, cessi di guardare (solo) al proprio interno, e prenda atto che i nostri fratelli della sponda sud del Mediterraneo hanno già fatto un passo verso di noi, dando luogo alla così detta Primavera araba proprio per potere accedere alla (nostra) democrazia, e che la loro voglia (di popoli giovanissimi) di fare propria anche la nostra (apparente, o in via di disfacimento) prosperità, offre un assist clamoroso (della Storia) per provare a ridare un ruolo a nostre regioni meridionali (del Vecchio Continente: dalla Grecia alla Spagna al nostro Sud) che rappresentano oggi il buco nero nel quale rischia di essere risucchiata l’Europa in crisi (a causa “loro”: è infatti per l’arretratezza e l’immobilità della – nostra – economia nel Mezzogiorno, che l’Italia fa tanta fatica a reggere il peso del proprio – comunque immane – debito. Se è vero, come abbiamo scritto più volte, che la nostra è una economia doppia – o dimezzata – che gira al Nord e non esiste, di fatto, al Sud), e che finché verranno concepite come la (semplice) periferia dell’Unione, fuori da ogni rotta (commerciale), non potranno che continuare a restare a guardare (da lontano) l’illusorio (per loro) sviluppo (?) mitteleuropeo, consolidando sempre più la propria marginalità e il conseguente declino (dell’intera “federazione”). Se l’Europa – invece di pretendere di esercitare un “controllo” su nazioni che hanno appena dimostrato – con il “sangue dei nostri martiri” – di volere davvero la pace e la democrazia – porge la mano alla Libia, ora (anche) all’Egitto, alla Tunisia, si darà la migliore garanzia di vedere portato a termine il processo, appena avviato, di piena democratizzazione (garantendo così la – propria – sicurezza e stabilità), e si assicurerà al contrario un’opportunità che non resterà però lì a lungo ad aspettare che gli attuali “amministratori” del Vecchio continente superino le proprie indecisioni (con il rischio che ne approfittino i molto più dinamici e lungimiranti giganti orientali): la possibilità (insperata) di vedere risorgere (nostre) terre che hanno conosciuto secoli fa un periodo di straordinaria ricchezza e vitalità (a cominciare dalle coste orientali e meridionali della Sicilia), e che grazie alla Primavera araba possono ora sperare di tornare ad avere una funzione, e una centralità, in un mondo che rischia di essere sempre meno a trazione “atlantica”, ma (invece di vedere sfilare ancora di più i – propri – traffici lontano dall’Europa) può confidare, puntando a rifare del Mediterraneo il proprio “centro”, di favorire l’incontro, e l’integrazione, tra Oriente ed occidente, aiutare la piena liberazione dell’Africa, e offrire una soluzione “definitiva” ai problemi (e alla crisi) delle economie europee. Désirée Rosadi, firma del giornale della politica italiana per lo (stesso) Mediterraneo e per il Medioriente e tra le maggiori conoscitrici di mondo arabo, ripercorre per gli addetti ai lavori la storia del movimento (nato dal basso) che esprime oggi il nuovo presidente dell’Egitto e traccia un ritratto obiettivo e scevro da influenze ideologiche di Morsi e delle “potenzialità” della sua leadership alla guida di uno dei paesi più importanti (e ricchi di Storia) dell’area mediterranea. di Désirée ROSADI

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Caro Monti, la riforma del lavoro non è univoca. Germania/Danimarca: formazione-cogestione

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro Monti, riforma lavoro non è univoca Germania: ecco formazione-cogestione Danimarca ‘patria’ di formazione continua In Stati Uniti c’è ‘solo’(?) libertà licenziare Ma loro boom è fondato sull’innovazione Obama (e Hu Jintao) non te l’ha(n) detto? In Italia “vogliamo”(?) solo abolire art. 18 Tua riforma non è nell’interesse nazione

di MATTEO PATRONE

La questione del lavoro non si esaurisce nella dicotomia assunzione-licenziamento. In ultima analisi, sulle regole e sui contratti. Questa è la visione tecnocratica e liberista, che consiste nel mettere i paletti (meglio se nel toglierli) e poi nel lasciare andare (le aziende alle loro scelte e, in questo caso, i lavoratori al loro – cupo – destino). E’ la visione mercatista, quella propria della destra (americana), che la BcUe – col pretesto della crisi – battezza al suo sbarco nel Vecchio continente, con tanto di copertina di Time dedicata all’uomo che la sta importando: appunto, Mario Monti. Ma là dove i mercati del lavoro funzionano – per il bene dei loro paesi e non – solo – degli investitori di Wall Street – non funziona così. Danimarca e (anche) la Germania, i due modelli che una politica sterile incapace di immaginare un sistema adatto alla specifica, nostra situazione nazionale, ha analizzato, stanno lì a dimostrarlo. In Germania i lavoratori sono inclusi nelle decisioni (imprenditoriali) delle aziende (e quando vengono licenziati restano – contrattualmente – nella loro orbita, venendo reintegrati non appena il momento di difficoltà delle imprese viene superato); in entrambi i paesi c’è la formazione continua. E (comunque) il mercato del lavoro, come dovrebbe avvenire per ogni comparto della nostra vita pubblica, si ri-definisce sulla base di un’idea di fondo del paese che si vuole (ri)costruire; e non soltanto adeguandosi (tecnicamente) all’andazzo (peggio se deficitario) del mondo circostante. L’Italia può avere una alta ambizione, che si capisce bene come un governo dell’età media superiore a quello del precedente (già alta di suo, e guidato da un ultrasettantenne) – dunque composto di persone che hanno attraversato tutti i trenta anni del nostro declino, senza avere la capacità, evidentemente, di invertirlo – non possa avere le risorse (morali e culturali) per sostanziare in un’idea e in un progetto concreto. il Politico.it – ma non solo noi: in genere tutte le forze più dinamiche e avanzate del nostro paese, oggi ridotte dall’antipolitica al potere alla semi-clandestinità – invece pensa – da tempo – che la straordinaria qualità delle nostre risorse umane e la nostra tradizione storica – e l’esigenza stessa di questo tempo, non solo nella Penisola: se dalla crisi vogliamo imparare qualcosa, e non soltanto farla pagare ai lavoratori – ci diano la possibilità di puntare ad altro che ad una semplice annessione al mercato Usa – peraltro fondato su questa stessa innovazione: solo che Obama – anche Hu Jintao – quando fa i complimenti a Monti, si dimentica di suggerirglielo – come, ad “esempio”, a (ri)diventare (come siamo stati più volte nella nostra Storia, da Roma prima culla della civiltà al genio di Leonardo passando per la rivoluzione artistica di Michelangelo) la culla mondiale dell’innovazione (a 360°). E questo obiettivo – questa idea di futuro – si concreta efficacemente in una riforma del lavoro fondata sulla formazione continua, e (a cascata, per ottimizzare la valorizzazione dei frutti che questo rafforzamento, e non indebolimento all’insegna della paura, delle nostre risorse umane, produrrà) anche sulla cogestione. Politica, e non tecnica. Di tutto questo, nella semplice deregulation di Monti non c’è traccia. Prendere o lasciare. Ma lo spettro delle opzioni – e delle sfumature, e della ricchezza della Politica – è molto più ampio. E le esigenze del paese – e, permetteteci, del mondo intero – sono (ben) altre, dalla (semplice; e riduttiva) introduzione della libertà per le aziende di licenziare. Stupisce (ma non troppo) il cappello che il presidente Napolitano ha messo sulla riforma (di cui del resto è padre il suo alter ego – degenere? – esecutivo); meno quello della BcUe, formata da tecnocrati come il nostro presidente del Consiglio (che del resto “viene” da lì). Ma la tecnica basta a mantenere lo status quo (al “massimo”, ad accentuarne – come in questo caso – il segno). Lo status quo – che è il panmercatismo, e non, come i liberisti vorrebbero farci credere, uno statalismo che esiste solo in quel comparto pubblico – e soprattutto nei suoi rami morti – che Monti, fedele ai politicanti e alle loro clientele, non si azzarda nemmeno a nominare, vero blocco allo sviluppo – se ce n’è uno – da rimuovere costi quel che costi – ha mostrato tutti i propri limiti e la propria potenzialità (fallimentare) in tutto il mondo. E’ il caso – proprio in questo momento – di adeguarci anche noi, facendo una scelta vecchia, dolorosa, unilaterale e, in ultima analisi, antistorica e anti-italiana – ma tutt’altro che anticiclica? Matteo Patrone

(28 marzo 2012)

Questa non è una “riforma” (?) del lavoro. Ma (soltanto) l’abolizione dell’art. 18 di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro (?) Bersani, ma (mo’) che stai a fa’? Questa non è una “riforma”(?) del lavoro Questa è (“soltanto”) abolizione di art. 18 E Berlusconi raggiunge obiettivo del ’94 Il Pd (il Pigi) invece tradisce se stesso(?) E soprattutto milioni di cittadini “deboli”

di MATTEO PATRONE

Il segretario di se stesso – e della politica politicante – dà il placet del “partito dei lavoratori” alla non-riforma che riporta i dipendenti ad una condizione di “schiavitù” (professionale. Ma, a salire (?), anche esistenziale) pre-novecentesca da quelli che tornano a tutti gli effetti ad essere i (loro) padroni. Gli ammortizzatori sociali, che entreranno a regime solo più in là e che al primo colpo di vento (di – nuova; o, in questo modo, rinnovata e amplificata – crisi: perché parliamo, (noi) sempre, di quella delle persone) saranno rimessi in discussione per la propria insostenibilità economica, sono solo uno specchietto per le allodole che, di concreto, migliora solo un po’ il progetto di (peggior) liberismo immaginato e cominciato ad attuare dal predecessore di Monti nel 2001: via il contratto selvaggio, e questo è un bene; dentro comunque una forma di ammortizzazione nel totem del licenziamento – a sua volta – selvaggio, e anche questo è un bene; ma si tratta del minimo (sindacale – ?) in un Paese che fa della propria coesione uno dei principali fattori di tenuta nonostante l’assenza della Politica dalla scena – quando non torna per fare danni – da trent’anni a questa parte, e che ora rischia di non avere più nemmeno questo. Ma i deputati del Pd – e non del Pigi – che conservano ancora un minimo di pathos – di partecipazione. Ai destini delle persone. Quella dall’alto al basso che rende Alta la Politica; che la mette al (reale) servizio del Paese e non degli interessi (particolari) – abbiano un sussulto di orgoglio e di dignità e dicano no a questo passaggio che non ri-genererà alcunché, se non il senso di onnipotenza di una classe imprenditoriale che faticosamente avevamo avvicinato (unito) a quella “operaia”, e che ora tornerà sulle barricate di una (dura) lotta di classe. Ha vinto Marchionne. Ha perso tutta la tradizione della sinistra dal Risorgimento ad oggi. Per ora. Sarà anche un modo per dire no a questo segretario di se stesso che mette a repentaglio un secolo di conquiste da lui stesso ideologicamente sbandierate come la linea del Piave del suo partito (?) democratico (???), al fine della propria, sola sopravvivenza politica. Una “carriera”, come la chiama il suo amico Casini. E non un servizio (civile). E’ incivile che il partito democratico dica sì a questa non-riforma. E anche – è ora di dirlo – che tre esponenti di aree di opinione e di sensibilità che la pensano all’opposto possano trovarsi d’accordo sugli stessi provvedimenti. Il giornale della politica italiana per primo ha preconizzato – e predicato – la fine della destra e della sinistra; ma non in nome del ritorno al consociativismo. Unità degli italiani, e non dei politicanti. Per difendere l’Italia, e non loro medesimi. Se l’abc della politica (è proprio il caso di chiamarlo – elementarmente – così, nella definizione – non sa nemmeno lui quanto – geniale data da Francesco Verderami) va tanto d’accordo o c’è qualcosa che non va nei contenuti (?) o c’è qualcosa che non va nelle prime tre lettere dell’alfabeto. Ma se la a e la c centrano oggi (tutti) i loro obiettivi, la (serie) b della politica politicante non si capirebbe altrimenti (se non avessimo isolato il germe dell’autoreferenzialità della politica) che cosa avrebbe da sollecitare le parti sociali a sottoscrivere questo accordo che rinnova il conflitto di interessi del governo Monti (le norme per la gratuità dei conti per le persone anziane, pure benedette, sono una foglia di fico dietro la quale si consuma il rapporto “osceno” – è soltanto una metafora: rimettete in tasca le querele - tra il presidente del Consiglio e i poteri forti), e prende in giro gli italiani. Anche perché tutto questo, come abbiamo scritto ieri , non rigenererà alcuna (?) crescita: un po’ di crescita ci sarà forse per quel che riguarda la domanda interna, come rileva oggi sul Corriere il prof. Liebman, ma sarà ben presto azzoppata quando gli ammortizzatori (che si chiamano “sociali” ma durano solo qualche mensilità) finiranno (del tutto?) e la disoccupazione delle/ nelle famiglie (oggi protette) schizzerà alle stelle. Un maggiore (?) ingresso dei giovani nel “mercato” (!) imprimerà una (piccola) spinta, vanificata però dalla (stessa – ?) precarizzazione. Tutto questo senza riaprire alcuna prospettiva: dove andiamo, con questo gol della destra americana e dei mercati, se non (“solo”) a rimettere a posto i conti di imprese che – senza un ulteriore stimolo-motivazione, quale avrebbe potuto essere (sarà) reimpostare il sistema produttivo nel senso dell’innovazione, con la formazione ad assicurare la continuità dell’occupazione, a dare sostenibilità e produttività alle stesse indennità (strettamente legate alla partecipazione alla formazione) divenute in questo modo un investimento nel futuro, e alla libertà di licenziare un senso e non solo un (plus)valore – penseranno, in piena crisi e recessione, a tirare i remi in barca a discapito dei soli dipendenti? Berlusconi, intanto, festeggia il suo ultimo successo: fuori da palazzo Chigi, per interposto Monti, è riuscito a compier quella rivoluzione (il)liberale che prometteva dal ’94 e che lui non era capace di mettere in atto. E’ il suo ultimo capolavoro: peccato (per lui) che non si sia accorto prima che da Arcore avrebbe potuto tirare le leve del potere con ancora maggiore facilità. Anzi no, prima non era possibile: lo è diventato da quando il principale partito del centrosinistra – il, centrosinistra – ha Bersani alla propria “guida” (?). Il “peggior segretario della sinistra berlusconiana degli ultimi quindici anni”, abbiamo scritto questa estate. Non sapevamo neppure noi quanto avevamo visto giusto. Matteo Patrone

(16 marzo 2012)

Perché Monti non sa come rigenerare crescita. Sue manovre sono dannose(?) Matteo Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

di MATTEO PATRONE

L’accanimento terapeutico nei con- fronti della Grecia è ormai evidente a tutti. Le misure di austerità servono forse a “ripagare” gli investimenti degli investitori, ma aggravano sempre di più le condizioni di vita (?) di cittadini che peraltro, com’è stato detto sin dall’inizio, hanno responsabilità solo relative per l’affondamento del debito. E, comunque, non consentono di uscire dalla situazione di stallo, in cui il rischio-default continua ad essere alimentato da una economia che – potremmo dire – mangia se stessa, ricavando dalle risorse che andrebbero destinate alla crescita la liquidità per pagare il debito, che però, così, torna a cascata ad aumentare: perché l’economia si ferma, e, al di là di casse dello stato che vedono diminuire – al netto della forzosità dei “prelievi” – è proprio il caso di chiamarli così – ad hoc – le loro entrate, mette in difficoltà un intero paese, che dunque non riesce ad uscire dal pantano. La situazione da noi era diversa. Perché il debito era (ed è) “pagabile” senza comportare (in realtà) eccessivi sacrifici da far sostenere ai nostri connazionali, e può appunto essere “coperto”, consentendoci di uscire “definitivamente” dalla situazione di crisi. Dove in Grecia c’era invece un vero e proprio buco nero, che risucchiava ogni tentativo. Ma, il giornale della politica italiana lo scrive da luglio (!), tutto ciò è vero solo a condizione, anche per noi, per noi che lo possiamo fare, di crescere: se non cresciamo, i nostri sforzi, pure di portata inferiore, e che vanno ad incidere in misura minore su di una situazione comunque meno grave, la cui crisi è meno “profonda” e radicata”, vengono vanificati. Ebbene, il governo Monti non sa come si fa la crescita: lo dimostra che lo stesso presidente del Consiglio, lo abbiamo scritto più volte, nei suoi editoriali pre-nomina, sul Corriere, non aveva mai saputo sostanziare e, anzi, fino alla fine non aveva nemmeno citato, il relativo capitolo: perché, semplicemente, non è nelle corde di un tecnico economista, abituato a lavorare sulle regole e poi a lasciare fare “i mercati”, immaginare invece di impostare lui una prospettiva nuova per un paese (e non per un mercato), e mettere in campo la leadership necessaria a mobilitare le forze della nazione perché si mettano in cammino verso quel traguardo (di assumersi in ultima analisi lui la responsabilità “di intrapresa”! Ecco perché gli imprenditori vogliono non tanto “uno di loro” – che hanno già avuto – ma “uno come loro”). Politica, e non tecnica. Capacità di cambiare completamente piano, e non solo di modificare la posizione dei trattini dentro lo stesso disegno (ma, beninteso, senza poter riprodurre alcuna figura che non sia, magari, la più nitida definizione di quella precedente). Monti questo non lo sa fare. E’ per questo che lo spread torna a salire. E, soprattutto, che ci sono persone – nostri connazionali! – che oggi scelgono addirittura di compiere il gesto eclatante – e “definitivo” – di tentare di uccidersi dandosi fuoco davanti ai palazzi delle nostre istituzioni: se si sono venuti a trovare in quella condizione non è certo colpa di Monti, che è al comando da pochi mesi; ma se non ne usciamo la colpa è solo di Monti- o, meglio, anche della politica politicante che continua a sostenerlo per sostenere – sostentare: è proprio, ahinoi, il caso di dirlo – se stessa – che persevera in quel girare intorno al punto (che è la crescita) al quale assistiamo da mesi. Non basta, cari signori, avere una figura (in tutti i sensi) autorevole; nel momento in cui il sistema non regge più, serve la Politica, e la Politica non è figura, è sostanza; non è public relationship, è capacità di visione e decisione e leadership. E’ per questo che il giornale della politica italiana, ancora una volta per primo, e per la seconda volta in due giorni con il conduttore de L’Infedele, si chiede se questo governo sia ancora nell’interesse del paese: ammesso che abbia mai agito in questo senso, e non (solo) per “far piacere” ai mercati. Matteo Patrone

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Governo Monti, i conflitti d’interessi andavano risolti. Prima. (Un plauso a De Bortoli) Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ha ragione Ferruccio de Bortoli. E fa specie che il giornalismo (?) italiano (?) consenta che la sola voce del direttore del Corriere si alzi per “segnalare” una così pesante ipoteca sul neonato esecutivo (ed è bene sottolineare come a farlo sia il direttore di un giornale il cui consiglio di amministrazione è retto da personalità legate alla stessa Banchintesa, ad esempio, “del” ministro per lo Sviluppo e le Infrastrutture – che “giura”, però, di essere ora ”capo” dei soli dicasteri. Seppure una perfetta “assicurazione” sulla (futura, in tutti i sensi) limpidezza dei comportamenti sarebbe rappresentata dalla scelta di evitare l’impegno, o comunque l’assunzione di un ruolo (appunto, pubblico), di chi, specie se dopo molto tempo, abbia appena lasciato uno dei quei cda (o “relative” proprietà) - Come a dire che – invece – il conflitto di interessi si configura solo quando si traduce in effettive distorsioni? No. Ma De Bortoli dimostra che è possibile andare oltre gli “interessi”, all’insegna dell’onestà e della responsabilità). Ha ragione de Bortoli a denunciare il non più unico, bensì triplice (?), conflitto di interessi che non mette il governo nella condizione di svolgere con la necessaria serenità il compito decisivo – per la “sopravvivenza” del Paese – a cui è stato chiamato. E a chiedere che venga risolto. Subito. O saranno gli stessi banchieri, a dare adito alle teorie (?) che vogliono la rete delle banche internazionale impegnata ad avvolgere dei propri tentacoli il mondo. Fantasie? Forse. Di certo c’è che, dopo Berlusconi, l’Italia non può permetter- si lo stesso ”lusso”. Tanto meno ora.
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Mondo arabo si è (già) democratizzato. Usiamo cultura per rigenerare (il nostro) futuro Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il mondo arabo si è (già) democratizzato. L’ha fatto nell’anima (del proprio popolo). E il merito non è delle bombe ma di internet. E trasferiscono in politica ‘nuova’ cultura. Che è figlia (direttamente) di conoscenza. Usiamola per (ri)generare il nostro futuro

di MATTEO PATRONE

Ecco che cosa intende il giornale della politica italiana quando parla di rivoluzione culturale, anche (soprattutto!) per il nostro Paese. Ecco com’è avvenuta la reazione anti-culturale provocata da trent’anni di incidenza, prima “culturale” poi (raccogliendo i frutti) direttamente politica del presidente del Consiglio (ovviamente Berlusconi, ndr). Viviamo nell’era della comunicazione, che non è semplice (maggiore) opportunità di scambio di “messaggi” ma la creazione – proprio per la sua “facilità”, anzi, la naturalezza dell’espressione e della messa in circolo – di un grande vaso comunicante universale. L’acqua contenuta nel vaso sono le idee, i sogni, l’intelligenza. In una parola: la cultura. Ma non, la piattaforma ideologica di una nazione o di un continente. Bensì l’espressione dell’anima (di un popolo; dell’umanità) e la sua (progressiva) civilizzazione (ovvero tensione all’arricchimento). L’uomo anela, abbiamo (già) scritto, alla cultura, all’intelligenza; e quando il progresso ha offerto – ora anche ai popoli islamici – la possibilità di abbeverarsi senza soluzione di continuità a questa fonte inebriante, ma nel senso della (ri)scoperta della lucidità, coloro che avevano accesso a questa fonte, che potremmo davvero definire dell’Eterna giovinezza, o dell’eterno ritorno alle origini, hanno cominciato a “con-petere” per arricchirsi nella stessa maniera, e crescere, e (ri)conquistarsi così la stessa libertà. Quando la condizione dell’anima (individuale, e di popolo) è stata tale da non poter più sopportare i lacci che la situazione politica dei loro Paesi (e culturale, ma in questo caso nell’altro senso dell’ideologia al potere) imponeva loro, sono scoppiate – a partire da una scintilla, è proprio, purtroppo – ? – il caso di definirla così – le rivoluzioni. E siccome anche altri popoli meno (per il momento) “pronti” avevano tuttavia avuto ugualmente la possibilità di abbeverarsi a quella fonte, ecco che l’intero mondo arabo ha subito uno scossone, lo scossone della Libertà e, quindi, della democrazia. Altro che, come sostiene invece il deputato Pdl Lehner, esista un “muro” tra noi e quei popoli. Siamo figli dello stesso Dio, e, quando siamo messi nella condizione di farlo, aneliamo (appunto) allo stesso strumento/obiettivo (parziale – ?): l’arricchimento dell’anima, la Bellezza. La chiave di tutto questo ha un solo nome: conoscenza. Cultura. Mentre i popoli mediorientali accedono “per la prima volta” (nella – nostra – modernità) a questo bene prezioso, è necessario che chi ne dispone da più tempo e con ancora maggiore consapevolezza si faccia carico di prepare il passo ulteriore, che è il ritorno ad una (ulteriore) dimensione etica e filosofica (collettiva). Ed è (per noi inevitabilmente, o comunque “necessariamente”) l’Italia, culla della civiltà, a potersi dare questo compito: quello di ricreare le condizioni per una (ri)generazione di futuro, nel sapere dove e perché vogliamo andare. E quindi come. La rivoluzione culturale, che restituisca a tutti i nostri connazionali il desiderio della conoscenza, dello studio, che rifaccia per ciascuno di noi della cultura il nostro ossigeno, la chiave della nostra quotidianità, è ciò che può liberare – come sta facendo nel mondo arabo, ad un altro, per il momento, “livello” – il genio per la costruzione del futuro. Abbiamo fatto esattamente l’inverso per trent’anni; ed ecco che ci siamo involuti. Anche se rimane un blocco inossidabile di ricchezza: quella in cui consiste il nostro valore intrinseco, figlio di una lunga tradizione, e per questo duro da vincere. Disarmiamoci rispetto a questa “battaglia”, e recuperiamo il senso della sfida. Il senso del “progresso”, ma nel senso dell’evoluzione e dell’arricchimento. In una parola: della (nuova) civilizzazione. Dopo l’era della comunicazione verrà quella del ritorno alle origini. Facciamo che non sia il frutto di – per esempio – un disastro nucleare, ovvero che non consista nell’azzeramento, come “vorrebbe” (o tenderebbe a determinare) una parte di questa destra italiana irresponsabile, bensì il frutto del compimento dell’umanità. (Ri)creiamo la (nuova) civiltà (del futuro), adesso, partendo dalla culla dell’attuale: l’Italia.

MATTEO PATRONE

(24 marzo 2011)

Sorpasso della tecnica sull’uomo Lo studio per non farci sopraffare

dicembre 25, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

C’è stata una svolta nella Storia. Fino alla comparsa dei primi ominidi, l’evoluzione della vita sulla Terra è ‘corsa’ su binari meramente ‘biologici’, ovvero gli esseri viventi cambiavano (loro stessi) per rispondere alle (rinnovate) esigenze legate alla propria (‘necessitata’) sopravvivenza.

I primi ominidi introdussero, come sappiamo, grazie alle mani e alla capacità di usarle – a differenza delle forme di vita che li avevano preceduti – per modellare la materia, i primi strumenti.

Ebbene, oggi assistiamo ad un ulteriore ‘scarto’ forse di portata non inferiore a quello che consentì a quegli uomini di cominciare a rispondere alle proprie esigenze ‘vitali’ ‘inventando’ (o, meglio, intuendo) le prime strumentazioni.

Pare giunto (ormai da un pezzo; ma con particolare acutezza, forse, soltanto dalla fine degli anni ottanta-inizio anni ’90: ed è per questo che non ne abbiamo ancora preso – sufficiente – coscienza) infatti il tempo nel quale l’uomo ricorre alla sostituzione (di se stesso. E delle proprie, possibili, abilità – morali) con gli strumenti (tecnologici) in misura (almeno) maggioritaria (ma ormai prossima alla totalizzazione) rispetto a quanto non faccia ricercando una propria, migliore evoluzione (psicologica perché culturale).

Ovvero l’uomo si è – per così dire – ‘fermato’, sostituendo da – sostanzialmente – un secolo a questa parte – e in misura progressiva – i propri sforzi (culturali) per ‘crescere’ e saper così rispondere alle proprie esigenze (legate a necessità di sopravvivenza o, più probabilmente, in questo tempo – anche grazie alla tecnologia! Che ha sicuramente migliorato le nostre condizioni minimali di vita, e che non va minimamente ‘demonizzata’. Ma, solo, ben orientata e lasciare che sia guidata dalla leadership, necessaria, del pensiero e della filosofia – alla possibilità di darsi e perseguire sempre maggiori e più ambiziosi traguardi – di crescita), con il ricorso (pressoché esclusivo) a nuovi strumenti; ovvero, appunto, alla tecnologia.

Da cui anche quella creazione della cosiddetta ‘intelligenza artificiale’ – rispetto alla quale ‘stiamo’ compiendo passi da gigante – che – in presenza di questo ‘congelamento’ del processo evolutivo umano – può acquisire nel tempo una primazia e una preponderanza che l’uomo, ‘rimasto’ allo ‘stadio evolutivo’ raggiunto nel secolo scorso, rischia di non saper ‘contrastare’.

E’, insomma, il pre-dominio della tecnica sulla cultura (come coltivazione delle nostre peculiarità – inscindibili da una dimensione anche morale o spirituale – di esseri umani).

Questa divaricazione tra progresso (umano) e sviluppo (tecnologico) rischia, da un certo momento in poi, di non essere più sostenibile, ovvero di consentire all’uomo di compiere operazioni che il suo pensiero (filosofico, morale) non è più sufficientemente evoluto per guidare e irregimentare in modo utile alla sopravvivenza e al miglioramento delle condizioni di vita delle Persone (come già percepiamo per ciò che riguarda il tema, ad esempio, della clonazione; ma altre insidie si possono nascondere nel nostro futuro), e non – al contrario – a (s)vantaggio (proprio, ovvero) di una sempre maggiore anarchia (degli uomini e/ perché dei mezzi).

Ed è un problema ‘morale’ ma anche, più prosaicamente, utilitaristico e culturale: di fronte a certi avanzamenti della tecnica, possiamo ritrovarci del tutto sprovvisti di anticorpi (culturali, cioè in termini di preparazione e conoscenza) per sapere, anche, ‘annusare’ il pericolo e indirizzare le nuove scoperte verso una direzione utile al bene di tutti noi.

La ‘soluzione’ (preventiva. E dunque da ricominciare a praticare ora, con decisione, senza più aspettare) a questo rischio (che si manifesterà in tutta la sua dirompenza solo quando il gap a cui abbiamo fatto riferimento potrebbe essere davvero insostenibile per la vita di ciascuno di noi), naturalmente, porta sempre lo stesso nome: scuola; educazione; formazione; cultura.

E’, questa, ineluttabilmente, la chiave di quella che dovrà essere la piattaforma ideologica e Politica della Sinistra (e di tutte le forze oneste e responsabili che ci staranno! A cominciare da quelle che fanno riferimento al presidente Monti. Il rapporto tra loro e la sinistra potrebbe consentire la più perfetta sintesi – ed equilibrio – per uno sviluppo che sia anche – prima – progresso) del futuro.

Rimettere al centro le Persone. Rimettendo al centro la (loro) crescita (umana, ovvero culturale e, quindi, a cascata tecnica e professionale; da cui, e non contro la quale, quella della – nostra, non più ‘prevaricante’ – attraverso la tecnica – economia).

Secondo un concetto di innovazione (ripetiamo: a 360°!) che non converrà continuare a confinare nel recinto della (sola, e meramente ‘tecnica’) “innovazione tecnologica”, come viene detto da alcuni protagonisti meno accorti.

Ma attiene, in primo luogo, a quel “recupero di una dimensione etica e filosofica” – ovvero a quella riscoperta della filosofia, dell’arte, della cultura come mezzi per interpretare e ‘preparare’ – o ‘quanto meno’ indirizzare. A nostro vantaggio – la realtà del futuro – senza la quale rischiamo di procedere – a passi spediti – verso la ‘nostra’ (auto)distruzione. (M. Patr.)

‘Male Monti, riforma pensioni ok’? 300mila esodati non sono fatalità

dicembre 23, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La riforma Monti-Fornero sulle pensioni ‘scintillante’? 100, 200, 300 mila persone rimaste senza stipendio né pensione, non sono un ‘incidente di percorso’, ma una vera e propria falla (nell’unica riforma – considerata degna di attenzione in un anno di esecutivo dei professori – che il governo Monti abbia portato a termine).

E tradiscono un ‘modello’ (Politicamente discutibile): quando non si riescono a far quadrare i conti (in tutti i sensi), basta tagliare un po’ di soldi. Alle Persone (rigorosamente. Più deboli).

Integrazione economia macroreg. nord.Tav chiave rilancio produttivo

dicembre 23, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il possibile prolungamento del Tav fino a Mosca – e dunque il rinverdimento, e l’attribuzione di uno scopo (di più ampio respiro – ‘ideale’ – e lunga gittata – Politica), al progetto del treno ad alta velocità transeuropeo (che attraverserà la Pianura padana) – può essere immaginato anche nella prospettiva di (spingere, e far leva su) una possibile, maggiore integrazione della macroregione composta da Piemonte, Lombardia e Veneto – già caratterizzata dalla maggiore densità – e ‘continuità’ – ‘urbana’ d’Europa – nella chiave (strategica) della ri-costruzione di filiere tra i nostri attori economici, per restituire loro il peso di industrie di caratura mondiale (capaci di approfittare di questa nuova direttrice degli scambi con la Federazione russa e, magari, Oriente – attraverso – ma, ovviamente, non solo – il nostro Sud) e aumentare il tasso di competitività del nostro sistema (produttivo e commerciale).

Intero Paese ipnotizzato da Monti Che non ha risolto solo problema

dicembre 23, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma l’agenda Monti – prima ancora che al vaglio degli elettori – non è già stata sottoposta a quello della (sua) inefficacia, visto il peggioramento di tutti gli indicatori (economici. Con lo spread abbattuto ‘soltanto’ dall’intervento di Draghi) in questo anno di (s)governo dei professori?

Perché un intero, grande Paese come l’Italia, deve (complice una Politica che, a tutt’oggi, sembra non trovare il coraggio, e le motivazioni, per ridarsi il profilo, e dunque il proprio ‘respiro’, di guida della Nazione) pendere dalle labbra dello stesso signore che – negli ultimi dodici mesi! – non ha risolto ‘uno’ (nemmeno la riforma delle pensioni! Centinaia di migliaia di persone – i cosiddetti esodati – rimasti senza pensione e senza lavoro, non sono un ‘incidente di percorso’, ma una vera e propria falla nella riforma Monti-Fornero) dei suoi problemi?

Forse la (s)ragione è la stessa che porta il Pdl a guadagnare “tre punti percentuali nei sondaggi” ad ogni apparizione televisiva di Berlusconi (il predecessore di Monti che aveva ridotto il nostro Paese ad un passo dal fallimento): lo stato di indifferenza (e dunque di lontananza dalla risoluzione – effettiva! E non soltanto ‘parlata’ – dei propri problemi) di un popolo a cui è stato insegnato (da – quei! Ad excludendum del Pd. Spicca in tutto questo la scelta di Dario Franceschini di ‘sparire’ dallo schermo televisivo proprio per prendere le distanze da tutto ciò – politicanti corrotti e interessati) che la Politica è il ‘gioco delle facce’ (il “teatrino”, come lo definì lo stesso Cavaliere) e non l’(appassionante) confronto, per poi mettersi subito insieme a realizzarli, su quali sogni, prospettive, progetti, costruire il futuro – nostro e dei nostri figli.

Ecco vero freno modernizzazione I. Falcone-Borsellino morti ‘per ciò’

dicembre 23, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nella storia della Repubblica italiana (degli ultimi cinquant’anni) sono morti (assassinati da poteri più o meno collusi con lo ‘Stato’ – ovvero con la criminalità – (ri)’organizzata’ al suo interno) alcuni tra i maggiori modernizzatori (e – misconosciuti! Anche da coloro che dovrebbero raccoglierne l’eredità – morale – a cominciare dal Pd! – patrioti) del nostro Paese: Enrico Mattei, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Ambrosoli, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Antonino Cassarà, Paolo Borsellino.

Esisterà un collegamento tra questo ‘dato’ (di cui ci dovremmo vergognare. Anche per il silenzio – ‘storico’ e Politico – che è calato su di esso!) e il fatto che l’Italia sia ‘indietro’ (rispetto agli altri Paesi europei! Dai quali questo, ovvero tutto ciò che può essere ricondotto al mancato rispetto delle regole e al ‘filone’ dei cosiddetti ‘misteri italiani’ – ci differenzia) di trent’anni, e sia avviata ad un sempre più difficilmente (se non ci muoviamo ORA) reversibile declino?

E non sarà giunto il momento – per la modernizzazione dell’Italia! – di porre fine a questo possibile ‘delirio di impunità’ (perché quella corruzione non è ancora venuta meno), e compiere finalmente la nostra democrazia?

(14 novembre 2012)

Dietro ‘segreti’ si cela corruzione E’ ancora utile ‘copertura’ (Stato)?

dicembre 21, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al netto del dibattito sulle preroga- tive del presidente della Repubbli- ca (che rappresenta un caso eccezionale), alla luce del bilancio (spesso, in rosso) tra costi (i – noti – casi Abu Omar, l’archivio di Pio Pompa nell’attico di via Nazionale – quello frequentato da ‘Betulla’ Farina, successivamente assurto al (dis)onore delle cronache per il pezzo – anonimo – in cui ci si domandava se non sarebbe stata opportuna la reintroduzione della pena di morte per un medico reo di avere costretto – la notizia era infondata – una donna ad abortire, e per l’”infamia” – così definita da Enrico Mentana – di non essersi prontamente attribuito la responsabilità dell’articolo, ‘causa’ delle vicissitudini occorse – indebitamente – al direttore de il Giornale Sallusti -; il caso Pollari – il capo dei servizi che aveva una – propria – ? – task force sempre pronta a ‘dossierare’ uomini politici e potenziali candidati (pare,) della sinistra -; il fatto che la persistenza della ‘copertura di Stato’ continui ad impedire l’accertamento della verità sulle morti di Falcone e Borsellino. Il tutto sempre, comunque, a discapito dei cittadini – onesti) e benefici (? Della – corposa – ingravescenza di fenomeni anarcoidi, annunciata/denunciata lo scorso maggio dal gen. Piccirillo allora a capo dell’Aisi, ad esempio, non si è – fortunatamente – vista l’ombra) – e come ‘suggerito’, ad altro ‘livello’, da Wikileaks – viene da chiedersi se tutto ciò che ha a che fare con il filone del ‘segreto’ (di Stato, dei nostri servizi – informativi), nel 2012 della democrazia della rete e della trasparenza, (non solo non abbia più ragione di essere, ma) non rischi di risultare antistorico (e controproducente – per la stessa lotta alla criminalità organizzata, alle deformazioni del nostro sistema e alla corruzione, vera causa – primaria – dell’accumulo del debito e – del nostro declino).

Così Monti ‘ritorna’ lealtà Bersani Modi opposti di concepire Politica

dicembre 21, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti (si) promette a Bersani (come) un (possibile, leale – parole sue) alleato (nel caso in cui il premier, scelta una – sola – parte – tra le tre che gli hanno garantito un anno di governo – e di visibilità – senza avere mai chiesto il voto degli italiani (prima) – non dovesse – raggiungere il proprio – primo – obiettivo, e – succedere a se stesso).

Qualcuno dovrebbe forse ricordare a Monti che i due erano già alleati (fino all’altro ieri). E che il “leader dei moderati” (che restano tali mentre e nonostante l’Italia affondi, riuscendo così – ineffabilmente – a continuare ad occuparsi di loro stessi invece che degli italiani che – in queste, stesse ore – faticano, magari – per quello stesso, loro immobilismo! Politicante – ad ‘arrivare alla fine del mese’ – ma è, ormai, una – vuota – formulazione retorica, che non rende l’idea della fatica e della sofferenza a cui sono sottoposti alcuni dei nostri connazionali – o a far continuare gli studi ad uno dei propri figli: perché di questo, per coloro a cui stesse sfuggendo, staremmo parlando), candidandosi (?) ‘contro’ Bersani dopo che Pigi lo ha sostenuto (, solo, lui sì,) lealmente (fino all’ultimo giorno), è già venuto meno (preventivamente) a quella promessa.

Esattamente come accaduto con gli italiani, a cui aveva garantito (in più occasioni) che non si sarebbe ricandidato (o che comunque non avrebbe partecipato alla tornata elettorale), e che oggi si trovano a scegliere tra chi li ha ridotti nella condizione attuale (Berlusconi), chi (di fronte ad un’opportunità personale) non ricambia (nemmeno) la lealtà (Monti) di chi gliene riconosce così tanta da mettere a rischio il proprio, stesso percorso, e un uomo come Bersani (che sanno, se decideranno di sceglierlo come prossimo premier del nostro Paese, che non verrà mai meno agli impegni presi – (solo) con loro. Anche a costo di rimetterci. Lui. Ma, per il bene dell’Italia, il Pd dovrà sostenere il suo segretario in modo tale che questo non succeda. E che il primo, vero – possibile – governo Democratico dalla nascita del più grande – unico? – partito italiano, faccia ciò di cui il nostro Paese ha bisogno – nell’interesse di TUTTI gli italiani -, arrivando – da vincente. E, con lui, l’Italia – ‘fino’ al 2018). (M. Patr.)

I. non procede senza ottimati. Ma le élite da sole non vanno lontano

dicembre 21, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le élite sbagliano. Le élite (e – correlativi – poteri forti) in questi anni hanno consolidato il perseguimento dei loro interessi (particolari). Alle élite sembra che, mantenendo le cose così, i loro interessi ne possano trarre beneficio. Magari – pensano alcuni tra i più spregiudicati – anche essere centuplicati da un possibile, eventuale, fallimento dell’Italia. Tanto peggio tanto meglio.

Alcune delle élite, nota da tempo qualcuno, non si dolerebbero troppo del fallimento dell’Italia anche perché potrebbero mettere mano – a prezzi stracciati – all’incredibile patrimonio – artistico, architettonico, culturale; o anche, più prosaicamente, semplicemente demaniale – che l’attuale malagestione della nostra cosa pubblica lascia lì, infruttuoso, ma che nelle mani di un privato si trasformerebbe immediatamente in una (incommensurabile) macchina da soldi.

Ma, proprio là dove questi signori pensano di avere il loro possibile, più facile e sicuro guadagno, mostra la corda la loro capacità di vedere lontano e di cogliere quale possa essere il loro vero, più forte interesse.

Se quei beni, nelle loro mani, potrebbero essere fatti fruttare speculativamente, immaginate quanto potrebbe crescere la nostra economia (e quindi – centuplicati! Perché come loro ben comprendono i propri affari, in una Nazione che tornasse ad avere un respiro, e a crescere – poderosamente – ma nella chiave dell’arricchimento della vita di tutti i nostri connazionali – non potrebbero che essere beneficati – gli interessi di quegli stessi signori!) se – restando controllati da tutti noi – fossero però (da – tutti – gli italiani. Ovvero dalla Politica. ‘Rinfrancata’ – democraticamente – dagli stessi ‘poteri forti’) integrati in un (nuovo) sistema-Paese (basato su un un nuovo rapporto tra scuola, università e formazione, ricerca, e nostro tessuto imprenditoriale, finalizzato all’innovazione – a cui tutto questo potrebbe dare la necessaria linfa e ‘profondità) e valorizzati in tutto il loro potenziale.

E immaginate cosa, più in generale, potrebbe accadere agli stessi guadagni di quelle persone, se – invece di tendere a ‘congelare’ lo status quo – gli stessi poteri forti agevolassero – finalmente – l’azione di un governo (non immobile e privo di idee come quello del professore, non sostenuto per fare – tout court – direttamente i loro interessi – particolari -; altrimenti le cose non migliorerebbero, esattamente come dopo un anno di governo Monti – che alla mancanza di lungimiranza, e rigidità ‘ideologica’ – ? – del suo presidente, e non all’indisponibilità del Parlamento a sostenere provvedimenti per la crescita che non sono stati nemmeno immaginati, deve il suo – inconfutabile – fallimento; ma, piuttosto,) che, incidendo post-ideologicamente sulla nostra situazione (economica e non solo), avendo nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare – disinteressatamente – il bene di tutti gli italiani, facesse finalmente ‘fruttare’ (non solo quei beni ma) l’incredibile potenziale del Paese dalla più grande tradizione culturale del mondo, le cui risorse umane (in particolare nel campo della ricerca) sono invidiate in tutto il (resto del) pianeta, contese, strappate a noi (che le lasciamo andare – volentieri. Perché non facciano ombra ai nostri protetti); dalla miracolosa posizione geografica, al centro del Mediterraneo e, dunque, nella condizione di tornare ad essere il fulcro di ‘uno’ degli snodi vitali di scambio (commerciale e culturale) della possibile ripresa dell’economia mondiale; dall’incredibile e (già oggi) combattivissimo tessuto di piccole imprese; dalla straordinaria solidità – nonostante stiamo facendo di tutto per demolirla. A cominciare da chi, strumentalizzandole continuamente per i propri fini (politicanti. Quando non particolaristici o addirittura privati), si erge a loro (ipocrita) paladino – delle nostre famiglie.

Una delle cause del fallimento (economico) del Mezzogiorno, le cui radici risalgono ai tempi dell’occupazione borbonica, scrivevano alcuni intellettuali siciliani, stava proprio nella ciecità delle sue classi illuminate, incapaci di accorgersi che – avendo il coraggio di metterli in gioco – i loro, interessi (prima ancora degli ‘altri’. Ma meglio di come sarebbe andata loro se avessero semplicemente puntato a perseguirli – a discapito del bene comune), avrebbero potuto trarre giovamento da una rielevazione (impossibile senza la loro ‘guida’ – o agevolazione) dell’intera comunità al Sud.

Sappiamo come siano andate (non aprendo gli occhi per tempo rispetto a quanto stava davvero accadendo) le cose nel nostro meridione. Immaginate invece cosa potrebbe accadere, applicando l’altro (più lungimirante) schema, al Paese (unito. A tutti i livelli) erede della più grande tradizione del mondo. (M. Patr.)

Decreto incandidabilità, melina Pdl Così B. potrà (ri)nominare corrotti

dicembre 20, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il decreto per l’incandidabilità dei corrotti?

“Siamo pronti – rispondeva – impermalosito – il Pdl a chi accusava di aver fatto cadere Monti per evitarne lo stralcio – a votarlo anche adesso”.

Ma adesso che c’è da votarlo (o, meglio, da consentire che possa essere promulgato – prima della fine della legislatura), il Pdl – con la sua presidente di Commissione Bilancio al Senato – non dà il (necessario) parere favorevole.

E il decreto che punta ad impedire ai corrotti di (ri)entrare in Parlamento rischia di saltare. Ponendo una grave ipoteca sulla prossima legislatura. Nella quale le leggi rischiano di continuare a dover ricevere la vidimazione di quegli stessi cittadini – (ri)eletti alle Camere – che (in passato) le hanno infrante, e il popolo italiano di (non) essere rappresentato da chi, una volta nominato (nelle liste bloccate del Porcellum sempre mantenuto in vita dallo stesso Pdl: che a questo, evidentemente, mirava; ma saremo felici di essere smentiti nelle prossime ore se il centrodestra darà il proprio via libera al decreto Monti-Severino sull’incandidabilità), sarà lì per agire non, NEL (nostro) interesse (dell’-intero-Paese), ma PER UN (im-proprio) interesse (illegittimo e particolare).

Filosofia. Una riflessione su spazio e tempo

dicembre 20, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo spazio è il “fondale” di ciò che accade. Dunque è parte di ciò che accade (che non è solo la serie di avvenimenti che si verificano nella vita di una persona – dal suo punto di osservazione; nella sua, soggettiva, specifica esperienza – Ma l’intera somma delle esperienze e dunque l’intera Realtà – se vogliamo, dal punto di osservazione di chi o di ciò che l’ha, eventualmente, per chi crede in una entità generatrice, creata).

E ciò che accade è il Tempo. Lo spazio dunque è una variabile dipendente dal Tempo.

E (ne è forse la dimostrazione il fatto che) quando lo spazio (vitale. Di una singola persona) viene meno – quando cioè essa cessa di vivere, di ‘esistere’ e dunque di essere e poter percepire – parte dello – spazio – non è una (‘preliminare’, e, quindi, causale,) fine dello spazio (nemmeno empiricamente. Salvo rari, eccezionali e drammatici casi. Tanto che il superamento della malattia causa della morte, o il ‘prolungamento’ della vecchiaia di quella persona, qualora fossero possibili, non troverebbero l’impedimento di una ‘mancanza di spazio’ che non si verifica, proprio in ragione del fatto che esso è parte del Tempo, e non una coordinata di quella che la tradizione scientifica e filosofica ci indica come una delle due variabili – di pari valore e ‘grado’ – ‘alla base’ della realtà), a determinare la fine della vita di quella persona – come ben sappiamo -; ma, al contrario, quell’individuo cessa di esistere – e dunque di avere ed essere spazio (per ciò che attiene alla sua soggettività) – a causa – come ci tramanda, per quanto mutuato sotto forma di luogo comune, ad esempio il cristianesimo, e come possiamo comunque – sia pure metaforicamente – ‘intuire’ noi laici pensando alla conclusione – più o meno – naturale della vita di una persona – del fatto che sia giunta alla fine del (suo) Tempo (individuale).

Il concetto tradizionale, dal canto suo, non tiene conto del fatto che le – lentissime! – mutazioni di quello che viene definito ‘spazio’ (a volerli, appunto, distinguere) rispetto al succedersi cronologico dei ‘tempi’, non costituiscono altro che una parte – percepibile solo assumendo un punto di osservazione più ‘lontano’ e distaccato – dello stesso Tempo che prende invece più rapidamente forma nel succedersi degli avvenimenti del nostro ‘quotidiano’. (M. Patr.)

Contadini Sud resi proprietari. Una casa per giovani. Così De Gasperi

dicembre 20, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tutti oggi tirano De Gasperi per la giacca (dalla loro parte – politicista). Ma, in questo modo, non gli rendono merito. Perché? Perché per De Gasperi, avendo fatto la Resistenza (trascorrendo anche un decennio in pressoché totale solitudine), dei giochi politicanti – centro, destra, sinistra – non importava assolutamente nulla.

Non gli importava quando andò ad incontrare i contadini del sud, cercando di capire quali fossero i loro problemi: e ricavando, da questo, lo spunto per la riforma agraria che li trasformò – attribuendo loro le terre che fino ad allora avevano coltivato per conto di pochi privilegiati – in piccoli proprietari terrieri, determinando così il triplice effetto di imprimere una spinta alla ripartenza della nostra economia (al sud!), di elevare con una sola scelta un’intera classe di sottoproletari a classe media (oggi diremmo, piccola borghesia imprenditoriale), di far fruttare i terreni agricoli del sud che – servendo fino a quel momento per gli interessi di pochi – erano in parte ancora incolti. (oggi, forse, i nostri operai – corrispettivo sociale della classe contadina di allora – possono essere formati e coinvolti nelle scelte delle aziende attraverso la formazione e – eventualmente – la cogestione (è il modello tedesco di economia sociale di mercato); potendo immaginare, così – anche attraverso un rilancio della scuola per i loro figli – di elevare – e rialfabetizzare… – TUTTA la società italiana nel suo ‘sforzo’ per tornare a fare dell’Italia la culla dell’innovazione).

Non gli importava quando decise di ‘garantire’ una casa (con il piano di edilizia popolare Ina-Casa) alle giovani coppie che ancora vivevano, ‘costipate’, nelle abitazioni delle loro famiglie d’origine (cinque persone, magari, in un “appartamento” – a sentire questa parola, allora, si sarebbero fatti una allegra risata – di tre vani), non potendo permettersi, per quella ragione, di avere figli: e dando così una possibilità a quella che sarebbe diventata la struttura sociale portante – la famiglia – di quella specifica generazione della società italiana che avrebbe portato – grazie (‘anche’) a ciò! – il nostro Paese – in un decennio, dalle macerie della guerra – ad essere la quinta potenza economica del mondo.

Non gli importava quando, nella fase di transizione al primo voto democratico che avrebbe sancito la nascita del primo governo legittimamente eletto della Repubblica italiana, accolse nel suo esecutivo ‘di traghettamento’ esponenti di ogni formazione dell’arco costituzionale; salvo accorgersi che ciò impediva una (effettiva) azione ‘esecutiva’ – e l’unico obiettivo di chi aveva vissuto il dolore e la devastazione della rovina fascista e, appunto, del secondo conflitto mondiale, era – naturalmente – portare al più presto, e con la maggiore risolutezza possibile, il Paese fuori dalla ‘crisi’ dovuta alla guerra e alla necessità di ripartire sostanzialmente da zero – e decidere che, allora, la Dc – per togliersi di dosso questi lacci che le impedivano di far compiere un reale avanzamento (oggi diremmo: cambiamento) alla società italiana – avrebbe affrontato da sola le elezioni. Arrivando al più grande risultato elettorale (a tutt’oggi!) di un partito nel nostro Paese: 48,51%!

Ma non perché fosse ‘di centro’; o perché non volesse “mai allearsi” con la sinistra (anzi, De Gasperi diceva che se essere di sinistra significa stare dalla parte delle persone e impegnarsi per la risoluzione dei loro problemi, allora anche la ‘sua’ Dc era di sinistra).

Ma perché, avendo sempre pensato, nel compiere ogni propria scelta, disinteressatamente, a perseguire l’esclusivo interesse di tutti i propri connazionali, aveva finito per toccare il loro cuore; tanto che ancora oggi, quando capita di parlare di quegli anni con uno dei nostri nonni – che magari all’epoca era anche saldamente orientato al voto per il Partito comunista – non di rado ci si sente rispondere che “come De Gasperi non c’è più stato nessuno”.


CARO MONTI, NON HAI SALVATO L’ITALIA PERCHE’ L’ITALIA NON E’ SALVA
di MATTEO PATRONE

dicembre 19, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Chiariamo una volta per tutte: Monti non ha salvato l’Italia per la semplice ragione che l’Italia è – a tutt’oggi – tutt’altro che salva. Per salvare l’Italia Monti avrebbe dovuto fare tre cose: tagliare la spesa (ma in modo razionale e proficuo per la nostra stessa ripartenza! Non in modo tale da reprimerla ulteriormente – ‘da soli’!); ridurre drasticamente il debito con un intervento una tantum (perché in presenza di duemila miliardi di debito, non ci sono risorse da investire, le banche faticano a finanziare imprese e famiglie e l’economia si ferma a causa dell’aumento del costo dello stesso debito); rigenerare la crescita: indicando una prospettiva forte e unitaria alla quale dedicare e nella quale concentrare tutti i nostri sforzi.
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***Il futuro dell’Italia***
PARLARE (DI SE’) MENTRE IL PAESE AFFONDA E’ UN PROBLEMA MORALE

dicembre 19, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti: “Qualcosa farò (in termini di benedizione di liste o partecipazione alla tornata elettorale, ndr). E’ un problema morale”. E’ un problema morale essere stato scelto per guidare il Paese fuori dalla tempesta sui mercati: e, a distanza di un anno, non avere ancora assunto una sola misura per far crollare – insieme alla spesa – il valore assoluto del debito. Senza il cui abbattimento, ogni operazione di messa in sicurezza dei conti – tanto più in assenza di alcuna azione per rigenerare la crescita – è sicura di fallire. E’ un problema morale essere stati chiamati a ridurre la spesa, e averlo fatto a spese delle Persone, già duramente colpite dalla crisi; e non avere toccato, al contrario, le rendite di posizione dei poteri forti e delle clientele della politica politicante, vero canale (parassitario) della principale ‘forma’ di dilapidazione delle nostre risorse pubbliche a cui assistiamo da tempo. E’ un problema morale dire agli italiani che “si vede una luce in fondo al tunnel”, quando qualsiasi economista sa che un paese con il debito a duemila miliardi di euro, il Pil crollato a -2,4%, in cui la disoccupazione giovanile schizza oltre il 30% e la cui povertà cresce e tracima sempre più in quello che una volta era il ‘recinto’ della classe media, al primo colpo di vento (speculativo) sui mercati o anche soltanto con il tempo, non avendo prospettive di crescita (stante l’attuale ‘guida’) ed essendo l’Europa abbarbicata su una locomotiva tedesca (che mette continuamente in discussione!, e che) a sua volta ha cominciato a rallentare, (senza un’inversione di tendenza: altro che Monti-bis,) finirà per collassare. E’ un problema morale (ri)candidarsi (dopo avere più volte ‘giurato’ che non lo si sarebbe fatto mai) alla guida di un Paese che ha bisogno come il pane di crescere, senza avere alcuna idea (e tanto meno averle messo in pratica, in un anno di governo) di come fare. E’ un problema morale continuare ad ammiccare al culto del proprio personalismo-nominalismo, quando si sa (o si dovrebbe sapere) che il declino dell’Italia non verrà invertito da quello stesso, diffuso narcisismo che ne è la (con)causa, ma dall’(opposto) sgombrare il campo dal teatrino dei nomi e dei personaggi, disintossicando gli italiani da ciò; tornando finalmente ad occuparci – e a praticare – soluzioni concrete per far ripartire la nostra economia. E’ un problema morale che a tutto questo partecipi, collateralisticamente, (una parte del)la nostra stampa: pilastro di democrazia, la libera informazione è l’anticorpo ad ogni forma di autoreferenzialità della Politica; ma nel momento in cui diviene (al contrario) il (principale) puntello di quella stessa deriva che dovrebbe offrire la prima spinta a combattere, la costruzione (democratica), altrimenti capace di generare in sé le risposte ai propri punti di frattura (populismi), non può che crollare. E’ un problema morale che per interessi (particolari), si disconosca (e, anzi, dia ad intendere il contrario) che la forza che pare stia per vincere le elezioni, sia anche l’unica che, nell’ultimo ventennio, abbia garantito – con i suoi vari governi e presidenti del Consiglio – l’unica (vera! Tale da assicurare, se non fosse stata interrotta dall’-agognata! – alternanza con gli esecutivi “moderati”, una prospettiva di uscita – strutturale! – dal nostro declino) tenuta dei conti e l’ingresso dell’Italia nell’euro: minando alle fondamenta, in questo modo, ogni nostra stessa possibilità di rialzarci (con loro. E, dunque, tout court). E’ un problema morale che l’Italia stia affondando: e la politica politicante, pure (il)’legittimamente impedita’ dalla campagna elettorale, stia continuando, dopo un intero anno (e precedenti) di immobilismo, a non fare nulla per tirarla fuori dal guado. E’ un problema morale che nonostante il consenso (diffuso) alle direttrici lungo le quali poter uscire dal pantano, nessuno abbia ancora compiuto ‘una sola’ mossa per metterle in atto. E’ un problema morale non accorgersi che la più dirompente forma di propaganda elettorale, per Monti come per il resto della nostra politica, sarebbe agire. Ora.

Pd punti recuperare 40% non voto Altro elettorato potenziale partito I.

dicembre 18, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Pd, in quanto partito che incarna l’area più onesta e responsabile della nostra Nazione – e dunque come ‘partito dell’Italia’ – ha il compito – il dovere – riportando la Politica a fare l’(esclusivo!) interesse di TUTTI gli italiani – nel rimettere i contenuti e le – conseguenti – scelte – insieme alte e concrete – per la costruzione del nostro futuro, davanti ad ogni personalismo o perseguimento di interesse (particolare) – di puntare a riportare al voto (per sé e dunque per – il bene del-l’Italia – in primo luogo) quel 40% di cittadini (seri e dediti agli interessi del nostro Paese) che negli ultimi vent’anni hanno preferito astenersi.

Gad:’Lista Monti partorirà topolino’ Perché pres. non ha fatto bene I.

dicembre 18, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo, sia ben chiaro, avere assi- curato stabilità alla guida Politica del nostro Paese in un momento in cui (però) Berlusconi (e non ‘la sinistra’, che finché era stata al governo – lei – aveva – a sua volta – assicurato la tenuta dei conti molto meglio – ! – numeri alla mano, di quanto abbia fatto Monti quest’anno) aveva rischiato (? O, scientemente, ricercato) di farci fallire (subito).

Ma – fatta la doverosa premessa – il presidente del Consiglio che ha portato la nostra tassazione al livello più alto del mondo (oltre il 50%), che ha dato vita alla categoria degli ‘esodati’ (persone – persone – che, dopo aver lavorato una vita, si ritrovano oggi – in un limbo – senza stipendio e senza pensione), che ha consentito che il Pil crollasse fino al suo minimo storico (-2,4%), che ha lasciato che il debito raggiungesse la soglia (insostenibile perché le banche possano continuare a finanziare famiglie e imprese) dei 2000 miliardi (senza pensare – o, almeno, ‘realizzare’ – di – doverlo – provare ad abbattere), che ha sacrificato la (qualità della) vita di molti nostri connazionali (i famosi “costi umani” della crisi) in nome di un equilibrio dei conti (per il quale, essendo i tagli stati fatti male – proprio per questo – sarebbero stati inutili, e) che sarebbe stato garantito (? Solo per ciò che riguarda il ‘riverbero’ sull’andamento dei mercati) dall’attivazione dello scudo anti-spread da parte di Draghi, davvero, qualora si presentasse alle elezioni (o desse la propria benedizione ad una lista che portasse il suo nome), potrebbe sperare, in una Nazione da… sempre (? Che cos’era, del resto, la dialettica tra Pci e Dc, se non un – primo – bipolarismo? Per non parlare della – nostra – tradizione – comunale – che risale fino all’archetipo della contrapposizione tra guelfi e ghibellini) costitutivamente bipolarista (con buona pace dei centristi senza arte né parte), di andare (molto) oltre i numeri (pulviscolari) collezionati in questi anni dal centro?

Monti: “Messo l’Italia in sicurezza” No: siamo ancora su orlo default

dicembre 17, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non sappiamo di chi sia il (de)merito, di certo c’è che l’Italia è tutt’altro che stata “messa in sicurezza”. Il debito pubblico (in proporzione) più grande del mondo, un deficit pronto a riesplodere non appena la scelta di far ricadere i tagli sulle Persone (senza toccare i veri canali di sperpero delle nostre risorse pubbliche) mostrerà tutti i propri (di Monti) limiti (di visione – Politica), l’assoluta polverizzazione di qualsivoglia provvedimento per la crescita, faranno sì che, al primo colpo di vento della crisi (sui mercati) – o anche soltanto con lo scorrere del tempo – se questa tendenza (a crogiolarsi sul ‘prestigio e la credibilità’ – legati allo charme personale del premier, capace di affabulare il mondo intero – sul proprio vuoto – di contenuti) non sarà (al più presto) invertita – agevolando la nascita di un governo Politico che restituisca una prospettiva (di crescita) al nostro Paese – l’Italia mostrerà (suo malgrado) di non essere affatto stata ‘messa in sicurezza’: e, a quel punto, ci si chiederà come un intero Paese (un’intera, meglio, classe dirigente – nazionale ma ‘anche’ europea) si sia potuta lasciar ipnotizzare – fino al punto di non vedere più, e ‘tanto meno’ ‘accettare’, gli indicatori – tutti negativi! – della nostra economia reale, ulteriore riprova – se ce ne fosse bisogno – dell’assoluta inconsistenza dell’(in)azione di Monti – dal presidente del Consiglio uscente.

La grande paura (sui mercati) d’un governo che non sia retto dal… Pd

dicembre 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si può ben dire che gli unici governi responsabili che l’Italia abbia avuto, dal 1980 ad oggi – gli unici che abbiano invertito la tendenza alla dilapidazione delle nostre risorse pubbliche e alla crescita, sì, ma soltanto del nostro debito – siano stati quelli “della sinistra”. Amato; Ciampi; Prodi (con gli stessi Amato e Ciampi, e – nell’ultimo passaggio – Padoa-Schioppa); D’Alema.

Prima e dopo, dalla Milano da bere di Craxi agli ultimi del pentapartito (quelli, per intenderci, di Tangentopoli), da Berlusconi (sostenuto, non va dimenticato, da tutti i più autorevoli commentatori “moderati” – che per ben due volte, per esempio, lo fecero ‘uomo politico dell’anno’ – almeno finché è convenuto loro – oggi così partecipi – ma non lo apparirono allora! – della tenuta dei nostri conti e della credibilità internazionale dell’Italia) a…Berlusconi, abbiamo assistito alle piroette di esecutivi nell’esclusivo interesse di… loro stessi (gli – stessi – poteri forti che oggi remano contro la possibilità che la sinistra, quella della rimessa in ordine dei conti fatti saltare dalla – loro – rappresentanza – conservatrice – ? I propri interessi – particolari – ri-prenda il potere).

Si può dunque affermare senza tema di smentita che il (solo) centrosinistra, negli ultimi trent’anni (per il resto, del nostro declino), abbia assicurato al nostro Paese quella tenuta che gli consente oggi – molto più dell’(in)azione – anche, nella promozione di se stesso – del presidente del Consiglio, salvatore – prima che “della patria” – di quegli stessi interessi della ‘borghesia’ (ma che proprio per il suo essersi rivelato, tra i conservatori italiani, certamente il più onesto e responsabile, potrebbe essere, come abbiamo già scritto, un ottimo ministro del Bilancio nel futuro governo Pigi) – di non ritrovarsi, nonostante il vuoto pneumatico di provvedimenti per rigenerare la crescita (e i tagli fatti male e che hanno comunque lasciato intonso il monolite del nostro debito) lasciato sul campo (duole dirlo) dallo stesso Monti, ancora fallita.

Solo Pd può salvare e rifare grande Italia Governo Monti affidabile con poteri forti Premiership Pg affidabile per tutti italiani Questo (non ‘annunci’) migliore garanzia Per gli interessi (legittimi) di classi agiate

dicembre 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché è la cultura, e non “competere” (e basta), la chiave del nostro possibile Rinascimento. Non la (sola) flessibilità, perché ciascuno sia più libero di tentare di sottrarre agli altri il loro posto, le “loro” opportunità (con-petere questo significa: chiedere, ‘pretendere’ – da parte di più persone – la stessa cosa, ma non per costruirla – insieme – bensì per appropriarsene strappandola agli altri), ma la possibilità e la capacità (al “contrario” – ?) di collaborare. Una società che sia tale e non una (semplice) somma di individualità l’una contro l’altra armate; un collettivo, che marci verso un (solo) obiettivo e, per farlo, metta a sistema le proprie forze.

Da questa idea, a cascata, discende una diversa concezione del mercato del lavoro: (anzi,) non(,) un mercato (appunto) ma un sistema che metta a frutto (valorizzandole e, anzi, rafforzandole) le risorse e le capacità di ciascuno. Dove le aziende siano chiamate a rinnovarsi per crescere, e in questa tensione abbiano sì la possibilità di “licenziare”, ma solo per consentire ai propri lavoratori un nuovo momento di formazione e di crescita (individuale e non solo) così da avere risorse umane sempre più specializzate, preparate e a loro volta tese – anche “culturalmente” – verso quel (più) alto obiettivo comune.

Da cui quell’economia sociale (sia pure) di mercato, nella quale dispiegare il principio della responsabilità sociale delle aziende, di cui l’Olivetti – lo abbiamo detto più volte – fu uno straordinario esempio (di come sia capace di ri-generare non – solo – la nostra economia, ma “un” intero Paese. Molti dei figli dei dipendenti – “anche” degli operai – della Olivetti di allora sono oggi parte della nostra classe intellettuale. Grazie – magari – ad una semplice libreria a disposizione dei lavoratori nella – stessa – azienda. E ringraziano Adriano – Olivetti – come fosse – un – loro padre. Inserendo, oggi, tutto questo in una dinamica tutt’altro che assistenziale – come non lo fu allora – ma di crescita – comune).

Non, dunque, l’istinto di (pura) sopravvivenza come motore della nostra crescita, bensì la crescita come motore di un miglioramento delle nostre vite. La crescita, naturalmente, individuale, cioè culturale, cioè umana, e quindi anche tecnica e professionale, e da essa la crescita (economica: delle singole aziende e dell’intero sistema). Il resto è sottocultura di destra, avrebbe detto Pasolini.

E che molti tra coloro che per propria de-formazione più di tutti hanno la forza di guardare al futuro, nell’attuale classe dirigente Democratica, si siano lasciati omologare alla deriva mercatista della “Destrasinistra”, dimostra come sia finita la spinta propulsiva di una generazione – autrice, lo abbiamo già detto, di avanzamenti importanti: tra cui il Pd! – e come questo abbia portato ad un certo grado di sterilità.

Ma ora le idee, i contenuti tornano ad essere in campo: Sinistra è essere affidabili non più con i poteri forti, ma con noi stessi – ovvero con gli italiani e, quindi, con l’Italia. E essere affidabili con gli italiani significa compiere una (vera) rivoluzione di libertà. Che parta – che parte – da loro. E non più dalla libertà – di alcuni di Loro – di fare e disfare a proprio piacimento (delle nostre vite).

Essere affidabili significa fornire agli italiani gli strumenti per una propria libertà più profonda, da quella – semplice – di competere senza freni e criteri, come vuole la teoria mercatista – liberista – della destra. La libertà di sapere esattamente chi sono, cosa possono dare, e di scegliere quindi il loro modello di vita; e, nel farlo, di aderire – naturalmente – a questo grande progetto comune all’insegna della collaborazione.

Un giorno ci capitò di mostrare – involontariamente, in quel caso – sul più classico dei bus una copia (cartacea) di un nostro articolo il cui titolo era: “Torniamo a collaborare per un alto obiettivo comune“. La persona che lo vide, un trenta-quarantenne di (apparente) media cultura e condizione sociale, non ci voleva credere: in tutti i sensi. Nel senso che non ci credeva, ma continuava a guardarlo (il titolo) strabuzzando gli occhi. Non, perché fosse – non per questo – un articolo (in sé) fuori dal comune. Ma perché è quello che oggi gli italiani desiderano: tornare ad unirsi – e non a dividersi – nel nome di una ragione più alta.

Tecnicamente, tutto questo si pratica dandoci l’obiettivo dell’innovazione che passa attraverso la cultura e la formazione. Un sistema, e non più un mercato. Un Paese, e non più un mercato. Gli Italiani, e non più (alla) merce(/é) di pochi di noi – di loro.

MATTEO PATRONE

In Nord-est (a sua volta) in declino reggono (sole) imprese innovative

dicembre 15, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

In uno dei vecchi distretti industriali del Nord-est (nel trevigiano; pre- sentato da Agorà, in un dibattito miracolosamente dedicato alle possibili soluzioni per uscire dalla situazione di difficoltà nella quale versa il nostro Paese), poche aziende hanno retto all’impatto con la crisi (e l’area, un tempo pullulante di addetti e di lavoro, adesso pare un deserto. Con quelle – poche – ‘cattedrali’). Quelle che hanno investito – prima di tutto ‘concettualmente’! Come dovrebbe fare la Politica, cominciando – per intanto – a riorganizzare – a costo zero! – il nostro sistema – produttivo! – nel senso di una maggiore integrazione – nella chiave della ‘filiera’ – tra scuola, università/ formazione, ricerca e mondo imprenditoriale), nell’innovazione

Ecco ‘piano casa’ grande Nazione Restituirci Bellezza/ indipendenza

dicembre 15, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ecco il piano casa di una grande nazione. Stop al consumo di (pre- zioso!) territorio. Ristrutturazioni per restituir(ci) bellezza. All’insegna d’una totale ecocompatibilità. Significa (quasi) autosufficienza energia. E (nuovo) Paese che torna a risplendere

(4 marzo 2011)

A Cassinetta di Lugagnano hanno già posto un freno alle nuove costruzioni. Che si mangiano lo spazio (e l’ambiente). Altro oro (insieme all’acqua pubblica) delle future generazioni. Matteo Renzi a Firenze sta andando in questa direzione. A Milano l’architetto Stefano Boeri ha proposto, innanzitutto, di risolvere il problema della casa recuperando le decine di migliaia di appartamenti sfitti nel centro della città. Ora immaginate di applicare a tutto questo (come in parte i “nostri” stanno già facendo) un nuovo regime estetico ed architettonico e la riconversione ecocompatibile delle abitazioni. Lo stile delle nostre città – ma anche dei nostri piccoli paesi, dove d’altra parte la conservazione tende ancora a precedere lo scempio di una presunta modernizzazione che nella maggior parte dei casi, in mancanza di direttive generali, finisce spesso per coincidere con un imbruttimento – non può più essere lasciato alla mercé delle scelte estemporanee – e spesso motivate da altro rispetto all’obiettivo di rifare bella l’Italia – dei singoli gruppi di lavoro. E’ doverosa una scelta strategica che ci restituisca un nostro stile, moderno (innovativo) ma compatibile con la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà. La struttura energetica delle abitazioni è la prima ragione della nostra dipendenza dal provvigionamento da altri Paesi. In due direzioni. Nel senso dell’accrescimento del fabbisogno attraverso l’aumento degli sprechi, che non riguardano solo i nostri vecchi acquedotti più facilmente oggetto delle attenzioni dei filantropi che ci vogliono evitare salassi non necessari, ma anche la nostra gestione energetica. E nel senso che le case possono diventare canali di approvvigionamento energetico tout court e dunque accrescere la “produzione” interna. E’ oggi “disponibile” un “modello” di (ri)costruzione che consente la riduzione dei consumi attraverso (anche) il miglioramento del sistema e quindi la riduzione degli sprechi. E le rinnovabili offrono la possibilità di una quasi totale autarchia energetica degli stessi, singoli edifici. Immaginate ora di coniugare lo stop al consumo del territorio con il recupero alla bellezza e alla fruibilità delle nostre costruzioni declinata nel senso di una riconversione all’ecocompatibilità e allo sfruttamento dell’energia solare (e, magari, non solo). Si ottengono quattro, fondamentali risultati in un solo momento: si recupera la bellezza salvaguardando la naturalità dei nostri ambienti, con la cultura il più grande patrimonio “naturale” (appunto) del nostro Paese; si preserva come detto il patrimonio inestimabile del nostro territorio; si riduce lo spreco, il costo, la dipendenza da altri Paesi dal punto di vista energetico; si favorisce un risparmio incommensurabile – dopo un primo investimento, che va favorito appunto attraverso una nuova e più lungimirante versione del piano casa – di ogni famiglia e di ogni cittadino. La rivoluzione culturale è la nostra liberazione dai lacci e dai lacciuoli che ci siamo imposti in secoli di storia e in tempi più recen- ti. Facciamolo anche con le risorse fisiche e ambien- tali, e nessuno potrà comparare il nostro boom.

Giovani che non studiano/lavorano sono ipoteca su futuro (dell’Italia!)

dicembre 13, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Giusto l’appello del presidente Napolitano a “fare presto” per (ri – ?)avere quanto prima un governo ‘nel pieno delle sue funzioni’. Perché, mentre (molti) politicanti, schermati dallo specchio televisivo, continuano la loro discussione (su loro stessi), il Paese è più povero (e rischia di – continuare a – compromettere la possibilità per molti dei nostri giovani di studiare e lavorare, costandoci caro – non solo nell’immediato – attraverso il depauperamento della qualità delle – nostre – vite – ma – soprattutto – in termini di competitività futura. Così che ogni nostro sforzo di… domani – non appena ‘rotta’, e messaci alle spalle, questa ‘cortina’ di autoreferenzialità – dovrà misurarsi con le propaggini della nostra attuale arretratezza dovute all’incapacità di “guardare alle prossime generazioni essendo occupati – baloccandoci, ‘soltanto’ – con le prossime elezioni” – di oggi), sempre meno competitivo (e ogni giorno di più che passa diventa – ‘anche’ per quella ragione – sempre più impegnativo recuperare il gap che si crea rispetto ai nostri competitori, che avanzano sulla – nostra! – strada della ricerca e dell’innovazione, conquistando e ‘ipotecando’ – anche per il domani – quote di mercato), sempre più indebitato (e, dunque, tutt’altro che in sicurezza – se non riprenderà al più presto a crescere! E metterà mano, come suggeriva lo stesso Alfano, ad un’operazione di – radicale! – abbattimento – una tantum – del debito)

‘Sostenuto da chi m’ha sfiduciato’ Ministro Bilancio possibile gov. Pg

dicembre 13, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La vittoria del centrosinistra appare, a Berlusconi piacendo o meno, mol- to probabile. Candidandosi con le (stesse) forze populiste e anti-europee che – giustamente – dice di voler contrastare (e da cui, con il solito – delizioso - humor, fa notare di essere appena stato mandato a casa), Monti – oltre a rinnegare tutta la propria storia – rischia di andare incontro ad una eclissi elettorale che lo porterebbe fuori sia dal governo sia rispetto ad ogni altra possibile ‘destinazione’ istituzionale del prosieguo della sua esperienza pubblica (in Italia o, sia pure con qualche chance in più di poter mantenere questa prospettiva, in Europa).

Non farebbe gli interessi suoi né dell’Italia né, financo, di quella destra di stampo cavouriano ed einaudiano che rappresenta lo sbocco obbligato (insieme al partito dell’Italia) della democrazia bipolare italiana.

Una destra costituzionale ed europeista (la tanto agognata sezione italiana del Ppe) che – lasciandosi alle spalle ogni tentazione egemonica e oligarchica – potrebbe – a nostro modo di vedere – partecipare al governo di un Pd che avesse una propria, inscalfibile maggioranza parlamentare, con la figura del (solo) Monti ad occupare il ministero del Bilancio (quello del presidio sui conti; mentre per la ripartenza della nostra economia, come abbiamo capito, ci vogliono risorse giovani e dinamiche. Per usare una parola che piace al capo del governo: moderne).

Una destra che – attraverso la mediazione -dell’onestà e della responsabilità- dell’attuale presidente del Consiglio – si possa saldare con la guida alta e ‘centrale’ di un Pd che – facendosi fino in fondo partito della Nazione, e puntando così ad accogliere sotto la propria ala – insieme ai propri elettori ‘storici’ – una larga parte di quel 40% di cittadini che negli ultimi vent’anni hanno preferito non votare – dia una mano al centrodestra a ricomporsi attorno alla figura di Monti, isolando – e sganciando alla (propria) destra – le componenti antilegalitarie ed ‘estreme’.

L’obiettivo del partito dell’Italia, a sua volta, dovrà essere ‘occupare’ (democraticamente) la scena politica italiana (senza porsi preventivamente limiti di rappresentatività) offrendo se stesso come baricentro e come guida onesta e responsabile che, per questo (compresa la com-partecipazione di Monti), tenderà a fare il bene di TUTTI i nostri connazionali – sia delle persone (cosiddette) ‘più deboli’ sia di quelle (già adesso) abbienti: come oggi, molto più di un tempo, abbiamo la possibilità di contemperare – dandosi ‘semplicemente’ l’obiettivo di salvare e rifare grande l’Italia.

Se gli italiani ad un certo punto decideranno che ‘non c’è alternativa’ (alla sua – sempre più ‘centrale’ - offerta), nessuno – almeno a sinistra. Ma, probabilmente, non solo – se ne potrà dispiacere.

Berlusconi, già “politico dell’anno” mentre dilapidava il rigore di Prodi

dicembre 13, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Troviamo insopportabile che il Pd – cioè il partito erede dei governi Amato, Ciampi, D’Alema, Prodi (più Padoa-Schioppa), quelli della rimessa in ordine dei conti fatti saltare, ripetutamente, dall’allora Cdl – venga messo sullo stesso piano di Pdl, Udc, Lega e (ex) An – che sostennero quella fase di – ulteriore – aggravamento del nostro declino – in un (interessato) “indifferentismo” che tradisce la vera causa (della nostra arretratezza e) del (persistente! Checché ne dica Monti, a cui evidentemente non importa di “parlare un linguaggio di verità – duro ma necessario -”, agli italiani) rischio-default: quegli interessi (particolari) che suggeriscono di predicare il rigore (e fare un – continuo – “esame di montismo(?)”) a chi l’ha praticato per primo (mentre alcuni austeri commentatori di oggi attribuivano il premio di ‘politico dell’anno’ – per ben due volte! – al Berlusconi che in quegli – stessi – mesi andava dilapidando i sacrifici – distribuiti però in modo equilibrato! Ed accompagnati da misure per la crescita – messi in campo dall’Ulivo:) fino all’accumulo (sulla ‘base’ di tutto ‘rispetto’ – ? – lasciata dal suo predecessore e mentore Craxi) dei 2000 miliardi di debito di cui ci stracciamo le vesti oggi, che sono potuti crescere durante la permanenza (per dodici, lunghi mesi! L’Italia non può permettersi anche solo un altro anno di – ‘questo’ – immobilismo) di Monti alla ‘guida’ – ? – del Paese.

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